GUARDANDO IL MONDO DA UN’AMACA di Angela Rita Iolli

mondo

 

Tira una strana aria stasera, nonostante il caldo ricominci a non dare tregua. Voci di chi ha trascorso l’intera giornata, ciondolante, davanti ad una cantina hanno il sapore di bocche impastate e disarticolate dal vino mandato giù. Cantano vecchi stornelli con l’aria di chi non ha più niente da chiedere, se non l’ennesima bottiglia da scolare. I cocci li troveremo sparpagliati l’indomani ai piedi di un muretto consumato dalle lunghe chiacchierate di comitive che vorrebbero che la notte non finisse mai. Ora che la scuola ha chiuso i cancelli dell’ennesimo anno rincorso da riforme e malumori, le comitive ritrovano la loro naturale dimensione in appuntamenti rituali in posti impensabili. Li vedi agguerriti davanti ai quadri di ammissione, dentro o fuori, alcuni ancora increduli di avercela fatta, altri con l’ennesima sconfitta da digerire, sarà per un’altra volta. Partono abbracci consolatori e di saluto all’anno che verrà, quando ognuno di loro sembrerà più grande degli anni che ha, vestito di esperienza e avventure piene di illusioni e traguardi da raggiungere. Molti resteranno indietro, affascinati da una vita senza pretese, da svogliatezze inesorabili e da rinunce, facile prede di sirene lavorative. Altri sogneranno di diventare qualcuno, l’ingegnere della monoposto in prima fila a Maranello immaginando sfrecciare la rossa ed il suo motore, dolce musica per le orecchie da intenditori, un rombo che da sempre fa sobbalzare cuori; il medico in cerca di scoperte sensazionali, in questi tempi di ricerca necessaria di cure e protesa verso vite in pericolo; il matematico alle prese con le sue formule per cambiare pensieri e arrovellare meningi già sfiniti da sudoku e cubi magici che sembrano far parte della preistoria; il filosofo amante delle sue belle parole in conflitto con uditori che desiderano altro, com’era ai tempi di Platone quando iniziò a parlare di un mito che non avrebbe pù cessato di esistere nelle fantasie dei posteri: Atlantide immersa in quel sogno che Nettuno in una notte senza tempo fece per sempre suo; lo scienziato che combattuto tra angeli e dèmoni deve convincere se stesso di vedere un altro universo, usando quello specchio capovolto in cui riflettere certezze da secoli oggetto di furioso contendere. La particella suprema da scovare per dominare il mondo non più come Atlante, che se ne caricava tutto il peso sulle spalle, ma come un folletto dispettoso che si diverte a sparpagliare le carte da bravo mazziere; lo scrittore con la sua anima fotocopiata nelle pagine di un libro che solo sa i suoi segreti insieme a chi leggendolo saprà ascoltare fino all’immedesimazione. Il lettore alla ricerca dell’autore in quel rincorrersi tra gli scaffali di una qualsiasi libreria in un patto di sangue che cambierà i destini di entrambi. Infine i tanti peter pan, eterni giocherelloni, schiavi di abitudini bambine che li portano lontano catturati da sogni ripetuti nel tempo, loro alleato principe. Sono loro a non voler cambiare, a non uscire dal guscio in cui si sono chiusi scaldando le loro anime ferite da un progresso che va avanti come un bulldozer, fregandosene delle loro aspettative, del loro fermare gli attimi per poterne respirare i giorni. In un ideale gioco delle parti con la natura, di cui sanno percepire energie a noi sconosciute, frutto di incantesimi e magìa che i loro voli pindarici sanno bene coltivare. Sono loro a regalarsi istanti vissuti tenacemente come le radici che non vogliono staccarsi dal terreno che hanno individuato come loro insediamento. Sono loro a vedere lontano, l’impossibile, l’isola che non c’è e che invece dovrebbe esserci per ognuno di noi, destinato almeno una volta nella vita ad abitarla per toccare con mano ciò che ancora fa compagnia al mare durante i suoi momenti di solitudine: quell’infinito in cui puoi disegnarci la meraviglia, il sogno, l’armonia, la vita. Quella vita che a volte non ci soddisfa, vorremmo diversa, noi che ci sentiamo naufraghi su quell’isola, ma amanti di quel silenzio che ci sa cullare maliziosamente. Come tanti Robinson Crusoe capaci di inventarsi amici immaginari, sulla soglia di quella follia che basta pizzicare per fare nostra. Inevitabile, necessaria per evadere. Guardando il mondo da un’amaca, desiderando che nessuno ci venga a cercare. Tira una strana aria stasera, mentre le mamme faticano a riportare a casa i loro bambini, chissà se conserveranno per loro una carezza o una pagina di un libro di favole, quando stanchi di giocare si addormenteranno, loro sì non fingendo di sognare. Spensieratezza da cui noi tutti dovremmo imparare. L’aria è cambiata, il sole è tramontato, la notte si prepara a vivere il suo momento di festa. Gli altri non vedono l’ora di correrle dietro, chi stremato, chi assonnato, chi spiritato, tutti allegri fantasmi di ciò che solo lei è capace di architettare. 
I vicoli stanno ad ascoltare i segreti degli amanti. Nessuno li disturberà. Qualcuno ha lasciato libero un aquilone. 

Angela Rita Iolli

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