LA POLITICA DEI PASSI INDIETRO: ROMA FARABUTTA

Le dimissioni sono sempre un atto eroico. Ammantato della più sofisticata ipocrisia ad uso e consumo del popolo, della base, dei fedelissimi, dei media, quando un leader le manovra come extrema ratio, viene fatto di chiedersi fino a che punto è sporco e quanto invece è pulito: vittima e non carnefice, idealista e puro e non colpevole, ingenuo e malato (qualche basista parla di “circonvenzione d’incapace”), quasi sprovveduto, in buona fede di fronte alla sua sciagura, e al complotto e ai complottisti, che – come da sempre accade nella storia – probabilmente si annidano nella sua stessa cerchia, nel suo raggio di fiducia: dei giuda che hanno agito ignobilmente, spinti solo dalla brama invidiosa di prenderne il posto, di usurparne il regno, di deturparne la carriera, l’immagine, la dignità (…). Insomma, Bossi con le sue dimissioni dovrebbe fare pena, non rabbia. Questa è la strategia della comunicazione in uso. Padre e figlio Bossi si dimettono e Belpietro – su Libero – scrive che «solo la Lega poteva fare piazza pulita della sua dirigenza in una settimana, gli altri non ci sarebbero mai riusciti»: non sono dei Mennea come loro. Il Trota, «era stanco di stare in regione» – dice il padre -, e «ho dato il buon esempio», afferma il figlio. Un buon esempio che svetta dal video-sputtanamento del suo bankomat-autista-bodyguard, inequivocabile. Verrebbe da dire “un  ottimo esempio”, fatto di diplomi e lauree, suoi e della badante-vicepresidente al senato, Rosy Mauro, comprati, coi soldi degli italiani, all’estero, tanto per consumare questi falsi non su territorio italiano (per evitare altri sputtanamenti). Cultura, professionalità e formazione, questi ragazzi se le comprano “altrove”. Insomma, dopo un ventennio secessionista-poi-federalista contro Roma ladrona, cominciato negli squallidi bar della provincia lombardo-veneta, tra un cordiale e un ce l’ho duro, e dopo innaffiamenti del Po sulla testa dei barbari sognanti nel cerchio magico del carroccio, tutto ciò ch’è stato legato sembra sciogliersi, i falli (o i cazzi) ammosciarsi, le corna degli elmi spuntarsi, i medi branditi artrosizzarsi, e tutto l’ogoglio padano ridursi a delle scope in mano a Bergamo – oggi -, in un nuovo simbolo della base leghista: la pulizia. Prima ce l’avevano duro, adesso scopano solo con le ramazze, come servette sull’aia, o sul porcile. Rispunta un governo romano (che dovrebbero odiare): il triumvirato, che – nel caso in questione – dovrebbe chiamarsi “trium-evirato”, anche se c’è una donna per lo mezzo. La domanda più grave sembra essere: ci sarà ancora Miss Padania?

Ma noi non ci facciamo abbagliare dall’eroismo delle dimissioni, così in velocità consumate, e ci interroghiamo se, in vista degli avvisi di garanzia, non siano piuttosto una strategia rozza e infantile, a cui Bossi padre ci ha ormai abituati, tra un sigaro, un farfuglio ruttante incomprensibile sulla faccia di qualche intervistatrice, e quella espressione grottesca-trionfaloide che ha esibito solo fino a pochi giorni fa. Una faccia da leader incorruttibile, da uomo-simbolo, da capopolo irreprensibile, da unico-onesto possibile, in quest’Italia allo sfascio, che non ha più motivo di essere sotto il tricolore, col quale quest’individuo affermò: «ci si può pulire il culo».

Un’altra domanda tra le più gravi è: cosa farà adesso Borghezio? Si struscerà l’ano zozzo sui verdi vessilli della Lega? Sul frondame del Po come un curato buco-lico? E Calderoli? Indosserà magliette a sorpresa con le vignette che ritraggono il Trota con i cinquanta in mano prese dall’autista? E Maroni? Sarà rincorso dai barbari in un incubo? Niente più sogni? È plausibile che anche Maroni abbia rotto i marroni? Che ci faranno coi ministeri al nord? Case gratis per islamici? Tanto pagano gli italiani.

Insomma – dicevamo -, Bossi sembra essere stato bravo a fare implodere subito lo scandalo. A disarmare le invettive della base, con le sue disarmanti e immediate dimissioni. Belpietro finge d’esserci cascato. Ma noi non abbiamo motivi per fingere altrettanto: queste dimissioni della family non ci convincono, e non ci piacciono. Aspettiamo ancora qualche giorno, finache le intercettazioni non ci soddisfano abbastanza. Non crediamo in un rigurgito d’istanza etica, proprio no, no e no. Attendiamo la magistratura, ma siamo attenti anche alle esternazioni estemporanee dell’altro giorno. È stato Maroni il giuda, il traditore? La segretaria al telefono con Belsito, dove si dicono di tutto? Questi tesorieri fanno accapponare la pelle anche a un lebbroso. Che Belsito fosse invidioso di Lusi e dei suoi tredici milioni?, che fosse in cerca anche lui di visibilità? Che sia lui il vero giuda? Mi viene in mente una ovvia battuta dell’amico Peppe Lanzetta a un Costanzo di circa vent’anni fa, a cui ero presente: «Le Leghe?… Sotto i mari!» Mi verrebbe da chiedergli: e le Margherite?, i rimborsi elettorali?… i frettolosi e compulsivi disegni raffazzonati nottetempo da tutti i partiti sul cinque per per mille, i referendum dipietristi, gli alfanogeni aggiramenti parlamentari su un eventuale decreto?: troppo lenti. No! Bisogna fare in fretta! Bisogna muoversi! Ormai è un coro. Un indecente coro che cerca un’indecente distanza dai Rutelli e dai Bossi. Il rimborso elettorale?: un vero schifo! Che orrore! Sembra di ascoltare Bettino quando, in aula di tribunale, affermò: «conosco la storia dei finanziamenti illeciti ai partiti da quando portavo i pantaloni alla zuava.»

500 milioni di rimborsi ai partiti italiani contro i 5 del Regno Unito: c’è ben poco da dire. Di quello che fregano ai cittadini ne spendono una media che oscilla tra il dieci e il quindici per cento del totale. Ma che virtuosi! Lusi in testa. Rutelli fiero. 1 milione di euro per pranzi dei dirigenti. Ma quanto magnano questi? “Strafogano”, direbbe il Lanzetta, oppure “s’ingozzano o schiattano”… E quello che avanza? Si va dagli investimenti in Tanzania alle fondazioni, non c’è che dire.

Ma la verità è che questi non schiattano mai. La politica dei passi indietro è un classico all’italiana: tutti pronti!, ma solo quando scoppiano gli scandali. Ma guarda un po’.

Quali teste ha tagliato il senatùr? Deciderà il congresso a ottobre? Nel frattempo, sembra che a saltare sia stata solo la sua testa di cazzo. Napolitano invoca maggiore controllo. E chi dovrebbe controllare i controllati? E chi controllerebbe i controllori? E quelli che li controllano?

Anche il presidente dell res-publica o forse pubica sembra si sia svegliato all’improvviso. Ma tu guarda un po’: non ne sapeva nulla. Nessuno sapeva nulla. Nessuno sa mai niente. Migliaia di persone si ritrovano – per esempio – una tessera d’iscrizione al PDL con tanto di versamenti annui, senza che ne sappiano niente? E nessuno nel partito ne sa niente. Quello c’ha la casa al Colosseo già pagata? E che cazzo ne so io! Quell’altro ha passato la casa del partito al cognatino a Montecarlo? E che minchia ne so io?!

Sembra di risentire Poggiolini che c’aveva i lingotti d’oro nei cuscini e nel divano: ma chi cazzo ce li ha messi?! La Befana! No, Babbo Natale! Ma guarda che bel regalo: è perché sono stato un bravo bambino e non ho fatto arrabbiare la mamma.

È finita un’epoca, quella dei berlusca e dei bossi. È finita anche la seconda repubblica. I salvatori della patria si chiamano Rutelli e Bossi.

Ma la cosa che ci incuriosisce di più, come dire, in un’analisi sul troglodita di carattere antropologico (si fa per dire) è, appunto, l’affermazione estemporanea: Roma farabutta. Chi mi ha tradito? Maroni sapeva dell’indagine e non mi ha detto niente! Cazzo! Anche gli altri sapevano e non mi hanno detto niente! Doppio cazzo! Roma farabutta! Ancora e ancora…

Insomma, il Boss si sfoga. Si lamenta che nessuno gli è stato complice.

Ecco, vorrei fermare il lettore su questa istantanea di questa Italia. Certo che quello che verrà dopo sarà di certo anche peggiore. Non basta fare un passo indietro, se non si costruisce mai un baratro definitivo a questi “signori”. Alla fine… tutti i passi, indietro o avanti, portano sempre a Roma. Si sa. Quello che molti non sanno ancora è che Roma è solo la capitale dei figli di puttana, da quando cominciarono i papi. Ecco, quelli sì che danno il buon esempio nei secoli. Altro che il Trota, povero figlio. Ci vorrebbe una presa della Bastiglia, o una “giornata delle tegole di Grenoble”… Ma non siamo in Francia, e poi, da quando c’è Sarkò, neanche la Francia è più la Francia. Ormai, siamo in un’Europa che fa, da sempre, solo passi indietro. Mentre noi continuiamo imperterriti a indietreggiare all’italiana. Per questo, aspettiamo la terza repubblica.

Salvatore Maresca Serra – Roma, 10.04.2012

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