CHE LINGUA PARLANO I GIOVANI? II° Dal forum Xing – Neolaureati

Caro Maurizio, 
(mettiamo il caso in cui io dovessi scriverti una lettera e cominciassi così – ma questo è uno dei tabù imposti ai giovani, fatto introiettare da un sistema culturale in cui la portata o, se vuoi, il “respiro” di una “lettera” non deve avere più un senso, per cui non ti scrivo ma ti messaggio) posso risultarti giovane e interessante, o “incredibilmente interessante nel linguaggio” ma la realtà è che io sono uno di quelli che hanno massacrato la tua generazione ( ma tu non sei affatto massacrato, non sei un residuato di una strage, non sei uno stupido, ma non sei neanche un fattore della media, o statistica elementare, per cui non fai testo: tu sei un uomo che fa domande, come in un film.  

Mettiamola così: tu sei uno fra i rompicoglioni che non si fanno i fatti (cazzi) loro. E io sono uno che ha massacrato, non te, ma la tua generazione, dall’alto (si fa per dire) della mia: la generazione dei tuoi padri – perchè non hanno (loro e non io) fatto altro che farsi i cazzi (fatti) loro.

Sempre come in un film.

Quando io avevo vent’anni – proprio come te – io mi facevo e facevo domande.
Quindi il mio linguaggio era identico al tuo. E la mia strada era segnata. Come la tua.

Noi eravamo giovani. Voi siete giovani. 
Credi che sia cambiato qualcosa?

I miei (cinquant’anni) erano “vecchi”. E questa è la differenza, in apparenza.
I miei erano vecchi perchè non sapevano chi fosse Bob Dylan (non gli interessava, punto). E non sapevano neanche perchè avesse chiesto “Quanto tempo deve ancora passare prima che un uomo possa essere un uomo ?”, e solo per questo io ero giovane e loro vecchi: perchè non c’era (e non c’è) nessuna comunione di domande.

Mentre loro si chiedevano perchè avessero ammazzato il presidente Kennedy io mi chiedevo perchè avessero massacrato Martin Luther King. E se avessimo condiviso anche una sola domanda non ci sarebbero stati due linguaggi. Il film era questo.

Noi abbiamo massacrato la vostra generazione perchè vi abbiamo (s)venduti.
Noi baby-boomers abbiamo guadagnato quello che loro figlidellaguerra hanno solo sudato: avere il diritto di mettere al mondo una nuova generazione che avesse quello che ci era stato negato dalla generazione dei nostri padri. Ma cosa?

Cosa vi abbiamo dato?, e cosa vi abbiamo tolto? 

Noi vi abbiamo dato solo quello che noi volevamo per noi stessi: il disprezzo e l’indifferenza per i ruoli, e al posto di false istituzioni un dialogo, o una possibilità di dialogo. Diciamo una plausibile ipotesi.

E vi abbiamo tolto una certezza: la certezza che i genitori sono tutti dei vecchi.

Non è facile dare ai propri figli quello che non si ha avuto dai propri padri. 
Così noi abbiamo fatto i padri senza crederci, perchè ci credevamo troppo. Non avevamo alle spalle un passato ma un futuro. E per questo non abbiamo sudato, ma abbiamo guadagnato un guado.

Il passato ci appariva come un frutto senza seme: no, noi volevamo essere di più. Il nostro linguaggio doveva essere un linguaggio universale. Fatto di futuro, un futuro dove noi avremmo risposto alle domande dei nostri profeti. E, affatto, le abbiamo date, le nostre risposte. E le nostre risposte siete voi.

Noi siamo rimasti tutti “giovani”, e così facendo vi abbiamo tolto il diritto alla gioventù, solo perchè noi abbiamo rifiutato d’invecchiare.

Il linguaggio è stata la nostra arma, un’arma nata per lottare contro i nostri padri che ha colpito invece i nostri figli.

E così – dopo il fallimento – abbiamo puntato tutto sulla tecnologia, perchè ci è rimasta la speranza di risolvere ogni mistero attraverso le macchine. Ma il più grande mistero è stata la nostra paternità (genitorialità).

La società che noi abbiamo prodotto è di gran lunga peggiore di quella che ebbe a produrre i nostri vecchi.
E ci abbiamo messo voi dentro a viverci.

Tutto il materialismo che avvolge il nostro derma è solo quello che si poteva creare senza mettere in gioco i sentimenti, e questa è una buona strada per non invecchiare. A patto che non si sia mai stati né figli né padri.

I nostri sentimenti sono allora diventati “comunicazione”, “diritti”, “emancipazione”, “consapevolezza”.
L’unica cosa che ci fa sentire a volte vecchi è il fallimento delle nostre battaglie, un fallimento scritto con l’inchiostro delle vostre paure. E tutti quelli tra noi che ci hanno creduto non avrebbero voluto mai vedere le paure scritte addosso ai nostri figli. E poi ci sono quelli che non ci hanno mai creduto, ma essi non sono il linguaggio.

Il linguaggio siamo noi. Perchè abbiamo creato il vostro linguaggio.

Sembra che non ci sia più posto per i vecchi; quelli che sanno tutto (perchè noi abbiamo dichiarato – un tempo -di non sapere niente). 

Ebbene, oggi siamo tutti figli di un tempo in cui esistevano i genitori, accecati dal loro ruolo, all’apice di un delirio onnipotente che determinava il fatto che i giovani non devono saper niente.

E così – se ci guardiamo intorno – tutti non sappiamo niente, ma questo non può essere.

Tutti siamo uguali.
Perchè noi vi abbiamo venduti all’ignoranza, al dubbio, alla scienza, alla relatività, e in cambio di cosa?

Noi abbiamo creato il pensiero debole, la morte di Dio, il relativismo e la reificazione.
Le nostre domande non hanno avuto risposte.

E le nostre risposte non hanno innescato domande. 

C’è un solo modo per mantenere un linguaggio affrancato dal tempo soggettivo: la percezione del tempo oggettivo.

Mi dispiace di non essere così interessante come credevi.

Ciao

Salvatore

Salvatore Maresca Serra  
IPPOKRATES PROJECT

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