L’erotismo inquieto di Egon Schiele a Palazzo Reale

La fronte alta, lo sguardo obliquo e quel certo non so che di sfrontato. Gli occhi magnetici, che non ti aspetteresti malinconici. Dal piccolo Autoritratto del 1912 Egon Schiele scruta lo spettatore. Gli alchechengi spezzati, come la linea della capigliatura tagliata, rendono tutto come frammentario, caduco. Gustav Mahler riecheggia in sottofondo. Benvenuti alla mostra Schiele e il suo tempo, organizzata da Palazzo Reale e Skira in collaborazione con il Leopold Museum di Vienna (che possiede la maggiore raccolta al mondo di opere dell’artista austriaco).

Una retrospettiva che, va detto subito visto che è difficile a credersi, ha un titolo insolitamente corrispondente.

I 40 dipinti e opere su carta di Schiele – accompagnati da altrettanti capolavori di Klimt, Kokoschka, Gerstl, Moser – si offrono fra ritratti e ampie vedute fotografiche della Vienna del primo ventennio del secolo in un crescendo che – insieme alla poetica di Schiele – sa rendere al meglio le atmosfere dell’epoca.

Il percorso si sviluppa dalla fondazione della Secessione per attraversare le tendenze espressioniste della generazione successiva, fino al 1918, anno segnato dalla fine della primaEgon Schiele - Autoritratto con alchechengi, 1912 - olio e vernici opache su tavola; 32,4x40,2 cmguerra mondiale e dalla morte di Klimt e Schiele. Quanto alle opere del genio espressionista in principio sono i Fiori stilizzati su sfondo decorativo, 1908. Fiorescenze in perfetta sintonia con lo spirito Jugendstil, con l’oro martellato a far da sfondo e gli assurdi viola della pianta che degradano in geometrie acuminate. Le linee spezzate e nervose, i caratteristici angoli che gran parte avranno nella pittura dell’irrequieto artista di Tulln.

E ancora, la contorta e bellissima Ragazza inginocchiata con abito arancione-rosso (1910), cui fece da modella la sorella del pittore Gertrude: il vestito arancione a triangoli e la chioma raccolta, un occhio scavato che guarda dritto. Una mano sulla fronte, l’altra incastonata dietro le spalle aguzze. Le forme ridotte al minimo, è poco più che una sagoma raddensata dal colore. Pulsa in lei qualcosa di recondito e inquieto. Un lungo segno ne indica l’insolita torsione. Pochi metri e sulle pareti solo ambrate è il disegno più erotico a far da padrone. Sfilano la Donna distesa (1917), Nudo femminile con gamba destra alzata del 1915 e su tutte, come racchiusa in una conchiglia, la Donna accovacciata con foulard verde (1914): lo sguardo malizioso, i seni all’ingiù, le gambe in avanti. Fra gli altri autori si segnalano l’Autoritratto con busto nudo su sfondo blu, 1904-1905 di Richard Gerstl, di Anton Kolig il bellissimo Giovane seduto al mattino, del 1919, e su tutti l’Autoritratto con mano sul viso di Oskar Kokoschka, 1918-1919. 

Il catalogo è di Skira. Vera chicca da non perdere, edito sempre da Skira, il Diario dal carcere di Egon Schiele, 54 pagine, 14 euro.

“Schiele e il suo tempo”, dal 24 febbraio al 6 giugno, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, coprodotta e organizzata da Palazzo Reale e Skira editore

Stefano Biolchini


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