LA NOSTRA IDENTITA’ Lettere agli amici

Cari amici, percepisco da tempo che si è consumata una stagione politica e del costume: vi sono tutti i segnali, le avvisaglie dei fermenti che si coagulano in un distacco – nel comportamento – dalla passione politica, ma anche dall’euforia dopata che ha accompagnato – in alcune aree culturali deboli – quella forma odiosa di edonismo spiccio figlio della televisione. In apparenza questo, ch’è uno dei fenomeni in progress, potrebbe sembrare una sorta di nichilismo, o di sconfitta della società che scivola ineluttabilmente nella depressione post-crisi. Io ritengo invece che si tratti di una riflessione placentare, che possa “presto” generare una coscienza che si va nutrendo – nelle generazioni che si affacciano – di una osservazione prospettica senza precedenti. Con tutta probabilità è vero che si tratta di un “pensiero debole post-moderno” anch’essa, e ho la sensazione che sia stato anche di passaggio nel tentativo di analisi corretta che generazione TQ ha fatto di recente da Laterza a Roma. Ho seguito con interesse questo incontro. Vi sono state cose che condivido, e altre che mi lasciano estremamente perplesso, ma una cosa è certa: i gangli che innestano nel tessuto vivo e reale gli intellettuali sono – indiscutibilmente – da (re)individuare. Sia che li si cerchi dalla visione del popolo (alquanto improbabile), sia – come detto – che siano gli intellettuali a lamentarne sulla propria pelle la deprivazione; oppure l’assenza; oppure la mistificazione deformante che viene dalle leggi del mercato, nel caso specifico che riguarda gli scrittori. La saldatura tra pensiero e comportamenti si è dissolta con la reificazione; se c’erano tracce ancora presenti di possibili ideali, ebbene esse sono state anche travolte dal sospetto che potessero tramutarsi nuovamente in spinte ideologiche. Nell’alveo di una propaganda a cui le menti di molti hanno ceduto, assumendo per vera la strumentalizzazione che si è fatta dello spettro del comunismo, delle strategie staliniste, e dove l’antifona della “demonizzazione dell’avversario politico” – oramai destituita d’ogni credibilità, agli occhi degli uomini “medi” – in passato, ha visto arruolare moltissimi giovani nella destra populista berlusconista. In apparenza, il mondo s’era fatto un oggetto talmente veloce che un possibile ideale poteva essere di troppo, se non paradosso materialistico-edonistico,​ e – dopo la crisi – di sopravvivenza delle ambizioni di benessere (scardinando comunque la tensione propositiva di partecipazione alla società civile: luogo di tutti, e dove tutti dovremmo rifondare, testimoniandoli quotidianamente, i valori che la reggono in piedi). Mi ritrovo a domandarmi spesso se una vera solidarietà anima ancora gli atti e le scelte di chiunque. Pur consapevole che una società reale esiste ancora, e di cui sento di fare parte, mi sforzo costantemente d’individuarla anch’io, anche qui. È indispensabile coagulare in ogni modo le persone che stanno realizzando la riflessione di cui dicevo pocanzi. La prospettiva nuova potrebbe essere dotata di una sua forza, solo a condizione che operi un taglio orizzontale e netto. E ciò credo sia possibile solo se ci sarà un superamento di ciò che solo uno stato nascente possa determinare in quanto “vecchio”, inadeguato politicamente, obsoleto nel pensiero, archiviato nel passato al solo scopo di farne un monito per le generazioni future. Bisogna eliminare tutto ciò (e chi) che ha fatto presa sulle paure di alcuni, le xenofobie, i razzismi, le prevenzioni, i preconcetti. Ripartire dalla solidarietà, nel lavoro, negli spazi condivisi culturalmente, nello stare bene insieme, nella stima delle menti fertili e oneste. Intanto… In definitiva, solo riappropriandosi dell’identità, è possibile concepire una estensione di essa che inerisca alla funzione sociale di ognuno. Una identità che sappia guardare oltre questo immaginario e mendace steccato e concreto stercato. La politica non deve mai più dividere, a patto che si fondi sull’onestà del binomio amico-nemico, necessario alla trasfigurazione… Spero molto in questa riflessione.

Cari amici, vi ho letti tutti con attenzione e passione, arricchendo le mie possibilità prospettiche e confrontandomi con il vostro pensiero puntualmente preciso, quindi oltre modo responsabile. Affatto, è il senso di responsabilità individuale ch’è al centro della mia riflessione, nell’ultimo post. Una responsabilità che non può prescindere nella sua realizzazione collettiva-partecipativa dal senso della cultura. Là dove – in questa attualità dell’Italia – sembra che, spesso, l’interfaccia tra pensiero ed azione abbia perso di efficacia, e tragicamente. Evidentemente, il pensiero sgorga e lo riteniamo tale solo da questa responsabilità che accusiamo sulla pelle, con sofferenza, vedendo l’idea che abbiamo della società e della politica ridursi a mera mistificazione, figlia della reificazione. In altro luogo scrivevo che gli impulsi mortiferi, esiziali di un contrabbando di idee (tali solo in apparenza, nella loro strategia) hanno portato masse di persone a fidarsi di una visione dello stato uguale azienda, di berlusconiana memoria. Affatto, molti hanno preso per buona questa pseudoconcretezza che gareggiava impropriamente con un materialismo filosofico che ben conosciamo, e che – personalmente – del pensiero marxiano, ritengo una perdita sciocca e scioccamente deturpante (nella sua alienazione) del volto etico delle sinistre italiane che vi hanno rinunciato storicamente. Ben diverso, e abissalmente distante da ogni tentativo di prenderne un pezzo (la parte dei padroni-manager-imprendito​ri) e proporla in quanto misura del concreto, quindi del pragma, contrapponendolo alla visione idealistica della solidarietà e della sacrosanta equiparazione di ognuno all’altro, dove la proprietà diventa e rimane semmai un volano inalienabile della collettività tutta. Si è giocato molto e molto con disinvoltura con le persone, con i giovani, con la loro consapevolezza in formazione, riguardo ad un taglio chirurgico col passato vocato all’ideale comunista. Usando la demonizzazione di termini e concetti, là dove “comunista” poteva essere un’ingiuria assimilabile al totalirismo, ai GuLag, allo sterminio operato nelle repubbliche socialiste e nelle epistemi del comunismo sovietico quando c’era da cancellare testimoni del vecchio e dissidenti, rispetto ai trasformismi delle nomenclature. Nell’immaginario di molti sprovveduti, il populismo neoliberale berlusconista si è posto come sentinella della libertà di progredire nel benessere individuale, esemplificato, quindi incarnato, dal self made man Berlusconi, leader di un sogno collettivo, che ipotecando anche una naturale emulazione individualista di molti italiani, ha giocato – come dicevo – su uno squallido spauracchio, dove i comunisti riprendevano a mangiar bambini. Ma anche a sbarrare la strada dell’autoaffermazione. Mentre, invece, ognuno di loro faceva i fatti propri, strumentalizzando opportunisticamente tutta la cosa pubblica. Gli esempi degli scandali di fronte alla barca di D’Alema, ai vestiti radical-chic di Bertinotti, alle ricchezze delle coop rosse, eccetera devono farci ricordare quanta pochezza si è inoculata strumentalmente nelle menti di molti ch’erano disposti a credere ai politici, anziché alle correnti di pensiero libero. Resta il fatto che, alla base di ogni disgregazione del valore marxiano come faro culturale, si è imposto nuovamente lo spauracchio dell’accusa di essere dei cadaveri che volessero continuare su un’idea assurda quanto colpevole di totalitarismo stalinista. Là dove – storicamente – forse qualcuno non ricorda che da Togliatti a Berlinguer i fischi presi al Cremlino per aver nominato solo la parola “democrazia” ancora risuonano nell’eco dei nostri leaders di sinistra… Chi ricorda la Gladio di Cossiga e altri, potrebbe facilmente congiungere il tutto in un corpo unico e comprendere quanto di strumentale e grottesco ci fosse nel disegnare una possibile invasione potenziale delle URSS nel bel paese. Anche tutte le tensioni a cattorifondare una sinistra non hanno emendato i “leaders” venuti dopo dallo sciocco imbarazzo che hanno capitalizzato di fronte alle accuse che ho menzionato, e che hanno poi trovato fertile terreno nella caduta del muro di Berlino.

Mi è indispensabile questa lunga (per questa sede) premessa. Quello che sto dicendo è che, depotenziando con queste farneticazioni l’area di sinistra progressista in Italia, si è fertlizzata la strategia del populismo di destra. Il risultato è che l’opposizione che oggi abbiamo al governo di centrodestra è deprivata della sua radice più nobile, simile ormai ad un’arma scarica, incapace di mirare sulle nefandezze e i soprusi, se non in modo disintegrato e anacronistico. Evidentemente, il dividi et impera di Berlusconi e compagni ha sortito un effetto tangibile in tutti questi lunghissimi 18 anni. La precarietà costituzionale dei governi Prodi, le tensioni irrisolte e irrisolvibili all’interno delle alleanze di sinistra hanno fatto il resto. Giusto per fare un esempio alquanto mortificante, la questione no-tav, che oscilla tra Bersani e Vendola in modo teatrale, e che mostra il fianco al martellamento demolitorio della destra, mi sembra estremamente emblematica – per sintetizzare – della situazione in cui versa l’aggregazione potenziale della sinistra per rappresentare una alternativa possibile al governo attuale. È necessario andare oltre. Ricompattare “oltre” i progressisti italiani, con una spinta che solo dal basso io ritengo possibile. La pressione è ipotizzabile solo se allocata in una nuova possibilità di dialogo democratico, ma che abbia in sé una pensiero vivo e rappresentativo, e che non è possibile ipotizzare possa venire da nessun leader che sta nell’agone della politica-partitica attuale: deve venire dall’esterno. Questo cosa vuol dire (quando parlo di onestà, e non solo intellettuale)? Quando anche menziono una individuazione della potenzialità di rifondare in uno stato nascente la saldatura tra pensiero e azione. Voglio dire che ogni area destinata a diffondere pensiero e cultura dev’essere riscattata dalla prigione del libero mercato (tra virgolette), imposto dalla fenomenologia del presente. Un presente del tutto mistificato nella sua portata materialistica di stato-azienda. Un falso nauseabondo. Uno stato si regge sulle spinte idealistiche, anche facendo a meno d’ogni ideologia, ma ricuperando le idee. La buona amministrazione della cosa pubblica non è paragonabile ad un ‘azienda: questo è ridicolo e cialtronesco. Sia chiaro. Non c’è antistatalismo o antidirigismo che tenga. Perché allora sarebbe mille volte meglio avere una gestione statalista sana, anziché una indiscriminata vocazione all’individualismo bieco resosi possibile – teoricamente – in uno stato alleggerito e liberale che si limita a timbrare protocolli di ladrocini. È necessario avere punti cardinali di riferimento in liberi pensatori. E questi uomini e donne di pensiero non debbano mai soggiacere al ricatto dei politici a scendere nell’agone. Bisogna solo plasmare il pensiero dei futuri politici su una matrice di onestà e solidarietà. Visto che forse è impensabile fare un programma attuabile nell’immediato in questa generazione. Abbiamo, grazie a Dio, già delle voci capaci di raggiungere il connettivo sociale: l’importante è che ci si faccia tutti testimoni di questa realtà, plausibilmente ampliandola e sostenendola. Il che vuol dire anche avere delle “parole”, avere degli “scritti”, avere questi punti cardinali che – dalla riflessione in poi – facciano tremare i palazzi del potere. Io credo in questo, e non vedo altra strada da percorrere. Non ci servono amministratori che abbiano il pensiero: non ce l’avranno mai. Abbiamo bisogno di rinascere in quanto pensiero. Per questo affermo che, partendo dal basso, si debba giungere a far partorire al popolo i suoi figli più capaci di generare e diffondere un pensiero che si traduca in scelte e rappresentanze politiche. Ci serve il nuovo. E bisogna crederci, qui ed ora. Fuori da ogni clientelismo. Ripeto: non vedo altra strada davanti a noi, se non un progetto sul medio periodo. Inutile farsi illusioni. Serviranno anni, decenni, ma bisogna cominciare adesso a riappropriarsi dell’identità culturale, dopo tutti gli inganni e i giochini fatti da chi ha inteso deprivare le persone della loro più spontanea identità.

Salvatore Maresca Serra – 7 Luglio 2011

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3 comments

  1. Eccomi ancora sul tuo blog….ormai è una sana abitudine!
    Letto con calma e, nonostante l’ora,pronta a dare la mia opinione, e sottolineo opinione, perchè da tempo non intendo dare condanne o donare assoluzioni: non sono Dio, per fortuna, perchè so che sarei un pessimo Dio, perchè non amo gli Ignavi, i Pigri, gli Accidiosi, perchè non giustifico il ripensamento, ma accetto il senso di pesante responsabilità che ognuno di noi dovrebbe avere.
    E’ evidente che il Tempo sta mutando, proprio perchè il suo ciclo di involuzione si è concluso e si sente nell’aria ll suono di quella parabola che sale, sale fino a quando sarà nel vertice più alto e lì rimarra immobile, come un vecchio Buddah , a godersi il nuovo ordine civile sotto di lei…
    Questo è quello che gli ultimi avvenimenti politici sembrano annunciarci, ma come hai giustamente sottolineato tu in diversi passi di questa tual lettera, potrebbe essere solo un fuoco di paglia.
    Il mio non è disfattismo, come il tuo non è aristocratico distacco dall’euforia popolare; 18 anni di abbruttimento morale, civile, culturale sono stati più pesanti di una Diaspora per chi come me, come te, come chiunque ami l’essenza della Vita, ed in questo lunghissimo stato di Limbo, l’unico pensiero era ritornare a Vivere, e non solo a respirare.
    Il processo di rinnovamento è iniziato, ma ora deve confermarsi ed affermarsi.
    Di sono d’accordo anche io che il Nuovo deve essere fuori da un riciclato, che per un paese civile non servono esperti di mercato, ma Rappresentanti di un popolo che si deve sentire tutelato da costoro e non più preso in giro…ma il punto è chi sono questi Semidei?
    Ho dei dubbi profondi sulla buona fede di uomini politici, non importa se di destra o sinistra, che sappiano scegliere senza farsi influenzare da interessi anche solo di partito….forse si dovrebbe dire con la foce dei grandi filosofi:Solo la Filosofia può governare ed essere adorata…..forse avevano ragione loro…..Patrizia

  2. Cara Patrizia, come avrai letto io affermo che non è dall’agone politico che mi aspetto il pensiero, bensì dal tessuto sociale della collettività. Questo scambio è partito qualche giorno fa da un rilancio di Evelina Santangelo su facebook, in risposta alla mia nota Teorema. Evelina mi domandava, nel concreto, cosa io vedo davanti a noi tutti, quindi quali reali risposte – secondo me – tutti i cittadini debbano dare allo stallo tragico che stiamo vivendo dopo 18 anni di berlusconismo. Quindi, il riappropriarsi dell’identità di intellettuali autentici, e che riguarda tutti gli artisti, sembra essere una base da cui partire per procedere verso una saldatura tra popolo e popolo. Nessun intellettuale autentico può concepire un distacco aristocratico e dal suo proprio tempo (e le sue insidie) e dalla radice verace del tessuto vivo e pulsante dellla collettività. Io riparto da qui. Dalla mia identità. Tutti dobbiamo esercitare una pressione sulla politica. Nessuno di noi deve aspirare a fare altro che non sia politica reale: e cosa c’è di più reale del pensiero libero? Per questo parlo di un “oltre” rispetto ai partiti. Solo a queste condizioni – se popolo e pensiero ritroveranno unità – tutto potrà rimettersi in discussione e in movimento, per un cammino che ha già dimostrato (in minima parte coi referendum) di avere ancora la potenzialità di opporsi allo sfascio del paese. All’arroganza manifesta. Alla portata di scandali osceni che deturpano la nostra immagine di italiani dovunque nel mondo. Il discorso è lungo e insidioso, ma siamo qui per farlo, per attuarlo, ognuno nella sua realtà individuale di creativo, di critico costante, inarginabile, inesausto. Solo rivolgendo il nostro pensiero all’unità culturale – ripeto – tutti gli intellettuali possono determinare una nuova saldatura tra popolo e pensiero. E bisogna manifestarla ovunque, coagularla e ridargli al più presto identità. Rinnovarsi non è certo impresa facile.

  3. ………rinnovarsi non è nè facile nè glorioso( nel senso iconografico del termine), perchè nessuno verrà a darti una stretta di mano quando con un calcio si apriranno porte chiuse da troppo tempo, ma, come giustamente hai ripetuto, solo quando popolo e pensiero diveranno l’uno il proseguimento dell’altro, potrà generarsi un nuovo modo di vivere.
    IN PRINCIPIO ERA IL VERBO…. già…in principio è sempre il Verbo, ma è quando non riesce a prendere carne che il Verbo cessa di essere il principio e diviene la fine di ogni cosa…..ed è per questo che il mio impegno da sempre è rivolto ai ragazzi, a coloro che dovranno vivere in un mondo facendo delle scelte, perchè non debbano sopravvivere in un mondo che sceglie per loro.
    Ognuno di noi intellettuali deve scegliere il suo percorso, ed in questo hai ragione da vendere, ma a volte può accadere che gli stessi si sentano incompresi da chi è loro vicino, ed è per questo che la mia battaglia l’ho iniziata, oltre che dalle pagine dai miei libiri, anche da “Appuntamenti con la Storia”, come li chiamo io.
    Sono convinta, seguendo gli insegnamenti del mio maestro March Bloch, che solo la consapevolezza delle proprie origini può risvegliare la propria dignità…..e non solo:il mio voler scrivere per il Teatro, la Televisione, il Cinema e persino aver ideato un’opera musicale, non è stato determinato unicamente dal traguardo dell’onorificenza massima( leggasi Oscar, Nastro d’Argento e similari), ma sopratutto dal nuovo linguaggio che questa nostra società ha imposto: i Media.
    Eppure, nonostante il mio impegno e la qualità del prodotto( non mi piacciono i falsi modesti), tutto è fermo al palo.
    Ed allora ,se per la nostra Italietta pseudoculturale vale solo il nome, il nome verrà costruito..come? Con l’evento del Vittoriano e ,finalmente quando Patrizia Palese si presenterà ad una produzione con la sceneggiatura magari del libro di qualche nuovo Autore, allora si potrà toccare con mano che l’Italietta è finalmente cresciuta, e la strada è finalmente aperta alla chiarezza ed al merito.
    Verrà cancellato il percorso oscuro dove gli unici sprazzi di luce vengono dati da favoritismi , frequentazioni malavitose e ambiguità legali…..è giunto il momento che il Verbo si incarni, in ognuno di noi e nella forma più giusta Patrizia

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