Letteratura Interiore

Potrebbe essere a causa di un caso oppure – viceversa – di un determinismo coatto, che le peggiori inclusioni che deturpano le nostre capacità estetiche hanno forma di libri. E neanche potremmo mai affermare che le scelte che, si suppone, avvengano quando ci si accinge – avventurosamente – a riplasmare forme già acquisite dai nostri sensi confrontandoli con offerte di nuove storie, pensieri, critiche o esposizioni siano poi <<vere scelte>>. In fin dei conti, questi stati della coscienza sono in parte risparmiati – o autoassolti – dal dilagato cogliere caoticamente gli effetti concreti di un mondo che macera di tutto, e più macera più distrugge affermando se stesso quale contenitore della pluralità, che oggi si è mutata in assenza dell’individualità. Ovviamente parlo qui di un caso statistico, che non abbraccia casi altri in cui e da cui sembrano riemergere scrittori dotati di un vuoto di memoria: la memoria del contemporaneo, la cui assenza dovrebbe esentarli dalla omologazione che impone quel “determinismo coatto” di cui pocanzi accennavo. Forme, modi, tecniche, espressioni, tensioni, proposizioni, creazioni appaiono quali autoaffermazioni dell’essere omologati-omologanti, cooptando ambizioni che si assommano nell’insana ambizione di scrivere e diventare scrittori senza per questo mai esserlo. Perché vi sia un paesaggio è necessario che gli elementi presenti siano in un contrasto dettato dalla diversità della natura, una natura congrua e complementare per forme e sostanze e funzioni che interagendo conglobino la diversità nella sfera dell’essere. In questo ecosistema ogni caso è utile all’altro. Ognuno ha bisogno – per esistere – dell’altro. E così possiamo dire che la morte stessa dei soggetti è un’esigenza di rinnovamento: la sola cosa che conta è che non sia la vita a morire – quindi ad estinguersi -, bensì che essa esprima incondizionatamente i suoi infiniti nuovi volti in evoluzione. Il punto è questo: evolvere. È evidente che nella vita delle arti le cose non vanno molto diversamente. Paesaggisticamente la diversità è la sola ricchezza fruibile sia dalla natura stessa – per sua intima costituzione – che dall’occhio dell’uomo: l’unico animale in grado di riceverne un riflesso estetico. Quindi che travalichi la funzionalità “meccanica” del tutto rendendolo “altro da sé”, quindi arte, spirito, elevazione del concetto sintetico del linguaggio (il nome delle cose) per giungere fino all’alveo del nome stesso dell’uomo: il creatore del linguaggio. Colui che si è appropriato del tutto raffigurandolo. La tensione dell’uomo è tutta protesa nel tentativo di sfuggire alla fine e, per questo, tutto ciò che l’uomo ha prodotto in termini di “indistruttibilità” equivale nella modalità all’universalizzazione, quindi alla trasmutazione nel corpo spirituale del tutto. Questo transito propone indefessamente nella vita di ognuno che ne possegga la consapevolezza e l’intimità una cura costante della memoria estetica: non vi dovrebbero essere spazi sprecati; alienati dall’insussistenza della qualità del ricordo; la qualità dovrebbe essere tale solo nella misura in cui ci si possa già essere elevati sufficientemente per ritenere esclusivamente ciò che non volgarizza – banalizzandole – le cose, bensì che le selezioni costantemente quando i sentimenti siano quelli che si espandano verso l’ignoto: la meta finale e logica d’ogni ricerca. Tutto il resto è solo la struttura che sorregge lo slancio verso l’interrogazione che l’estetica impone dall’alto. Di ignoto in ignoto, ciò che ci attende è l’esame estetico del mistero. La sola cosa che possiamo fare: esaminarne – intanto – le proporzioni, in una forma quantitativa dell’indagine; una volta compreso che il mistero avvolge “il tutto” (che l’uomo ha già risintetizzato in simboli vari), lo slancio naturale ci porta verso l’esame delle sfaccettature, infiniti volti simultanei del reale, che in genere è già virtualizzato dal pensiero; quindi si tratterà comunque e sempre di un mistero che vige e domina una apparente astrazione riflessiva. Dove la realtà sarà gia ampiamente dotata di quella letteratura individuale che descrive ad ognuno – nel suo intimo – la parola stessa che avanza, percorrendo spazi interiori vibratili, plastici, armonici. Da questo traguardo in poi, il cammino andrà sempre più selezionando parole semplici, la cui insostituibilità sarà data non dal senso linguistico determinato da scelte razionali, bensì da coincidenze che tendono alla perfezione dell’incontro tra vibrazione emozionale e opportunità immediata di traduzione nel linguaggio interiore, fino a fare a meno d’ogni parola. E se <<In principio era il verbo, e il verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio>> – in questa percezione estetica profonda dell’evangelista non sinottico – Giovanni -, in seguito il verbo stesso – incarnandosi – smetterà d’essere tale, nel rapporto con se stesso uomo. L’intimità tra uomo e spirito sarà costituita non più dal parlare con se stesso, ma solo dal sentire.

Questo percorso di ricerca interiore presiede alla capacità descrittiva dello scrittore: lo scrittore deve espandere di continuo la sua capacità di sentire. La parola non deve omologarsi in una funzionalità appiattente, ma deve affermare l’identità singolare di ognuno. La letteratura è frutto della letteratura interiore, emotiva e sentimentale. Quando essa non è meccanica; quando non si sforzi di raccogliere superficiali consensi da regole oscure e indecodificabili del mercato della parola. Quindi parlo di uno scrittore e di una letteratura ideali, senza la cui fisionomia mai potremmo ricondurre il discorso alla realtà. Ora, avendo fattolo il discorso ideale, tutto è riconducibile a ciò che dobbiamo tenere presente per ragionare di un mondo dove le spinte alla originalità vengono sistematicamente soppresse dal sistema contemporaneo. Il fatto è che un individuo disturba. Disturba in ogni caso, figuriamoci quando la visione preconcettuale di esso venga dall’alto di un sistema che manovra – per sua costituzione – le sue mosse e le sue intenzioni. Pur se individuo, uno scrittore deve essere parte di un insieme o sottoinsieme o di una scia di eventi, che ne nascondano il volto. Nella fattispecie del mio discorso critico: una semplice rilevazione che può assumere anche esempi, quindi nomi e titoli. Leggere un libro o un altro non dovrà mai condurre comunque in una scoperta autentica: un Autore. Uno che abbia l’autorevolezza di determinare un suo autentico linguaggio, che in molti individuano nel termine “stile”. Ecco che le inclusioni (con cui aprivo il discorso) fanno parte di un determinismo coatto; le inclusioni nella nostra memoria estetica del contemporaneo. In generale e in genere, lo stile non è sufficiente a fare di uno scrittore un autore. La modalità estetica dello stile e del suo esercizio viene ampiamente superata dalla sensibilità originale dello scrittore; la sua capacità di convolgere il lettore in una parola che sappia cogliere – anche nel riflesso dell’altro – la sua origine spirituale interiore, e che sia inequivocabilmente il frutto di questo viaggio ideale dove si torna dall’esame del mistero della parola stessa. La mia menzione del Verbo è appunto una provocazione mirata su tutto questo. Non dobbiamo mai dimenticare che lo scrittore è un demiurgo che mette ordine nel caos. Le storie sono creazioni. Le vite dei personaggi nascono perché chiunque ha immaginato che vi sia un dio che disegni i destini e le sensibilità, gli intrecci e gli eventi, le nascite e le morti, gli odi e gli amori: un dio capriccioso e caparbio che è – di per sé – un autore, uno scrittore. Questa società post-industriale ha raggiunto quel culmine dell’insussistenza di ideali spinte a crescere ancora nella meta del linguaggio. E anche del metalinguaggio di cui – ormai – non faccio altro che parlare pur senza averlo mai nominato direttamente, scandendone il suono del nome. Di contro, è precipuamente il metalinguaggio a riconfigurarsi quale elemento di consunzione della società: il significato “oltre” è possibile solo a condizione che l’individuo medio sia distratto e lo colga per un puro caso; quando è lo stesso abbassamento dell’attenzione a far riemergere quella irrazionalità – che in genere ignoriamo – e che ci permette di cogliere facce delle cose tutte che sembrano inesistere, e che talvolta realmente inesistono. L’uomo è schiacciato dal calcolo razionale del sistema produttivo, che si rifrange grotescamente nella sfera dei sentimenti, delle relazioni, delle occasioni di corroborare lo spirito con lo spettacolo dell’arte. La risposta a questo assetto della società “sistematica” lo vediamo nel diffondersi delle droghe: luoghi mentali che producono il recupero dell’irrazionalità, ma in modo chimico. Un paradosso tutto moderno, per la sola ragione che anche le droghe sono un oggetto-prodotto di consumo: ne deriva che se anche la liberazione di una parte nobile della percezione alterata si verifica, il condizionamento inquinante del sistema ha riprodotto un falso di ciò che un tempo era vero, e l’effetto può essere devastante nel tempo. Il coleottero che si lascia trasportare nel formicaio per dispensare alle operaie l’allucinogeno che ha sulle ali, e che produce iper-produzione lavorativa nella comunità in cambio di cibo e di relax, non somiglia affatto al mercato delle droghe nella società umana contemporanea. In essa la scia delittuosa che l’accompagna dovrebbe – da sola – demotivare chiunque a farne uso. È l’arte quella suprema droga che dovrebbe liberarci dalla camicia di forza del mondo in cui viviamo come macchine, a condizione che gli artisti vengano anch’essi liberati da quella schifosa prigionia fatta di fatturati degli editori, che sembrano avere in mente solo un’ulteriore omologazione del prodotto medio, che non turbi troppo le sensibilità medie, finendo poi per liberale anch’esse e renderle ingovernabili, quindi dotate di libertà di scelte. Dobbiamo lavorare tutti su questo.

Salvatore Maresca Serra – Roma, 24 luglio 2011

Annunci

2 comments

  1. Una mia amica scrisse sul suo profilo, dopo aver pubblicato uno dei tuoi articoli, come presentazione dello stesso:Una vita non può bastare per imparare.
    Ed anch’io confermo ciò che lei scrisse…troppo breve una vita per fare luce sull’oscuro mondo della conoscenza….
    Quello che ho letto ora da l’esatta Genesi di ciò che chiunque di noi dovrebbe pensare ogni qual volta si accinge a togliere la veste dell’essere umano e vestire quella del “Demiurgo”, perchè non risolve nulla il saper inventare storie, l’aver acquisito uno stile, il possedere un universo fantastico che aspetta solo di essere partorito…nulla sarà utile se egli, il Demiurgo, non sarà consapevole di dover mettere ordine nel Caos, consapevole però che quel Caos esisteva ben molto prima di lui e che l’incarnazione del Verbo non spetta a lui ma per lui potrà avvenire…porsi come argila che mani senza volto modelleranno, accettare di perdere parte di sè per divenire altro, non più solo scrittore ma Autore….creare e sapere che ciò è stato possibile perchè si è accettato il comando….Fiat voluntas tua….non è umiltà, è consapevolezza del ruolo: AUTORE!…..e come giustamente hai rilevato “un determinismo coatto”…..e si prosegue nel cercare altre luci che facciano chiarezza in antichi oscuri concetti…Patrizia

  2. …Quando essa non è meccanica; quando non si sforzi di raccogliere superficiali consensi da regole oscure e indecodificabili del mercato della parola. ….assolutamente perfetto…è come se il delirio fosse la struttura portante del discorso, delirio comune, della folla degli autori. Delirio che finisce con l’essere lo svolgimento tematico del discorso narrativo, incrinando così la dimensione lirica e la libertà fantastica del discorso. Gli autori sono, con le debite ed ovvie eccezioni, immersi in una logica spietata e pietrificata di un discorso, sopraffatti e ghigliottinati dalle esigenze di un mercato e di un ..mercanteggiare. Quante volte cogliamo negli scritti una desertificazione di vita emozionale e l’assenzadi sentimenti intenzionali? …inquietante incapacità di vivere i sentimenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...