March of the Soldier John – SALVATORE MARESCA SERRA

LA MARCIA DEL SOLDATO JOHN di Angela Rita Iolli

Cos’è che genera una guerra? Cosa passa per la mente di chi, in nome di una patria qualunque, che può essere appartenuta a tutti, si arroga il diritto di correre alle armi? Un sangue pazzo che scorre rapido nelle vene di semplici soldati, mandati allo sbaraglio e spediti in incubi, di cui nessun labirinto può indicare l’uscita. Un tunnel che cattura paure, in cui il ricordo della quotidianità è sostituito da ansie, nevrosi, scelte, incontri con il nemico. Che diventa il punto negativo principale, in quell’incontro tra due diversi modi di pensare, ma riconducibili alla stessa definizione: il concetto di patria.

Patria, che diventa matrigna e non più madre, nella sua metamorfosi in cui si distacca dall’essere protettiva, diventando il tuo peggior nemico, la scelta che non avresti mai voluto fare, la madre che non avresti mai voluto avere.

In una sorta di gioco a scacchi estenuante, dove ogni mossa è in equilibrio su quel sottile filo tra vita e morte, dove ogni soldato sa di dover sbattere pregando virtualmente che non accada proprio a lui. Per non alimentare quello squillo a vuoto di un cellulare nelle dune di un deserto, dove una qualsiasi bomba ha deciso il destino inevitabile, se non addirattura incrociato, di tutti i soldati John del mondo, la cui marcia per un giorno deve essere malauguratamente interrotta. In un vortice di sensazioni, che può essere la trasposizione onirica di momenti della mente per non pensare, per dimenticare la proiezione sgradita a cui Satana, come spettatore non pagante, ha deciso di partecipare. Ascoltando sadicamente quel click che precede l’oltre, che fa scorrere un’intera vita, prima della demolizione di tutti i sogni del soldato John, che sono i nostri, sono quelli di gioventù spezzate, bruciate dal consumismo e dall’indifferenza, in cui il progresso intellettivo dell’uomo è figlio degenerato della guerra. Non più vista dal di fuori ma dal di dentro, accompagnata dalla sua inutilità, dalla sua efferatezza, dalle incomprensioni di chi ancora crede all’utilità di un Dio denaro ancora più meschino dell’effettivo Dio che ha dimenticato, preferendo voltarsi altrove, preferendo non agire più sulla devastazione della sua creatura prediletta, che è l’uomo. In cui ogni soldato John marcia sulle proprie macerie, lasciandosi alle spalle vortici come quelli in cui viene inghiottito lo spettatore di questo video, dove sono racchiuse angosce, ansie, tremori, brividi, gelo, tutti di proprietà di un demone, che non è altro che lo sfacelo della nostra mente. Quella che ha smarrito il giorno nell’esatto istante in cui ha smesso di cercare il sole. Preferendo far brillare la luce di una mina. Minando così le certezze ultime dell’uomo, in quell’immagine flashata che divide in un lunghissimo istante il confine tra vita e morte, a suo modo il personale purgatorio di ognuno di noi. Perchè Paradiso e Inferno hanno smesso di scalare la loro personale collina. Lasciando ai demoni il compito di traghettare anime viaggianti non ancora pronte. Come l’uomo, che ha smesso come il soldato John di marciare.

Angela Rita Iolli   

Roma, 31 Maggio 2010 

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One comment

  1. Le parole si confondono come dentifricio con le immagine di una grafica in 3d che appartiene ad un futuro, con un sottofondo musicale di “fusione” che ritma le parole o viceversa. Il movimento delle immagine e i contorni, mi hanno ricordato un film: Il Tagliaerbe” che in realtà la guerra sia un processo mentale dell’uomo che forza ogni serratura del sapere per sentirsi più forte?

    Bello il video e le parole…:)

    Lighthousediner
    (graficnovel)

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