L’ERRORE FATTO COI PIEDI


Un’infinità di cose che ci appaiono esatte sono in realtà sbagliate. Negli stessi anni in cui Giovan Battista Piazzetta (1683-1754) – caposcuola con Sebastiano Ricci della scuola veneta – commetteva un errore madornale nell’esecuzione del suo “San Giacomo trascinato al martirio” (1722, Venezia -chiesa di San Stae), deformando entrambi i piedi del Martire (come si può vedere perfettamente nel dipinto che mostra la gamba destra essere sorretta da un piede mostruoso che al posto del dito esterno – il mignolo – mostra invece quello interno – l’alluce -, e così l’altro che appare accennato dietro la scarpa del suo aguzzino, anch’esso sbagliato), ebbene, appena qualche decennio dopo, Johann Joachim Winckelmann, archeologo e storico d’arte tedesco, affermava nei suoi affascinanti scritti di avere imparato a saper guardare la differenziazione degli stili nell’arte: “…basta saper guardare” affermava.
Com’è possibile che un artista di rilievo quale il Piazzetta abbia tenuto, sicuramente per mesi e mesi, il suo capolavoro sotto gli occhi per tutto il tempo necessario all’esecuzione eseguendo pennellata per pennellata due piedi mostruosi? È lecito domandarsi fin dove giunge il Manierismo. Successivamente, ci chiediamo quanto l’arte della pittura possa essere eseguita con una superficialità tale, e quindi una distrazione fatale che consegna un grande maestro come il Piazzetta alla storia, ai secoli con un vistosissimo errore che ce lo fa apparire come fosse un “mestierante” della pittura. Diverso è l’atteggiamento del Winckelmann che non sbaglia né con i piedi né con il cervello, ma fondando il suo ethos sull’umiltà della ricerca indica una strada da percorrere. Tutto può diventare “mestiere” alle volte: l’arte, la professione, la vita, la politica, l’intelligenza, la cultura, finanche gli affetti e i valori possono degradare fino all’errore madornale, e così fatalmente ciò che avremmo potuto fare bene lo abbiamo fatto male. Ma l’errore più profondo appartiene per sempre a coloro che si abituano a vivere sbagliando e in un mondo di errori che ci appaiono, in una ipnosi globale, cose esatte.
Impariamo a guardare.

In questo 2009 che si affaccia ai nostri sguardi molte saranno le cose che ci verranno presentate come esatte…ma in realtà lo sono?

Salvatore Maresca Serra

 

 

                                                                         piede

 


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One comment

  1. Nota in calce:

    Per il suo intenso cromatismo e le luci drammatiche, per la generosità dei suoi impasti sapientemente frammisti ad eleganti velature, e per tante altre qualità, il Piazzetta è tra i miei preferiti di quell’epoca. Eppure – conoscendone la storia e il carattere – egli non avrebbe mai commesso e “lasciato correre” un’inesattezza anatomica del genere (ch’è in realtà una vera e propria “svista”). E che trova – a mio parere – la sola ed unica spiegazione nelle dinamiche della Bottega e degli allievi-collaboratori, dato il volume dei committenti e il ritmo produttivo. E’ evidente che la mia sottolineatura dell’errore nel Piazzetta non ha voluto essere una “bocciatura”, ma un emblematico segno del caso in un grandissimo pittore. E che mi ha dato lo spunto per parlare dell’esattezza della percettività delle forme. Gombrich ne ha fatto un lavoro indispensabile per conoscere l’arte.
    Da qui si può partire per un’analisi a più ampio spettro della decodifica del reale. Tutto qui, ma mi sembra interessante.

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