Primarie e matrimoni gay, Pd diviso. La sfida dei ribelli a Bersani: “Voto”

La Bindi nel mirino dell’area laica
«Pronti a stracciare la tessera»

ROMA
Finale senza voto, e con bagarre, all’Assemblea nazionale del partito su nozze gay e primarie. Dopo la conclusione del segretario Pierluigi Bersani e quando si dovevano votare alcuni ordini del giorno, è scoppiato lo scontro sul documento elaborato dalla Commissione Diritti che prevede, tra l’altro, il riconoscimento giuridico delle unioni, in linea con la sentenza della Corte Costituzionale in materia, ma non i matrimoni gay, come vuole invece l’area più laica. Tensione anche sulla questione delle primarie con l’ala vicina a Pippo Civati che ha chiesto con un odg una data del voto. È toccato a Bersani intervenire per sedare gli animi ricordando che «il Paese non è fatto delle beghe nostre».

E che gli animi fossero destinati a surriscaldarsi si è capito quando la relazione del segretario è stata votata ma in cinque dell’ala di Civati hanno deciso di astenersi. Poco dopo si è passati alle votazioni dei documenti e la presidenza ha comunicato che si sarebbe votato solo sul documento elaborato dalla Commissione Diritti senza che ci fosse spazio per altri contributi, come appunto quello sulle nozze gay, dei quali si discuterà, invece, alla prima direzione utile dopo le ferie. A quel punto sono iniziate le proteste. Ignazio Marino, Paola Concia, Barbara Pollastrini, si fanno sentire: avevano sottoscritto un documento con il quale volevano integrare il testo uscito dalla Commissione prevedendo i matrimoni gay. Un documento ritenuto, però, “precluso” dalla presidenza. Il testo `ufficiale´ della Commissione è passato quindi con i 38 voti contrari dell’ala più laica del partito.

Scattano le contestazioni. «Siete più indietro di Fini, il vostro è un documento arcaico», è insorto il delegato pugliese Enrico Fusco che è salito sul palco per spiegare le ragioni del documento integrativo e di fronte al rifiuto di metterlo in votazione ha restituito la tessera a Bersani. Insieme a lui anche altri due delegati hanno restituito la tessera e la mancata votazione è stata sottolineata dai `buu´ della platea e da urla «vergogna, vergogna».

La situazione si è ancora più surriscaldata quando non sono stati messi in votazione nemmeno gli ordini del giorno di Civati, Gozzi e Vassallo sulle primarie perché «preclusi» dall’intervento di Bersani che aveva annunciato primarie entro la fine del 2013. A quel punto dalla platea sono giunte le urla «voto, voto». E in diversi hanno chiesto che il segretario intervenisse. «Questo è un partito precluso…», ha ironizzato Civati.

Per placare gli animi è intervenuto finalmente Pierluigi Bersani. «Nel momento in cui per la prima volta il Pd assume un impegno alla regolamentazione giuridica delle unioni gay – ha detto parlando delle prima questione – vedo qualcuno che dice `vado via dal Pd´: ma io dico attenzione, il sistema dei diritti è un meccanismo in evoluzione e può perfino fermarsi se non si tiene conto dei passi. Per quanto riguarda le primarie, ho detto che saranno aperte, non mettiamo paletti, ma nel momento in cui sono primarie che dobbiamo fare con gli altri allora è chiaro che ne dobbiamo discutere con loro». Per questo Bersani ha invitato a votare contro il punto dell’ordine del giorno che chiedeva una data. E soprattutto ha strigliato tutti perché- ha sottolineato – «il Paese non è fatto delle beghe nostre». Il segretario ha quindi ribadito la necessità, in vista del 2013, di non dare l’immagine di un partito litigioso che non decide. E ha così chiuso le polemiche.

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