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	<title>Salvatore  Maresca  Serra</title>
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		<title>Salvatore  Maresca  Serra</title>
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		<title>PER NON DIMENTICARE</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 13:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
				<category><![CDATA[memoria italiana]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca delle morti]]></category>
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		<category><![CDATA[omicidi stato]]></category>
		<category><![CDATA[salvatoremarescaserrablog]]></category>
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		<description><![CDATA[1 maggio 1947: Strage di Portella della Ginestra 9 febbraio 1948 &#8211; S. Fer. Puglia (FG) Vincenzo Dionisi, Giuseppe Di Troia, Giuseppe De Michele, Nicola Francone e Raffaele Riondino Cerimonia inaugurale del Fronte democratico popolare. Fascisti e guardie campestri degli agrari mitragliano la popolazione in festa, uccidendo Vincenzo Dionisi, Giuseppe Di Troia, Giuseppe De Michele e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1685&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/12/fioravabntiliberostragebologna.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1686" title="strage di Bologna" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/12/fioravabntiliberostragebologna.png?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/portelladellaginestra/"><strong>1 maggio 1947: Strage di Portella della Ginestra</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>9 febbraio 1948 &#8211; S. Fer. Puglia (FG) Vincenzo Dionisi, Giuseppe Di Troia, Giuseppe De Michele, Nicola Francone e Raffaele Riondino</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Cerimonia inaugurale del Fronte democratico popolare. Fascisti e guardie campestri degli agrari mitragliano la popolazione in festa, uccidendo Vincenzo Dionisi, Giuseppe Di Troia, Giuseppe De Michele e ferendo altri venticinque contadini. Gli aggressori poi rastrellano molte case, le sedi dei partiti, della Camera del Lavoro e dell&#8217;Anpi. In quest&#8217;ultima il fascista Umberto Valerio uccide con il mitra il vecchio portiere, Nicola Francone, e Raffaele Riondino, un bambino di sette anni rimasto ferito già in piazza. A pochi passi dalle sezioni del Fronte i fascisti accendono un falò di bandiere rosse. Quando gli spari tacciono, compaiono i carabinieri, che hanno la stazione a trecento metri da dove è avvenuto l&#8217;eccidio.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/placidorizzotto/"><strong>10 marzo 1948 &#8211; Corleone: Placido Rizzotto</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>30 marzo 1948 &#8211; Pantelleria Antonio Valenza, Giuseppe Pavia e Michele Salerno</strong>  Una manifestazione contro l&#8217;iniquità delle sanzioni fiscali è repressa dalle forze di polizia con l&#8217;uso di armi da fuoco che provocano la morte di Antonio Valenza, Giuseppe Pavia e Michele Salerno.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>13 aprile 1948 &#8211; Andria (Bari) Riccardo Suriano</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nel corso di uno sciopero agricolo represso dalle forze di polizia, viene ucciso a colpi di calcio di moschetto il bracciante Riccardo Suriano, rimasto isolato dai suoi compagni perché stordito dai gas lacrimogeni.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>20 maggio 1948 &#8211; Trecenta (Ro) Evelino Tosarello</strong>  Sciopero bracciantile nell&#8217;azienda dei conti Spoletti. I carabinieri sopraggiungono con un camion e, poco fuori dell&#8217;abitato, caricano alle spalle a colpi di sfollagente e di moschetto dei contadini in bicicletta. Poi fracassano le biciclette e arrestano senza ragione il contadino Bruno Barberini. Quando giungono in paese con l&#8217;arrestato trovano però la piazza gremita di braccianti ad attenderli. Allora caricano, sparano da un camion e uccidono il mezzadro Evelino Tosarello, ferendo gravemente Vanilio Pagaini e Silvio Berterelli.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>4 giugno 1948- Spino d&#8217;Adda (CR) Luigi Venturini</strong>  Nel corso di una manifestazione di braccianti contro gli agrari, i carabinieri aprono il fuoco uccidendo il contadino Luigi Venturini.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>2 luglio 1948 &#8211; S Martino in Rio (Re) Sante Mussini</strong>  Nel corso dello sciopero, i carabinieri intervenuti in forza per reprimerlo uccidono il contadino Sante Mussini, schiacciato da una autoblinda.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>14 luglio 1948 &#8211; Roma Filippo Ghionna e un altro dimostrante</strong>  Una folla straboccante invade piazza Esedra e piazza Colonna per protestare contro l&#8217;attentato a Palmiro Togliatti. Scontri si accendono in diverse zone della città, nel corso dei quali le forze di polizia uccidono l&#8217;operaio edile Filippo Ghionna e un secondo manifestante, mentre 30 risultano i feriti di entrambi i lati e 160 gli arrestati.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>14 luglio 1948 &#8211; Napoli Giovanni Quinto e Angelo Fischietti</strong>  Nel corso di un comizio di protesta in piazza Dante contro l&#8217;attentato a Togliatti, la polizia carica senza preavviso i partecipanti, ferendone 20 e uccidendo lo studente Giovanni Quinto e l&#8217;operaio Angelo Fischietti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>14 luglio 1948 &#8211; Taranto Angelo Latartara</strong>  Nel corso dello sciopero dei cantieri navali e delle officine per protestare contro l&#8217;attentato a Togliatti, le forze di polizia caricano i manifestanti dinanzi alla sede della Camera del lavoro, uccidendo l&#8217;operaio Angelo Latartara e ferendo altri 4 manifestanti. Rimane gravemente ferito l&#8217;agente di Ps Giovanni Doria, che morirà qualche giorno più tardi in ospedale.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>14 luglio 1948 &#8211; Livorno un operaio</strong>  Si ingaggia una vera battaglia di strada; i dimostranti svaligiano negozi di armi e disarmano pattuglie di agenti di Ps. Nel corso degli scontri che ne seguono, viene ucciso un operaio ed altri 18 dimostranti sono feriti. Viene ucciso anche l&#8217; agente di Ps Giorgio Lanzi, e altri 4 rimangono feriti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>14-15 luglio 1948 &#8211; Genova Biagio Stefano, Mariano d&#8217;Amori e Angiolina Alice Roba</strong>  Esplode la rivolta operaia per l&#8217;attentato contro Palmiro Togliatti. Migliaia di manifestanti affluiscono in piazza De Ferrari, poi viene attaccata la caserma della polizia a ponte Spinola, presa ed incendiata una camionetta della polizia e presi in ostaggio 6 celerini, devastata la sede del Msi in via XX settembre, dove i manifestanti bloccano 5 autoblinde della polizia, saltando sulle torrette e disarmando gli occupanti. Tutte le fabbriche sono ferme e un comizio alle 17 vede la partecipazione di 100.000 lavoratori; mentre in tutta la città accadono episodi di fraternizzazione fra operai e soldati. Sorgono barricate, difese da mitragliatrici, radio e giornali passano sotto il controllo della Camera del Lavoro. La rivolta si estende a Sestri ponente, Bolzaneto, Chiavari, Nervi. Alle 13 del 15 luglio il prefetto dichiara lo stato d&#8217;assedio e viene scatenata una repressione durissima, mentre i dirigenti di Pci, Psi e Camera del Lavoro invitano i dimostranti a desistere. La polizia fa uso massiccio di armi da fuoco che uccidono, nel primo giorno della rivolta, Biagio Stefano e Mariano d&#8217;Amori e, il giorno seguente, Angiolina Alice Roba che è affacciata alla finestra, mentre 43 sono i manifestanti feriti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>15 luglio 1948 &#8211; Abbadia S. S. (SI)</strong>  Durante lo sciopero dei minatori e di tutta la popolazione viene messo fuori uso un automezzo carico di agenti. Gli agenti della Stradale sono invitati ad andarsene ma estraggono le armi; due di essi vengono subito disarmati mentre contro gli altri ha inizio una sassaiola. Si spara da ambo le parti e viene ucciso a colpi di pistola l&#8217;agente Battista Carloni, il maresciallo Ranieri Virgilio viene ucciso con due coltellate. Seguono 264 arresti e 337 rinvii a giudizio.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>15 luglio 1948 &#8211; Bologna un operaio</strong>  Nel corso della manifestazione di protesta per l&#8217;attentato a Togliatti, la Celere apre il fuoco uccidendo un operaio e ferendone gravemente altri 11.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>15 luglio 1948 &#8211; Porto Margh. (VE) Cesare Pietro</strong>  I manifestanti comunisti provvedono a disarmare agenti di Ps e carabinieri, ma in uno scontro a fuoco la polizia uccide l&#8217;operaio Cesare Pietro e ne ferisce un secondo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>15 luglio 1948 &#8211; Grav di Puglia (BA) Michele d&#8217;Elia</strong>  I manifestanti invadono il pastificio Divella e nel successivo intervento le forze di polizia uccidono a colpi di moschetto il bracciante Michele d&#8217;Elia.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>19 luglio 1948 &#8211; Siena Severino Meattini</strong>  Nel corso dei funerali dei 2 rappresentanti delle forze di polizia rimasti uccisi a Abbadia San Salvatore il 15 luglio, la polizia invade la sede della Confederterra e uccide il capo lega di Torrenieri Severino Meattini, malmenando i presenti e arrestando il segretario.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>24 luglio 1948 &#8211; Grav di Puglia (BA) Luigi Schiavino e Bonifacio Loglisci</strong>  Nel corso di una manifestazione di braccianti le forze di polizia intervengono violentemente uccidendo l&#8217;attivista sindacale Luigi Schiavino e, sempre negli stessi giorni, il bracciante Bonifacio Loglisci.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>12 ottobre 1948 &#8211; Tricarico (Matera) 3 manifestanti</strong>  La polizia apre il fuoco sui partecipanti ad una manifestazione di sinistra, uccidendone 3.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>15 ottobre 1948 &#8211; Dairago Arc (Mi) Pietro Paganini</strong>  Nel corso di una manifestazione, le forze di polizia aprono il fuoco uccidendo Pietro Paganini, presidente dell&#8217;Anpi di Dairago.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>16 ottobre 1948 &#8211; Pistoia Ugo Schiano</strong>  Nel corso di una manifestazione degli operai della san Giorgio e della Smi in lotta contro la smobilitazione, le forze di polizia sparano uccidendo l&#8217;operaio Ugo Schiano e ferendone altri 3.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>24 novembre 1948 &#8211; Bondeno (FE) Fernando Ercolei</strong>  Nel corso di una manifestazione per richiedere la gestione diretta del collocamento al lavoro, le forze di polizia aprono il fuoco uccidendo il contadino Fernando Ercolei e ferendone altri 10.  <strong>17 febbraio 1949 &#8211; Isola Liri (FR) Tommaso Diafrate</strong>  Nel corso di una manifestazione di protesta organizzata da operai in sciopero, i carabinieri aprono il fuoco provocando il ferimento di 35 dimostranti, dei quali 7 in gravi condizioni, e la morte dell&#8217;operaio Tommaso Diafrate, travolto da un automezzo dei militi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>17 marzo 1949 &#8211; Terni Luigi Trastulli</strong>  Nel corso di una manifestazione di protesta contro il Patto atlantico, le forze di polizia sparano uccidendo l&#8217;operaio delle Acciaierie Luigi Trastulli e ferendone altri 12.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>4 aprile 1949 &#8211; Mazara d. Vallo (TP) Francesco La Rosa</strong>  Viene strangolato nella locale caserma dei carabinieri il bracciante Francesco La Rosa, che era stato convocato per un interrogatorio.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>19 aprile 1949 &#8211; Mazara Vallo (TP) un contadino</strong>  Nel corso di una manifestazione di braccianti, la polizia apre il fuoco uccidendo un contadino.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>17 maggio 1949 &#8211; Molinella (BO) Maria Margotti</strong>  Nel corso di uno sciopero generale dei braccianti in Val Padana, è ferita da un colpo di fucile al braccio la socialista Adele Toschi e la mondina Maria Margotti viene falciata da una raffica di mitra, mentre altre 30 persone sono ferite.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>3 giugno 1949 &#8211; Forlì Jolanda Bertaccini</strong>  Nel corso dello sciopero alla Mangelli, le forze di polizia intervenute a difesa dei crumiri uccidono l&#8217;operaia Jolanda Bertaccini e feriscono il bracciante Antonio Magrini a colpi d&#8217;arma da fuoco.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>12 giugno 1949 &#8211; S. G. Persic. (BO) Loredano Bizzarri</strong>  Durante una manifestazione contadina alla tenuta Locatello, degli scioperanti vengono dispersi dalla Celere mentre cercano di convincere venti crumiri a smettere di falciare il fieno. Tuttavia una decina di scioperanti si ferma a parlamentare con essi e riesce a convincerli. A quel punto la Guardia Campestre Guido Cenecchi, che non è conosciuto e si è intrufolato tra il gruppo, estrae la rivoltella e la scarica sugli scioperanti. Viene ferito il contadino Amedeo Benuzzi e ucciso il bracciante Loredano Bizzarri.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>12 giugno 1949 &#8211; Gambara (Brescia) Marziano Girelli</strong>  Nel corso di uno sciopero di braccianti, un carabiniere fracassa la testa con una fucilata a Marziano Girelli, in quel momento solo e disarmato.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>17 giugno 1949 &#8211; Min. Murge (BA) Felice Magginelli</strong>  Nel corso di incidenti tra forze di polizia e braccianti, rimane ucciso l&#8217;agrario Felice Magginelli.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>19 luglio 1949 &#8211; Bolzano Gaifas</strong>  I carabinieri uccidono il pubblicista Gaifas, in circostanze non chiare.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>26 agosto 1949 &#8211; Medigliano (PD) Bruno Cameran</strong>  Nel corso di una manifestazione le forze di polizia aprono il fuoco uccidendo davanti alla lapide dei caduti il partigiano Bruno Cameran.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>30 ottobre 1949 &#8211; Melissa (CZ) Giovanni Zito, Francesco Nigro, Angelina Mauro</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nel corso dell&#8217;occupazione del feudo Fragalà, incolto, di proprietà del barone Berlingeri le forze di polizia aprono il fuoco sui contadini disarmati, uccidendo Giovanni Zito, Francesco Nigro, Angelina Mauro e provocando altri 16 feriti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>31 ottobre 1949 &#8211; Is. Caporizz. (CZ) Matteo Aceto e un bracciante</strong>  La polizia apre il fuoco sui partecipanti ad una manifestazione di braccianti, uccidendo Matteo Aceto, organizzatore di occupazioni di terre. Un altro bracciante viene assassinato a Bondeno. Nel solo crotonese, sono stati occupati 6.000 ettari di terra e la lotta ha coinvolto migliaia di persone.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>9 novembre 1949 &#8211; Crotone (CZ) una donna</strong>  Nel corso di una manifestazione contadina, la polizia apre il fuoco uccidendo una donna.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>29 novembre 1949 &#8211; Torremag. (FO) Giuseppe La Medica, Antonio Lavacca e Giuseppina Faenza</strong>  Nel corso di un comizio di protesta per delle violenze verificatesi il giorno precedente a San Severo, le forze di polizia e i carabinieri caricano senza preavviso i partecipanti facendo anche uso di armi da fuoco, e uccidendo i braccianti Giuseppe La Medica e Antonio Lavacca, mentre la sarta Giuseppina Faenza muore a causa dello spavento; altri 10 i feriti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>29 novembre 1949 &#8211; Bagheria (PA) Filippa Mollica Nardo</strong>  Nel corso di una manifestazione contadina, i carabinieri intervengono aprendo il fuoco e uccidendo la contadina Filippa Mollica Nardo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>14 dicembre 1949 &#8211; Montesc. (MT) Michele Oliva e Giuseppe Novello</strong>  Nel corso di un rastrellamento alla ricerca dei responsabili di alcune occupazioni di terre, avvenute nei giorni precedenti, i carabinieri uccidono i braccianti Michele Oliva e Giuseppe Novello, mentre altri 5 rimangono feriti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>9 gennaio 1950 &#8211; Modena Angelo Appiani, Renzo Bersani, Arturo Chiappelli, Ennio Garagnani, Arturo Malagoli e Roberto Rovatti</strong>  Strage della polizia: i lavoratori del complesso siderurgico Orsi, dopo il licenziamento di 200 operai su 800 ed una serrata padronale di 40 giorni, si avvicinano ai cancelli nell&#8217;intento di riprendere il lavoro. Segue immediata una carica della polizia, mentre gli operai vengono mitragliati con fuoco incrociato da altri reparti appostati al di là dei cancelli: sono uccisi Angelo Appiani di 30 anni, Renzo Bersani di 21, Arturo Chiappelli di 43, Ennio Garagnani di 21, Arturo Malagoli di 21 e Roberto Rovatti di 36. Altri 51 operai rimangono feriti. Tra gli agenti 3 contusi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>14 febbraio 1950 &#8211; Seclì (Lecce) Antonio Micali</strong>  Nel corso di una manifestazione di braccianti in sciopero, la polizia apre il fuoco, uccidendo Antonio Micali.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>2 marzo 1950 &#8211; Petralia (Palermo) 2 manifestanti</strong>  Nel corso di una manifestazione di protesta, la polizia apre il fuoco sui dimostranti, uccidendone 2 e ferendone un terzo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>14 marzo 1950 &#8211; Porto Marghera (VE) Nerone Piccolo e Virgilio Scala</strong>  Nel corso di una manifestazione di protesta contro i licenziamenti degli operai della Breda, le forze di polizia aprono il fuoco uccidendo Nerone Piccolo di 25 anni e Virgilio Scala di 33, e ferendo altri 5 lavoratori. Rinvenuti sul luogo della sparatoria 1 Kg. di bossoli di armi automatiche di grosso calibro.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>17 marzo 1950 &#8211; Torino Camillo Corino</strong>  Nel corso di una manifestazione antifascista, la polizia carica i partecipanti uccidendo il pensionato Camillo Corino, 51 anni.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>21 marzo 1950 &#8211; Lentella (CH) Nicola Mattia e Cosimo Maciocco</strong>  Nel corso di una manifestazione si arriva allo scontro e le forze di polizia uccidono Nicola Mattia e Cosimo Maciocco e ne feriscono altri 9.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>22 marzo 1950 &#8211; Parma Attila Alberti</strong>  Comizio di protesta per l&#8217;eccidio di Lentella nel corso dello sciopero generale indetto dalla Cgil. Le forze di polizia uccidono il disoccupato Attila Alberti, di 32 anni, e feriscono un centinaio di manifestanti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>22 marzo 1950 &#8211; Avezzano (AQ) Francesco Laboni</strong>  Nel corso di una manifestazione di protesta per i fatti di Lentella, la polizia apre il fuoco sui dimostranti, uccidendo Francesco Laboni.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>23 marzo 1950 &#8211; San Severo (FG) Michele Di Nunzio</strong>  Una manifestazione antifascista viene sciolta dal brutale intervento delle forze di polizia che aprono il fuoco, uccidendo Michele Di Nunzio.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>30 aprile 1950 &#8211; Celano (AQ) Antonio Berardicuti, Agostino Parvis e Antonio D&#8217;Alessandro</strong>  Nel corso di una manifestazione di braccianti, dalla folla partono dei sassi, polizia e carabinieri prima sparano in aria e poi a terra, mentre dagli altri tre lati della piazza fascisti, Guardie Comunali e Giurate al servizio dei principi Torlonia sparano anche loro, uccidendo Antonio Berardicuti e Agostino Parvis, mentre altri 13 dimostranti vengono feriti. Il comunista Antonio D&#8217;Alessandro viene ucciso, nelle medesime circostanze, da fiancheggiatori delle forze di polizia al servizio degli agrari.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>10 agosto 1950 &#8211; Gibellina (TP) Salvatore Garracci</strong>  Tre agenti prelevano nel primo pomeriggio il contadino Salvatore Garracci che viene condotto in una caserma del Cfrb e muore sotto le torture. La versione ufficiale parla di collasso cardiaco.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>17 gennaio 1951 &#8211; Adrano (CT) Girolamo Rosano e una donna</strong>  La polizia apre il fuoco sui militanti di sinistra che protestano contro la venuta in Italia del generale Ridgway, uccidendo a fucilate Girolamo Rosano, bracciante 19enne, e ferendo altre 11 persone fra i quali, gravissimo, il 16enne Francesco Greco. Una donna muore per attacco cardiaco, poco dopo la sparatoria.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>18 gennaio 1951 &#8211; Comacchio (RA) Antonio Fantinuoli</strong>  Una manifestazione di protesta contro la venuta in Italia del generale Ridgway, contro la Nato e per le precarie condizioni dei braccianti agricoli, viene stroncata dalle forze di polizia con estrema violenza e l&#8217;uso di armi da fuoco. Nella carica, ordinata verso mezzogiorno dai carabinieri, all&#8217;incrocio fra corso Garibaldi e via Bonnet, rimane ucciso il bracciante Antonio Fantinuoli di 61 anni, decine i feriti fra i quali gravemente Gaetano Farinelli e il 17enne Eros Bonazza.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>18 gennaio 1951 &#8211; Piana Alban. (PA) Damiano Lo Greco</strong>  I manifestanti che protestano contro la visita del generale Ridgway vengono caricati dai carabinieri con bombe lacrimogene. I dimostranti riescono a spegnerle e continuano la protesta. Il maresciallo dei carabinieri, a questo punto, ordina il fuoco e un milite spara con un colpo di moschetto al bracciante Damiano Lo Greco, padre di 4 figli che, portato in ospedale, muore qualche ora dopo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>19 marzo 1952 &#8211; Villa Literno (CE) Luigi Noviello</strong>  Nel corso di una manifestazione contadina indetta per protestare contro le ingiuste assegnazioni delle terre già dell&#8217;Opera nazionale combattenti, le forze di polizia caricano e uccidono Luigi Noviello, padre di 8 figli, feriscono gravemente Armando Vitiello e provocano diversi contusi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>7 maggio 1952 &#8211; Villamarzana (RO) Giovanni Sicchieri</strong>  Una riunione indetta all&#8217;interno di una palestra per discutere la richiesta di lavori di sistemazione nelle zone disastrate e protestare contro la decisione prefettizia di ridurre l&#8217;assistenza, viene dispersa dalla polizia che fa irruzione nel locale malmenando i presenti e fermando 11 persone, fra le quali il vice sindaco comunista Paiola e il dirigente della locale Coldiretti, Munari. Per lo spavento, muore in seguito a un attacco cardiaco Giovanni Sicchieri.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>30 marzo 1953 &#8211; Bitonto Francesco Ricci</strong>  Durante la protesta nazionale contro la &#8220;legge truffa&#8221;, la polizia, caricando i manifestanti, colpisce a morte Francesco Ricci di 57 anni, che morirà alcuni giorni dopo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>5 novembre 1953 &#8211; Trieste Pietro Addobbati e Antonio Zavadil</strong>  La polizia anglo-americana spara sui manifestanti a favore del ritorno della città all&#8217;Italia, uccidendo lo studente di 16 anni Pietro Addobbati e il lavoratore Antonio Zavadil, e ferendo oltre 100 persone di cui uno, Domenico Scoroglia, gravemente. Il fuoco viene aperto davanti alla chiesa di S. Antonio, con inseguimento dei dimostranti anche all&#8217;interno del tempio dove si erano rifugiati per trovare scampo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>7 novembre 1953 &#8211; Trieste Saverio Montano, Erminio Bassa, Francesco Paglia e Leonardo Manzi</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La polizia delle truppe di occupazione apre ancora il fuoco sui dimostranti uccidendo Saverio Montano, Erminio Bassa, Francesco Paglia e Leonardo Manzi di 15 anni, e ferendo altre 80 persone. I dati ufficiali parlano di 6 morti e 82 feriti fra i dimostranti, 79 feriti fra i poliziotti e di 55 fermati come bilancio delle due giornate.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>16 febbraio 1954 &#8211; Milano Ernesto Leoni</strong>  Nel corso di una manifestazione dei lavoratori dell&#8217;Om, le forze di polizia, capeggiate dal commissario Allitto, aprono il fuoco in piazza Sant&#8217;Ambrogio, mentre una delegazione di lavoratori attende di essere ricevuta dalla presidenza dell&#8217;azienda, uccidendo l&#8217;operaio Ernesto Leoni (secondo alcune fonti finito a manganellate) e abbandonandosi ad aggressioni brutali, con l&#8217;inseguimento degli operai fin dentro la basilica.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>17 febbraio 1954 &#8211; Mussumeli (CL) Onofria Pellicceri, Giuseppina Valenza, Vincenza Messina e Giuseppe Cappalonga</strong>  Nel corso di una manifestazione popolare di protesta per la cronica mancanza di acqua potabile e la pretesa dell&#8217;Ente acquedotti di riscuotere comunque le bollette, le forze di polizia aprono il fuoco sulla folla davanti al Municipio, uccidendo Onofria Pellicceri, Giuseppina Valenza, Vincenza Messina e Giuseppe Cappalonga di 16 anni. Fra i numerosi feriti, 9 sono gravi e fra loro un bambino di 7 anni, Baldassare Mistretta.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>17 febbraio 1954 &#8211; Barrafranca (EN) un bambino</strong>  I carabinieri sparano contro i partecipanti ad una manifestazione contadina, uccidendo un bambino di 5 anni.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>4 febbraio 1956 &#8211; Venosa (PZ) Rocco Girasole</strong>  Sciopero alla rovescia dei braccianti di fronte al rifiuto delle autorità di iniziare i lavori per le opere pubbliche nei comuni di Vulture: forze di polizia e carabinieri aprono il fuoco sui dimostranti, uccidendo Rocco Girasole.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>7 febbraio 1956 &#8211; Andria (BA) Domenico Ruotolo</strong>  La polizia apre il fuoco su una manifestazione di braccianti per il lavoro, uccidendo Domenico Ruotolo e ferendone vari altri.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>20 febbraio 1956 &#8211; Comiso (RG) Paolo Vitale e Cosimo De Luca</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Un&#8217;assemblea di braccianti che protestano per la mancanza di lavoro viene assalita dai carabinieri, che uccidono i contadini Paolo Vitale e Cosimo De Luca.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>14 marzo 1956 &#8211; Barletta (BA) Giuseppe Di Corato, Giuseppe Spadaro e Giuseppe Lojodice</strong>  Manifestazione di circa 4.000 donne e braccianti disoccupati che vorrebbero un&#8217;immediata e non discriminatoria distribuzione dei pacchi di viveri ed indumenti, già promessi dalla Pontificia opera di assistenza, giacenti nei suoi depositi. La polizia attacca il corteo che si dirige verso i depositi e spara: tre uccisi, i braccianti agricoli disoccupati Giuseppe Di Corato, Giuseppe Spadaro e l&#8217;operaio cavatufi Giuseppe Lojodice, e ferendo gravemente altri 6.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>9 settembre 1957 &#8211; San Donaci (BR) Luciano Valentini, Mario Celò e Antonio Carignano</strong>  Nel corso di una manifestazione di viticultori, la reazione di un gruppo di giovani all&#8217;arresto di una donna provoca la spropositata reazione della polizia che apre il fuoco, uccidendo Luciano Valentini, Mario Celò e Antonio Carignano.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>30 ottobre 1959 &#8211; Spoleto (PG) Arcangelo Fiorelli</strong>  Una manifestazione di protesta per la chiusura del cotonificio Cerli è caricata dalle forze di polizia che lanciano candelotti lacrimogeni, il fumo dei quali provoca la morte dell&#8217;operaio Arcangelo Fiorelli che, arrampicato su un palo della luce per ragioni di lavoro, precipita al suolo.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/reggioemilia/"><strong>I morti di Reggio Emilia &#8211; I morti del luglio 1960</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>11 maggio 1961- Sarnico (BS) Mario Savoldi</strong>  Manifestazione di protesta degli operai della locale manifattura. I carabinieri intervengono e uccidono a colpi d&#8217;arma da fuoco l&#8217;operaio disoccupato Mario Savoldi, del tutto estraneo alla manifestazione.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>28 maggio 1962 &#8211; Ceccano (FR) Luigi Mastrogiacomo</strong>  Gli operai del saponificio Scala sono in sciopero da 34 giorni per aumenti salariali. Manifestano per il mancato accoglimento delle richieste e per l&#8217;illegale assunzione di sei operai con funzione di crumiraggio. I carabinieri aggrediscono il corteo e sparano. Viene ucciso l&#8217;operaio Luigi Mastrogiacomo.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/giovanniardizzone/"><strong>27 ottobre 1962 &#8211; Milano: Giovanni Ardizzone</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/paolorossi/"><strong>27 aprile 1966 &#8211; Roma: Paolo Rossi</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>12 settembre 1968 &#8211; Lodé (NU) Vittorio Giua</strong>  Nel corso di una manifestazione i carabinieri intervengono aprendo il fuoco sui dimostranti e uccidendo l&#8217;operaio Vittorio Giua.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/avola/"><strong>I morti di Avola, 2 dicembre 1968</strong></a>  <strong>31 dicembre 1968 &#8211; Viareggio (LU) Soriano Ceccanti</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Movimento studentesco e Potere operaio di Pisa organizzano una manifestazione di protesta davanti alla Bussola delle Focette, dove si svolge il famoso e miliardario veglione di Capodanno. Centosessanta giovani lanciano frutta e ortaggi vari. Avviene una carica di carabinieri con esplosione di colpi d&#8217;arma da fuoco. I manifestanti fanno barricate ma le cariche e i colpi si susseguono. Viene colpito alla schiena Soriano Ceccanti, di 17 anni, che non muore ma resterà paralizzato. Altri due feriti e decine di arresti.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/domenicocongedo/"><strong>27 febbraio 1969 &#8211; Roma: Domenico Congedo</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>9 aprile 1969 &#8211; Battipaglia (SA) Carmine Citro e Teresa Ricciardi</strong>  Sciopero contro la minacciata chiusura del tabacchificio locale, unico stabilimento industriale della città. Migliaia di agenti occupano la città, caricano i manifestanti e sparano uccidendo il tipografo Carmine Citro di 19 anni e Teresa Ricciardi di 30 anni, insegnante in una scuola media di Eboli, colpita mentre era alla finestra di casa propria.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/cesarepardini/"><strong>27 ottobre 1969 &#8211; Pisa: Cesare Pardini</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/piazzafontana/"><strong>12 dicembre 1969: Strage di Piazza Fontana (Milano)</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/giuseppepinelli/"><strong>15 dicembre 1969 &#8211; Milano: Giuseppe Pinelli</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/brunolabate/"><strong>15 luglio 1970 &#8211; Reggio Calabria: Bruno Labate</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/maurodemauro/"><strong>16 settembre 1970 Palermo: Mauro De Mauro</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/antoniocampanella/"><strong>17 settembre 1970 &#8211; Reggio Calabria: Angelo Campanella</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/aclcsb/"><strong>26 settembre 1970 &#8211; Roma: Giovanni Arico&#8217;, Angelo Casile, Luigi Lo Celso, Franco Scordo, Annelise Borth</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/saveriosaltarelli/"><strong>12 dicembre 1970 &#8211; Milano: Saverio Saltarelli</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>2 febbraio 1971 &#8211; Foggia Domenico Centola</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nel corso di uno sciopero la polizia apre il fuoco uccidendo il bracciante Domenico Centola.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/giuseppemalacaria/"><strong>4 febbraio 1971 &#8211; Catanzaro: Giuseppe Malacaria</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>3 giugno 1971 &#8211; Milano Massimiliano Ferretti</strong>  Quattromila agenti sgomberano le case occupate di via Tibaldi sparando un alto numero di candelotti lacrimogeni. A causa di ciò muore un bambino di sette mesi, Massimiliano Ferretti, malato di cuore e affetto di bronchite.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>13 giugno 1971 &#8211; Palermo Michele Guareschi</strong>  Un attivista del Partito repubblicano, Michele Guareschi di 32 anni, viene ucciso con un colpo di pistola da un agente di p.s. perché sorpreso ad affiggere manifesti elettorali dopo il termine consentito.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>22 settembre 1971 &#8211; Reggio Calabria Carmelo Jaconis</strong>  Le forze dell&#8217;ordine caricano i dimostranti e feriscono al torace con un candelotto lacrimogeno il quattordicenne Carmelo Silio e uccidono Carmelo Jaconis, colpito al cuore da un colpo di rivoltella.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>11 marzo 1972 &#8211; Milano Giuseppe Tavecchio</strong>  Manifestazione della sinistra extraparlamentare in occasione del processo a Pietro Valpreda, l&#8217;anarchico accusato della strage di Stato. La manifestazione è vietata e avvengono scontri con la polizia. Un candelotto lacrimogeno, sparato ad altezza d&#8217;uomo dalla polizia, colpisce in faccia e uccide il pensionato Giuseppe Tavecchio. Per l&#8217;uccisione di Giuseppe Tavecchio verrà incriminato per &#8220;omicidio colposo&#8221; il capitano di p.s. Dario Del Medico, condannato in primo grado e, infine, assolto in appello perché &#8220;il fatto non costituisce reato&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/francoserantini/"><strong>5 maggio 1972 &#8211; Pisa: Franco Serantini</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/stragepeteano/"><strong>31 maggio 1972: Strage di Peteano</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/marianolupo/"><strong>25 agosto 1972 &#8211; Parma: Mario (Mariano) Lupo</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/robertofranceschi/"><strong>23 gennaio 1973 &#8211; Milano: Roberto Franceschi</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/questuramilano/"><strong>17 maggio 1973: Milano, strage di via Fatebenefratelli &#8211; Questura di Milano</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/stragisavonese/"><strong>aprile 1974/maggio1975: stragi e tentate stragi nel Savonese</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/piazzadellaloggia/"><strong>28 maggio 1974: Strage di Piazza della Loggia (Brescia)</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/italicus/"><strong>4 agosto 1974: Strage dell&#8217;Italicus</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/fabrizioceruso/"><strong>8 settembre 1974 &#8211; Roma: Fabrizio Ceruso</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/adelchiargada/"><strong>20 ottobre 1974 &#8211; Lamezia Terme: Adelchi Argada</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>11 dicembre 1974 &#8211; Roma Zunno Minotti</strong>  La polizia carica un corteo di invalidi di guerra e uccide Zunno Minotti di 63 anni, altri 14 invalidi devono essere ricoverati per le ferite riportate. Su uno dei cartelli dei manifestanti c&#8217;era scritto: &#8220;Signori del governo, scusate se non siamo ancora morti&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/varalli-zibecchi/"><strong>16 e 17 aprile 1975 &#8211; Milano: Claudio Varalli e Giannino Zibecchi</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/toninomicciche/"><strong>17 aprile 1975 &#8211; Torino: Tonino Miccichè</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>19 aprile 1975 &#8211; Firenze Rodolfo Boschi</strong>  Una manifestazione antifascista organizzata dall&#8217;Anpi è attaccata dalla polizia con l&#8217;uso di armi da fuoco. Un agente di p.s., Orazio Basile, uccide Rodolfo Boschi e ferisce Panichi, manifestante, che si era avvicinato con una pistola in pugno. Omicidio Boschi: al processo che ne è seguito, l&#8217;agente di p.s. è stato condannato a 8 mesi con la condizionale per &#8220;eccesso colposo di legittima difesa&#8221;; 10 anni di reclusione sono inflitti a Panichi imputato di reati minori.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>17 maggio 1975 &#8211; Napoli Gennaro Costantino</strong>  I disoccupati occupano gli uffici anagrafici del comune in piazza Dante. Interviene la Celere e in uno dei caroselli una jeep investe e uccide il pensionato Gennaro Costantino, di 65 anni. Per i fatti del 17 maggio a Napoli, la polizia sostiene che il mezzo era privo di conducente il quale sarebbe stato sbalzato dal posto di guida in seguito a sbandamento. Numerosi sono gli arrestati fra i dimostranti, che si sono difesi con sassaiole, impegnando la polizia in scontri.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/albertobrasili/"><strong>25 maggio 1975 &#8211; Milano: Alberto Brasili</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/alcestecampanile/"><strong>12 giugno 1975 &#8211; Reggio Emilia: Alceste Campanile</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/pasolini/"><strong>1 novembre 1975 &#8211; Ostia: Pier Paolo Pasolini</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/pierobruno/"><strong>22 novembre 1975 &#8211; Roma: Pietro Bruno</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/mariomarotta/"><strong>15 marzo 1976 &#8211; Roma: Mario Marotta</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/mariosalvi/"><strong>7 aprile 1976 &#8211; Roma: Mario Salvi</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/gaetanoamoroso/"><strong>27 aprile 1976 &#8211; Milano: Gaetano Amoroso</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/luigidirosa/"><strong>28 maggio 1976 &#8211; Sezze Romano: Luigi Di Rosa</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/francescolorusso/"><strong>11 marzo 1977 &#8211; Bologna: Pier Francesco Lorusso</strong></a>  <a href="http://www.reti-invisibili.net/giorgianamasi/"><strong>12 maggio 1977 &#8211; Roma: Giorgiana Masi</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/walterrossi/"><strong>30 settembre 1977 &#8211; Roma: Walter Rossi</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/benedettopetrone/"><strong>28 novembre 1977 &#8211; Bari: Benedetto Petrone</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/robertoscialabba/"><strong>28 febbraio 1978 &#8211; Roma: Roberto Scialabba</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/faustoeiaio/"><strong>18 marzo 1978 &#8211; Milano: Fausto Tinelli e Lorenzo Iannuzzi</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/giuseppeimpastato/"><strong>8 maggio 1978 &#8211; Cinisi (PA): Giuseppe &#8220;Peppino&#8221; Impastato</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/ivozini/"><strong>19 settembre 1978 &#8211; Roma: Ivo Zini</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/claudiomiccoli/"><strong>30 settembre 1978 &#8211; Napoli: Claudio Miccoli</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/ciroprincipessa/"><strong>20 aprile 1979 &#8211; Roma: Ciro Principessa</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/valerioverbano/"><strong>22 febbraio 1980 &#8211; Roma: Valerio Verbano</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/ustica/"><strong>27 giugno 1980: Strage di Ustica</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/stragedibologna/"><strong>2 agosto 1980: Strage di Bologna</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/giuseppefava/"><strong>5 gennaio 1984 &#8211; Catania: Giuseppe &#8220;Pippo&#8221; Fava</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/rapido904/"><strong>23 dicembre 1984: Strage del Rapido 904</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/lucarossi/"><strong>23 febbraio 1986 &#8211; Milano: Luca Rossi</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/maurorostagno/"><strong>26 settembre 1988 &#8211; Trapani: Mauro Rostagno</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/salvemini/"><strong>6 dicembre 1990: Strage dell&#8217;Istituto Salvemini &#8211; Casalecchio di Reno</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/aurobruni/"><strong>19 maggio 1991 &#8211; Roma: Auro Bruni</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/georgofili/"><strong>27 maggio 1993: Strage di Via dei Georgofili (Firenze)</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/ilarialpi/"><strong>20 marzo 1994 &#8211; Mogadiscio: Ilaria Alpi</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>20 marzo 1999 &#8211; Matera Raffaele Angelo De Palo, detto Lino</strong></p>
<p style="text-align:justify;">A Matera, muore nel reparto otorinolaringoiatria dell&#8217;ospedale civile Raffaele Angelo De Palo, detto Lino, fornaio di 31 anni, che portato in Questura per motivi futili (era accusato di infastidire i passanti) avrebbe aggredito un ispettore di Ps, restando gravemente ferito, secondo la versione ufficiale, nella colluttazione che ne è seguita. Il questore Eugenio Introcaso ha parlato di &#8220;tragica fatalità&#8221;, mentre il sostituto procuratore della repubblica Eva Toscani ha aperto l&#8217;inchiesta di rito. Questa si concluderà nel 2001 con la condanna dell&#8217;ispettore di Ps Francesco Ambrosino a 5 anni e 4 mesi di reclusione, con i benefici di legge, per omicidio preterintenzionale.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/ioncazacu/"><strong>16 aprile 2000 &#8211; Gallarate &#8211; Ion Cazacu</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/napoli17marzo01/"><strong>17 marzo 2001: i fatti di Napoli</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/carlogiuliani/"><strong>20 luglio 2001 &#8211; Genova: Carlo Giuliani</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/veritaegiustizia/"><strong>20 e 21 luglio 2001 &#8211; I fatti di Genova</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/dax/"><strong>16 marzo 2003 &#8211; Milano: Davide &#8220;Dax&#8221; Cesare</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/torino18giugno2005/"><strong>18 giugno 2005: i fatti di Torino</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/aldrovandi/"><strong>25 settembre 2005 &#8211; Ferrara: Federico Aldrovandi</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/riccardorasman/"><strong>27 ottobre 2005 &#8211; Trieste: Riccardo Rasman</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/milano11marzo2006/"><strong>11 marzo 2006: i fatti di Milano</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/rumeshrajgamaachrige/"><strong>29 marzo 2006- Como: Rumesh Rajgama Achrige</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/giuseppecasu/"><strong>22 giugno 2006 &#8211; Quartu: Giuseppe Casu</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/renatobiagetti/"><strong>28 agosto 2006 &#8211; Roma: Renato Biagetti</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/francescomastrogiovanni/"><strong>4 agosto 2009 &#8211; Salerno:Francesco Mastrogiovanni</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;">**********************************</p>
<p style="text-align:justify;">Una nota finale per quelle tematiche che presentano casi collettivi impossibili da ordinare cronologicamente:</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/anavafaf/"><strong>Associazione ANAVAFAF</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/cogemil/"><strong>COGEMIL</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/mortilavoro/"><strong>morti sul lavoro</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.reti-invisibili.net/morticarceri/"><strong>morti nelle carceri</strong></a></p>
<br />Filed under: <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/category/memoria-italiana/'>memoria italiana</a> Tagged: <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/cronaca-delle-morti/'>cronaca delle morti</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/memoria-italiana/'>memoria italiana</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/morti-sul-lavoro/'>Morti sul lavoro</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/omicidi-stato/'>omicidi stato</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/salvatoremarescaserrablog/'>salvatoremarescaserrablog</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/strage-di-bologna/'>strage di Bologna</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/stragi-2/'>stragi</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1685/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1685&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">strage di Bologna</media:title>
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		<title>DEBITO PUBBLICO: QUESTO SCONOSCIUTO</title>
		<link>http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/2011/12/10/debito-pubblico-questo-sconosciuto/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 11:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[economy]]></category>
		<category><![CDATA[salvatoremarescaserrablog]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: Eurostat. L’85% del debito pubblico italiano è detenuto da istituti finanziari italiani o da altri possessori esteri, di cui possiamo azzardare senza troppi rischi la natura finanziaria. Nel rimanente 15% detenuto da residenti in Italia, il documento citato comprende sia le imprese che le famiglie, il che significa che la parte di debito pubblico [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1680&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/12/immagine-13.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1681" title="Chi possiede il nostro debito pubblico?" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/12/immagine-13.png?w=500&#038;h=318" alt="" width="500" height="318" /></a></p>
<p><em>Fonte:</em> Eurostat.</p>
<p>L’85% del <a href="http://www.umanista.info/spip.php?mot6">debito pubblico</a> italiano è detenuto da istituti finanziari italiani o da altri possessori esteri, di cui possiamo azzardare senza troppi rischi la natura finanziaria. Nel rimanente 15% detenuto da residenti in Italia, il documento citato comprende sia le imprese che le famiglie, il che significa che la parte di <a href="http://www.umanista.info/spip.php?mot6">debito pubblico</a> nelle mani delle famiglie italiane tende ormai a essere insignificante.</p>
<p>Tutto ciò a riprova ancora una volta del fatto che il <a href="http://www.umanista.info/spip.php?mot6">debito pubblico</a>, attraverso il meccanismo degli interessi, è uno strumento di redistribuzione inversa dai contribuenti agli istituti finanziari (banche, assicurazioni, fondi di investimento) e, in ultima analisi, ai detentori di capitali.</p>
<p>La richiesta da parte dei dirigenti europei di innalzare l’età pensionabile a 67 anni, o di generalizzare il precariato per rimborsarlo non è altro che l’ennesima testimonianza della totale subordinazione delle strutture democratiche europee ai detentori di capitali, i cosiddetti «mercati».</p>
<p>(fonte: <a href="http://www.umanista.info/spip.php?article37">http://www.umanista.info/spip.php?article37</a>)</p>
<p><strong>A quanto ammonta il debito pubblico italiano? </strong></p>
<p>(fonte:<a href="http://altracitta.org/blog/2011/11/08/a-quanto-ammonta-il-debito-pubblico-italiano/"> http://altracitta.org/blog/2011/11/08/a-quanto-ammonta-il-debito-pubblico-italiano/</a>)<strong></strong></p>
<p>R. Secondo i dati della Banca d’Italia, al giugno 2011 il debito pubblico totale ammontava a 1901 miliardi di euro pari al 122% del Pil realizzato nel 2010. Ma economisti come Loretta Napoleoni, affermano che è impossibile avere il dato preciso perché in ogni ambito delle amministrazioni pubbliche, dal Ministero del Tesoro, fino all’ultimo comune d’Italia, possono essere stati accesi prestiti presso banche private compiacenti che in cambio di laute commissioni hanno escogitato degli stratagemmi per farli passare come anticipi su operazioni future. Ma il problema è che si tratta di operazioni assimilabili a scommesse che possono o non possono dar luogo ad incassi.</p>
<p>In conclusione si fanno comparire fra le entrate somme che negli anni successivi possono trasformarsi in debiti, gravati di interessi, perché l’evento auspicato non si è realizzato. Benché si tratti di operazioni configurabili come veri e propri falsi in bilancio, purtroppo sono utilizzate anche dai governi. Il caso più eclatante è stato scoperto a carico della Grecia che aveva agito con la complicità della banca d’affari Goldman Sachs. Per essere ammessa nell’euro, nell’anno 2001 e seguenti, la Grecia aveva bisogno di dimostrare che il suo deficit annuale era inferiore a quello reale e non potendo agire sul piano delle uscite, aveva deciso di falsificare i dati sul piano delle entrate.</p>
<p>In altre parole si era fatto anticipare da Goldman Sachs dei soldi su polizze assicurative relative ad eventi finanziari futuri (l’innalzamento dei tassi di interesse piuttosto che la rivalutazione di certe valute) di cui nessuno poteva prevedere l’andamento. Ma ciò non interessava a nessuno: il problema era ingannare, poi si sarebbe visto. E infatti nel 2010 il bubbone è scoppiato perché non poteva essere più tenuto nascosto. Ed oggi la Grecia non sa di che morte morirà. Gustavo Piga, professore dell’università di Tor Vergata, ha spiegato che tutti i grandi paesi industrializzati del mondo, Italia compresa, ricorrono all’uso di queste polizze assicurative, meglio conosciute come derivati, che però sono costosissime e tal volta articolate in una maniera tale che se l’evento assicurato non si realizza, può essere il cliente a dover pagare l’assicuratore.</p>
<p>Ne sanno qualcosa i 519 comuni d’Italia che dalla sottoscrizione di simili polizze, con banche del calibro di Deutschebank o Ubs, stanno registrando perdite per quasi un miliardo di euro. Così l’utilizzo delle moderne tecniche di ingegneria finanziaria sta aggravando il debito pubblico e lo sta rendendo sempre più opaco, ossia fuori controllo. I vincenti, ancora una volta, sono le banche e le assicurazioni.</p>
<p>***</p>
<p>Elaborazione Centro Nuovo Modello di Sviluppo sui seguenti documenti: Banca d’Italia, Supplemento al bollettino statistico 14 ottobre 2011 n. 51; Gustavo Piga, Derivative and public debt management, Isma 2001; Loretta Napoleoni, Il contagio, Rizzoli 2011</p>
<p>***</p>
<p>Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (www.cnms.it), animato dal nostro amico Francuccio Gesualdi, ha promosso un <a href="http://www.cnms.it/campagna_congelamento_debito">appello per il congelamento del debito pubblico italiano</a>. Allo stesso tempo ha pubblicato 12 domande e 12 risposte sul tema, vista la vastità e la complessità di una questione che però ci coinvolge tutti da molto vicino. Perché da come il nostro governo tratterà la vicenda con l’Unione Europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazione dipendono i nostri diritti e il nostro futuro, in una parola la democrazia per come siamo abituati a considerarla. (cl)</p>
<p>***</p>
<p>Ecco il sommario delle 12 domande:</p>
<p>1. <a href="http://altracitta.org/blog/2011/11/06/debito-pubblico-una-risposta-al-giorno-per-capire-in-che-guaio-siamo-finiti-e-come-uscirne/">Cos’è il debito pubblico?</a> 2. <a href="http://altracitta.org/blog/2011/11/07/come-si-e-formato-il-debito-pubblico-in-italia/">Come si è formato il debito pubblico in Italia?</a> 3. <a href="http://altracitta.org/blog/2011/11/08/a-quanto-ammonta-il-debito-pubblico-italiano/">A quanto ammonta il debito pubblico italiano?</a> 4. <a href="http://altracitta.org/blog/2011/11/09/chi-detiene-il-debito-pubblico-italiano/">Chi detiene il debito pubblico italiano?</a> 5. Che cos’è la speculazione sul debito pubblico e perché ci danneggia? 6. Perché si tagliano le spese sociali in nome del debito pubblico? 7. Perché tutti invocano la crescita per la soluzione del debito pubblico? 8. Cosa significa “congelamento del debito? 9. Quali possono essere le conseguenze collettive del congelamento del debito? 10. E’ vero che se lo stato congela il debito, i clienti delle banche non avranno più indietro i loro depositi? 11. E’ possibile congelare il debito pubblico salvaguardando le famiglie che hanno investito in Buoni del Tesoro? 12. Quali strategie si possono perseguire per ridurre il debito pubblico senza danno sociale?</p>
<br />Filed under: <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/category/economy/'>Economy</a> Tagged: <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/debito-pubblico/'>debito pubblico</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/economy-2/'>economy</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/salvatoremarescaserrablog/'>salvatoremarescaserrablog</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1680/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1680&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>CONTROLLO GLOBALE</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 15:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Global Control]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti critici]]></category>
		<category><![CDATA[Controllo Globale]]></category>
		<category><![CDATA[Echelon]]></category>
		<category><![CDATA[intercettazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Menwith Hill]]></category>
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		<category><![CDATA[Raoul Chiesa]]></category>
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		<category><![CDATA[Spionaggio globale]]></category>

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		<description><![CDATA[CONTROLLO  GLOBALE Questo articolo di Raoul Chiesa &#8211; che ringrazio &#8211; è stato scritto e documentato prima del 2000. Ebbene, siamo adesso alle soglie del 2012, e sappiamo che al ritmo di sei mesi in sei mesi tutte le maggiori tecnologie e conoscenze tecnologico-scientifiche vengono sempre totalmente riviste e aggiornate. Ogni obsolescenza eliminata. Ogni innovazione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1632&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
<h2 style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/echelon.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1651" title="ECHELON" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/echelon.jpeg?w=500" alt=""   /></a>CONTROLLO  GLOBALE</h2>
<p style="text-align:justify;"><em>Questo articolo di Raoul Chiesa &#8211; che ringrazio &#8211; è stato scritto e documentato prima del 2000. Ebbene, siamo adesso alle soglie del 2012, e sappiamo che al ritmo di sei mesi in sei mesi tutte le maggiori tecnologie e conoscenze tecnologico-scientifiche vengono sempre totalmente riviste e aggiornate. Ogni obsolescenza eliminata. Ogni innovazione applicata, puntualmente. Negli anni recenti, il dibattito politico in Italia è stato visto impegnato sulla materia della intercettazioni; molti politici del centro-destra hanno più volte menzionato gli USA, introducendo un discorso insidioso e controverso, affermando che negli Stati Uniti l&#8217;uso che viene fatto delle intercettazioni, e relativi costi per i contribuenti americani, sono di gran lunga inferiori rispetto al belpaese. La privacy molto più rispettata e altre cose così&#8230; La ragione per cui pubblico questo articolo è sia relativa al mio romanzo &#8211; di prossima uscita nel 2012 IL COSTRUTTORE DI SPECCHI -, sia rivolta a tutti coloro che intendono approfondire la reale situazione nel mondo, rispetto alla salvaguardia della privacy (impropriamente menzionata dai politici, ingenuamente, o in mala fede). Consiglio nella lettura una particolare attenzione all&#8217;uso che si fa della tecnologia &#8211; perfettamente menzionato da Raoul Chiesa &#8211; rispetto all&#8217;economia, diventata negli ultimi giorni, col governo Monti, un tema di grande attualità in Italia. Ebbene, se immaginiamo i progressi, gli avanzamenti delle tecnologie, e l&#8217;uso applicato all&#8217;assetto attuale dei poteri economici, possiamo arricchire la nostra consapevolezza globale. E rendere il nostro occhio critico un po&#8217; meno sprovveduto, quindi ingenuo. Buona lettura.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Salvatore Maresca Serra, Roma Novembre 2011</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Premessa</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Un ringraziamento particolare per aver contribuito &#8211; con informazioni, racconti, aneddoti e spiegazioni in una forma personale ed amichevole &#8211; alla stesura di questo articolo va a Steve Wright e a Simon Davies:</p>
<p style="text-align:justify;">il primo e&#8217; direttore della <em>Omega Foundation</em> di Manchester ed autore del rapporto STOA 1998 per il Parlamento Europeo intitolato &#8220;An Appraisal of the Technologies of Political Control&#8221; (Una valutazione sulle tecnologie di controllo politico), dopo il quale si e&#8217; iniziato a parlare <em>anche</em> tra &#8220;la gente comune&#8221; del caso Echelon;</p>
<p style="text-align:justify;">Il Dr. Simon Davies lavora al Computer Security Research Center della London School of Economics a Londra ed e&#8217; fondatore del gruppo di osservazione <em>Privacy International</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Senza le spiegazioni e le opinioni di queste due persone questa storia non si sarebbe potuta raccontare.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_bganim4.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-1641" title="11_reti_bganim" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_bganim4.gif?w=500" alt=""   /></a></p>
<div style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><br />
</span></div>
<p style="text-align:justify;"><strong>Introduzione: Sorveglianza Globale</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Intercettazioni telefoniche, microspie, telecamere, sniffing, hacking, per arrivare sino ad agenti segreti e controspionaggio, sono termini ai quali siamo oramai abituati o ci stiamo abituando; esiste pero&#8217; un altro termine, un po&#8217; inquietante, del quale talune persone sono a conoscenza, altre hanno sentito parlare capendone poco, ed altre ancora &#8211; la maggior parte &#8211; non sanno assolutamente nulla.</p>
<p style="text-align:justify;">La stampa cartacea, quella &#8220;ufficiale&#8221;, ha iniziato a parlarne in Italia il 20 marzo 1998 quando il settimanale &#8220;il Mondo&#8221; dedico&#8217; un primo &#8220;speciale&#8221; dal titolo eclatante: &#8220;Licenza di spiare, i segreti di Echelon: cosi&#8217; USA e Gran Bretagna ci spiano&#8221;. Si riferiva al caso Echelon, alla scoperta ufficiale della sua esistenza.</p>
<p style="text-align:justify;">Segui&#8217; una seconda uscita nel numero successivo, poi una terza&#8230; poi le prime timide interrogazioni parlamentari da parte di alcuni degli eurodeputati italiani di stanza a Bruxelles. Romano Carratelli, deputato del Partito Popolare (lo stesso del Ministro della Difesa, Beniamino Andreatta) il primo aprile 1998 ha presentato a Prodi un&#8217;interrogazione parlamentare in cui chiede di sapere &#8220;se il governo italiano e&#8217; a conoscenza del sistema Echelon e se l&#8217;Italia e&#8217; coinvolta in questa vicenda e quali iniziative sono state intraprese o si intende intraprendere per garantire la sicurezza del Paese e dei suoi cittadini&#8221;. Prodi il 24 aprile dello stesso anno, quando era primo ministro, durante una seduta parlamentare, dichiara di non sapere nulla riguardo ad Echelon, aggiungendo che un sistema di controllo sistematico delle telecomunicazioni risultava essere, secondo lui, poco credibile e non realizzabile.</p>
<p style="text-align:justify;">In altri paesi europei accadeva piu&#8217; o meno lo stesso: The Guardian Online, il Tribune e il Sunday Times in Inghilterra, Liberation in Francia con uno speciale di 4 pagine, De Groen in Olanda, il New York Times nella sua rubrica Cybertimes, persino il Giappone, con due articoli il 19 settembre 1998 ed il 10 gennaio 1999 su Mainichi Shimbun, tutti insomma pubblicano interrogativi sul caso.</p>
<p style="text-align:justify;">Ed e&#8217; forse un caso il fatto che tutti questi articoli siano stati pubblicati dopo l&#8217;uscita di un film quale &#8220;Nemico Pubblico&#8221;? Era proprio necessario un <em>film</em> per esporre il problema a tutti e suscitare finalmente l&#8217;interesse dei mass-media?</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_0375_1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1639" title="11_reti_0375_1" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_0375_1.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Analizzando il rapporto STOA, risultava spontaneo porsi delle domande sul ruolo dell&#8217;accoppiata NSA/CIA americana e del GCHQ inglese. Ma nessuno lo fece&#8230; e chi tento&#8217; di farlo (esemplare la battaglia condotta da &#8220;Il Mondo&#8221;), arrivando al punto di riuscire a far si&#8217; che la commissaria europea Emma Bonino e la Commissione Europea si rivolgessero alla Gran Bretagna per chiedere una conferma o una smentita, chi ci ha provato e&#8217; rimasto solo con il gelido silenzio del governo inglese. Tutte denuncie passate inosservate.</p>
<p style="text-align:justify;">La seconda tornata dei mass-media grido&#8217; successivamente ad una &#8220;rivincita&#8221;, &#8220;Enfopol: la risposta europea ad Echelon.&#8221;. Tra parentesi sbagliandosi &#8211; e di molto, come vedremo in seguito &#8211; sul significato della cosa.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi, gradualmente, il silenzio.</p>
<p style="text-align:justify;">Il rapporto STOA (122 pagine di analisi su armi, tecnologie, reti e servizi segreti) e&#8217; stato pubblicato il 18 dicembre 1997. Il 27 gennaio 1998 e&#8217; stato presentato al &#8220;European Parliament Committee on Civil Liberties and Internal Affairs&#8221;. Oggi siamo nel settembre del 1999, e ancora pochi sanno cosa dice, cosa scopre e cosa spiega, di cosa ci avverte questo rapporto.</p>
<p style="text-align:justify;">In questa serie di articoli sui punti chiave delle reti di controllo globale, cerchero&#8217; di spiegare cosa e quali sono, di dare il mio punto di vista ed approfondire a livello tecnico i casi Echelon ed Enfopol, aggiungendo pero&#8217; alla visione d&#8217;insieme che andro&#8217; a descrivervi alcuni fattori all&#8217;apparenza estranei tra loro: il risultato finale e&#8217; il termine inquietante sopra accennato: la <em>Sorveglianza Globale</em>.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_menwith_03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1648" title="11_reti_menwith_03" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_menwith_03.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_menwith_02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1647" title="11_reti_menwith_02" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_menwith_02.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;inizio: Menwith Hill</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Verso la fine degli anni &#8217;70, quando si era da poco laureato alla Lancaster University del Regno Unito, Steve Wright si imbatte&#8217; per la prima volta in <em>Echelon</em>: fotografo&#8217; per interesse accademico e di studio sull&#8217;argomento delle torri-ripetitori, vicino al suo campus universitario, le quali ufficialmente svolgevano il ruolo di ponti telefonici per le chiamate a lunga distanza e transoceaniche ed erano collocate sul tetto dell&#8217;ufficio postale della sua citta&#8217;.</p>
<p style="text-align:justify;">Osservando giorni dopo le fotografie, noto&#8217; che i dischi delle parabole non erano puntati verso il nord ed il sud del paese, bensi&#8217; verso il nord dell&#8217;Irlanda ad ovest e verso un posto chiamato Menwith Hill ad est.</p>
<p style="text-align:justify;">Tre settimane dopo fu prelevato a casa da due macchine dei servizi segreti e portato alla sua Universita&#8217;, la quale fu dunque la prima Universita&#8217; inglese a subire una perquisizione dell&#8217;Intelligence britannica.</p>
<p style="text-align:justify;">Piu&#8217; o meno nello stesso periodo due ricercatori universitari norvegesi, Nils Peter Gledisch e Owen Wilkes &#8211; i quali stavano effettuando ricerche simili a quelle svolte da Wright ed un suo collega, ebbero seri problemi&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Oggi possiamo dire che quei ricercatori <em>stavano iniziando a scoprire le viscere dell&#8217;infrastruttura di ascolto globale della NSA</em>.</p>
<table style="text-align:justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="200"><strong> Menwith Hill</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align:justify;">Nel 1947, piu&#8217; di cinquant&#8217;anni fa, venne alla luce un &#8220;patto&#8221;, un&#8217;alleanza strategica tra cinque paesi. Il patto fu chiamato Ukusa ed i paesi costituenti sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;obiettivo e&#8217; chiaro e di ampia portata: intercettare, spiare, analizzare le informazioni che viaggiano nell&#8217;etere.</p>
<p style="text-align:justify;">Dagli anni 50 ad oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante. La telefonia fissa, i telefax, quella cellulare, i satellititi, Internet: il mondo ha cambiato il modo di comunicare. Il patto Ukusa non e&#8217; rimasto fermo.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_mission.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1649" title="11_reti_mission" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_mission.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Una cosa da chiarire prima di proseguire nella spiegazione del patto Ukusa ed arrivare poi a parlare di Echelon, e&#8217; il fatto che questa alleanza sia stata si&#8217; stipulata tra i governi dei diversi paesi membri, ma di fatto sia gestita dalle singole Intelligence dei vari paesi.</p>
<p style="text-align:justify;">Oggi, 1999, dalle basi di Sugar Grove e Yakima negli USA, Walhopai in Nuova Zelanda, Geraldton in Australia, Morwenstow nel Regno Unito e da quella di Hong Kong (ricordiamoci, oggi divenuta cinese) partono le richieste di parole chiavi, frasi, nominativi: i dati vengono inoltrati al paese richiedente.</p>
<p style="text-align:justify;">Questi dati vengono comparati a quanto intercettato dalla rete di controllo, analizzati e trasmessi attraverso satelliti dedicati dai due gateway di Fort Meade nel Maryland e Menwith Hill nella zona di North York Moors nel Regno Unito.</p>
<p style="text-align:justify;">Menwith Hill e&#8217; il centro nevralgico europeo di questo network, e Menwith Hill ha &#8220;creato&#8221; Echelon.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_mapbg.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1645" title="11_reti_mapbg" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_mapbg.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Oggi &#8211; La Struttura di Ukusa e il ruolo di Echelon</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nicky Hager ha scritto e pubblicato, nel 1996, &#8220;Secret Power: New Zealand&#8217;s Role in the International Spy Network&#8221;. Il settimanale Il Mondo lo ha intervistato in occasione del primo articolo italiano su Echelon. Hager e&#8217; stato di estrema importanza ed utilita&#8217; per capire come funziona fisicamente la rete dello Ukusa Agreement.</p>
<p style="text-align:justify;">Nicky spiega a Il Mondo che &#8220;La particolarita&#8217; del sistema Echelon e&#8217; che la sua rete di satelliti, basi terrestri e supercomputer non e&#8217; disegnata soltanto per permettere l&#8217;intercettazione di <em>alcune</em> particolari linee di trasmissione, bensi&#8217; per <em>intercettare indiscriminatamente</em> quantitativi inimmaginabili di comunicazioni <em>attraverso qualsiasi mezzo o linea di trasmissione</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_menwith_01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1646" title="11_reti_menwith_01" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_menwith_01.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> I &#8211; Le basi</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ogni compagnia telefonica nel mondo (Telecom Italia, Omnitel, Infostrada, France Telecom, KDD, etc..) utilizza per le comunicazioni internazionali uno dei 25 satelliti geostazionari Intelsat, i quali ruotano intorno alla Terra, stazionando sopra l&#8217;equatore. Nelle cinque basi di ascolto Ukusa vengono intercettate le comunicazioni gestite da questi satelliti.</p>
<p style="text-align:justify;">Ogni Paese aderente al patto Ukusa ha in affidamento la copertura di un&#8217;area specifica del mondo: in Inghilterra ad esempio si trova la base che controlla il traffico europeo, sulle scogliere del Cornwall, mentre il traffico nord-sud del continente americano e&#8217; gestito dalla base di Sugar Grove, a 250 chilometri circa dalla capitale americana. Le telecomunicazioni sul Pacifico sono invece divise tra la base americana di Yakima (250 chilometri a sud-ovest di Seattle), la base neozelandese di Waihopai &#8211; aperta nel 1989 &#8211; e quella australiana, sita a Geraldton, la quale cura anche l&#8217;area dell&#8217;Oceano indiano.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> II &#8211; Satelliti Spia</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Dai primi anni &#8217;70 in avanti la N.S.A. ha messo in orbita una costellazione di satelliti spia, chiamata in codice &#8220;Vortex&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;L&#8217;ultima generazione di satelliti &#8211; spia e&#8217; costituita da tre nuovi &#8220;bird&#8221; geosincronici messi in orbita negli ultimi quattro anni, che da soli coprono praticamente tutto il mondo&#8221;, dice il massimo esperto del settore Jeff Richelson.&#8221; Quello che copre l&#8217;Europa staziona in orbita a 22.300 miglia di altitudine sopra il Corno d&#8217;Africa ed e&#8217; controllato dalla base terrestre inglese di Menwith Hill, nel nord dello Yorkshire, che con i suoi 22 terminali satellitari e&#8217; di gran lunga la piu&#8217; grande e potente della rete Ukusa&#8221;. Menwith Hill e&#8217; quindi la stazione europea NSA di &#8220;scrematura ed inoltro&#8221; (matching &amp; forwarding) piu&#8217; importante ed e&#8217; distribuita su 4.9 acri di terreno: nel 1991 vince il &#8220;premio NSA&#8221; come stazione dell&#8217;anno, grazie alla sua <em>estrema utilita&#8217; durante la guerra del Golfo</em>.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/george-h-w-bush.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1652" title="George H W Bush" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/george-h-w-bush.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/effetti-radioattivi-armi-usa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1653" title="Effetti Radioattivi armi USA" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/effetti-radioattivi-armi-usa.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:center;">Effetti radioattivi armi USA</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>III &#8211; Echelon, dictionary manager &amp; Memex</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La rivoluzione delle comunicazioni e tecnologie digitali ha facilitato di molto l&#8217;industrializzazione della sorveglianza, spiega Wright. Una volta, prima della caduta del Muro di Berlino, la polizia segreta della Germania dell&#8217;Est disponeva di 500.000 informatori segreti, 10.000 dei quali erano necessari semplicemente per trascrivere le telefonate dei cittadini: oggi lo stesso lavoro e&#8217; svolto o puo&#8217; essere svolto dalla tecnologia.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; vero anche che la mentalita&#8217; stessa, la psicologia nell&#8217;analisi dei dati, il mercato cosi&#8217; come il modo di fare commercio sono enormemente cambiati in questi ultimi 30 anni: basti pensare al marketing: ieri si indagava su quante persone hanno un telefono, oggi su quante persone lo usano in una casa, per chiamare chi, dove e a che ora.</p>
<p style="text-align:justify;">Steve mi illustra come questa nuova era tecnologica sia caratterizzata da sistemi che, &#8220;collegati in <em>tempo reale</em>, custodiscono dati personali <em>e</em> sistemi di monitoring: questo significa che, per la prima volta, ci si trova davanti alla necessita&#8217; di <em>immagazzinare</em> e contemporaneamente <em>analizzare </em>queste informazioni.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Si arriva allora al <em>data-veillance</em>, termine che nasce dalla fusione delle parole <em>surveillance</em> (sorveglianza) ed elementi di <em>artificial intelligence</em> (intelligenza articificiale).</p>
<p style="text-align:justify;">Questa data-veillance e&#8217; basata sull&#8217;approccio militare al cosi&#8217; chiamato &#8220;C3I&#8221;, vale a dire &#8220;Communications, Command, Control and Intelligence&#8221;, una modalita&#8217; gerarchica di usare le informazioni per coordinare l&#8217;Intelligence militare e le truppe.</p>
<p style="text-align:justify;">Risulta allora ovvio che l&#8217;enorme mole di dati ed informazioni raccolta dai satelliti spia deve essere paragonata con le richieste pervenute dalle basi, al fine di scremare e catalogare le informazioni e realizzare il data-veillance: il terzo e ultimo componente del sistema Ukusa e&#8217; costituito da una matrice di network-supercomputer, i quali hanno la capacita&#8217; di &#8220;assorbire, esaminare e filtrare in tempo reale enormi quantita&#8217; di messaggi digitali e analogici, estrapolare quelli contenenti ognuna delle parole &#8211; chiave preprogrammate, decodificarli e inviarli automaticamente al quartier generale del servizio di Intelligence dei cinque Paesi interessato ai messaggi che includono la parola predeterminata.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_behind9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1640" title="11_reti_behind9" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_behind9.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Questi supercomputer sono stati battezzati &#8220;dizionari&#8221;, e ogni pochi giorni i &#8220;dictionary manager&#8221; dei cinque Paesi cambiano la lista delle parole chiave, inserendone delle nuove e togliendo delle vecchie a seconda dei temi politici, diplomatici ed economici di interesse per gli Usa e i suoi alleati&#8221;, spiega Hager. &#8220;E una volta inserite le nuove parole e&#8217; solo questione di minuti prima che i dizionari comincino a sputar fuori messaggi che le contengono&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Per svolgere tutte queste funzioni e&#8217; stato realizzato un sistema di intelligenza artificiale, battezzato Memex.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; interessante notare come ogni stazione di analisi abbia un proprio nome in codice: quando vengono inoltrati messaggi inerenti particolari keyword, il messaggio e&#8217; sempre preceduto dal nome in codice della stazione che l&#8217;ha analizzato: la stazione di Yakima, ad esempio, situata in una zona desertica tra le Saddle Mountains e le Rattlesnake Hills, ha in uso il COWBOY dictionary, mentre la stazione neozelandese di Waihopai ha nome in codice FLINTLOCK. Questi codici di identificazione sono dunque registrati all&#8217;inizio di ogni comunicazione intercettata, affinche&#8217; gli analisti riceventi sappiano sempre <em>quale stazione ha intercettato, scremato ed inoltrato il messaggio</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Vi sono poi altri centri di smistamento oltre Menwith Hill: queste stazioni hanno &#8211; oltre ai compiti sopra esposti &#8211; la funzione di ascolto per i satelliti geostazionari <em>non appartenenti</em> alla rete Intelsat. In aggiunta alle stazioni di ascolto puntate verso questi satelliti, infatti, ed oltre la stazione di Menwith Hill, abbiamo altre quattro stazioni base: Shoal Bay, vicino alla citta&#8217; di Darwin nell&#8217;Australia del nord (targetting verso i satelliti indonesiani), Leitrim, appena a sud di Ottawa, Canada (satelliti latino americani), Bad Aibling in Germania, e Misawa nel nord del Giappone.</p>
<p style="text-align:justify;">Il &#8220;percorso&#8221; di questa mole di informazioni e&#8217; dunque molto particolare: sulle colline della Cornovaglia le antenne di Morwenstow raccolgono i segnali dei satelliti Intelsat &#8211; i quali <em>non viaggiano in criptato &#8211; </em>e li inviano alla &#8220;operation room&#8221; dove sono stati dati in pasto prima a un potente amplificatore e poi a una batteria di radioricevitori sintonizzati sulle differenti frequenze da microonde su cui trasmettono gli Intelsat. Ogni frequenza ha un certo numero di bande di segnali, ognuna delle quali contiene a sua volta centinaia di messaggi telefonici, fax, telex ed e-mail elettronicamente compattati tra loro (e&#8217; il cosiddetto multiplexing).<strong>IV &#8211; Percorsi ed output</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Grazie a speciali apparecchi americani chiamati <em>statmux</em> questo insieme di messaggi e&#8217; stato separato nei singoli messaggi individuali che lo componevano, e i messaggi inviati nelle bande di frequenza di maggior interesse, cioe&#8217; quelle che Echelon sa essere usate nelle comunicazioni importanti, sono stati inviati nel &#8220;dictionary&#8221;, il supercomputer anima del sistema. A questo punto il computer ha prima convertito i vari tipi di messaggi &#8211; telefonate, fax, e-mail &#8211; in un linguaggio digitale standard, e poi ha attivato la ricerca delle parole richieste (keyword) inserite dai &#8220;dictionary manager&#8221; dei cinque Paesi. Tutti i messaggi contenenti le keyword sottoscritte sono poi stati immediatamente e automaticamente passati a un altro computer che li ha messi in codice e spediti via satellite al quartier generale della NSA, a Fort Meade nel Maryland, dove sono stati decodificati e analizzati dai tecnici americani.</p>
<p style="text-align:justify;">I prodotti finali del sistema Echelon si dividono in tre categorie distinte: i rapporti, i &#8220;gist&#8221; (gist in inglese significa nocciolo della sostanza) e i sommari.</p>
<p style="text-align:justify;">I rapporti sono traduzioni dirette di messaggi intercettati, i &#8220;gist&#8221; sono compendi telegrafici in cui si offre il succo del discorso e i sommari sono compilazioni che contengono informazioni di diversi rapporti e &#8220;gist&#8221; e vengono poi conservate nelle banche dati di ciascun servizio di &#8220;Signal Intelligence&#8221; dei cinque Paesi membri di Ukusa.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Ogni servizio ha la possibilita&#8217; e il diritto di chiedere agli altri di fornire sommari da essi prodotti su particolari soggetti, specificando pero&#8217; a chi e&#8217; destinata l&#8217;informazione&#8221;, spiega Hager. Vista la frequenza di questi scambi, i Paesi dell&#8217;Ukusa hanno creato un sistema di distribuzione elettronica e in codice che muove continuamente rapporti tra un Paese e l&#8217;altro. Nel caso di informazioni particolarmente delicate, c&#8217;e&#8217; inoltre a disposizione una rete di corrieri appartenenti allo staff del Defense Courier Service, di base al quartier generale della NSA a Fort Meade.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_idirium_02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1643" title="11_reti_idirium_02" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_idirium_02.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Oggi &#8211; Sistema di controllo Globale: gli utilizzi</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Vent&#8217;anni dopo quella lontana visita da parte dell&#8217;Intelligence britannica, Steve Wright si prende dunque la sua rivincita: il rapporto STOA presentato al Parlamento europeo spiega che la rete-spia della NSA/GCHQ mina le basi del Trattato Europeo di Maastricht, il quale aveva il compito di garantire la parita&#8217; in tutti gli scambi tra gli stati membri.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel 1998 ai membri del Parlamento Europeo vengono dunque fornite le evidenze dei fatti per cui la US NSA ed il Governo Britannico con i propri servizi segreti hanno <strong>creato i mezzi per intercettare ogni comunicazione fax, e-mail e telefonica</strong> (cellulare, fissa, radio) <strong>all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Voci non confermate e tantomeno autorizzate mormoravano da decenni di attivita&#8217; di spionaggio da parte della NSA in Europa, ma prima del rapporto STOA nel 1998 non c&#8217;era mai stata alcuna conferma ufficiale: ora il mondo sa che la NSA ha creato una capacita&#8217; di sorveglianza sull&#8217;intero network di comunicazioni europeo.</p>
<p style="text-align:justify;">Quello che pero&#8217; emerge dal rapporto STOA e&#8217; ancora piu&#8217; inquietante: Echelon e&#8217; il nome di una rete di supercomputer capace di esaminare vaste aree di spettri di comunicazione e individuare parole chiave precedentemente inserite o ricevute dagli altri nodi; la potenza di elaborazione (o &#8220;scanning and screening&#8221;) di Echelon dichiarata dalla NSA era, nel <strong>1992</strong>, di <strong>2.000.000 di comunicazioni all&#8217;ora</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Facendo un esempio concreto, se io impostassi come parola chiave (&#8220;keyword&#8221;) la parola FIAT, gli elaboratori Echelon scandaglierebbero tutte le comunicazioni europee e paneuropee (telefonate, fax, comunicazioni via e-mail) per il termine FIAT e analizzerebbero in pochissimo tempo una mole impressionante di comunicazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora, quello a mio parere <em>ci deve fare pensare</em> &#8211; e molto, ed in fretta &#8211; e&#8217; che il rapporto STOA di Steve Wright abbia dimostrato come la NSA abbia sviluppato le proprie attivita&#8217; di spionaggio commerciale: nel 1990 furono impostate alcune keyword particolari, in quanto il colosso americano della telefonia, la At&amp;t, concorreva ad una gara d&#8217;appalto contro la giapponese Nec, per la fornitura di strutture di telecomunicazioni all&#8217;Indonesia. Gli USA spiarono le trattative e l&#8217;appalto fu vinto dalla At&amp;t: oggi le centraline telefoniche nazionali ed internazionali a Jakarta sono americane.</p>
<p style="text-align:justify;">Esiste il forte sospetto, riportato anche da giornali britannici come il Sunday Times, che la rete di intercettazioni Echelon venga utilizzata da britannici e americani anche per ottenere informazioni economiche riservate relative alle politiche di grandi gruppi industriali o finanziari.</p>
<p style="text-align:justify;">Allo stesso modo si e&#8217; sospettato che all&#8217;indomani dalla tragedia della funivia di Cavalese, avuta conoscenza della forte reazione italiana e nel timore di un&#8217;escalation della crisi, la NSA abbia molto probabilmente inserito nel sistema le parole &#8220;Cavalese&#8221; e &#8220;Cermis&#8221;. Hager spiega come &#8220;L&#8217;Italia e gli altri Paesi europei sono bersaglio costante di Echelon e la richiesta americana di inserire nuove parole &#8211; chiave relative a questioni italiane a Morwenstow sarebbe stata accolta dai tecnici inglesi senza alcuna sorpresa. Sarebbe stata un&#8217;operazione di routine, gestita a livello amministrativo&#8221;, sostiene Hager. Da quel momento, ogni telefonata, fax, messaggio elettronico proveniente da o diretto a ministeri, uffici governativi, ambasciate e probabilmente anche residenze e quartier generali di leader politici e militari italiani contenente le parole Cavalese e Cermis puo&#8217; essere diventato bersaglio del sistema Echelon.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Naturalmente nessuna di queste accuse e&#8217; stata mai confermata dai diretti interessati&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Il Parlamento Europeo, in risposta, dopo tutto il clamore suscitato con il rapporto STOA, ha commissionato un nuovo rapporto dal titolo &#8220;Surveillance technology and risk of abuse of economic information&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">I cambiamenti nell&#8217;<em>informazione globale</em> raccolgono tecnologie e tecniche per fornire mezzi sia al fine di acquisire informazioni economiche su concorrenti commerciali, sia per sviluppare controlli su gruppi radicali ed i loro contatti associati attraverso &#8220;friendship networks&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Vedremo cosa accadra&#8217;&#8230; ma cerchiamo di non subire passivamente.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_stoa.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-1650" title="11_reti_stoa" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_stoa.gif?w=500" alt=""   /></a></p>
<table style="text-align:justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="354"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align:justify;"><strong>La &#8220;risposta europea&#8221;: Enfopol</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I &#8211; Una gioia mal riposta</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Come accennato nell&#8217;introduzione, i giornali annunciarono con gioia ed &#8220;orgoglio&#8221; la scoperta di Enfopol, la rete di intercettazione Europea nata come risposta ad Echelon.</p>
<p style="text-align:justify;">In realta&#8217; le cose sono ben diverse&#8230; o sarebbe meglio dire che non sono cambiate poi di molto.</p>
<p style="text-align:justify;">Enfopol e&#8217; si&#8217; infatti un sistema di controllo e spionaggio pianificato per collegare i diversi circuiti di polizia internazionale responsabili di polizia locale, dogana, immigrazione e sicurezza interna del Paese: peccato pero&#8217; che questa rete faccia capo all&#8217;F.B.I. americana.</p>
<p style="text-align:justify;">Vero e&#8217; che tra FBI e CIA/NSA non corre buon sangue (si vocifera che le prime &#8220;rivelazioni scomode&#8221; su Echelon siano opera dell&#8217;FBI stessa, la quale non ha mai gradito la &#8220;liberta&#8217;&#8221; che la NSA e la CIA spesso si autoassegnano nelle operazioni di controllo e spionaggio elettronico), ma cio&#8217; non toglie il fatto che Enfopol non sia altro che il secondo grande orecchio degli Stati Uniti d&#8217;America sull&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align:justify;">Un&#8217;Europa che corre verso l&#8217;unificazione totale, la moneta unica, l&#8217;unione delle Intelligence dei vari Paesi membri, ma che ancora non ha un sistema <em>proprio</em> e che dipende in tutto e per tutto dagli USA. Un&#8217;Europa alla quale scotta il fatto che il Regno Unito abbia tenuto nascosto per decenni l&#8217;esistenza di Echelon e del patto Ukusa, un&#8217;Europa che si scopre di colpo arretrata tecnologicamente: a tutt&#8217;oggi i grandi backbone mondiali per le comunicazioni Internet si trovano negli Stati Uniti, e molto spesso quando chiamiamo un sito o inviamo un&#8217;e-mail, il dato rimbalza sino a New York prima di rientrare in Europa verso il paese chiamato.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/fbi.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1654" title="FBI" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/fbi.png?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> II &#8211; Il consorzio EU-FBI</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Da almeno quattro anni un consorzio internazionale fondato dall&#8217;FBI ha discusso e promosso progetti per intercettare i sistemi di comunicazione che fungono da collegamento tra i telefoni mobili ed i satelliti. L&#8217;interesse dell&#8217;FBI nella stesura di una simile rete di intercettazione e&#8217; abbastanza chiara: dai primi anni 90 in poi l&#8217;Europa delle telecomunicazioni ha iniziato la privatizzazione, e incominciava a non essere piu&#8217; possibile una forma di intercettazione standard, comune a tutti. La tecnologia delle TLC ha iniziato a correre velocemente prima ed esponenzialmente poi, rendendo obsoleto un consistente standard di intercettazioni. Quindi, siccome i sistemi sono diventati <em>globali</em>, era dunque necessaria una completa collaborazione a livello internazionale, per permettere che il &#8220;phone tapping&#8221; continuasse ad essere realizzabile. Ricordiamoci poi che il sistema GSM e&#8217; stato introdotto in Inghilterra poco dopo la seconda meta&#8217; degli anni 80, mentre nel resto dell&#8217;Europa ha fatto la sua comparsa agli inizi degli anni 90, e che l&#8217;Inghilterra e&#8217; membro del patto Ukusa dalla fine degli anni 40.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo consorzio ha spesso richiamato l&#8217;attenzione sulla &#8220;cooperazione globale tra le forze di Polizia europee, inclusa una nuova coscrizione dei fornitori dei nuovi sistemi di comunicazione, al fine di portare avanti le intercettazioni nel caso in cui ve ne fosse la necessita&#8217;, seguendo specifiche istruzioni&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Il 3 dicembre del 1995 a Madrid, durante il summit &#8220;EU-US&#8221;, e&#8217; stato firmato il trattato &#8220;Transatlantic Agenda&#8221;, parte del quale era il &#8220;Joint EU-US Action Plan&#8221;, il quale analizzava questi sforzi come &#8220;un tentativo costante di ridefinire l&#8217;Alleanza Atlantica nell&#8217;era post Guerra Fredda&#8221;. Pare che queste direzioni non indichino altro se non l&#8217;intenzione delle Internal Security Agency dei singoli Paesi membri dell&#8217;Unione Europea di acquisire un nuovo tipo di controllo globale a livello europeo.</p>
<p style="text-align:justify;">La parte politica, cosi&#8217; come nel caso Echelon, ha subito passivamente: sembra che nulla sia mai stato chiesto a riguardo della costruzione di una rete di intercettazioni con simili capacita&#8217; a nessun governo europeo, che non ci sia mai stata alcuna richiesta di votazione o scrutinio, e che nemmeno il Comitato per le Liberta&#8217; civili del Parlamento Europeo ne sia mai stato informato.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/ue.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1655" title="UE" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/ue.png?w=300&#038;h=300" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> III &#8211; Leggi e standardizzazione europee</strong></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;La votazione fu semplicemente decisa in segreto, tramite uno scambio di telex tra i governi degli allora 15 paesi membri della EU&#8221;, racconta StateWatch, organizzazione editoriale per i diritti civili. Sempre StateWatch informa che, ad oggi, &#8220;il piano per il sistema di Sorveglianza Globale EU-FBI e&#8217; in sviluppo&#8221;: in altri termini cio&#8217; significa che &#8211; come illustrato nel rapporto STOA &#8211; il progetto ha, come paesi interessati e complici, l&#8217;Europa dei 15 con, in piu&#8217;, USA, Canada, Norvegia e Nuova Zelanda. Un gruppo &#8220;stranamente associato&#8221;, che non credo verrebbe accettato dai Ministeri degli Affari Interni dei singoli Paesi membri o dai parlamenti nazionali, e tantomeno dal Parlamento Europeo.</p>
<p style="text-align:justify;">Naturalmente Enfopol si muove veloce, per cercare di raggiungere il &#8220;cugino&#8221; Ukusa: nel &#8220;<em>rapporto Enfopol 19</em>&#8220;, StateWatch ha scoperto che &#8220;i numeri di carte di credito personali sono ora richiesti come un identificativo personale universale&#8221;. Nell&#8217;edizione precedente, &#8220;<em>Enfopol 98 Rev2</em>&#8220;, non vi era alcun riferimento ai numeri di carte di credito.</p>
<p style="text-align:justify;">Abbiamo poi dei cambiamenti meno vistosi tra la versione precedente e quella successiva, modifiche molto piu&#8217; &#8220;di classe&#8221; e quasi invisibili. Quello che segue e&#8217; un estratto comparativo di una riga del rapporto <em>Enfopol 98 Rev2</em> ed <em>Enfopol 19</em>: arriviamo ad un rapporto di &#8220;minima variazione/altissima implicazione&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;IP CONNECTIONS ARE NOT INCLUDED&#8221; (Enfopol 98 Rev2)</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;IP CONNECTIONS ARE NOT EXCLUDED&#8221; (Enfopol 19)</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/posizione_satelliti_iridium.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1656" title="Posizione_Satelliti_Iridium" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/posizione_satelliti_iridium.jpg?w=300&#038;h=300" alt="" width="300" height="300" /></a>Satelliti Iridium</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> IV &#8211; L&#8217;Italia ed il ruolo di Iridium</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Risulta ovvio dopo qualche riflessione che queste proposte di cambiamento e standardizzazione avranno ripercussioni su molti Paesi membri della Comunita&#8217; Europea, spesso con implicazioni <em>costituzionali</em>. In Italia, ad esempio, si trova la base terrestre di Iridium, la rete di satelliti di per le comunicazioni via telefono mobile satellitare. Iridium e&#8217; un consorzio, dove i gateway sono di proprieta&#8217; di uno o piu&#8217; investitori: &#8220;<em>Iridium Italia e Iridium Communication Germany gestiscono il gateway Europea che e&#8217; stata installata presso il centro spaziale &#8220;Piero Fanti&#8221; della Telespazio, in provincia de L&#8217;Aquila, a circa 130 km da Roma</em>&#8220;, ci informa gentilmente il sito web della Iridium Italia.</p>
<p style="text-align:justify;">Il sito ci spiega inoltre che &#8220;&#8230; la stazione del Fucino &#8211; la piu&#8217; grande infrastruttura civile per le telecomunicazioni al mondo &#8211; <em>e&#8217; stata scelta per la sua posizione geografica</em>, ottima per servire il continente europeo e le regioni limitrofe. Il Fucino ospita anche un centro GBS (Gateway Business System), un centro informativo per l&#8217;elaborazione e l&#8217;amministrazione dei dati del servizio (contratti, consumi, bollette)&#8221;&#8230;..credo che ora capiate l&#8217;importanza strategica della base Iridium.</p>
<p style="text-align:justify;">La stessa Iridium Italia gestisce dunque la fornitura dei servizi IRIDIUM in Belgio, Bosnia Erzegovina, Croazia, Danimarca, Isole Faroe, Francia, Grecia, Jugoslavia, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Malta, Monaco, Paesi Bassi, San Marino, Slovenia, Svizzera, Citta&#8217; del Vaticano&#8230;&#8230; riflettiamo.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli accordi Enfopol vogliono dire allora che l&#8217;Italia, in quanto Paese membro e Paese ospitante la base terrestre satellitare europea, avrebbe delle responsabilita&#8217; o implicazioni nel caso in cui intercettazioni remote venissero richieste sulla base dell&#8217;Aquila? Come mi spiega Steve Wright, le opzioni possibili sono due:</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1.</strong> l&#8217;attuale &#8220;opzione centralizzata&#8221;, la quale prevede che ogni singola intercettazione venga autorizzata attraverso &#8220;lettere internazionali di richiesta&#8221; <strong>2.</strong> un &#8220;approccio remoto&#8221;, il che significa che un singolo e generico ordine e&#8217; dato dall&#8217;Italia alla sua stazione di terra, per impostare gli algoritmi di scrematura richiesti al fine di permettere l&#8217;attivazione autonoma di intercettazione tramite i fornitori di servizio nazionale, e la trasmissione automatica del materiale intercettato.</p>
<p style="text-align:justify;">In tutto questa bagarre di problematiche politiche, legislative ed economiche non dobbiamo dimenticarci della criptazione, l&#8217;unica forma di difesa del privato cittadino per la <em>privacy reale</em> delle proprie comunicazioni digitali: in molti paesi del mondo e&#8217; una tecnica proibita dalla legge, e paesi come la Francia hanno recentemente fatto delle vere e proprie inversioni ad U in termini legislativi rispetto ad altri paesi europei, liberalizzando l&#8217;uso della criptazione delle comunicazioni. Ovviamente gli Stati Uniti spingono l&#8217;Unione Europea ad un uso piu&#8217; controllato di questa tecnologia.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/echelon.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1657" title="echelon" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/echelon.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<table style="text-align:justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="219"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="text-align:justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="274"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;occhio si aggiunge all&#8217;orecchio:  I sistemi di controllo a circuito chiuso urbani</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> I &#8211; Le origini dei CCTV</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La tendenza ai sistemi di sorveglianza a circuito chiuso (CCTV) ha origine nel Regno Unito nel 1985: infatti, dopo un anno particolarmente brutto per il calcio inglese e complice l&#8217;influsso e l&#8217;immagine negativa apportata dai famigerati <em>hooligans</em>, il Football Trust (associazione fondata dalle squadre di calcio inglese) autorizzo&#8217; l&#8217;installazione di sistemi di controllo a circuito chiuso in 92 club. Il passo successivo fu fatto dalla Polizia britannica, la quale installo&#8217; sistemi di CCTV mobile lungo tutta l&#8217;Inghilterra.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella totale assenza di regolamentazioni o linee guida, la polizia trovo&#8217; molteplici utilizzi per questo sistema. La voce si sparse in fretta e il boom dei sistemi CCTV era fatto: ottimo appoggio quando si trattava di presentare l&#8217;evidenza delle prove ai processi, il sistema era perfetto anche come &#8220;tecnica di controllo sociale&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Telecamere iniziarono a spuntare nel centro di Londra cosi&#8217; come nelle piazze principali di varie citta&#8217;, e i cittadini inglesi accolsero con piacere questi strumenti, meritevoli di dare una maggior sicurezza alle donne che tornavano dal lavoro alla sera, o ai bambini nei giardini.</p>
<p style="text-align:justify;">Scuole, ospedali, biblioteche, piazze, vie, negozi&#8230;. Ovunque una telecamera ad osservare la folla, le strade, le automobili e le relative targhe degli automezzi.</p>
<p style="text-align:justify;">Sebbene i sistemi CCTV siano utilizzati in altri paesi, nessuno di questi ha avuto un&#8217;evoluzione come il Regno Unito: l&#8217;evoluzione tecnologica e&#8217; stata tale che si e&#8217; arrivati ad un punto per il quale in molti centri urbani questa rete puo&#8217; essere considerata onnipresente. Si e&#8217; arrivati a considerarli parte integrante del controllo e della lotta alla criminalita&#8217;: non dimentichiamoci che, quando il mondo intero rimase shockato per le immagini dell&#8217;assassinio di un bambino da parte di due suoi amici di 10 anni, l&#8217;ultima immagine di James Bulger portato via dal centro citta&#8217; verso i binari abbandonati dove fu poi ritrovato proveniva dai sistemi CCTV del centro di sorveglianza dello shopping center di Liverpool. Le immagini stesse furono usate come prova durante il processo.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/cctv1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1658" title="CCTV1" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/cctv1.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> II &#8211; Le reti CCTV oggi</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Oggi l&#8217;industria della sorveglianza visiva britannica spende tra i 150 ed i 300 milioni di sterline all&#8217;anno, con un parco di telecamere tra i 200.000 ed i 400.000 pezzi. L&#8217;Home Office britannico stima che circa il 95% delle citta&#8217; e dei paesi inglesi si stiano dirigendo verso i sistemi di controllo CCTV per la sorveglianza di aree pubbliche, parcheggi e zone residenziali. La crescita di questo mercato e&#8217; quantificata dal 15 al 20% all&#8217;anno.</p>
<p style="text-align:justify;">Le telecamere stesse sono cambiate &#8211; e di molto &#8211; dal 1985 ad oggi. Anche in questo caso, come per le reti del patto Ukusa, la tecnologia e&#8217; progredita, permettendo telecamere antivandalismo, di ridottissime misure, con capacita&#8217; di &#8220;motion detection&#8221; e con potenti zoom e dispositivi ad infrarossi, consentendo cosi&#8217; anche la visione notturna.</p>
<p style="text-align:justify;">La progettazione degli stessi sistemi e&#8217; cambiata ed ha sposato tecniche militari di protezione: le nuove installazioni vengono effettuate in modo tale che ogni telecamera controlli sempre la postazione adiacente, fornendo cosi&#8217; un controllo incrociato antivandalico ed evitando problemi di sabotaggio, i quali sono sempre esistiti ma raramente sono denunciati, specialmente in Irlanda del Nord. Il governo conservatore di John Major promosse tenacemente l&#8217;introduzione di questi sistemi, ed il governo Blair ha continuato per la stessa strada.</p>
<p style="text-align:justify;">Qual e&#8217; il risultato, oggi? La piu&#8217; grande rete centralizzata di controllo sulla folla, sui luoghi di comune interesse, sugli avvenimenti di maggior rilievo; un piano su scala nazionale, per il quale entro 5 anni l&#8217;Inghilterra completera&#8217; la costruzione del piu&#8217; grande sistema di sorveglianza e controllo del traffico stradale il quale, quando sara&#8217; terminato, identifichera&#8217; e seguira&#8217; le tracce ed i movimenti di praticamente tutti i veicoli della nazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Socialmente, questa tecnologia ha influenzato &#8211; e non di poco &#8211; le abitudini degli inglesi: nella citta&#8217; di Brighton, ad esempio, la polizia concede la licenza per i superalcoolici o per un locale pubblico solamente se lo stesso e&#8217; dotato di sistema CCTV interfacciato con la polizia locale.</p>
<p style="text-align:justify;">Abbiamo quindi una tecnologia che fornisce la soluzioni a problemi quali vandalismo, uso di droghe, alcolismo, molestie sessuali o razziali, creazione di disordine pubblico&#8230; I sistemi sono stati anche utilizzati per monitorare dimostranti durante manifestazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">I problemi nascono pero&#8217;, come nel caso di Echelon, dall&#8217;interfacciamento di questi dati con i database&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Quello che il governo inglese non dice e&#8217; che tutte le telecamere inglesi sono state interfacciate a due strumenti estremamente potenti: il Plate Tracking System e il Facial Recognition System.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> III &#8211; Le nuove tecnologie</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il <em>Plate Tracking System</em> (P.T.S.) permette alle telecamere, mediante l&#8217;interfacciamento con data base esterni, di riconoscere le targhe delle autovetture, e ricercare quindi gli automezzi indicati dal sistema centrale.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel Regno Unito per esempio il sistema multifunzionale di gestione del traffico (Traffic Master) utilizza il riconoscimento delle targhe per mappare e gestire gli ingorghi autostradali.</p>
<p style="text-align:justify;">Tecnologie P.T.S. sono state installate anche in Svizzera, lungo la A1 Autobahn tra Zurigo e Berna.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_co4s.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1642" title="11_reti_co4s" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/11_reti_co4s.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Il <em>Facial Recognition System</em> (F.R.S.) permette invece di individuare e riconoscere tra la folla dei visi, delle facce le cui immagini sono immagazzinate negli archivi centrali di piu&#8217; Intelligence o corpi di polizia, nazionali ed internazionali. La tecnologia piu&#8217; utilizzata e&#8217; il <em>Mandrake System</em>, il quale in teoria puo&#8217; riconoscere le caratteristiche facciali di un viso nel momento stesso in cui appaiono sullo schermo.</p>
<table style="text-align:justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="200"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align:justify;">Il pericolo nasce quindi dall&#8217;interfacciamento di queste reti e questi sistemi con gli archivi esterni. La <em>Video Surveillance</em> sta diventando una infrastruttura nazionale e, forse, il governo USA utilizza gia&#8217; queste strutture per scopi di propria sicurezza nazionale.</p>
<p style="text-align:justify;">Pensiamo pero&#8217; se &#8211; come nel caso di Echelon &#8211; queste tecnologie venissero utilizzate per scopi commerciali: immaginiamo le targhe delle automobili dei dirigenti di importanti compagnie e multinazionali, continuamente seguite e rilevate; immaginiamo personaggi politici o di rilievo nazionale ed internazionale, costantemente monitorizzati nei loro spostamenti.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/national_security_agency.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1659" title="National_Security_Agency" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/national_security_agency.png?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Spero che molti dei lettori abbiano visto la scorsa stagione cinematografica il film &#8220;Nemico Pubblico&#8221;, con Gene Hackman e Will Smith: nella storia la NSA era in grado di monitorare attraverso i satelliti, con scarti di pochi metri e una definizione di immagine molto vicina alla perfezione, gli spostamenti di persone e cose. Questo mediante una serie di filtri e controlli incrociati su telefonate, onde radio, dati sensibili (movimenti bancari, archivio telefonate, chiamate a pager, celle di provenienza chiamata, etc..) immagini via satellite e tracking via P.T.S. e F.R.S.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Allo stato attuale e nel momento in cui scrivo, la tecnologia in possesso della NSA</em> e del patto Ukusa, unita agli &#8220;archivi&#8221; on-line del patto EU-FBI, fanno di questo magnifico film &#8211; del quale consiglio caldamente la visione &#8211; <em>un insieme di informazioni e tecnologie arretrate e &#8220;not updated</em>&#8220;&#8230;.nonostante il film sembri fantascienza pura !</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/ikonos_1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1660" title="ikonos_1" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/ikonos_1.jpg?w=500" alt=""   /></a>Ikonos-1</p>
<p style="text-align:justify;">Nell&#8217;agosto di quest&#8217;anno gli Usa hanno lanciato &#8220;Ikonos-1&#8243;, il piu&#8217; potente &#8220;image-satellite&#8221; commerciale mai realizzato. Le sue lenti paraboliche sono capaci di riconoscere oggetti di piccolissime dimensioni ovunque sulla faccia della Terra. Il satellite, di proprieta&#8217; della Space Imaging di Denver, Colorado, e&#8217; il primo di una nuova generazione di satelliti spia ad alta risoluzione di immagine, i quali utilizzano tecnologia ufficialmente riservata alle agenzie di sicurezza governativa. Altre dieci compagnie hanno ottenuto le licenze per effettuare lanci di satelliti simili, e quattro di esse hanno pianificato di effettuare i lanci entro la fine del 1999.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/esplosione-missile-usa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1661" title="esplosione missile USA" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/esplosione-missile-usa.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Mercoledi&#8217; 12 agosto, invece, un missile Titan 4 dell&#8217;aeronautica militare statunitense e&#8217; esploso mentre si innalzava in cielo dalle rampe della base di Cape Canaveral, in Florida. La base del missile era destinata a mettere in orbita un satellite Vortex, commissionato alla Lockeed dal National Reconnaissance Office, un&#8217;agenzia governativa di Intelligence. E i Vortex, come illustrato nella sezione Echelon di questo articolo, costituiscono la vera e propria ossatura satellitare del sistema di intercettazioni Echelon. Il satellite era destinato a coprire aree di importanza strategica per il governo Usa, quali Pakistan e India, Cina e Medio Oriente; il costo del satellite si aggira sul <em>miliardo di dollari</em>&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;impatto che i sistemi CCTV e le tecnologie correlate hanno creato nei confronti dei diritti, delle liberta&#8217;, della privacy e della vita pubblica del singolo individuo e&#8217; dunque molto, molto profondo.</p>
<p style="text-align:justify;">La distanza, la differenza tra la salvaguardia del cittadino e il calpestare i diritti privati di un essere umano e&#8217; molto piccola. Hanno esagerato con Echelon, chi ci dice che non faranno lo stesso errore con le reti a CCTV?</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/internet_la_rete.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1662" title="internet_la_rete" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/internet_la_rete.jpg?w=300&#038;h=300" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<table style="text-align:justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="300"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align:justify;"><strong>Conclusioni &#8211; 50 anni per scoprirne l&#8217;esistenza: quanti per cambiare le cose?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;evoluzione di Internet &#8211; sia dal punto di vista commerciale che tecnico, oltre che naturalmente di diffusione &#8211; ha apportato molte possibilita&#8217; per la liberta&#8217; <em>reale</em> di informazione e pensiero. Durante la recente guerra in Serbia, le sole radio funzionanti per un certo periodo, ed indipendenti dal regime, erano quelle via Internet: trasmissioni con mezzi di fortuna, connessioni a 9.600 o 14.400 baud (9.6K e 14.4K), ma spiegavano a persone di altri paesi come stavano realmente i fatti.</p>
<p style="text-align:justify;">Allo stesso modo, grazie al costante incremento delle reti di telecomunicazioni e delle ampiezze di banda trasmissiva, oggi troviamo le analisi dei bombardamenti NATO sulla Serbia entro poche ore dai lanci su svariati siti web.</p>
<p style="text-align:justify;">La maggiore difficolta&#8217; imposta da questa rapida evoluzione e&#8217; l&#8217;aumento massiccio di una varieta&#8217; enorme di telecomunicazioni digitali, che oggi le Intelligence Agency devono monitorare, tracciare, tradurre ed interpretare.</p>
<p style="text-align:justify;">Il termine WWW (World Wide Web, la Grande Ragnatela Mondiale) suggerisce una superstrada dell&#8217;informazione la quale e&#8217; universalmente accessibile ma naturalmente non e&#8217; cosi&#8217;.</p>
<p style="text-align:justify;">Ovviamente Internet raggiunge solamente una piccolissima parte della popolazione mondiale, all&#8217;incirca 65 milioni di persone, meno comunque dello 0.1% della popolazione mondiale. Inoltre ha una distribuzione ed un utilizzo principalmente nell&#8217;Europa dell&#8217;ovest e nel nord America; una percentuale ben piu&#8217; alta di questo 0.1%, pero&#8217;, e&#8217; influenzata dalle multinazionali, dagli istituti di credito e finanziari, dalle strutture pubbliche, da ogni altro tipo di istituzioni o aziende che, comunque, custodiscono informazioni personali e che <em>usano le infrastrutture delle telecomunicazioni per comunicare e scambiarsi dati</em>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> I &#8211; &#8220;Chi&#8221; puo&#8217; &#8220;cosa&#8221;?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Credo risulti logico che i primi target dei sistemi illustrati in questa serie di articoli, da Echelon ad Enfopol passando per i sistemi CCTV britannici e i loro interfacciamenti, fossero in primo luogo il terrorismo, lo spionaggio e la sicurezza dello Stato e dei cittadini. Forse, con il passare degli anni, questi obiettivi si sono persi.</p>
<p style="text-align:justify;">Forse il <em>potere dell&#8217;informazione</em> e&#8217; un qualcosa che fa perdere la testa, o allontanare gli scopi originari.</p>
<p style="text-align:justify;">Spaventa un po&#8217; pensare al potere presente nelle mani di chi detiene simili quantita&#8217; di informazioni, classificabili e inviabili attraverso terra, mare e cielo in tutto il pianeta.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Chi</strong> decide <strong>quando</strong> non e&#8217; necessario richiedere autorizzazioni e seguire la prassi burocratica, chi decide quando la privacy di un privato cittadino o azienda puo&#8217; essere violata?</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; anche vero pero&#8217; che iniziano a scoprirsi delle &#8220;falle&#8221; nelle strutture delle varie Intelligence coinvolte. Per alcuni uomini il peso di un segreto simile puo&#8217; divenire eccessivo, le responsabilita&#8217; che si sentono nei confronti degli &#8220;altri&#8221; troppo onerose&#8230;</p>
<table style="text-align:justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="300"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align:justify;"><strong>Defezioni</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Le rivelazioni di un ex agente canadese della C.S.E, Michael Frost, colgono impreparati i diversi governi. Frost ha raccontato al settimanale Il Mondo di aver spiato, dall&#8217;interno di diverse ambasciate canadesi, le comunicazioni di altre sedi diplomatiche. Il nome in codice dell&#8217;operazione era Pilgrim. Un importante e sconvolgente particolare, per il nostro parlamento, e&#8217; sicuramente il fatto che, dall&#8217;aprile del 1983 in poi, Frost ha operato nella capitale italiana. L&#8217;ambasciata canadese a Roma, dunque, come un vero e proprio centro di spionaggio.</p>
<p style="text-align:justify;">A Frost si e&#8217; aggiunto Richard Tomlison, ex agente dell&#8217;MI6, il servizio segreto britannico. Tomlison, che oggi si trova in &#8220;esilio&#8221; in Svizzera, ha rivelato in una lettera inviata alla Commissione per i Servizi Segreti della House of Commons, che i suoi ex-colleghi britannici sono stati costantemente impegnati in attivita&#8217; di spionaggio economico finanziario ai danni di altri Paesi europei. Prima fra tutti la Germania, ma anche la Francia, l&#8217;Italia, la Spagna. Voci non smentite mormorano dell&#8217;esistenza di un informatore dell&#8217;MI6 addirittura ai vertici della Bundesbank, la banca centrale tedesca.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/iridium_iphone.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1663" title="iridium_iphone" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/iridium_iphone.jpg?w=500" alt=""   /></a>Iridium iPhone</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> System X e telefoni cellulari</strong></p>
<p style="text-align:justify;">A questo punto quello che puo&#8217; venire da pensare ad un attento lettore e&#8217; che singoli network di sorveglianza e controllo come quelli sopra elencati (CCTV, Echelon, Enfopol<strong><span style="text-decoration:underline;">)</span></strong> vengano interconnessi, linkati, uno all&#8217;altro, per poter cosi&#8217; fornire una rete completa di data-veillance, divenendo addirittura una sorveglianza in tempo reale dove tutti i componenti di una particolare organizzazione, societa&#8217; o partiti politici sono seguiti.</p>
<p style="text-align:justify;">Il rapporto STOA spiega ad esempio come Polizia ed Intelligence Agency possano utilizzare sistemi di monitoraggio e localizzazione geografica, uniti a servizi di tracking per sorvegliare telefoni cellulari: il chip della carta GSM diventa quindi una nostra &#8220;impronta digitale&#8221;, o forse una &#8220;microspia permanente&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Se questo termine puo&#8217; sembrarvi eccessivo e paranoico, Wright mi spiega che il &#8220;Sistema Digitale X&#8221; inglese ha come caratteristica di base l&#8217;essere in grado di poter mettere i telefoni cellulari &#8220;off hook&#8221;, ed ascoltare cosi&#8217; le conversazioni che avvengono vicino all&#8217;apparecchio, divenendo in tal modo a tutti gli effetti un microfono remoto. Questa caratteristica fornisce un mezzo di <em>intercettazione su scala nazionale</em> abbastanza economico per un governo, ed il System X e&#8217; gia&#8217; stato esportato in Russia ed in Cina.</p>
<p style="text-align:justify;">Le celle delle reti cellulari divengono cosi&#8217; dei mini-dispositivi di tracking e possono localizzare i proprietari (o meglio, il loro segnale) in qualunque momento su un display ad informazione geografica, con scarti di poche centinaia di metri: tutto questo naturalmente se il cellulare e&#8217; acceso.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma quello che non e&#8217; stato ancora completamente capito e&#8217; che le centinaia di milioni di movimenti ed attivita&#8217; dei telefoni mobili (cellulari e satellitari) e quindi dei loro abbonati sono custoditi nei CED dei fornitori di servizi, molto spesso per un periodo di almeno sei mesi.</p>
<p style="text-align:justify;">Il rapporto STOA nota infatti come, nel 1997, la polizia elvetica abbia monitorato e tracciato gli utilizzi dell&#8217;Internet Service Provider SwissCom, il quale custodiva i &#8220;movimenti in Rete&#8221; di piu&#8217; di un milione di abbonati, andando indietro sino a sei mesi prima dell&#8217;inizio dei controlli (notizia riportata anche dalla Reuters il 28 dicembre 1997).</p>
<p style="text-align:justify;">Simon Davies attraverso Privacy International spiega che la Gran Bretagna partecipando a un sistema come Echelon avrebbe contravvenuto al trattato di Maastricht, ed in particolare modo all&#8217;articolo V del trattato, che <em>obbliga i Paesi membri a informare gli altri partner su tutte le questioni relative alla sicurezza e alla politica estera che rivestono un interesse generale</em>.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/onu.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1664" title="ONU" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/11/onu.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<table style="text-align:justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="200"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align:justify;">Abbiamo quindi avuto (e succedera&#8217; probabilmente sempre di piu&#8217; nel prossimo futuro) il primo dibattito al Parlamento Europeo sulla <em>sorveglianza transatlantica elettronica</em>, cosi&#8217; come un intenso dibattito politico su <em>chi o cosa sia legittimamente sorvegliabile</em> sia nella UE che negli USA, in che modo, e su <em>che cosa</em> UE e USA possono sorvegliare e dove&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Certo, lo spettro che si va man mano disegnando e&#8217; molto pesante, e potrebbe avere implicazioni impensabili sino a pochi anni fa. La sorveglianza globale implica l&#8217;informazione <em>personale</em> globale, e l&#8217;informazione e&#8217; un potere che va acquistando sempre piu&#8217; velocemente valore.</p>
<p style="text-align:justify;">Corriamo velocemente verso il futuro, ma forse torniamo indietro nei secoli, perdendo un elemento fondamentale delle nostre esistenze: <em>la liberta&#8217;</em>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ringraziamenti</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Oltre a Simon Davies e Steve Wright, desidero ringraziare Nicky Hager per il supporto informativo datomi ed il settimanale Il Mondo per l&#8217;enorme mole di informazioni disponibili on-line sul loro sito web (<a href="http://www.ilmondo.rcs.it/">http://www.ilmondo.rcs.it/</a>) e la loro &#8220;battaglia personale&#8221; e giornalistica per fare luce sulla verita&#8217;.</p>
<p style="text-align:justify;">Un ringraziamento particolare e personale va invece a Enrico Novari per avermi introdotto e sensibilizzato al problema Echelon (consiglio una lettura del suo ottimo articolo sull&#8217;argomento, &#8220;Il rapporto STOA: alla base del caso Echelon&#8221;, disponibile alla URL <a href="http://www.internos.it/archivio/gi99ppf.html">http://www.internos.it/archivio/gi99ppf.html</a>), ed a Jusy Accetta di Internos e Salvatore Romagnolo di Apogeo Editore, per la fiducia che continuano a riporre in me e la liberta&#8217; di pensiero che mi permettono di esprimere attraverso le rispettive testate.</p>
<p style="text-align:justify;">Un secondo ringraziamento va alla Dottoressa Isabella Colace dell&#8217;Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Roma, responsabile relazioni esterne dell&#8217;Isodarco (International School On Disarmament And Research On Conflicts): ho mantenuto la promessa, Isabella.</p>
<p style="text-align:justify;">Ringrazio infine, per motivi diversissimi tra loro, Eleonora Cristina Gandini e Laura Casanova De Marco, per la spinta datami da entrambe &#8211; in anni diversi e per periodi diversi &#8211; a proseguire per una strada.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Last but not least&#8221;, tutto lo staff MediaService.net per il supporto tecnico e morale datomi in questi anni.</p>
<p style="text-align:justify;">Un Grazie di cuore a tutte queste persone.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Raoul Chiesa</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Disclaimer</strong></p>
<p style="text-align:justify;">This article is ©1999 by Raoul Chiesa, MediaService, Italy.</p>
<p style="text-align:justify;">The publication is authorized and offered for <strong>free </strong>- as decided by the Author &#8211; exclusively by Apogeo Editore and Internos Editore.</p>
<p style="text-align:justify;">It may <strong>not</strong> be copied, quoted, surveilled, wiretapped, sniffed, xeroxed, photocopied, mimeographed, data-mined, parsed, translated, transliterated, folded, spindled, or mutilated by the FBI, CIA, NSA, DIA, FCC, DISA, Secret Service, AF/CERT, EU, European Parliament, European Commission, Interpol, NATO, KGB, MI-5, MI-6, James Bond, Carabinieri, GdF, Polizia, Men in Black, Klingon High Council, Cardassian Obsidian Order, Omega Foundation, or any of their heirs, assigns, underlings, contractors, Intelligence Agency spies or other assorted riffraff without direct bribes in unmarked non-sequential Euros paid directly to the author, Raoul Chiesa, MediaService, Italy *</p>
<p style="text-align:justify;">(* Courtesy of Jeff Bridges, Washington D.C.)</p>
<p style="text-align:justify;"><em><br />
</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/category/global-control/'>Global Control</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/category/scritti-critici/'>Scritti critici</a> Tagged: <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/controllo-globale/'>Controllo Globale</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/echelon/'>Echelon</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/intercettazioni/'>intercettazioni</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/menwith-hill/'>Menwith Hill</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/privacy/'>privacy</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/raoul-chiesa/'>Raoul Chiesa</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/salvatoremarescaserrablog/'>salvatoremarescaserrablog</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/satelliti-spia/'>satelliti spia</a>, <a href='http://salvatoremarescaserra.wordpress.com/tag/spionaggio-globale/'>Spionaggio globale</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/salvatoremarescaserra.wordpress.com/1632/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1632&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>È MORTA IDA MARCHERIA, Ciao Ida</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 21:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografie]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Ida Marcheria]]></category>
		<category><![CDATA[salvatoremarescaserrablog]]></category>
		<category><![CDATA[Shoa]]></category>

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		<description><![CDATA[Un cioccolatino per ricordare Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, è l&#8217;anniversario della liberazione dei campi di sterminio Auschwitz-Birkenau. Il racconto di Ida Marcheria, sopravvissuta alla Shoah, grazie a una bugia sull&#8217;età e alla promessa di una torta al cioccolato. Le piccole di casa Fotografia di Alberto Novelli Siamo nate a Trieste, in una famiglia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1606&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">
<h2 style="text-align:center;"><strong>Un cioccolatino per ricordare</strong></h2>
<p style="text-align:justify;">
<p><strong>Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, è l&#8217;anniversario della liberazione dei campi di sterminio Auschwitz-Birkenau. Il racconto di Ida Marcheria, sopravvissuta alla Shoah, grazie a una bugia sull&#8217;età e alla promessa di una torta al cioccolato. </strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1607" title="Ida Marcheria nel suo laboratorio di pasticceria, Roma" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/1.jpg?w=500&#038;h=333" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<h2>Le piccole di casa</h2>
<p style="text-align:justify;">Fotografia di Alberto Novelli</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Siamo nate a Trieste, in una famiglia ebrea come tante altre, ebree o cristiane, in un appartamento in piazza della Borsa, vicina a piazza Grande, quella che oggi si chiama piazza dell&#8217;Unità. Mio padre, che si chiamava Ernesto, era commerciante di prodotti kasher, prodotti di vario tipo come carne, azzime, e tanti altri. Vendeva e commerciava in un bel negozio, frequentato dai membri della nostra Comunità, ma anche da tanti triestini non ebrei. Mia madre, Anna Nacson, era invece una casalinga e come la maggior parte delle donne allora &#8211; ma anche oggi tocca sempre a loro &#8211; si occupava di noi figli. Il maggiore di noi si chiama Giacomo ed era nato nel 1926. C&#8217;era poi Raffaele, che era del 1927. Poi io e Stella, da tutti chiamata Stellina anche per distinguerla dalla nonna che aveva lo stesso nome. Noi eravamo le bambine, le piccole di casa.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1608" title="2" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/2.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<h2>Prima dell&#8217;arresto</h2>
<p style="text-align:justify;">Fotografia archivio personale di Ida Marcheria</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">La nostra fu un’infanzia piuttosto felice, non avevamo grossi problemi e potevamo vivere tranquillamente. Il nostro era il tempo dello studio, dei giochi e i nostri genitori, con molta attenzione e tatto, lasciavano che ci raggiungesse solo ciò che non poteva arrecarci turbamenti. Anche in questo eravamo bambini come tutti gli altri.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Trieste, una gran bella città, era, come si direbbe oggi, multiculturale, multietnica: c&#8217;erano ebrei, anche originari della Grecia &#8211; molti come il nonno provenivano da Corfù &#8211; austriaci, ungheresi, sloveni, italiani ovviamente, insomma Trieste era una gradevole Babele di lingue, dialetti, di gusti, di profumi, di sapori. Una città di confine e di conseguenza di ricchezze culturali composite e magnifiche. Purtroppo, anche in un tessuto sociale così ricco e articolato, non mancavano i veleni per gli scontri, a volte molto violenti, fomentati, per lo più, dai fascisti nei confronti degli slavi. Ma noi, piccoli di casa, anche da queste violenze, eravamo protetti.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">(Nella foto: da sinistra, Hanna Schwartz, Ida e Stellina Marcheria, Trieste, ottobre 1943, pochi giorni prima dell&#8217;arresto).</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1609" title="3" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/3.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<h2>Le leggi razziali</h2>
<p style="text-align:justify;">Foto archivio personale di Ida Marcheria</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Improvvisamente, tutto cambiò. Nel 1938, in novembre, il fascismo emanò le leggi razziali. Allora avevo nove anni&#8230; Giorno per giorno ci trovavamo senza più punti di riferimento, non avevamo più alcun luogo ove sentirci protetti e al sicuro. Fu un processo molto lungo e parecchio umiliante. Qualcuno sostiene, oggi, che fu poca cosa. Non è assolutamente vero! Fu mortificante e doloroso. I genitori persero il posto di lavoro, scontrandosi</p>
<p style="text-align:justify;">con la dura realtà di dover portare avanti, tra enormi difficoltà, la famiglia. Nutrirla, vestirla, accudirla in tutte le elementari necessità. Non c&#8217;era più niente di decoroso nella vita quotidiana. Professionisti di valore, stimati da tutta la città, si videro cacciare dalle scuole, si impedì loro di svolgere una attività, spesso per tutti, ebrei e non, importante e necessaria. I bambini furono cacciati dalle scuole pubbliche, costretti a dividersi dai loro compagni, tra vergogna, rabbia e pianti. Difficoltà continue, proibizioni sempre più numerose, sempre più avvilenti. Tanti si videro costretti a lasciare la città, a lasciare l&#8217;Italia. Perdemmo così molti amici, tra i più cari. Ai commercianti, oltre al ritiro della licenza, vennero più volte sfasciate le vetrine dei loro negozi. Si proibì, anche con la violenza, che i non ebrei li frequentassero. Fu anche per questo che mio padre perse molti suoi clienti. No. Non direi proprio, non si può con onestà affermare che le leggi razziali furono ben poca cosa.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">(Nella foto, Ida nel 1943)</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1610" title="4" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/4.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">
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<h2>L&#8217;arresto</h2>
<p style="text-align:justify;">Foto archivio personale di Ida Marcheria</p>
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<p style="text-align:justify;">Era mattina presto, ci eravamo appena alzati quando sentimmo prima suonare con insistenza e poi bussare con violenza alla porta. Quando mio padre, come tutti noi sorpreso, ha aperto, questi uomini sono entrati subito in casa, nel nostro appartamento senza neanche chiedere il permesso, senza proferire parola. Si sentivano padroni, pieni di autorità, signori della nostra quotidianità. Colpirono le nostre vite, le sconvolsero per sempre.</p>
<p style="text-align:justify;">Uno di loro aveva un foglio in mano, sembrava essere una lista di nomi. Erano infatti i nostri nomi. Ebbi l&#8217;impressione che ci conoscessero già tutti, che sapessero tutto della mia famiglia. Sapevano quanti eravamo, perché nella lista compariva il nome di mio padre, quello di mia madre, comparivano quelli dei nostri fratelli e il mio con quello di Stellina. &#8230;.</p>
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<p style="text-align:justify;">La fretta, la paura, l&#8217;incertezza, la tremenda</p>
<p style="text-align:justify;">tensione che si era impadronita di noi, tutto ci mise in uno stato di indicibile tensione. Non potevamo certo sapere che ciò che stavamo, in quel momento, vivendo era ben poca cosa rispetto a quanto ci sarebbe accaduto nei giorni a venire. Era veramente impossibile il solo immaginarlo. Anche lontanamente.</p>
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<p style="text-align:justify;">&#8230; Un tedesco mi avvicinò e io, senza pensarci più di tanto, mi sfilai i braccialetti, di poco valore se non affettivo, cose da ragazzina insomma, e glieli porsi. Lui continuò a guardarmi, alzando la voce, sbraitando mi disse qualcosa che io non potevo capire. Non conoscevo il tedesco, la sua lingua mi suonava strana, assurda, cattiva e in ogni modo incomprensibile. Improvvisamente, con una aggressività che non riuscirò mai a dimenticare, allungò le sue mani, pesantemente sul mio viso, sulle mie orecchie. Cercava di strapparmi qualcosa, con rabbia e con violenza. Spaventata, totalmente sconvolta, cercai di fare un passo indietro. Solo in quel momento mi vennero in mente gli orecchini che indossavo. Cercava di strapparmeli, con quelle sue mani grosse e ruvide. Provai come una scossa. Capii che erano quelli che lui rabbiosamente voleva. Con le mani tremanti, me li sfilai e glieli allungai. Da allora, io non porto più orecchini.</p>
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<p style="text-align:justify;">Guardai la mamma per trovare qualche conforto, ma lei non si era accorta di quello che mi era capitato. Incontrai, invece, gli occhi della signora Cesana. Mi si avvicinò e, stringendomi a sé, mi disse: &#8220;Non aver paura, presto torneremo a casa e io ti preparerò una bella torta alla cioccolata, tutta per te&#8221;. Pur in quel momento, così drammatico, si era ricordata della mia passione per la cioccolata!</p>
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<p style="text-align:justify;">Terminata la razzia dei nostri beni, dopo averci depredato di tutto, i tedeschi c&#8217;informarono che il mattino successivo dovevamo farci trovare pronti per il trasferimento. Senza rivelarci di che trasferimento si trattasse e per quale luogo. Imparammo dopo che questa era la loro norma.</p>
<p style="text-align:justify;">(Nella foto Stellina nel 1943)</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1611" title="5" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/5.jpg?w=500&#038;h=350" alt="" width="500" height="350" /></a></p>
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<h2>Aushwitz, la Judendrampe</h2>
<p style="text-align:justify;">Fotografia per gentile concessione dell&#8217;archivio del museo Yad Vashem di Gerusalemme</p>
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<p style="text-align:justify;">La Judenrampe! Il caos, il terrore, l&#8217;anticamera dell&#8217;inferno. Credo che non ci saranno mai parole sufficienti e tali da poterci fare capire, e da parte mia da rendere benché minimamente comprensibile, ciò che accadeva su quel binario. Si potrà mai capire cosa e con quale violenza scuotesse l&#8217;animo dei deportati al loro arrivo sulla Rampa degli Ebrei? No, non bastano tutte le parole che conosciamo, tutte le parole del mondo. Scese, anzi meglio, saltate dal carro bestiame, ci trovammo in un girone allucinante di suoni, di grida, di urla. In una lingua dura, feroce, incomprensibile. I tedeschi, le SS urlavano ordini che nessuno capiva, su tutti grandinavano botte e bastonate, i cani, tanti cani abbaiavano, latravano eccitati e infuriati. Digrignando i denti, cercando di aggredire noi poveretti in preda al panico. Un po&#8217; le SS li trattenevano, un po&#8217; li aizzavano. Tutti, e noi tra loro, cercavamo con occhi smarriti di trovare i nostri cari, il padre, la madre, i fratelli.</p>
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<p style="text-align:justify;">Sempre tra urli e bastonate ci fecero lasciare sulla rampa i nostri fagotti, le nostre valigie. Guai cercare di tenere con sé qualcosa, anche la più piccola cosa. A botte e spintoni, senza alcun riguardo per niente e per nessuno, ci fecero disporre in due file. Ci prepararono per la selezione. In una colonna gli uomini, nell&#8217;altra le donne con i bambini. Stellina e io eravamo con la mamma. Lentamente le due file avanzavano verso un ufficiale tedesco, una SS glaciale nella sua indifferenza che, a volte quasi con aria annoiata, indicava con un frustino a ciascuno se andare alla sua destra o alla sua sinistra. Il suo sguardo non pareva nemmeno vederci. Era Mengele, il medico selezionatore, l&#8217;angelo della morte.</p>
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<p style="text-align:justify;">(Nella foto, Auschwitz-Birkenau, selezione alla Judenrampe)</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1612" title="6" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/6.jpg?w=500&#038;h=346" alt="" width="500" height="346" /></a></p>
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<h2>La selezione</h2>
<p style="text-align:justify;">Fotografia per gentile concessione dell&#8217;archivio del museo Yad Vashem di Gerusalemme</p>
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<p style="text-align:justify;">Mentre la selezione era in corso ci si avvicinò un uomo, neanche poi così male in arnese, vestito con uno strano abito a righe grigie e blu. Ci guardò solo per un attimo, facendo scivolare lo sguardo frettolosamente, poi guardando altrove; fingendo attenzione per altro da noi, con molta circospezione, parlando italiano mi chiese quanti anni avessi. &#8220;Quattordici&#8221; risposi. &#8220;No, tu ne hai sedici&#8221;. Pensai fosse matto. D&#8217;altro canto tutto ciò che vedevo</p>
<p style="text-align:justify;">intorno a me non poteva che farmi credere di essere arrivata nel mondo dei matti, nel mondo della follia. Ma come, ho quattordici anni e questo strano essere pretende di sapere meglio di me la mia età! Se ho quattordici anni perché mai devo dire sedici? Ma che ne sa, se nemmeno mi conosce. Poi fece la stessa domanda a Stellina. &#8220;Tredici anni da pochi giorni&#8221; disse mia sorella. &#8220;No, tu ne hai quindici, capito! Ne hai quindici&#8221;. Allontanandosi ancor più circospetto, come se temesse che le SS avessero potuto vederlo nel rivolgerci la parola, ci ripeté ancora una volta: &#8220;Tu ne hai sedici e tu quindici. Ricordatevelo! &#8220;. Ma prima di rivolgersi ad altri prigionieri e con ben poco garbo ci spintonò verso la nostra fila. Toccò a noi arrivare davanti alle SS. Senza una parola, con un gesto secco venimmo indirizzate nella fila meno numerosa.</p>
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<p style="text-align:justify;">(Nella foto, Birkenau, donne e ragazzi già destinati alle camere a gas)</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/7.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1613" title="7" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/7.jpg?w=500&#038;h=365" alt="" width="500" height="365" /></a></p>
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<h2>Nostra madre aveva capito</h2>
<p style="text-align:justify;">Fotografia per gentile concessione dell&#8217;archivio del museo Yad Vashem di Gerusalemme</p>
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<p style="text-align:justify;">Nostra madre andò nell&#8217;altra. Ma questo non ci interessò, non era quello che in quel momento per noi era importante. Da una parte o dall&#8217;altra per noi nulla significava. Avevamo già perso di vista mio padre e i nostri fratelli Giacomo e Raffaele, anche se erano nella nostra colonna. Cercavamo la mamma. Ci guardammo intorno per individuarla. I nostri occhi, seppur stanchi e sbarrati dal terrore, la cercarono nella fila che s&#8217;ingrossava sempre più di donne e bambini. Non la trovammo. Poi la vedemmo su di un camion. Volevamo andare con lei, ma non ci fu possibile. Qualcuno ci disse che l&#8217;avremmo ritrovata nel campo. Gli anziani, i meno forti ci avrebbero preceduto. Che tragica bugia! Mamma non piangeva. Lei aveva capito. &#8220;Bambine mie&#8221; ci disse &#8220;cercate di stare sempre insieme&#8221;. Poi i camion, non pochi e tutti strapieni di donne e bambini ammassati come bestie, si avviarono. Verso dove nessuno di noi sapeva e poteva immaginare. Vedemmo mamma allontanarsi, senza una lacrima. Non l&#8217;abbiamo più vista.</p>
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<p style="text-align:justify;">(Nella foto, Birkenau, donna con bambini)</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/8.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1614" title="8" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/8.jpg?w=500&#038;h=338" alt="" width="500" height="338" /></a></p>
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<h2>Kanada Kommando</h2>
<p style="text-align:justify;">Fotografia per gentile concessione dell&#8217;archivio del museo Yad Vashem di Gerusalemme</p>
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<p style="text-align:justify;">Quando arrivammo [al Kanada Kommando], quello che ebbi modo di vedere mi lasciò di stucco. Le baracche erano piene fino al soffitto di vestiti, di valigie, di coperte, di scarpe&#8230; di tutto! Da non poter immaginare, incredibile. Era tutta la nostra roba, i beni di tutti i deportati, quelli ancora vivi ma soprattutto di quelli ridotti in fumo. Delle nostre madri, dei fratelli, dei figli. Il frutto di una inimmaginabile, criminale rapina.</p>
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<p style="text-align:justify;">Io sono nata lì, al Kanada ho aperto gli occhi su un mondo di dolore, di offesa, di crudeltà. Al Kanada è finita la mia infanzia, è finita anche quella di Stellina. Lì abbiamo imparato a odiare, abbiamo imparato a non perdonare, abbiamo capito che ciò non sarebbe mai stato possibile. Le SS, i nazisti ci avevano rubato tutto e noi non potevamo nemmeno toccare. Tutto era verboten, proibito, tutto era esclusiva proprietà del Reich. Noi pure, noi per primi. Ci insegnarono il lavoro, ci insegnarono rudemente a scegliere tra quanto continuamente, senza sosta ci arrivava, in grande quantità, ogni giorno, e a dividere il meglio dal peggio. Gli stracci, i Lumpen, da una parte, le cose migliori e utilizzabili da inviare ai buoni cittadini del Reich da un’altra. A noi una copertaccia nera e un paio di ruvidi, scomodi zoccoli, a loro calde coperte, piumini, comode scarpe di pelle, orologi, tappeti&#8230; Oro, gioielli, brillanti, beni preziosi, medicine – così necessarie nel campo – soldi dovevano essere consegnati agli ufficiali delle SS che ci controllavano minuto per minuto, dalla mattina alla sera. Se un ufficiale vedeva che una di noi tentava di “organizzare”, di rubare un gioiello, estraeva la rivoltella e, a bruciapelo, uccideva la ladra. Alla fine del turno, prima di tornare in baracca, venivamo perquisite. In fila, tutte nude, con la divisa in mano. Le SS, senza alcun riguardo, erano pronte a esplorare persino il nostro corpo anche nelle parti più intime.</p>
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<p style="text-align:justify;">Ogni giorno toccava a noi selezionare, accoppiare, fare grossi pacchi che, una volta riportati sulla rampa ferroviaria, prendevano strade per noi allora sconosciute. Poi abbiamo saputo che erano quelle non solo per la Germania ma anche per la Svizzera, per il Brasile, per l&#8217;Argentina. Anche l&#8217;oro dei denti dei nostri morti è finito lì. Noi non potevamo prendere nulla, ma gli ufficiali delle SS si servivano in abbondanza. Per se stessi e per le loro mogli. Quando arrivava un trasporto &#8220;ricco&#8221;, non dai ghetti ma come quelli degli ebrei ungheresi, dovevi vedere come si precipitavano. Come falchi. Anche le ragazze del Kanada rubavano, sfidando la morte, per sé e per le loro compagne del campo.</p>
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<p style="text-align:justify;">(Nella foto, Birkenau, donne addette alla selezione degli oggetti provenienti dai vari trasporti. Sullo sfondo, in alto, è possibile vedere le cime dei camini)</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1615" title="9" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/9.jpg?w=500&#038;h=362" alt="" width="500" height="362" /></a></p>
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<h2>La camera a gas</h2>
<p style="text-align:justify;">Fotografia per gentile concessione dell&#8217;archivio del museo Yad Vashem di Gerusalemme</p>
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<p style="text-align:justify;">Anch&#8217;io finii davanti all&#8217;entrata della camera a gas. Con altre compagne avevo gettato del pane a persone di un trasporto appena arrivato. In attesa del loro ignoto appuntamento con l&#8217;inferno delle SS. Le kapò ci avevano scoperte e alcune di noi, forse quelle che già da prima venivano tenute sotto un più attento controllo, furono subito portate con la forza nel cortile del crematorio. Mentre eravamo sul piazzale in attesa che la camera a gas si rendesse disponibile, arrivò con la sua motocicletta una hauserka, una delle guardiane SS, le più cattive e perverse. Erano sempre rabbiose, violente, giravano per il campo in motocicletta e sempre accompagnate da un cane persino più rabbioso di loro. Mi guardò, pensò forse che mi avevano mandato al crematorio perché non più idonea al lavoro. Ma evidentemente il mio aspetto non era tale da giustificare questa decisione. Mi urlò, quindi: &#8220;Augenfressen, zu arbeiten&#8221;, tu stai bene, vai a lavorare. &#8220;Zu arbeiten&#8221;. Non me lo feci ripetere un&#8217;altra volta e tornai, e di corsa, al lavoro. Forse non furono nemmeno le sue parole a salvarmi, anche se furono determinanti in quel momento. Mi salvò ancor prima il fatto che la camera a gas era troppo affollata, che era già impegnata nella sua quotidiana opera di sterminio. In ogni modo se l&#8217;hauserka fosse passata mezz&#8217;ora più tardi, anch&#8217;io sarei diventata fumo.</p>
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<p style="text-align:justify;">(Nella foto: Birkenau 1943, deportati in attesa di entrare nella camera a gas)</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1616" title="Ida Marcheria nel suo laboratorio di pasticceria, Roma" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/10.jpg?w=500&#038;h=333" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
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<h2>Il ritorno</h2>
<p style="text-align:justify;">Fotografia di Alberto Novelli</p>
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<p style="text-align:justify;">Ero rientrata a Trieste con un paio di scarpette da ciclista che mi aveva regalato un soldato italiano. Ero tornata dall’inferno di Auschwitz nuda e cruda, tenendo per mano mia sorella. Ed era come se nulla fosse accaduto. Trovammo che casa nostra era stata occupata da un fascista con la sua famiglia. Era stata data a lui, per chissà quali alti meriti, così come l’avevamo lasciata. Con ancora le posate sul tavolo, con le nostre provviste, con il pranzo già preparato sui fornelli, con la biancheria pulita pronta a sostituire quella da lavare. Con i nostri giochi di ragazzi e con i nostri libri.</p>
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<p style="text-align:justify;">La vita di una persona è fatta anche di tanti oggetti, piccoli o grandi, spesso di nessun valore o apparentemente insignificanti per gli altri. Ma per quella persona e solo per lei hanno valore inestimabile. Sono legati a un ricordo, a una amicizia: una penna, una spazzola, un nastrino, una fotografia. Io non sono riuscita a recuperare neanche un oggetto, una piccola cosa della mia vita passata. Come volevano i nazisti, nel loro lucido piano criminale. Niente oggetti, niente ricordi, niente vita. Il fascista che aveva occupato la nostra casa non aveva alcuna intenzione di ridarcela. Fummo perciò costrette a chiedere ospitalità, almeno un letto dove dormire, a qualche conoscente.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1617" title="11" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/11.jpg?w=500&#038;h=499" alt="" width="500" height="499" /></a></p>
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<h2>Ritorno a Birkenau</h2>
<p style="text-align:justify;">Fotografia di Alberto Novelli</p>
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<p style="text-align:justify;">Poi abbiamo cercato di ricostruirci una vita. Abbiamo frugato nelle case dei nostri parenti, che erano sopravvissuti alla Shoah, per cercare qualcosa della nostra famiglia. Anche solo una fotografia che potesse alimentare i nostri ricordi di un tempo felice. Che potesse ridarci il volto dei nostri famigliari scomparsi nel cielo polacco&#8230; Abbiamo elemosinato i nostri ricordi.</p>
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<p style="text-align:justify;">Poi mi sono sposata, povera, senza un soldo. Anche Stellina si è sposata. Poi i ricordi, le notti d&#8217;angoscia, l&#8217;incubo continuo di nome Birkenau l&#8217;hanno sopraffatta. Ci ha lasciati. Io ho avuto un figlio e il regalo di due nipoti. Anche Giacomo si è sposato e ha avuto quattro figli e quattro nipoti. &#8230; Mio marito aveva un laboratorio di cioccolata, una cioccolateria &#8211; che ancora oggi gestisco con mio figlio.</p>
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<p style="text-align:justify;">Oggi mi chiedono più volte se ho mai pensato di tornare ad Auschwitz, di tornare a camminare, da persona libera, tra le baracche di Birkenau. Non sarei mai voluta tornarci. Poi alcuni superstiti, e tra questi Shlomo Venezia, che abita a Roma e con il quale mi incontro continuamente, e il sindaco della mia città mi hanno convinto a fare con loro un viaggio-studio al quale avrebbero partecipato numerosi studenti e professori.</p>
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<p style="text-align:justify;">Sono tornata ma, devo dire la verità, soprattutto per ricordare i miei, per portare alcuni sassi sulla Judenrampe! Perché sentissero che io sono sempre, in ogni momento della mia vita, il giorno come la notte, nel dolore e nella felicità, con loro.</p>
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<p style="text-align:justify;">Perché ogni notte io torno a Birkenau.</p>
<p style="text-align:justify;">C&#8217;è anche chi afferma che è giunto il momento di perdonare.</p>
<p style="text-align:justify;">Io non posso perdonare. Non perdonerò mai.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1618" title="12" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/10/12.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
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<p style="text-align:justify;">Il libro</p>
<p style="text-align:justify;">Il racconto di Ida Marcheria e le immagini di archivio sono tratte dal libro Non perdonerò mai di Aldo Pavia e Antonella Tiburzi, ed. Nuova dimensione e riprodotte per gentile concessione dell&#8217;editore.</p>
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			<media:title type="html">Ida Marcheria nel suo laboratorio di pasticceria, Roma</media:title>
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		<title>GIORGIO VASARI &#8211; 500 anni di storia dell&#8217;Arte</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 09:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricordo che da ragazzo &#8211; studente all’accademia di belle arti in Napoli &#8211; vedevo, quando qualcuno voleva dare maggiore spessore a ciò che stava dicendo, mettere subito gli incisivi sul labbro inferiore e dire: “Vasari”, mordendosi leggermente nel dirlo. Quell’impercettibile morso scandiva un suono e un nome che erano indispensabili per sussistere nella consapevolezza dell’arte [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1599&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/220px-giorgio_vasari_selbstportrc3a4t.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1600" title="Giorgio Vasari, Autoritratto" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/220px-giorgio_vasari_selbstportrc3a4t.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/240px-vite.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1601" title="Vite, frontespizio" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/240px-vite.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Ricordo che da ragazzo &#8211; studente all’accademia di belle arti in Napoli &#8211; vedevo, quando qualcuno voleva dare maggiore spessore a ciò che stava dicendo, mettere subito gli incisivi sul labbro inferiore e dire: “Vasari”, mordendosi leggermente nel dirlo. Quell’impercettibile morso scandiva un suono e un nome che erano indispensabili per sussistere nella consapevolezza dell’arte e della sua storia. In breve, anch’io mi mordevo tutti i giorni e, man mano che il tempo mi dava lo spazio per leggerlo, e per conoscerne le opere, Vasari diventò Giorgio Vasari. E diventò &#8211; da prima pittore e architetto &#8211; cortigiano, imprenditore, “spettegolatore” e storico enciclopedico dell’arte. Forse il primo storico, in quanto gli esiti non soddisfacenti delle biografie di artisti negli </span><em><span style="color:#333333;">Uomini illustri</span></em><span style="color:#333333;"> di Paolo Giovio lo avevano spinto a farsi tale con </span><em><span style="color:#333333;">Vite de&#8217; più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a&#8217; tempi nostri</span></em><span style="color:#333333;">, pubblicato nel 1550 e riedito con aggiunte nel 1568. L&#8217;opera, preceduta da un&#8217;introduzione di natura tecnica e storico-critica sulle tre arti maggiori (architettura, scultura e pittura) è una vera e propria pietra miliare della storiografia artistica, punto di partenza tutt&#8217;oggi imprescindibile per lo studio della vita e delle opere dei più di 160 artisti descritti.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">La prima edizione, pubblicata a Firenze dall&#8217;editore ducale Lorenzo Torrentino nel 1550 e dedicata al granduca Cosimo I de&#8217; Medici, includeva un prezioso trattato sui metodi tecnici impiegati nelle varie arti. Fu in parte riscritto e arricchito nel 1568, con l&#8217;aggiunta di xilografie di ritratti degli artisti, taluni ipotetici. La prima edizione si presentava più corposa e più artistica della seconda edizione </span><em><span style="color:#333333;">giuntina</span></em><span style="color:#333333;">. Quest&#8217;ultima, con l&#8217;aggiunta di integrazioni e di correzioni, risulta più piatta, ma è anche quella che ha riscosso più successo e diffusione, con le sue 18 edizioni italiane ed 8 traduzioni straniere, a fronte di una sola edizione dell&#8217;opera originaria.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Un proemio introduce ognuna delle tre parti. Descrive vite ed opere degli artisti da Cimabue in poi, sostenendo che solo gli artisti fiorentini hanno fatto rinascere l&#8217;arte dal buio del Medioevo, talvolta esponendo idee per partito preso. Si può comunque dire che Vasari con quest&#8217;opera è stato l&#8217;iniziatore della critica artistica e molti artisti toscani devono la loro celebrità internazionale all&#8217;opera di valorizzazione e divulgazione da lui iniziata, molto prima che si cominciassero a studiare altre scuole, seppur altrettanto importanti (come la scuola romana del Duecento, la pittura dell&#8217;Italia settentrionale del Quattro e Cinquecento), ma tutt&#8217;oggi sconosciute al pubblico non specializzato.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Come primo storico dell&#8217;arte italiana iniziò il genere, tuttora in voga, dell&#8217;enciclopedia di biografie artistiche. Vasari coniò il termine &#8220;</span><em><span style="color:#333333;">Rinascita</span></em><span style="color:#333333;">&#8220;, sebbene una consapevolezza del fenomeno artistico che stava avvenendo era già nell&#8217;aria sin dai tempi di Leon Battista Alberti.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Giorgio Vasari nacque ad Arezzo il 30 luglio 1511 e oggi ne celebriamo i 500 anni nella storia. Cinquecento anni che sono trascorsi &#8211; nell’arte, ma anche nella critica e nella storiografia &#8211; con variazioni multitimbriche e filosofiche, maggiormente determinate dalla nascita della fotografia e dall’</span><em><span style="color:#333333;">art pour l’art.</span></em><span style="color:#333333;"> È necessario comprendere da subito che, quando Vasari stesso applicava i rudimenti della prospettiva euclidea ai suoi affannosi e iperaffollati dipinti, tutto ciò che di realistico vestiva la pittura del tempo contribuiva a farne una sorta di miracolo per gli occhi della gente semplice, che si stupiva e si riempiva gli occhi d’immenso. Con quella sacrosanta cautela che si deve applicare alle informazioni storiche, diremo anche che pare che Leon Battista Alberti &#8211; coi suoi bozzetti fiorentini dal vero &#8211; fu uno dei primi a mostrare e divulgare lo strumento prospettico, determinando quel salto qualitativo indiscutibile. Eppure esso, nelle opere degli architetti urbanisti, nei secoli a seguire, si è reso responsabile &#8211; ispirandoli a partire dai pittori e dai dipinti &#8211; di quella disumanizzazione degli spazi abitabili che, fino al termine dell’evo medio, non appestava di geometrie gli abitati. Basta visitare un centro storico antico che non abbia subìto sovrapposizioni (non ce ne sono, se non altro a causa della viabilità) per rendersi conto che gli aggregati urbani pre-prospettici-architettonici erano certo più divertenti della fredda prospettiva geometrica. Il mondo era da scoprire; era un piccolo mondo dotato di fantasia e di cunicoli, o di passaggi segreti per gli amanti o i mariuoli, anfratti e aie insospettabili, crescita caotica e demenziale, libertà insomma: la libertà che viene dall’assenza della scienza. Lo stesso concetto di </span><em><span style="color:#333333;">Rinascimento,</span></em><span style="color:#333333;"> che qualcuno vorrebbe attribuire falsamente proprio al Vasari &#8211; e che molti storici rigettano del tutto ridimensionandone l’ufficializzazione in Europa &#8211; è un concetto non privo d’insidie, ma neanche di glorie: punti di vista. Mi lascio prendere dalla tentazione di parlarne in profondità, ma il discorso &#8211; che feci a suo tempo con Bruno Zevi &#8211; è vertiginoso nella sua indispensabile vastità d’interpretazione. Fatto è che il Vasari s’ispirava a Michelangelo, e che quest’idea rinascimentale gli faceva produrre corpi titanici per essere a tutti i costi un manierista. Rosso Fiorentino gli contaminò l’amore per i colori teatrali e profondi. Come pittore la sua formazione iniziò ad Arezzo nella bottega di Guglielmo di Marcillat, pittore di vetrate francese di buon talento, in seguito, grazie al cardinale Silvio Passerini, forse intorno al 1524, si trasferì giovanissimo a Firenze, dove ebbe modo di frequentare Michelangelo e in seguito Andrea del Sarto e Baccio Bandinelli, che gli fornirono strumenti essenziali, quali la perizia disegnativa e la capacità di composizione prospettica. Le esperienze si arricchirono per il giovane artista, frequentando il Rosso Fiorentino ad Arezzo e a Firenze con Francesco Salviati, con il quale creò un sodalizio artistico e col quale fu a Roma nel 1531-1536 per studiare le antichità e le opere di Raffaello e Michelangelo. L&#8217;incontro con il Rosso fu fecondo di nuove esperienze pittoriche soprattutto nel colorismo drammatico e nella capacità di composizione che si rivelano nel </span><em><span style="color:#333333;">Cristo portato al Sepolcro</span></em><span style="color:#333333;"> del 1532, oggi nella Collezione di Casa Vasari, che dipende dalla </span><em><span style="color:#333333;">Deposizione</span></em><span style="color:#333333;"> del Rosso (1528) a S. Sepolcro. Così ebbe importanza la capacità disegnativa nel fare le figure del Bandinelli e del Salviati. Seppure di qualche capacità inventiva e di grande erudizione, la sua pittura non è particolarmente originale o di eccelsa qualità: denota prestezza nel fare (gli venne rimproverata anche da Michelangelo negli affreschi della Sala dei Cento Giorni alla Cancelleria, terminata nel 46), tendenza alla ripetizione di figure, gesti, posizioni, carattere scenografico nelle architetture, complicazione di significati, tendenza più alla narrazione che all&#8217;espressione, ma senza particolare pathos o inventiva. Può essere considerato fra i maggiori manieristi tosco-romani e in questo ebbe particolare influenza a Venezia, dove si recò nel 1541 per realizzare l&#8217;allestimento teatrale della </span><em><span style="color:#333333;">Talanta</span></em><span style="color:#333333;"> di Pietro Aretino. In questa attività di scenografo e architetto teatrale operò intensamente a Firenze dal 1536 al 1565; un&#8217;esperienza particolarmente importante che ha tracce nella sua pittura (ad esempio a Roma nella Sala dei Cento Giorni del 1542-46 e nella Sala Regia in Vaticano nel 1572), ma anche in quella dei suoi collaboratori, come Livio Agresti.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Fra le sue opere di maggior pregio su tavola va considerata la </span><em><span style="color:#333333;">Cena di S. Gregorio</span></em><span style="color:#333333;"> del 1540 nella Pinacoteca Nazionale di Bologna per il Refettorio di S. Michele in Bosco della città. Caratteristica del suo essere artista è il fare cortigiano e imprenditoriale che lo portò ad avere grandi commissioni a Firenze, Roma, Napoli, Bologna, Venezia. Fra i suoi collaboratori, molto attivo e di un qualche talento fu Cristofano Gherardi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Al pari di non pochi artisti della sua epoca, anche Vasari si occupò attivamente di spettacolo, un&#8217;attività molto gradita dal pubblico e piuttosto redditizia, che faceva parte delle comuni commissioni di bottega e che Vasari apprese in quelle di Guglielmo di Marcillat ad Arezzo e di Andrea del Sarto a Firenze. Il suo esordio nel campo dell&#8217;effimero è precocissimo: a soli 19 anni, a Bologna, nel 1530, in occasione dell&#8217;incoronazione di Carlo V, partecipa alla decorazione di un grande arco trionfale progettato da Amico Aspertini.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Nel 1536, a Firenze, protetto da Ottaviano de&#8217; Medici e ben voluto dal duca, dirige vari apparati urbani in occasione del matrimonio fra Alessandro de&#8217; Medici e la figlia di Carlo V. Nel 1541 è chiamato a Venezia dal suo compatriota Pietro Aretino per l&#8217;allestimento dell&#8217;apparato della </span><em><span style="color:#333333;">Talanta</span></em><span style="color:#333333;">, la commedia scritta dallo scrittore per la Compagnia della Calza dei Sempiterni, che la recitarono in un salone della Ca&#8217; Gonnella in Cannaregio nel carnevale del 1542. La </span><em><span style="color:#333333;">scenografia allegorica totale</span></em><span style="color:#333333;">, espressa nel linguaggio figurativo manierista tosco-romano, se non ebbe particolari effetti sul tradizionale allestimento festivo veneziano pur suscitando grande ammirazione, fornì suggestioni figurative ai giovani Tintoretto, Paolo Veronese e Paris Bordone.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Ma è solo nel 1565 quando a Firenze, seguendo le indicazioni dell&#8217;intellettuale mediceo Raffaello Borghini, che Vasari diventa il regista di una serie di grandi eventi spettacolari in occasione dei festeggiamenti per il matrimonio fra Francesco I de&#8217; Medici e Giovanna d&#8217;Austria. In questa occasione, riprendendo l&#8217;esperienza veneziana, suggestioni vitruviane e scenografico-prospettiche oramai mature, realizza un grande allestimento nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, costituendo il primo prototipo di teatro da sala che verrà poi perfezionato nel Teatro Mediceo degli Uffizi, dal suo allievo Bernardo Buontalenti, al quale lascerà in eredità il suo immenso sapere di grande artista dello spettacolo.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">La sua formazione artistica fu comunque composita, basata sul primo manierismo, su Michelangelo, su Raffaello e sulla cultura veneta. Come architetto fu la figura chiave delle iniziative promosse da Cosimo I de&#8217; Medici, contribuendo, grazie anche alla protezione di Sforza Almeni, a grandi cantieri a Firenze e in Toscana, tra cui spiccano la costruzione degli Uffizi, la ristrutturazione di Palazzo Vecchio e molto altro.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">In quanto primo storico dell&#8217;arte italiano, Vasari iniziò il genere enciclopedico delle biografie artistiche, genere che si protrae ancor oggi. Fu lui &#8211; secondo alcuni &#8211; a coniare termini come </span><em><span style="color:#333333;">Rinascimento</span></em><span style="color:#333333;">, sebbene già dai tempi di Leon Battista Alberti fosse presente la consapevolezza di questa rinascita artistica, Gotico o &#8220;Maniera moderna&#8221;. Il lavoro del Vasari fu pubblicato per la prima volta nel 1550 da Lorenzo Torrentino a Firenze e dedicato al Granduca Cosimo I de&#8217; Medici, comprendendo una valida trattazione dei metodi tecnici utilizzati nelle varie arti. Fu parzialmente riscritto e largamente ampliato nel 1568, corredandolo anche dei ritratti (talora ricreati a partire da molteplici fonti, non sempre attendibili) degli artisti esaminati.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">L&#8217;opera è fortemente di parte a favore degli artisti fiorentini e tende ad attribuire loro tutte le nuove scoperte dell&#8217;arte rinascimentale, ad esempio l&#8217;invenzione dell&#8217;incisione. L&#8217;arte veneziana, in particolare, fu completamente ignorata nella prima edizione e solo dopo un viaggio a Venezia il Vasari le dedicò più attenzione (includendo infine tra gli artisti anche Tiziano), senza tuttavia tenere un punto di vista obiettivo.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Come molti degli storici del suo tempo, Vasari peccò talvolta di un eccesso di zelo, incorporando nelle biografie racconti relativi a scandali e pettegolezzi, e di creduloneria, dando per buone fonti orali a distanza di secoli dai fatti, non verificate né verificabili, che diedero origine ad alcuno macro-errori (come l&#8217;inverosimile assassinio di Domenico Veneziano da parte di Andrea del Castagno), che screditarono in parte l&#8217;opera vasariana agli occhi della critica moderna. La maggior parte degli aneddoti, pur essendo descritta come realmente accaduta, è più probabilmente frutto di fantasia o di creduloneria. Alcuni sono generiche storie, come il racconto del giovane Giotto che dipinse una mosca su un quadro di Cimabue e che il vecchio maestro cercò più volte, invano, di scacciare; storiella che riecheggia gli aneddoti raccontati sul pittore greco Apelle. Con poche eccezioni, tuttavia, il giudizio estetico del Vasari è molto accurato e acuto.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Le biografie scritte dal Vasari sono generalmente attendibili per i pittori della sua generazione e di quelle immediatamente precedenti, meno per artisti a lui più distanti nel tempo. I critici moderni &#8211; grazie a nuove informazioni e ricerche &#8211; hanno corretto molte delle sue attribuzioni e date. L&#8217;opera rimane comunque un classico anche oggi, sebbene debba essere integrato da ricerche critiche contemporanee.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Il Vasari incluse un&#8217;autobiografia di 42 pagine alla fine delle </span><em><span style="color:#333333;">Vite</span></em><span style="color:#333333;"> e aggiunse ulteriori dettagli su di sé e sulla sua famiglia ne </span><em><span style="color:#333333;">Le Vite di Lazzaro Vasari</span></em><span style="color:#333333;"> e </span><em><span style="color:#333333;">di </span></em><em><span style="color:#333333;">Francesco Salviati</span></em><span style="color:#333333;">. Le </span><em><span style="color:#333333;">Vite</span></em><span style="color:#333333;"> del Vasari hanno avuto una triplice influenza: in primo luogo come esempio per i biografi e gli storici dell&#8217;arte contemporanei e successivi, poi per la sua visione del Rinascimento e del ruolo svolto da Firenze e Roma in questo processo, infine come fonte primaria da cui attingere informazioni sulle vite e sulle opere dei primi artisti italiani.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Le </span><em><span style="color:#333333;">Vite</span></em><span style="color:#333333;"> sono state tradotte in molte lingue, tra cui inglese, francese, tedesco e olandese.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Le </span><em><span style="color:#333333;">Vite</span></em><span style="color:#333333;"> diedero il via a un&#8217;ondata di biografie di artisti. Inoltre, la maggior parte dei biografi del XVII secolo furono spesso soprannominati &#8220;il Vasari&#8221; della loro nazione. Karel van Mander nei Paesi Bassi fu probabilmente il primo autore vasariano, col suo </span><em><span style="color:#333333;">Het Schilderboeck</span></em><span style="color:#333333;"> (</span><em><span style="color:#333333;">Il libro dei pittori</span></em><span style="color:#333333;">) del 1604, il primo elenco completo di biografie dei pittori dei Paesi Bassi. Joachim von Sandrart (1606-1688), autore di </span><em><span style="color:#333333;">Deutsche Akademie</span></em><span style="color:#333333;">, fu soprannominato il &#8220;Vasari tedesco&#8221;. In Inghilterra il </span><em><span style="color:#333333;">Painting Illustrated</span></em><span style="color:#333333;"> (</span><em><span style="color:#333333;">Dipinti illustrati</span></em><span style="color:#333333;">) di William Aglionby del 1685 fu basato in gran parte sul lavoro del Vasari.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Le </span><em><span style="color:#333333;">Vite</span></em><span style="color:#333333;"> sono inoltre un&#8217;importante base per la discussione dello sviluppo della corrente artistica rinascimentale. Il libro, infatti, ha a lungo influenzato la visione degli storici dell&#8217;arte riguardo al primo Rinascimento, ponendo troppa enfasi sui risultati fiorentini e romani, sottostimando quelli del resto d&#8217;Italia e d&#8217;Europa. Infine, il testo è stato per secoli la principale fonte di informazioni per quanto riguarda i pittori del primo Rinascimento, in particolare toscani e per l&#8217;attribuzione dei loro dipinti; rimanendo ancora oggi, nonostante le sue ovvie parzialità e mancanze, di basilare importanza per la compilazione della biografia di artisti.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Avremmo bisogno anche oggi di un Vasari che enciclopedicamente &#8211; con tutti i suoi limiti dettati da gusti personale e personali convinzioni e credenze &#8211; si facesse carico di esplorare il panorama dell’arte contemporanea per lasciare ai posteri molti nomi meritevoli. Ma ormai ci pensano gli artisti stessi a infilarsi in qualche enciclopedia: i Vasari non esistono e non esisteranno più. In un certo senso, dispiace. Quindi: Buon mezzo millennio Giorgio Vasari! Continueremo felicemente a morderci il labbro quando ti ricorderemo all’infinito.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="color:#333333;"> </span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="color:#333333;">Salvatore Maresca Serra, Roma 31 Luglio 2011</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="color:#333333;"> </span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">(Le fonti di informazione sono troppe per elencarle qui).</span></p>
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			<media:title type="html">Giorgio Vasari, Autoritratto</media:title>
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		<title>OMOFOBIA e IPOCRISIA</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 11:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/stop-omofobia1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1587" title="STOP OMOFOBIA!" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/stop-omofobia1.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:center;">OMOFOBIA e IPOCRISIA  di <em>Salvatore Maresca Serra</em></p>
<p style="text-align:justify;">&lt;&lt;Non avrai altri jeans all’infuori di me&gt;&gt; era lo slogan di Jesus che tanto fece parlare e generò una reprimenda cattolica appoggiata da magistratura, polizia, quindi Stato perbenista-moralista  a partire dalle pagine dell’Osservatore Romano, nei “lontani anni settanta”. Il 17 maggio 1973, PP Pasolini scrisse sul Corriere della Sera la sua puntuale analisi linguistica del fenomeno, dove configurò uno scenario – a partire dal &lt;&lt;non avrai altri&gt;&gt; &#8211; che vedeva lo sgretolarsi del potere della Chiesa prossimo, futuribile sul breve periodo e ineluttabile. Bastavano un jeans e uno slogan, dunque – dopo millenari sviste, corruzioni e falsificazioni –, a spogliare la Chiesa del suo potere mentre rivestiva di azzurro divinizzato gambe cosce e natiche degli italiani inconsapevoli dell’orrenda tragedia in agguato? O piuttosto non era quello slogan l’acme del declino del vaticano solo perché nasceva nel grembo della società borghese, che la Chiesa aveva accolto snaturando se stessa? Pasolini indicava un percorso di valori (ben precisi) da utilizzare: serviva chiedersi – a partire dal Concordato negli anni trenta – quanto il neocapitalismo borghese potesse determinare il declino del papa e compagni, dopo ch’essi avevano accettato il fascismo, poi la repubblica, quindi la società dei consumi e del nuovo capitale liberale. Domande logiche, lecite e linguistiche. Quindi: se lo spirito reazionario degli anni ’70 che strappava i manifesti di Jesus avesse avuto vita breve, come fu – profeticamente – negli anni a seguire. Quello slogan pubblicitario – antesignano del branding – era come un retrovirus Hiv: solo questione di tempo. Poi avrebbe infettato tutto e tutti. Uno tra i Dieci Comandamenti era stato nonsolo vilipeso, nonsolo banalizzato oscenamente per trarre fatturati e colpire l’immaginario innocentemente ludico dei giovani borghesi, e nonsolo aveva eternizzato per un istante la psicologia applicata della comunicazione pubblicitaria, ma era stato usato quale strumento di morte perché già morto. E Jesus stesso sanciva questa morte della religione cattolica e dei suoi comandamenti dopo essere già stato – poco prima – Cristo Super Star, come fosse una stella del firmamento pop. Evidentemente, il vaticano assorbiva coscientizzandola troppo tardi la morte (quale spinta vitalistica) di una collettivizzazione sistemica di una antica-postmoderna fede-antidefe: l’idolatria del Capitale. È anche evidente che le macroscopie della materializzazione e della reificazione – dico io – venivano già da tempo immemorabile precipuamente dalla vendita delle indulgenze, che portarono Lutero ad affiggere a Wittemberg le sue 95 tesi di protesta contro Leone X. Mercoledì 31 ottobre 1517. La riforma innescata dal monaco agostiniano, in Italia fu altrettanto presente come negli altri stati europei, ma qui ebbe particolari caratteristiche. Innanzitutto si affermò nelle classi colte, imbevute dello spirito umanistico e laico del Rinascimento, che vedevano nella riforma, soprattutto legata allo Zwingli e a Calvino, un&#8217;affermazione della classe borghese rispetto al tradizionalismo della chiesa romana. Il movimento prese piede anche tra il clero sia con posizioni estremiste sia con posizioni moderate. Probabilmente, Pasolini – nell’articolo del Corriere – non volle approfondire troppo questo aspetto, e parlò come se la borghesia non avesse avuto un suo iter storico nei secoli addietro. Per ciò che riguarda Leone X, nato Giovanni di Lorenzo de&#8217; Medici, di lui gli avversari raccontano che quando divenne papa, a soli trentasette anni, l&#8217;11 marzo 1513, abbia detto a suo cugino Giulio: «Poiché Dio ci ha dato il Papato, godiamocelo». Si racconta viaggiasse attraverso Roma alla testa di una stravagante parata, in cui sarebbero apparsi pantere, giullari ed un elefante bianco. Avrebbe fatto servire cene con sessantacinque portate, nelle quali dei ragazzini saltavano fuori dai budini. Alcuni storici sostengono l&#8217;omosessualità di Leone X. Guicciardini recita nella sua <em>Storia d&#8217;Italia</em> a proposito di Leone X da poco morto: <em>credettesi per molti, nel primo tempo del pontificato, che e&#8217; fusse castissimo; ma si scoperse poi dedito eccessivamente, e ogni dì più senza vergogna, in quegli piaceri che con onestà non si possono nominare</em> &#8211; sottintendendo, secondo molti, le pratiche omosessuali. Certo è che era una voce molto diffusa a Roma, come dimostrano molte <em>pasquinate</em> dell&#8217;epoca. Una di queste lo definiva &#8220;fiorentin, baro, cieco e paticone&#8221;, dove <em>paticone</em> indica l&#8217;omosessuale passivo. Più o meno tutti conosciamo l’orientamento sessuale dei papi e dei preti, e ciò si contrappone oggi alla decodifica che s’impone di un Parlamento che boccia – tacciandola d’incostituzionalità – la legge sull’omofobia. Già caldeggiata anche dalla Corte Costituzionale, in un’Italia che aggredisce gay, lesbiche e transessuali, dominata così com’è da una destra fascistoide, “retriva” (definisce Leonardo Coen su Facebook) e “da cui non ci può aspettare altro, grazie ai babbei che l’hanno votata”. Nella sostanza, il Parlamento italiano dice che è costituzionale ghettizzare i “diversi” e – simultaneamente – è incostituzionale difenderne i diritti: 100 e più omosessuali (dicono le varie associazioni GLBT tra cui l’ArciGay) parlamentari omofobi (che quindi sono terrorizzati da se stessi) si oppongono ad una legge che equipari i diritti di tutti, senza che gli orientamenti sessuali possano farli discriminare. Visto che finanche papi e preti – storicamente – non hanno incontrato ostacoli e discriminazioni per accedere ai loro alti incarichi nella Chiesa e nella società (anche)  borghese. Vien fatto di domandarsi cosa direbbe oggi PP Pasolini di questa Italia auto-omofoba, xenofoba e celodurista. Un Pasolini che ha pagato con una morte assurda tutto ciò ch’egli è stato, anche – e soprattutto – la sua omosessualità. Destabilizzante, irritante, sconosciuta e imbarazzante per molti, tra cui i suoi assassini. Di conseguenza, visti i fatti di ieri, viene anche da pensare che nel lontano 1973 Pasolini analizzasse il tutto del declino dell’ecclesia da una visione idealistica, profetica ma solo in parte, e comunque una parte troppo sottile e intellettuale per essere profetica del tutto: la Chiesa è presente nella discriminazione degli omosessuali anche oggi. Il potere che Pasolini vedeva in declino è inaffondabile per il patto scellerato tra Stato, Chiesa e politica. Questa è la semplice, banale, goffa e sciocca realtà del Parlamento: non perdere i voti dell’area cattolica manipolata costantemente e inelluttabilmente dalla CEI. Pax e Dico docet. Se Jesus scandiva &lt;&lt;non avrai altri jeans all’infuori di me&gt;&gt;, oggi sembra ascoltare a chiare lettere altri che dicono: &lt;&lt;non avrai altri omofobi all’infuori di noi&gt;&gt;. I rapporti sentimentali, affettivi, familiari sono leciti – per questi omofobi di Stato – solo a patto che a provarli siano due esseri dotati di vagina e membro: una complementarietà assoluta e insostituibile. Loro ne fanno solo una questione di organi sessuali riproduttivi. Funzionali alla sussistenza del sistema politico e religioso, là dove questi due concetti non trovano soluzione di continuità in questa Italia del cazzo. O in questa Italia dell’omosessualità sommersa e quindi laida, atrocemente deforme nella sua oscenità costituzionale, genetica, sporca e sordida: niente spazio dal parlamento e dai pulpiti per la bellezza della verità gridata ai quattro venti. Niente spazio all’orgoglio dell’essere ciò che naturalmnte si è. Niente essere, solo nascondere per godere nel segreto buco del pensiero imploso: il loro “Buco Nero” che tutto risucchia nell’ignominioso atto dell’esistere tra i “normali”, e dove la norma è la pluralità d’ogni cosa e fenomeno della Natura madre che ignorano. È più che mai necessario scandalizzarsi di ciò che ha dato scandalo da sempre: l’ipocrisia. O l’hupokrisis, come affermava Jesus tra i farisei e i sadducei, ma il Cristo quello vero. ὑπόκρισις.</p>
<p style="text-align:justify;">(Per la cronaca, gli slogan “Non avrai altro jeans all’infuori di me” e “Chi mi ama mi segua” furono creati non dal dio mosaico e dal Cristo, ma da Oliviero Toscani e Emanuele Pirella).</p>
<p><em>Salvatore Maresca Serra</em><em></em></p>
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		<title>SCANDALO, POLITICA e LINGUAGGIO</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 07:20:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SCANDALO, POLITICA e LINGUAGGIO  di Salvatore Maresca Serra La distanza tra il cittadino medio e la politica dei palazzi può essere anche una potenziale salvezza dello Stato. Meno il cittadino capisce il linguaggio del politico, più è pronto a scandalizzarsi: e lo scandalo è la nostra forza, la migliore. In tutti questi anni, il rischio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1575&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/tribunapolitica.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1576" title="tribunapolitica" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/tribunapolitica.jpg?w=500" alt=""   /></a><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/bossi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1577" title="bossi" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/bossi.jpg?w=500" alt=""   /></a>
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</p>
<p style="text-align:center;">SCANDALO, POLITICA e LINGUAGGIO  di Salvatore Maresca Serra</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:justify;">La distanza tra il cittadino medio e la politica dei palazzi può essere anche una potenziale salvezza dello Stato. Meno il cittadino capisce il linguaggio del politico, più è pronto a scandalizzarsi: e lo scandalo è la nostra forza, la migliore. In tutti questi anni, il rischio che il popolo si abituasse al malcostume è stato evidente. Alcune realtà, alcuni conflitti tra tra i poteri forti hanno messo a repentaglio la morale. E la morale è in primis la stigmata di qualsiasi amministratore servitore della collettività. Non dobbiamo mai dimenticarlo, con una misura ideale ma concreta. In fondo, qualcuno ha tentato in tutti i modi e con ogni mezzo di generare opinioni nel merito che inquinassero questa verità fondamentale, elementare. L’elemento è affatto questa capacità: scandalizzarsi. L’elemento Uno. Tutto il resto dopo.</p>
<p style="text-align:justify;">Finché avremo in noi la capacità di credere fermamente che buttarsi in politica è uno sport da superare, allora avremo anche una visione della politica che ristabilisca – potenzialmente – quali sono gli obblighi a cui un delegato deve ottemperare. Credo che ormai l’evidenza dei percorsi del malaffare sia superiore ad ogni spinta irrazionale che pur c’è stata. Giocando sulle paure, giocando su immagini incombenti e potenzialmente oppressive delle libertà individuali, giocando sulle ambizioni individualistiche, giocando sull’ignoranza e sull’apatia di molti si è incangrenito un male che viene da lontano, da molto lontano. Ma la civitas nasce dove nasce una libertà ben più grande di ogni altra: la libertà di non avere parassitismi odiosi nella macchina pachidermica ed elefantiaca che fu creata – a suo tempo – dalla Democrazia Cristiana, per assicurarsi voti là dove il solo denaro contante era lo scambio del voto con una promessa – a volte mantenuta – di un lavoro nel pubblico, “un posto fisso”, sopra le intemperie di un datore di lavoro privato e instabile per definizione. All’epoca era facile: l’italietta post-mussoliniana era tutta da ricostruire; nessuno faceva caso al debito pubblico: questo emerito sconosciuto. Nessuno individuava il vero percorso di questo denaro che finanziava non una ricostruzione autonoma, bensì la costruzione di una portaerei nel mediterraneo, dove l’america avrebbe potuto egemonizzare lo scacchiere europeo, dopo aver vinto la seconda guerra mondiale. Nel frattempo, si procedeva a creare un impianto egemonico partitico, con uno scambio che – all’epoca – sembrava naturale: io ti voto e tu mi sistemi! Capirai, dopo l’epopea tragica del fascismo, l’italiano con figli e nipoti intendeva solo questo prezzolato slancio verso la politica dei palazzi, che all’epoca altro non erano che cantieri malmessi dei gangli del malaffare. Bisogna ricordare – per chi ha un’età idonea -, o immaginare che “tutto” era solo un pilotaggio politico: concorsi nel pubblico, appalti, consulenze, ingaggi, assunzioni dirette, direzioni dirigenziali, compromessi nascosti, crescite aziendali, industriali, finanziamenti, partecipazioni statali, cassa del mezzogiorno, finanziamenti alla stampa, finanziamenti ai partiti, rettorati universitari, creazione di banche, di confederazioni e chi più ne ha ne metta. La politica partitica era dietro tutto questo. Questa inane macchina infernale nata dall’obbrobrio, dalla strumentalizzazione della storia: una storia altrettanto vergognosa e insopportabile, eppure perfettamente funzionale all’imbroglio, al ladrocinio, allo statalismo bieco, all’internazionalismo puttanesco, con un alleato abile a piazzarsi dove meglio conveniva. Una repubblica fondata su tutto questo, oltre che sul debito pubblico che cresceva come un mostro marziano in un film di fantascienza, e non di fantapolitica… In brutale sintesi, ecco com’è nata la partitica in Italia. Così.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma cosa facevano – all’epoca – le procure e i magistrati? Possibile o che non sapessero di tutto questo o che non lo considerassero il peggiore coagulo di tutti i reati? Evidentemente, per chi ha buona memoria, nessuno si sognava di mettere il bavaglio alla magistratura: gli scandali c’erano anche allora, e così i processi e i condannati. Ciò nonostante, l’andazzo del sistema era istituzionalizzato dal bum economico della ricostruzione, che divorava pezzi e pezzi della moralità della cosa pubblica all’insegna d’ogni 600 Fiat che veniva “data in regalo” all’italiano ch’era stato bravo ad inserirsi in detto sistema. E così, a chi era stato capace di farsi fare un mutuo per comprare il quartino dove alloggiare con la famiglia felice. Tanto per capirci. Gli evasori erano disseminati un po’ dovunque, come semi sparsi nel vento pronti a fiorire sotto il sole della Diccì. Ogni tanto, le fiamme gialle andavano a ristabilire un ordine apparente, che rimbalzava sulle testate nazionali e regionali, come fosse vera ed immensa notizia. Nel frattempo, se nel 1954 quella meraviglia chiamata Rai aveva invaso qualche bar dove si faceva a cazzotti per guardare il miracolo catodico, in capo a pochi anni essa aveva con “Tribuna politica” preso a portare i comizi nelle case: nasce per prima, “Tribuna elettorale”, nel 1960, è regolamentata in modo ferreo dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza per la Rai, e vede la luce in occasione delle elezioni amministrative. Moderatore è Gianni Granzotto. L’anno dopo, visto il successo di pubblico, la rubrica diventa permanente e, appunto, si trasforma in “Tribuna politica”; inizialmente viene seguita direttamente dal Telegiornale e curata dal suo direttore, Giorgio Vecchietti. In seguito verrà creata una struttura apposita, che fino alla pensione, verrà retta da un personaggio destinato a diventare molto noto in televisione: Jader Jacobelli.</p>
<p style="text-align:justify;">Negli anni Settanta c’erano comunque alcuni leader politici che valevano da soli “Tribuna politica” perché “bucavano il video”: Andreotti, Berlinguer, Fanfani, Almirante, Pannella erano quelli che più degli altri reggevano un’ora di televisione di per sé abbastanza noiosa. Le loro risposte agli interlocutori erano molto dirette, talvolta infarcite di un certo umorismo, e questo in qualche modo rendeva più interessante una trasmissione che grandi giornalisti della televisione erano costretti a gestire con il cronometro. Sollecitare la domanda al giornalista della testata di turno quando il preambolo era troppo lungo, imporre al politico il rispetto dei tempi nella risposta e così via.</p>
<p style="text-align:justify;">L’italiano medio credeva di avere una informazione attendibile. In fondo, per sua modalità estetica, tutto ciò che veniva dalla televisione non era oggetto di critica o di incredulità: era tutto sacralizzato dal miracolo tecnologico. Che non finiva mai di stupire. Due episodi fecero molto discutere, nella Tribuna politica degli anni Settanta: il primo fu quando un giornalista del “Quotidiano dei lavoratori”, polemicamente, lasciò lo scranno annunciando che non avrebbe fatto la domanda all’on.Almirante. L’altro episodio risale invece al 1978, alla puntata inaugurale della rubrica “Tribuna del referendum”; la prima tribuna, che riguardava tre consultazioni, era affidata al Comitato promotore: il leader Marco Pannella rimase per 25 minuti legato e imbavagliato davanti alla telecamera, cambiando ad ogni spazio collega di “imbavagliamento”: Gianfranco Spadaccia, Mauro Mellini, Emma Bonino. Tutti rigorosamente imbavagliati con tanto di cartello polemico nei confronti della Rai. </p>
<p style="text-align:justify;">Erano i primi segnali di una larvata coscienza critica, nell’italietta del tempo. Ma anche il segnale che il linguaggio (un tempo definito col termine “politichese” che tutti ricordiamo) stava cambiando. Che, quindi, qualcuno c’era che era disposto a farne a meno. Evidentemente, il politichese era la cifra stilistica di chi governava (un linguaggio funzionale), mentre il nuovo linguaggio del politico che si trovava fuori dal potere era più o meno un modo di esprimersi ch’era intelligibile. Nello scorrere del tempo, quest’ultimo è diventato il linguaggio medio delle classi politiche, fino a scivolare sempre più in basso, grazie all’apporto linguistico di una nuova spinta verso il basso: il linguaggio della Lega: un postribolo di espressioni raccolte dal turpiloquio, dalla volgarità fine a se stessa nel suo trionfalismo tronfio, non senza un’esibizione greve di apporti fallici e machistici oppure maschiloidi. Finanche i corpi cavernosi del pene si sono intrufolati nel discorso del politico leghista, scandendo la propria turgidezza (autosupposta) in contrapposizione simbolica alle conquiste di un popolo omosessuale, che si è evoluto con i suoi sacrosanti orgogli, e che è arrivato anche nei palazzi del potere in modo aperto, con Vendola, Pecoraro Scanio, eccetera, mentre prima – con Colombo, per esempio – era ancora nella clandestinità. Come se poi l’omosessaule non avesse la capacità di erigersi fallicamente e, per questo, fosse meritevole di un motteggio da alcuna “politica” falloidocratica. Il paradosso è che questo linguaggio così immediato e immediatamente ributtante è altrettanto incomprensibile alla media, che s’interroga sulla fenomenologia dell’evoluzione dei canali espressivi dei partiti – o di alcuni partiti – e sulle tensioni che li generano. I ministeri del federalismo (che sarebbe nominalmente quello delle Riforme), della semplificazione, dell’interno e dell’economia stanno nelle mani di questi padani che si esprimono nella politica a botte di cel’hoduro, di foradiball, di cisipuliscailculoconlabandieraitaliana. Fatta eccezione per Maroni e Tremonti che sembrano invece – al confronto di Bossi e Calderoli – due incalliti radical-chic, di quelli che parlano proprio perché gli è indispensabile.</p>
<p style="text-align:justify;">Una vera rivoluzione linguistica. Al confronto, il Pannella del tempo è Dante Alighieri che fa la dieta forzata.</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure tutto ciò è incapace di generare scandali o indignazioni: tutto passa ed è passabile. La gente non si scandalizza più di niente. Linguaggio corrente e linguaggio politico si equivalgono nella loro cachessia dialettica, che prelude alla morte cerebrale. Una società comatosa e volgare, povera e consunta di forme espressive, prolassata sinapticamente sembra essersi stabilizzata a quel livello infimo che le appartiene e che connota la maggior parte delle cose in Italia.</p>
<p style="text-align:justify;">Resta quindi la sostanza delle parole e degli atti, esclusa ogni possibile ed elementare sufficienza scolastica delle forme dialettiche. In sé non è un male. Non lo è perché se l’italiano medio non comprende più neanche questo, allora si scandalizza e reagisce. I risultati del referendum ultimo ne sono una prova concreta. Sembra stia fnalmente montando una corrente dotata di rivendicazione di una minima etica nel popolo. Una pallida risposta, siamo d’accordo: la realtà è che dovrebbe essersi già innescata una vera rivoluzione e da tempo, ma non è avvenuta. C’è stata da tempo un’assuefazione di fatto al conflitto d’interessi di Berlusconi, alle leggi ad personam, alle porcate e ai porcellum, ai festini e ai ruffiani di turno, alle escort che, un tempo, si chiamavano puttane, alle nomine tiranniche improvvise, alle testate schierate e all’informazione politicizzata. L’assegnazione di alti incarichi fa pendant con le ruberie, le tangenti e i peculati; con le Ferrari regalate, i favori sessuali estorti, la fuga di notizie riservate, le P4 e le P5, P6, P7, eccetera che verrano… Quindi ci domandiamo: è stata l’evoluzione del linguaggio in uso dei politici a portare ad una nuova capacità di scandalizzarsi? Dando per certo che dei fatti delittuosi l’italiano medio si dà pace pensando che al potere non ci può essere altro che feccia, e da sempre. E non si sbaglia.</p>
<p style="text-align:center;">
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		<title>Letteratura Interiore</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 20:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti critici]]></category>
		<category><![CDATA[blogsalvatoremarescaserra]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura interiore]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Maresca Serra]]></category>

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<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Potrebbe essere a causa di un caso oppure &#8211; viceversa &#8211; di un determinismo coatto, che le peggiori inclusioni che deturpano le nostre capacità estetiche hanno forma di libri. E neanche potremmo mai affermare che le scelte che, si suppone, avvengano quando ci si accinge &#8211; avventurosamente &#8211; a riplasmare forme già acquisite dai nostri sensi confrontandoli con offerte di nuove storie, pensieri, critiche o esposizioni siano poi &lt;&lt;vere scelte&gt;&gt;. In fin dei conti, questi stati della coscienza sono in parte risparmiati &#8211; o autoassolti &#8211; dal dilagato cogliere caoticamente gli effetti concreti di un mondo che macera di tutto, e più macera più distrugge affermando se stesso quale contenitore della pluralità, che oggi si è mutata in assenza dell’individualità. Ovviamente parlo qui di un caso statistico, che non abbraccia casi altri in cui e da cui sembrano riemergere scrittori dotati di un vuoto di memoria: la memoria del contemporaneo, la cui assenza dovrebbe esentarli dalla omologazione che impone quel “determinismo coatto” di cui pocanzi accennavo. Forme, modi, tecniche, espressioni, tensioni, proposizioni, creazioni appaiono quali autoaffermazioni dell’essere omologati-omologanti, cooptando ambizioni che si assommano nell’insana ambizione di scrivere e diventare scrittori senza per questo mai esserlo. Perché vi sia un paesaggio è necessario che gli elementi presenti siano in un contrasto dettato dalla diversità della natura, una natura congrua e complementare per forme e sostanze e funzioni che interagendo conglobino la diversità nella sfera dell’essere. In questo ecosistema ogni caso è utile all’altro. Ognuno ha bisogno &#8211; per esistere &#8211; dell’altro. E così possiamo dire che la morte stessa dei soggetti è un’esigenza di rinnovamento: la sola cosa che conta è che non sia la vita a morire &#8211; quindi ad estinguersi -, bensì che essa esprima incondizionatamente i suoi infiniti nuovi volti in evoluzione. Il punto è questo: evolvere. È evidente che nella vita delle arti le cose non vanno molto diversamente. Paesaggisticamente la diversità è la sola ricchezza fruibile sia dalla natura stessa &#8211; per sua intima costituzione &#8211; che dall’occhio dell’uomo: l’unico animale in grado di riceverne un riflesso estetico. Quindi che travalichi la funzionalità “meccanica” del tutto rendendolo “altro da sé”, quindi arte, spirito, elevazione del concetto sintetico del linguaggio (il nome delle cose) per giungere fino all’alveo del nome stesso dell’uomo: il creatore del linguaggio. Colui che si è appropriato del tutto raffigurandolo. La tensione dell’uomo è tutta protesa nel tentativo di sfuggire alla fine e, per questo, tutto ciò che l’uomo ha prodotto in termini di “indistruttibilità” equivale nella modalità all’universalizzazione, quindi alla trasmutazione nel corpo spirituale del tutto. Questo transito propone indefessamente nella vita di ognuno che ne possegga la consapevolezza e l’intimità una cura costante della memoria estetica: non vi dovrebbero essere spazi sprecati; alienati dall’insussistenza della qualità del ricordo; la qualità dovrebbe essere tale solo nella misura in cui ci si possa già essere elevati sufficientemente per ritenere esclusivamente ciò che non volgarizza &#8211; banalizzandole &#8211; le cose, bensì che le selezioni costantemente quando i sentimenti siano quelli che si espandano verso l’ignoto: la meta finale e logica d’ogni ricerca. Tutto il resto è solo la struttura che sorregge lo slancio verso l’interrogazione che l’estetica impone dall’alto. Di ignoto in ignoto, ciò che ci attende è l’esame estetico del mistero. La sola cosa che possiamo fare: esaminarne &#8211; intanto &#8211; le proporzioni, in una forma quantitativa dell’indagine; una volta compreso che il mistero avvolge “il tutto” (che l’uomo ha già risintetizzato in simboli vari), lo slancio naturale ci porta verso l’esame delle sfaccettature, infiniti volti simultanei del reale, che in genere è già virtualizzato dal pensiero; quindi si tratterà comunque e sempre di un mistero che vige e domina una apparente astrazione riflessiva. Dove la realtà sarà gia ampiamente dotata di quella letteratura individuale che descrive ad ognuno &#8211; nel suo intimo &#8211; la parola stessa che avanza, percorrendo spazi interiori vibratili, plastici, armonici. Da questo traguardo in poi, il cammino andrà sempre più selezionando parole semplici, la cui insostituibilità sarà data non dal senso linguistico determinato da scelte razionali, bensì da coincidenze che tendono alla perfezione dell’incontro tra vibrazione emozionale e opportunità immediata di traduzione nel linguaggio interiore, fino a fare a meno d’ogni parola. E se &lt;&lt;In principio era il verbo, e il verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio&gt;&gt; &#8211; in questa percezione estetica profonda dell’evangelista non sinottico &#8211; Giovanni -, in seguito il verbo stesso &#8211; incarnandosi &#8211; smetterà d’essere tale, nel rapporto con se stesso uomo. L’intimità tra uomo e spirito sarà costituita non più dal parlare con se stesso, ma solo dal sentire.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo percorso di ricerca interiore presiede alla capacità descrittiva dello scrittore: lo scrittore deve espandere di continuo la sua capacità di sentire. La parola non deve omologarsi in una funzionalità appiattente, ma deve affermare l’identità singolare di ognuno. La letteratura è frutto della letteratura interiore, emotiva e sentimentale. Quando essa non è meccanica; quando non si sforzi di raccogliere superficiali consensi da regole oscure e indecodificabili del mercato della parola. Quindi parlo di uno scrittore e di una letteratura ideali, senza la cui fisionomia mai potremmo ricondurre il discorso alla realtà. Ora, avendo fattolo il discorso ideale, tutto è riconducibile a ciò che dobbiamo tenere presente per ragionare di un mondo dove le spinte alla originalità vengono sistematicamente soppresse dal sistema contemporaneo. Il fatto è che un individuo disturba. Disturba in ogni caso, figuriamoci quando la visione preconcettuale di esso venga dall’alto di un sistema che manovra &#8211; per sua costituzione &#8211; le sue mosse e le sue intenzioni. Pur se individuo, uno scrittore deve essere parte di un insieme o sottoinsieme o di una scia di eventi, che ne nascondano il volto. Nella fattispecie del mio discorso critico: una semplice rilevazione che può assumere anche esempi, quindi nomi e titoli. Leggere un libro o un altro non dovrà mai condurre comunque in una scoperta autentica: un Autore. Uno che abbia l’autorevolezza di determinare un suo autentico linguaggio, che in molti individuano nel termine “stile”. Ecco che le inclusioni (con cui aprivo il discorso) fanno parte di un determinismo coatto; le inclusioni nella nostra memoria estetica del contemporaneo. In generale e in genere, lo stile non è sufficiente a fare di uno scrittore un autore. La modalità estetica dello stile e del suo esercizio viene ampiamente superata dalla sensibilità originale dello scrittore; la sua capacità di convolgere il lettore in una parola che sappia cogliere &#8211; anche nel riflesso dell’altro &#8211; la sua origine spirituale interiore, e che sia inequivocabilmente il frutto di questo viaggio ideale dove si torna dall’esame del mistero della parola stessa. La mia menzione del Verbo è appunto una provocazione mirata su tutto questo. Non dobbiamo mai dimenticare che lo scrittore è un demiurgo che mette ordine nel caos. Le storie sono creazioni. Le vite dei personaggi nascono perché chiunque ha immaginato che vi sia un dio che disegni i destini e le sensibilità, gli intrecci e gli eventi, le nascite e le morti, gli odi e gli amori: un dio capriccioso e caparbio che è &#8211; di per sé &#8211; un autore, uno scrittore. Questa società post-industriale ha raggiunto quel culmine dell’insussistenza di ideali spinte a crescere ancora nella meta del linguaggio. E anche del metalinguaggio di cui &#8211; ormai &#8211; non faccio altro che parlare pur senza averlo mai nominato direttamente, scandendone il suono del nome. Di contro, è precipuamente il metalinguaggio a riconfigurarsi quale elemento di consunzione della società: il significato “oltre” è possibile solo a condizione che l’individuo medio sia distratto e lo colga per un puro caso; quando è lo stesso abbassamento dell’attenzione a far riemergere quella irrazionalità &#8211; che in genere ignoriamo &#8211; e che ci permette di cogliere facce delle cose tutte che sembrano inesistere, e che talvolta realmente inesistono. L’uomo è schiacciato dal calcolo razionale del sistema produttivo, che si rifrange grotescamente nella sfera dei sentimenti, delle relazioni, delle occasioni di corroborare lo spirito con lo spettacolo dell’arte. La risposta a questo assetto della società “sistematica” lo vediamo nel diffondersi delle droghe: luoghi mentali che producono il recupero dell’irrazionalità, ma in modo chimico. Un paradosso tutto moderno, per la sola ragione che anche le droghe sono un oggetto-prodotto di consumo: ne deriva che se anche la liberazione di una parte nobile della percezione alterata si verifica, il condizionamento inquinante del sistema ha riprodotto un falso di ciò che un tempo era vero, e l’effetto può essere devastante nel tempo. Il coleottero che si lascia trasportare nel formicaio per dispensare alle operaie l’allucinogeno che ha sulle ali, e che produce iper-produzione lavorativa nella comunità in cambio di cibo e di relax, non somiglia affatto al mercato delle droghe nella società umana contemporanea. In essa la scia delittuosa che l’accompagna dovrebbe &#8211; da sola &#8211; demotivare chiunque a farne uso. È l’arte quella suprema droga che dovrebbe liberarci dalla camicia di forza del mondo in cui viviamo come macchine, a condizione che gli artisti vengano anch’essi liberati da quella schifosa prigionia fatta di fatturati degli editori, che sembrano avere in mente solo un’ulteriore omologazione del prodotto medio, che non turbi troppo le sensibilità medie, finendo poi per liberale anch’esse e renderle ingovernabili, quindi dotate di libertà di scelte. Dobbiamo lavorare tutti su questo.</p>
<p><em>Salvatore Maresca Serra &#8211; Roma, 24 luglio 2011</em></p>
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		<title>NELLE NEBBIE DEI ROMANZI</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 04:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nelle Nebbie dei Romanzi]]></category>
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		<description><![CDATA[Scrivere è senza ombra di dubbio immettersi nel flusso della più grande presunzione che possa incrociare le nostre esistenze, maggiormente nella prosa della narrativa, anziché nel saggio, nella filosofia o nella poesia, tantomeno nella critica: tutte funzioni che – in parte – ci esimono parzialmente dal vederci riflessi in noi stessi, come quando pretendiamo invece [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1563&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/immagine-1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1564" title="La Solitudine dei Numeri Primi - Paolo Giordano" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/immagine-1.png?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Scrivere è senza ombra di dubbio immettersi nel flusso della più grande presunzione che possa incrociare le nostre esistenze, maggiormente nella prosa della narrativa, anziché nel saggio, nella filosofia o nella poesia, tantomeno nella critica: tutte funzioni che – in parte – ci esimono parzialmente dal vederci riflessi in noi stessi, come quando pretendiamo invece di raccontare qualcosa a qualcuno. È affatto in questo atto che dobbiamo convenire con noi stessi critici, e assetati di verità costitutive – che riguardino le intenzioni, le mete prefissate, le ambizioni di comunicazione con gli altri, prima che con noi stessi – che forse è insano tutto ciò. Sano sarebbe tacere di noi e parlare esclusivamente di ciò che vediamo: un’utopia di oggettività che non può sussistere in ogni caso. Non c’è oggettivazione che tenga: tutto rappresenta noi, in ciò che narriamo di altri che sembrano essere “altri” ma che in realtà non lo sono. Evidente è che questo discorso è improponibile al lettore. Ne smonterebbe ogni passione di lettura, ogni virtualità consustanziale all’arte della comunicazione, devastandone i pregi che lo muovono verso le mete della lettura, e che si fondano, in prevalenza, nella sua esigenza di non guardare mai nel dietro le quinte. La problematica aperta e consapevole riguarda solo lo scrittore, l’unico che – mentre altri credono alla finzione rappresentativa – non può dimenticare mai che di tale si tratta. E da ciò si dipartono percorsi che ci interrogano costantemente e cronicamente sulle nostre intenzioni. Se anche non sappiamo di ciò di cui tratteremo nella trama, dobbiamo almeno credere di sapere perché stiamo scrivendo, anche senza che mai ciò accada – nefastamente – in modo conclusivo; lasciando invece aperta – di contro – quella porta dalla quale potremmo anche fuggire da noi stessi, liberandoci delle brame letterarie.</p>
<p style="text-align:justify;">Dovremmo fare tutti questa attenta analisi. Da essa dipenderà il grado di onestà intellettuale, con una misura che applicheremo a noi stessi e che ci misurerà rispetto ad altro, che nascerà dall’aver osato incapsulare nel linguaggio e nelle sue infinite possibilità il nostro desiderio di simulazione del reale. Ben consci che questo “reale” si proporrà all’esterno, proiettandosi in uno slancio propositivo, come un amico che ci dica: &lt;&lt;Vieni con me. Ti porterò in un luogo che ignori, un posto nuovo.&gt;&gt;</p>
<p style="text-align:justify;">Perché quel posto nuovo è da proporre ad altri?</p>
<p style="text-align:justify;">Anche sorvolando sul livello di novità che andiamo a mostrare, resta da capire perché mai lo facciamo.</p>
<p style="text-align:justify;">L’uomo si è accorto di esistere solo quando si è rappresentato.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono certo che è da rintracciare in questa ancestrale consapevolezza la verità che ci anima nel continuare a rappresentare la commedia umana. Ma parliamo d’altro. Molti romanzi non mi soddisfano: li leggo e li scanso. Oppure – più chiaramente – colgo ogni sfumatura in cui gli autori hanno fatto a meno di esercitare quella capacità autocritica, dimenticando spesso che uno “stile” non può mai fare a meno della predominanza della presenza che conta, nell’esprimersi liberamente: il lettore. Molti scrittori adoperano un lettore virtuale. Il più delle volte esso è del tutto strumentalizzato al pari dei personaggi nascenti dalla penna, che sono in genere o persone che fanno parte della realtà dell’autore, in una misura o in un’altra (essendo quindi o attori famosi che abbiano già una loro autonoma maschera o familiari o amici che si siano distinti per tic psicologici, e comportamentali che li abbiano evidenziati alla ribalta dello scrittore). Molte storie nascono così: come scrivendo lettere a un amico “privilegiato” – con uno o più gradi di intimità con noi -, che avrà il potere di condizionare tutta la nostra scrittura con l’immagine della sua personale lettura. Una personalità di cui distinguiamo chiaramente i caratteri di decodifica delle nostre affermazioni; quindi il giudizio estetico e la capacità partecipativa dei vissuti che gli narriamo. Personalmente darei anche un dito di una mano per ritornare a questo stato magico e crepuscolare del mio intimismo, quando scrivevo fiumi di lettere alle persone che ho amato, affidandogli i miei pensieri. Ma le cose sono ben cambiate, invecchiando e analizzando me stesso e modificandomi per essere o diventare adulto. Io sono uno che scrive con la piena consapevolezza di questo “atto insano”. Vedo le metamorfosi del mio esserre quando – oggettivando al massimo grado – tendo ad essere uno per tutti, e non qualcuno per qualcun altro: nessuna preferenza. E neanche uso servirmi di maschere precostituite che siano comode (come per gli sceneggiatori, in genere, di mestiere), no. Io pretendo molto di più da me stesso e dal mio lavoro, e, visto che di lavoro si tratta, non mi è poi così difficile impegnarmi con l’esercizio del massimo possibile della ricerca e della analisi preventiva che faccio delle mie risorse. Le maschere voglio – pretendo – di crearle io. Diversamente, avrei la sensazione che tutto si sgretoli nella sua capacità immaginifica prima ancora di compiere il viaggio in me stesso e nel mio subconscio, che puntualmente e autonomamente si coinvolge. Ma non ho un lettore ideale quale punto estetico cardinale, no. Il mio pensiero è sempre rivolto ad una pluralità di esseri potenziali che mi leggeranno e di cui somatizzo la percezione della presenza. Nelle dita, come adesso, mentre batto alla tastiera del mio power-book.</p>
<p style="text-align:justify;">Il loro giudizio estetico non mi riguarda. Mi riguarda invece il livello di comunicazione che sarò stato in grado di immettere in circolo. L’estetica d’ogni cosa dovrà essere limpida per ognuno, senza quelle ombre che vedo nel lavoro di molti, e dove le cose sono interpretabili. Affatto sono aree grige dove l’equivoco si annida, e dove tende agguati allo scrittore.</p>
<p style="text-align:justify;">E se c’è una potenzialità infinatemente vasta nella lingua italiana, ebbene non vedo perché non la si dovrebbe utilizzare: sarebbe come se un’orchestra sinfonica facesse a meno dei vari colori e timbriche. Tutti “mezzi” per raggiungere gli scopi, e non finalità pragmatiche fini a se stesse. La Pittura e la Musica mi hanno insegnato che le possibilità sono infinite. Ribaltando questa esperienza annosa, e trasmutandola nella scrittura, ho ben compreso che la forza di uno stile si agguerrisce maggiormente quanto maggiormente esso si fa plastico per adattarsi al tema. E lavorare su uno stile è lavorare su stessi. Significa esprimersi in piena libertà e in piena consapevolezza. In definitiva, ciò che intendo dire è che basta aprire a caso un libro e leggerne qualche rigo per conoscere lo stile di uno scrittore. Il suo modo di rapportarsi al mondo. Il suo modo di percepirlo. In fine, il suo modo di incarnarlo nel linguaggio.</p>
<p style="text-align:justify;">La sintesi delle emozioni, delle sensazioni, delle riflessioni che s’insinuano nei fatti, i dubbi, le intemperanze caratteriali, i valori che si amano o che si subiscono odiandoli, le identità delle espressioni che si delineano nella mente del lettore, offrendogli visioni di spazi enormi con una sola battuta che sia del tutto chiara e inequivocabile sono peculiarità che – spesso, purtroppo – non vedo presenti nei romanzi di autori contemporanei che pur hanno delle qualità indubbie.</p>
<p style="text-align:justify;">Alle volte, tutto si riduce ad una possibilità mancata.</p>
<p style="text-align:justify;">Probabilmente, le intenzioni di questi autori non sono chiare a loro stessi.</p>
<p style="text-align:justify;">È il livello di pathos che non viene fuori.</p>
<p style="text-align:justify;">Il carattere sembra debole, la scrittura implode, si fa disseminata di minuscole espressive, di sordine involontarie, e non deliberatamente presenti. Personaggi si muovono come avessero abbozzi di caratterialità e non lineamenti letterari. Trame s’infittiscono di indecisioni che appaiono come fatture che qualche strega (…) abbia gettato loro addosso inprigionandole nell’involuto, nel caos dell’assenza di una struttura drammaturgica elementare. I pensieri dei lettori si deformano, a volte oscenamente come specchi deformanti che producono riflessi grotteschi di umanità improbabili, posticce e stucchevoli. Nella fenomenologia diffusa di questi aborti letterari, il pensiero ne subisce una camicia di forza che impone quella follia altra che non si slancia da nessuna parte, affibbiando pensieri riflessi e ricordi meccanici che inquinano i propri: effetti collaterali… Si plasma un magma spento che però fluisce drammaticamente verso le menti travolgendole in una cachessia del pensiero logico, in un prolasso neuronale, in una teoria o più teorie di metastasi degli errori più banali. E, questi ultimi, diventano inarginabilmente usi e costumi del pensare, per poi del parlare e dello scrivere: una vera immane tragedia dei nostri tempi dal pensiero post-moderno debole. Nessuna verità più. Tutto si rapprende nel coagulo del bolo masticato per secoli, appena prende aria in qualche libreria o in qualche casa. La cosa peggiore è che questi testi e questi autori sono del tutto innocui. Indifferenti a se stessi, come mai potrebbero viralizzare gli effetti delle loro contaminazioni quando, in realtà, nascono a causa di un mondo già smontato pezzo per pezzo come un orologio incapace di inseguire il tempo? E, di questo tempo, essi sono i pallidi eroi. Solitari eroi di storie vacanti.</p>
<p style="text-align:justify;">Che rappresentazione dell’umano è mai questa?</p>
<p style="text-align:justify;">Quando parlo di prolasso neuronale, non sto affatto scherzando. Non c’è alcuna volgarità plateale nella mia affermazione: è il prolasso della memoria. Una nebbia endemica l’avvolge, come nella storia di quell’automobilista che fu costretto a fermarsi in cima ad una montagna, e che scese dall’auto dotato di un ombrello che cercò di usare per tastare almeno il terreno, nella cecità temporanea dei fumi della terra, in attesa che svanissero. Quindi restò immobile e terrorizzato dal fatto che – dopo alcuni passi –, piantando l’ombrello in basso, la mano sprofondava nel nulla. Ma era solo perché l’ombrello s’era rotto, e c’era solo il manico. Ore inutili di terrore.</p>
<p style="text-align:justify;">Capita: a volte qualcuno si ritrova sine baculo.</p>
<p style="text-align:justify;">E queste memorie imbecilli e impotenti ce le ritroviamo attorno. Tutto vaga nella nebbia, anche i titoli. Ma su quelli taccio.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Salvatore Maresca Serra &#8211; Roma, 15 Luglio 2011</em></p>
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		<title>LA NOSTRA IDENTITA&#8217; Lettere agli amici</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 16:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
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<p style="text-align:justify;">Cari amici, percepisco da tempo che si è consumata una stagione politica e del costume: vi sono tutti i segnali, le avvisaglie dei fermenti che si coagulano in un distacco &#8211; nel comportamento &#8211; dalla passione politica, ma anche dall&#8217;euforia dopata che ha accompagnato &#8211; in alcune aree culturali deboli &#8211; quella forma odiosa di edonismo spiccio figlio della televisione. In apparenza questo, ch&#8217;è uno dei fenomeni in progress, potrebbe sembrare una sorta di nichilismo, o di sconfitta della società che scivola ineluttabilmente nella depressione post-crisi. Io ritengo invece che si tratti di una riflessione placentare, che possa &#8220;presto&#8221; generare una coscienza che si va nutrendo &#8211; nelle generazioni che si affacciano &#8211; di una osservazione prospettica senza precedenti. Con tutta probabilità è vero che si tratta di un &#8220;pensiero debole post-moderno&#8221; anch&#8217;essa, e ho la sensazione che sia stato anche di passaggio nel tentativo di analisi corretta che generazione TQ ha fatto di recente da Laterza a Roma. Ho seguito con interesse questo incontro. Vi sono state cose che condivido, e altre che mi lasciano estremamente perplesso, ma una cosa è certa: i gangli che innestano nel tessuto vivo e reale gli intellettuali sono &#8211; indiscutibilmente &#8211; da (re)individuare. Sia che li si cerchi dalla visione del popolo (alquanto improbabile), sia &#8211; come detto &#8211; che siano gli intellettuali a lamentarne sulla propria pelle la deprivazione; oppure l&#8217;assenza; oppure la mistificazione deformante che viene dalle leggi del mercato, nel caso specifico che riguarda gli scrittori. La saldatura tra pensiero e comportamenti si è dissolta con la reificazione; se c&#8217;erano tracce ancora presenti di possibili ideali, ebbene esse sono state anche travolte dal sospetto che potessero tramutarsi nuovamente in spinte ideologiche. Nell&#8217;alveo di una propaganda a cui le menti di molti hanno ceduto, assumendo per vera la strumentalizzazione che si è fatta dello spettro del comunismo, delle strategie staliniste, e dove l&#8217;antifona della &#8220;demonizzazione dell&#8217;avversario politico&#8221; &#8211; oramai destituita d&#8217;ogni credibilità, agli occhi degli uomini &#8220;medi&#8221; &#8211; in passato, ha visto arruolare moltissimi giovani nella destra populista berlusconista. In apparenza, il mondo s&#8217;era fatto un oggetto talmente veloce che un possibile ideale poteva essere di troppo, se non paradosso materialistico-edonistico,​ e &#8211; dopo la crisi &#8211; di sopravvivenza delle ambizioni di benessere (scardinando comunque la tensione propositiva di partecipazione alla società civile: luogo di tutti, e dove tutti dovremmo rifondare, testimoniandoli quotidianamente, i valori che la reggono in piedi). Mi ritrovo a domandarmi spesso se una vera solidarietà anima ancora gli atti e le scelte di chiunque. Pur consapevole che una società reale esiste ancora, e di cui sento di fare parte, mi sforzo costantemente d&#8217;individuarla anch&#8217;io, anche qui. È indispensabile coagulare in ogni modo le persone che stanno realizzando la riflessione di cui dicevo pocanzi. La prospettiva nuova potrebbe essere dotata di una sua forza, solo a condizione che operi un taglio orizzontale e netto. E ciò credo sia possibile solo se ci sarà un superamento di ciò che solo uno stato nascente possa determinare in quanto &#8220;vecchio&#8221;, inadeguato politicamente, obsoleto nel pensiero, archiviato nel passato al solo scopo di farne un monito per le generazioni future. Bisogna eliminare tutto ciò (e chi) che ha fatto presa sulle paure di alcuni, le xenofobie, i razzismi, le prevenzioni, i preconcetti. Ripartire dalla solidarietà, nel lavoro, negli spazi condivisi culturalmente, nello stare bene insieme, nella stima delle menti fertili e oneste. Intanto&#8230; In definitiva, solo riappropriandosi dell&#8217;identità, è possibile concepire una estensione di essa che inerisca alla funzione sociale di ognuno. Una identità che sappia guardare oltre questo immaginario e mendace steccato e concreto stercato. La politica non deve mai più dividere, a patto che si fondi sull&#8217;onestà del binomio amico-nemico, necessario alla trasfigurazione&#8230; Spero molto in questa riflessione.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Cari amici, vi ho letti tutti con attenzione e passione, arricchendo le mie possibilità prospettiche e confrontandomi con il vostro pensiero puntualmente preciso, quindi oltre modo responsabile. Affatto, è il senso di responsabilità individuale ch&#8217;è al centro della mia riflessione, nell&#8217;ultimo post. Una responsabilità che non può prescindere nella sua realizzazione collettiva-partecipativa dal senso della cultura. Là dove &#8211; in questa attualità dell&#8217;Italia &#8211; sembra che, spesso, l&#8217;interfaccia tra pensiero ed azione abbia perso di efficacia, e tragicamente. Evidentemente, il pensiero sgorga e lo riteniamo tale solo da questa responsabilità che accusiamo sulla pelle, con sofferenza, vedendo l&#8217;idea che abbiamo della società e della politica ridursi a mera mistificazione, figlia della reificazione. In altro luogo scrivevo che gli impulsi mortiferi, esiziali di un contrabbando di idee (tali solo in apparenza, nella loro strategia) hanno portato masse di persone a fidarsi di una visione dello stato uguale azienda, di berlusconiana memoria. Affatto, molti hanno preso per buona questa pseudoconcretezza che gareggiava impropriamente con un materialismo filosofico che ben conosciamo, e che &#8211; personalmente &#8211; del pensiero marxiano, ritengo una perdita sciocca e scioccamente deturpante (nella sua alienazione) del volto etico delle sinistre italiane che vi hanno rinunciato storicamente. Ben diverso, e abissalmente distante da ogni tentativo di prenderne un pezzo (la parte dei padroni-manager-imprendito​ri) e proporla in quanto misura del concreto, quindi del pragma, contrapponendolo alla visione idealistica della solidarietà e della sacrosanta equiparazione di ognuno all&#8217;altro, dove la proprietà diventa e rimane semmai un volano inalienabile della collettività tutta. Si è giocato molto e molto con disinvoltura con le persone, con i giovani, con la loro consapevolezza in formazione, riguardo ad un taglio chirurgico col passato vocato all&#8217;ideale comunista. Usando la demonizzazione di termini e concetti, là dove &#8220;comunista&#8221; poteva essere un&#8217;ingiuria assimilabile al totalirismo, ai GuLag, allo sterminio operato nelle repubbliche socialiste e nelle epistemi del comunismo sovietico quando c&#8217;era da cancellare testimoni del vecchio e dissidenti, rispetto ai trasformismi delle nomenclature. Nell&#8217;immaginario di molti sprovveduti, il populismo neoliberale berlusconista si è posto come sentinella della libertà di progredire nel benessere individuale, esemplificato, quindi incarnato, dal self made man Berlusconi, leader di un sogno collettivo, che ipotecando anche una naturale emulazione individualista di molti italiani, ha giocato &#8211; come dicevo &#8211; su uno squallido spauracchio, dove i comunisti riprendevano a mangiar bambini. Ma anche a sbarrare la strada dell&#8217;autoaffermazione. Mentre, invece, ognuno di loro faceva i fatti propri, strumentalizzando opportunisticamente tutta la cosa pubblica. Gli esempi degli scandali di fronte alla barca di D&#8217;Alema, ai vestiti radical-chic di Bertinotti, alle ricchezze delle coop rosse, eccetera devono farci ricordare quanta pochezza si è inoculata strumentalmente nelle menti di molti ch&#8217;erano disposti a credere ai politici, anziché alle correnti di pensiero libero. Resta il fatto che, alla base di ogni disgregazione del valore marxiano come faro culturale, si è imposto nuovamente lo spauracchio dell&#8217;accusa di essere dei cadaveri che volessero continuare su un&#8217;idea assurda quanto colpevole di totalitarismo stalinista. Là dove &#8211; storicamente &#8211; forse qualcuno non ricorda che da Togliatti a Berlinguer i fischi presi al Cremlino per aver nominato solo la parola &#8220;democrazia&#8221; ancora risuonano nell&#8217;eco dei nostri leaders di sinistra&#8230; Chi ricorda la Gladio di Cossiga e altri, potrebbe facilmente congiungere il tutto in un corpo unico e comprendere quanto di strumentale e grottesco ci fosse nel disegnare una possibile invasione potenziale delle URSS nel bel paese. Anche tutte le tensioni a cattorifondare una sinistra non hanno emendato i &#8220;leaders&#8221; venuti dopo dallo sciocco imbarazzo che hanno capitalizzato di fronte alle accuse che ho menzionato, e che hanno poi trovato fertile terreno nella caduta del muro di Berlino.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Mi è indispensabile questa lunga (per questa sede) premessa. Quello che sto dicendo è che, depotenziando con queste farneticazioni l&#8217;area di sinistra progressista in Italia, si è fertlizzata la strategia del populismo di destra. Il risultato è che l&#8217;opposizione che oggi abbiamo al governo di centrodestra è deprivata della sua radice più nobile, simile ormai ad un&#8217;arma scarica, incapace di mirare sulle nefandezze e i soprusi, se non in modo disintegrato e anacronistico. Evidentemente, il dividi et impera di Berlusconi e compagni ha sortito un effetto tangibile in tutti questi lunghissimi 18 anni. La precarietà costituzionale dei governi Prodi, le tensioni irrisolte e irrisolvibili all&#8217;interno delle alleanze di sinistra hanno fatto il resto. Giusto per fare un esempio alquanto mortificante, la questione no-tav, che oscilla tra Bersani e Vendola in modo teatrale, e che mostra il fianco al martellamento demolitorio della destra, mi sembra estremamente emblematica &#8211; per sintetizzare &#8211; della situazione in cui versa l&#8217;aggregazione potenziale della sinistra per rappresentare una alternativa possibile al governo attuale. È necessario andare oltre. Ricompattare &#8220;oltre&#8221; i progressisti italiani, con una spinta che solo dal basso io ritengo possibile. La pressione è ipotizzabile solo se allocata in una nuova possibilità di dialogo democratico, ma che abbia in sé una pensiero vivo e rappresentativo, e che non è possibile ipotizzare possa venire da nessun leader che sta nell&#8217;agone della politica-partitica attuale: deve venire dall&#8217;esterno. Questo cosa vuol dire (quando parlo di onestà, e non solo intellettuale)? Quando anche menziono una individuazione della potenzialità di rifondare in uno stato nascente la saldatura tra pensiero e azione. Voglio dire che ogni area destinata a diffondere pensiero e cultura dev&#8217;essere riscattata dalla prigione del libero mercato (tra virgolette), imposto dalla fenomenologia del presente. Un presente del tutto mistificato nella sua portata materialistica di stato-azienda. Un falso nauseabondo. Uno stato si regge sulle spinte idealistiche, anche facendo a meno d&#8217;ogni ideologia, ma ricuperando le idee. La buona amministrazione della cosa pubblica non è paragonabile ad un &#8216;azienda: questo è ridicolo e cialtronesco. Sia chiaro. Non c&#8217;è antistatalismo o antidirigismo che tenga. Perché allora sarebbe mille volte meglio avere una gestione statalista sana, anziché una indiscriminata vocazione all&#8217;individualismo bieco resosi possibile &#8211; teoricamente &#8211; in uno stato alleggerito e liberale che si limita a timbrare protocolli di ladrocini. È necessario avere punti cardinali di riferimento in liberi pensatori. E questi uomini e donne di pensiero non debbano mai soggiacere al ricatto dei politici a scendere nell&#8217;agone. Bisogna solo plasmare il pensiero dei futuri politici su una matrice di onestà e solidarietà. Visto che forse è impensabile fare un programma attuabile nell&#8217;immediato in questa generazione. Abbiamo, grazie a Dio, già delle voci capaci di raggiungere il connettivo sociale: l&#8217;importante è che ci si faccia tutti testimoni di questa realtà, plausibilmente ampliandola e sostenendola. Il che vuol dire anche avere delle &#8220;parole&#8221;, avere degli &#8220;scritti&#8221;, avere questi punti cardinali che &#8211; dalla riflessione in poi &#8211; facciano tremare i palazzi del potere. Io credo in questo, e non vedo altra strada da percorrere. Non ci servono amministratori che abbiano il pensiero: non ce l&#8217;avranno mai. Abbiamo bisogno di rinascere in quanto pensiero. Per questo affermo che, partendo dal basso, si debba giungere a far partorire al popolo i suoi figli più capaci di generare e diffondere un pensiero che si traduca in scelte e rappresentanze politiche. Ci serve il nuovo. E bisogna crederci, qui ed ora. Fuori da ogni clientelismo. Ripeto: non vedo altra strada davanti a noi, se non un progetto sul medio periodo. Inutile farsi illusioni. Serviranno anni, decenni, ma bisogna cominciare adesso a riappropriarsi dell&#8217;identità culturale, dopo tutti gli inganni e i giochini fatti da chi ha inteso deprivare le persone della loro più spontanea identità.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Salvatore Maresca Serra &#8211; 7 Luglio 2011</em></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/salvatore-maresca-serra2jpg.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1559" title="Salvatore Maresca Serra" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/salvatore-maresca-serra2jpg.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
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		<title>PREMIO STREGA La maledizione della prima lebbra</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 08:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/amici_della_domenica.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1548" title="Amici della Domenica" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/amici_della_domenica.jpg?w=500" alt=""   /></a><img class="alignnone size-full wp-image-1547" title="Edoardo Nesi" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/10e88b3cb778920cb440b36742a3a8f5.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p style="text-align:justify;">Se c’è una ragione per la quale un premio premia i suoi organizzatori, essa è l’ignoranza di coloro che ne ignorano i meccanismi: il pubblico degli utilizzatori finali. Si sa, chi sta alla fine della filiera – in genere – è troppo distante culturalmente da chi sta all’inizio. Sarebbe come se il soldato che va a tirare le cuoia al fronte conoscesse ogni retroscena della guerra, ogni convenienza dei potenti che ci giocano, ogni cosa ch’è stata decisa sulla scacchiera “del mondo”. E che poco o nulla ha a che spartire con le vite che si perdono, vite giovani sacrificabili in nome di ideali che sono solo facciate. E, sotto la facciata, non c’è altro che un volto grottesco del potere. Ecco, quando si dice “Premio Strega” sbandierandolo come un attributo di santità per aggredire il mercato e conquistarlo, si sacrificano giovani lettori come fossero soldati, come li si inviasse sui teatri di guerra a morire strumentalizzando il fatto che ignorano tutto di quella guerra. Diversamente, il lettore-soldatino comincerebbe da subito a fare come il protagonista del “Tempo di Uccidere”, Ennio Flaiano, che vinse nel 1947 il primo Strega. Cioè si preoccuperebbe di capire se la ragazza col turbante gli ha infettato la lebbra. E, da lì, comincerebbe anch’esso a delinquere per occultare il suo delitto accidentale (comprare un libro stregato e contagioso, quindi magari dimenticarlo nella camera d’albergo dove ha rovinato la sua estate leggendolo, anche se solo in parte) fino a rendersi conto, nell’atto finale del voler confessare i suoi crimini conseguenti, che nessuno lo ha denunciato, pur se la coscienza gli rimorde. Se un soldato avesse coscienza della scacchiera su cui qualcuno ha deciso anzitempo che dovrà morire, quel soldato manderebbe a farsi fottere i potenti, e le guerre non si farebbero. Perché? Perché non c’è mai una ragione valida per fare una guerra utilizzando i corpi sacrificabili di tutti, tranne di coloro che l’hanno decisa: e il premio Strega è una guerra da sempre. Una guerra tra quattro editori, editors e direttori editoriali, i cui generali sono gli scrittori, e i cui soldatini ignari sono i poveri lettori. Qualcuno potrebbe cadere nell’equivoco che io stia dicendo “quattro” in modo satirico: non è così, forse sono tre o anche due. Alla fine chi è che ci crede? Chi è che pensa: “Però, cacchio, ha vinto il premio Strega”, quindi mette mano alla tasca e compra questa guerra provinciale, sciatta, volgare come ogni competizione (apparente) tra due potenti? E dove l’arte non c’entra niente?&#8230; La risposta è talmente facile ch’è anche squallida: è quel lettore che compra un libro solo perché si è fatto infinocchiare. Magari dal suo libraio di fiducia. Magari perché crede di sapere (ignorandolo del tutto) cos’è quella fascetta che recita “Vincitore del premio Strega”, e attribuendogli facoltà e valore come fosse un grado di caporal maggiore da esibire nello scaffale per gli amici. È fuori discussione che chi compra un libro perché premiato, lo fa perché vuole anch’egli stesso premiarsi in qualche modo, quindi farne un’esibizione. È un atto squallido perché denuncia un’apatia e un’ingenuità che sono pari a un delitto. Andare “sul sicuro”. Lasciar scegliere ad altri. Ad “esperti”, per esempio. Affidarsi al sistema. E cosa c’è di più delittuoso che occultare la propria coscienza? O rinunciare alla propria capacità critica? La lebbra della ragazza col turbante di Flaiano è sempre in agguato col suo orribile contagio. È la maledizione lebbrosa che incombe fin da quel tragico inizio del ’47 su questo lebbroso premio. Così pieno di croste e piaghe che farebbe raccapricciare anche San Francesco d’Assisi. Un premio domenicale, un atto di amore e di potere di un uomo – Goffredo Bellonci – alla sua moglie scrittrice – Maria Villavecchia (in) Bellonci, che si consumò grazie ai fumi (e ai fiumi) dell’alcol prodotto da un imprenditore – Guido Alberti -, già nel ’47 conscio del valore commerciale di una sponsorizzazione: quella del suo (diventato) strafamoso liquore imbevibile. Di orrore in orrore, questo premio che attacca la lebbra sia a scrittori che a lettori, nasce così, in un salotto letterario di amici annoiati e stregati dalla loro stessa borghesia mortifera in cerca di stimoli vitalistici. Gli “amici della domenica”. Quelli che scelgono – salottieramente – i vincitori. Superfluo dire che nel 1986 (anno della sua morte, il 13 maggio) Maria Villavecchia Bellonci, da ideatrice-fondatrice del premio, si trasforma in vincitrice, col suo “Rinascimento Privato” (che qui sembra diventare nomen-omen) col “privato” (…) ma anche con “villavecchia”. Tanto, di pubblico, o popolare insindacabile quindi onesto, non c’è nulla e mai ci sarà. La morte cancella con la sua gloria anche gli aspetti sconvenienti e inquinanti, è la giusta occasione da cogliere. Non c’è etica che tenga: chi ha creato il premio (in qualche modo) se lo aggiudica. Oggi, dopo 18 anni di berlusconismo, la cosa sembra ancora più naturale e spontanea: il privato, si sa, si masturba dovunque può. Esagero? Attribuisco troppo illecito etico a tutto ciò? Sono un aspirante moralista-persecutore come quelli della santa inquisizione?&#8230; Se qualcuno lo pensa, vado anche oltre. Se ci si lamentava che negli ultimi quattro anni lo strapotere di Mondadori ed Einaudi (anch’essa ormai gruppo Mondadori, come quasi tutte…) era – come dire? – imbarazzante (visto che non c’è competizione ma solo convenienza nell’orientare la scelta verso l’editore da leccare), quindi passano i nomi di Nicolò Ammaniti – 2007, “Come Dio Comanda”, Mondadori -, Paolo Giordano – 2008, “La solitudine dei numeri primi”, Mondadori -, Tiziano Scarpa – 2009, “Stabat Mater, Einaudi -, e infine Antonio Pennacchi – 2010, “Canale Mussolini”, Mondadori -, ecco che il monopolio arretra, viene sconfitto da una Elisabetta Sgarbi in paillettes rosa che si agita convulsamente sotto la lavagna dove Melissa P. – dotata di scaletta tele-scopica – scrive sulla lavagna i fatidici 138 voti presi da Edoardo Nesi con “Storia della mia gente”. Finalmente un Bompiani al ninfeo di Villa Giulia. Un libro che lo scrittore-imprenditore dedica “a chi ha perso il lavoro”, in una Prato devastata dai cinesi all’arrembaggio. Una vera tragedia universale. E un grande successo provincialotto e lebbroso. Newnotizie scrive: “Si tratta di un romanzo all’interno del quale viene trovato ampio spazio anche per la trattazione saggistica. Edoardo Nesi parla di lavoro, percorre la storia recente di Prato e dell’imprenditoria italiana. L’opera che ha regalato la vittoria a tale scrittore racconta le nostre nostalgie di popolo con lucidità e perizia.</p>
<p style="text-align:justify;">Un libro di resistenza e sul lavoro – Quando ancora non vi era il materiale necessario per proclamare un vincitore, ad Edoardo Nesi, in procinto di presentare la sua opera, è stato chiesto se il proprio fosse un libro di resistenza o di sconfitta. Lo scrittore non ci ha pensato su due volte: il suo è un libro di resistenza (non quella dei partigiani, ndr), un libro che parla del mondo del lavoro, della sua evoluzione e della sua crisi. Edoardo Nesi è apparso comprensibilmente commosso: « Questo premio vale per tutte le persone che hanno perso il lavoro.» , ha asserito con orgoglio lo scrittore, che ha aggiunto: « Lo dedico a loro e a Prato, città meravigliosa .»”</p>
<p style="text-align:justify;">Non c’è che dire, Nesi ha strappato con un distacco incolmabile alla Shumacher il traguardo del premio più importante della nostra italietta a Bruno Arpaia (Guanda), a Mario Desiati (Mondadori), a Mariapia Veladiano (Einaudi), e a Luciana Castellina (Nottetempo). Bravo!</p>
<p style="text-align:justify;">Sempre Martina Cesaretti di Newnotizie scrive: “«Ti proclamo vincitore del Premio Strega! », ha sentenziato Pennacchi prima di abbracciare Edoardo Nesi, e ha aggiunto : «Hai scritto un libro di lavoro. ». Ha vinto il migliore? Secondo Tullio De Mauro, Direttore della Fondazione Bellonci, sì.” In una laconica biografia dell’imprenditore-scrittore si legge: “EDOARDO NESI è nato a Prato nel 1964. Ha pubblicato i romanzi Fughe da fermo, Ride con gli angeli, Rebecca e Figli delle stelle, tutti per Bompiani. Ha scritto e diretto il film Fughe da fermo, ha tradotto le 1433 pagine di Infinite Jest di David F. Wallace e ha fatto andare avanti l&#8217;azienda tessile di famiglia.” Si omette però che ha scritto anche un libro su Gianna Nannini, tra un tessuto e l’altro. Ma poco importa, eccolo lì con una bottiglia di liquore Strega in mano, che la esibisce sotto la lavagna coi voti. Abbiamo un nuovo stregato lebbroso.</p>
<p style="text-align:justify;">Per esattezza dobbiamo dire che Mondadori ha vinto 22 edizioni dello Strega; Bompiani (con questa) solo 9; Einaudi 12; Rizzoli 9; Feltrinelli (poverina) solo 4 (a pari merito con Garzanti), la prima con “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa nel lontano 1959, quando io avevo tre anni e, per mia fortuna, ancora non sapevo leggere bene del tutto. Per il resto, c’è una fantasmatica Meridiana, con “Villa Tarantola” di Vincenzo Cardarelli, nel 1948, che seguì a ruota Ennio Flaiano ch’era Longanesi, che in tutto ha vinto solo due volte, “repetita iuvant”… Mi colpisce nel 1967 una sconosciuta (per molti) Editrice Vallecchi, che vinse con Anna Maria Ortese, “Poveri e Semplici”. Ma fa bene sapere che gli autori che ruotarono intorno alla casa editrice Vallecchi furono Soffici e Papini, Palazzeschi, Campana, Tozzi, Slataper, Marinetti, Ungaretti, Prezzolini, Viviani, Bargellini e Malaparte, per citarne solo alcuni, formando un inesauribile giacimento culturale di rilevanza europea, insieme a collaboratori artistici come Picasso, De Chirico, Boccioni, Carrà, Rosai. Oggi progetta e vende penne. Si vede che ha capito fortemente la necessità di imparare a scrivere. Vincere un solo premio Strega può far bene. Ovviamente viene da chiedersi come mai scrittori come Moravia, Cesare Pavese, Soldati, Elsa Morante, Dino Buzzati, Eco, e ometto Alberto Bevilacqua perché mi annoia da morire dopo sette otto righe, si siano prestati al gioco in passato. E che oggi, da “vegliardi”, come afferma Arbasino, compiono i gran rifiuti (Eco e Arbasino). Eco afferma che “un premio serve solo a far vendere minimo le 50mila copie che lo Strega promette al vincitore”. Eccoli lì, i 50mila lettori appestati. Eccoli lì, con la loro fascetta sul cervello in bella mostra. Beh, uno scrittore deve pur vivere, pagare le bollette, come dice la mia amica scrittrice di talento Patrizia Palese. Che con la collega Anna Maria Funari e Alba Gnazi si sono inventate “dal nulla” una presentazione al Vittoriano di scrittori esordienti, che “non sono matricole”. Completamente fuori dai grandi gruppi editoriali e dalle logiche di mercato. E senza un euro di finanziamento da parte di nessuno, ci mancherebbe che qualche amico della domenica le finanziasse! Mi viene in mente che Pier Paolo Pasolini, col suo “Ragazzi di Vita” nel 1955 venne escluso dal premio Strega e dal Viareggio, quando già Asor Rosa, Carlo Salinari ed Emilio Cecchi avevano in tutti i modi tentato di massacrarlo. Bontà loro. Ma allora, c’è ancora qualche libro che sia veramente pauroso, infetto come quello di Pasolini? E non lebbroso-innocuo come quelli che escono dagli amici della domenica? Ma forse la risposta sta nel fatto che, di domenica in domenica, oggi abbiamo solo scrittori che si sono adeguati a questa logica stregata: scrittori della domenica (?)…</p>
<p style="text-align:justify;">Salvatore Maresca Serra – Roma, 8 giugno 2011</p>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>NUOVI AUTORI AL VITTORIANO</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 01:49:54 +0000</pubDate>
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<p><strong>SINFONIA PER VOCI E SOGNI</strong> <em>di  Patrizia Palese</em></p>
<p style="text-align:justify;">Avete mai assistito ad un concerto di quelli che quando iniziano sembrano solo delle prove di accordo di strumenti?</p>
<p style="text-align:justify;">Io mi ci trovai una volta trascinata da una amica che continuava a ripetere quanto fosse speciale quello che stavamo per ascoltare, decantando con termini da addetti ai lavori, la raffinata “<em>padronanza dello strumento”</em> come lo definì, volendomi forse trasmettere una specie di timore reverenziale, tale da non permettermi il minino cenno di disapprovazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Purtroppo la poverina ottenne solo l’effetto opposto; con nella mente gli scolastici ricordi di quel Marsia che volle sfidare un Dio, consapevole della sua purtroppo solo umana maestria, rimasi abbastanza interdetta da quell’inizio di suoni un po’ troppo caotico, che sembravano non avere nessun elemento in comune fra di loro… ma poi, proprio quando stavo per annunciare alla mia amica che una tremenda emicrania mi stava possedendo, ecco che quei suoni si intrecciarono fra di loro, e il caos iniziale, o quello che credevo tale, divenne un rincorrersi di suoni, che come le Ninfe, anche loro retaggio dei miei studi classici, sembravano precedere il loro Signore, che, con un suono appena al di sopra di quello che già si adagiava nell’aria, irruppe nella sala materializzato da voci che non accompagnavano la musica, ma la creavano; insomma una magia di armonia che sembrava essere stata nascosta per tanto tempo dentro le tavole di quello stesso palco.</p>
<p style="text-align:justify;">Qualcuno a questo punto si chiederà dove voglio andare a parare… questo descrivere, in modo così attento, l’incontro con qualcosa di sconosciuto, poteva nascondere una scarsa adesione alla realtà, partendo da un punto lontanissimo per giungere ad un traguardo molto dopo il tempo previsto.</p>
<p style="text-align:justify;">Forse questi signori hanno ragione: la prendo alla larga è vero, ma solo per trasmettere quella sensazione di totale caos che nei primi mesi del 2011 noi tre &#8211; Anna Maria, Alba ed io &#8211; vivemmo; anzi, per onor del vero, quella che da principio si ostinò a crederci fu Anna Maria…</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma, a cosa direte voi, Sant’Iddio?</p>
<p style="text-align:justify;">Voler rendere visibile un popolo di scrittori veri, di artisti che credevano nelle loro opere, e lo voleva nel cuore di Roma, ma soprattutto lo voleva come un regalo da fare alla CULTURA, si quella con tutte le lettere maiuscole.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora è chiara la metafora dei suoni disarmonici e dell’icona che avevo nella testa? Tante cose giuste che però non si armonizzavano fra di loro, e quella convinzione che nessuno, per quanto bravo, avrebbe potuto togliere dal suo trono un Dio… ed invece è accaduto!</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo Anna Maria, Alba si unisce alla follia della prima e con lei comincia a buttar giù date da presentare alla Provincia di Roma per un calendario di Autori che sarebbero stati presentati in una manifestazione. Ed ecco cominciare ad armonizzarsi i suoni… le prime email con quelle frasi che dovevano solo comunicare, ma che già avevano un suono dolce come quello della danza di Ninfe in una pastorale… e poi le pause della burocrazia;  ed ecco che mi unisco alle due amiche, ed anch’io vengo contagiata da questa voglia di andare avanti e, con l’appoggio della Biblioteca Storica del Ministero dell’Agricoltura e Foreste, finalmente otteniamo la sede, e che sede: IL VITTORIANO… lassù fino quasi a toccare il cielo bellissimo di questa città che ci regala ogni volta che ci troviamo per il nostro appuntamento letterario, il panorama ineguagliabile della Roma imperiale.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando il 27 maggio iniziò questo nostro percorso ci sembrò di aver in mano il mondo, anche se eravamo coscienti che tutto sarebbe finito a Dicembre, ma adesso volevamo di più: I NUOVI AUTORI dovevano diventare evento permanente!</p>
<p style="text-align:justify;">Non so voi, ma io non credo al caso. Qualche giorno prima di quel fatidico 27 maggio attraverso il social-network più famoso del momento, ovvero FaceBook, avevo conosciuto virtualmente un signore che riuniva tutto ciò che contraddistingue un vero artista: musicista, pittore, scultore, fotografo, scrittore che si incuriosì di questo mio pubblicizzare il nascente evento e me lo vidi presentare proprio quel giorno insieme a sua moglie, alla quale aveva comunicato poche ore prima la sua decisione, e così conobbi Salvatore Maresca Serra e sua moglie Miriam.</p>
<p style="text-align:justify;">Quello che accadde dopo è cronaca: Salvatore sposò il progetto con la benedizione di Miriam ed oggi, alla vigilia del terzo appuntamento che avverrà il 22 luglio, i suoi più cari amici, attori, poeti, scrittori, artisti in genere, mettono il loro conosciuto nome, come garanzia del progetto e della sua validità, rendendosi disponibili  chi come padrini e madrine, chi come lettori, chi come giornalisti, chi come pubblico, unendosi ai nostri primi amici, scrittori, artisti e attori anche loro, e tutti si uniscono intorno a noi ed ai nostri NUOVI AUTORI…</p>
<p style="text-align:justify;">Non posso e non voglio fare i nomi dei singoli per paura di dimenticarne qualcuno, ma oggi sappiamo che ci sarà una ripresa in diretta via web, articoli su blog e giornali on-line e cartacei, foto, che hanno creato per tutti noi dei momenti difficili da dimenticare…</p>
<p style="text-align:justify;">Se è un sogno non svegliatemi, ma se è la vita allora imitatela, perché solo chi crede nei suoi sogni può far si che la vita non sia più un incubo, e adesso il traguardo dell’evento come permanente non è più così lontano; ma la strada è lunga e quindi non dobbiamo fermarci, perché un buon libro non è determinato da un rimbombare di tamburi, ma da un’armonica <em>Sinfonia di Voci e Sogni.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Patrizia Palese</em></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/250934_175661385822973_100001373394554_375166_1024241_n.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1523" title="250934_175661385822973_100001373394554_375166_1024241_n" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/250934_175661385822973_100001373394554_375166_1024241_n.jpg?w=150&#038;h=112" alt="" width="150" height="112" /></a> <a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/251656_175670805822031_100001373394554_375254_1733299_n1.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1533" title="Nuovi Autori al Vittoriano" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/07/251656_175670805822031_100001373394554_375254_1733299_n1.jpg?w=150&#038;h=112" alt="" width="150" height="112" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
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		<title>LE CENERI DI NOI</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 16:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Le Ceneri di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Maresca Serra]]></category>
		<category><![CDATA[salvatoremarescaserrablog]]></category>

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		<description><![CDATA[LE  CENERI  DI  NOI Vanno per anime, le truppe indecifrabili di questi nomi che scorticano ogni cosa ed ogni cosa addentano, in questi giorni putridi, scanditi dal rumore di mascelle e dal silenzio, le cose marcite nell’aria dell’assenza, i ricordi detti &#60;&#60;illeciti&#62;&#62; fattisi carogne. Le immense svendite commerciali di coscienze andate come condannati ad un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1509&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/06/cenere.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1510" title="cenere" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/06/cenere.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:center;">LE  CENERI  DI  NOI</p>
<p>Vanno per anime, le truppe indecifrabili di questi nomi</p>
<p>che scorticano ogni cosa ed ogni cosa addentano,</p>
<p>in questi giorni putridi, scanditi dal rumore di mascelle</p>
<p>e dal silenzio, le cose marcite nell’aria dell’assenza,</p>
<p>i ricordi detti &lt;&lt;illeciti&gt;&gt; fattisi carogne.</p>
<p>Le immense svendite commerciali di coscienze</p>
<p>andate come condannati ad un patibolo</p>
<p>con mille boia che scioperano,</p>
<p>ombre di uomini che si rincorrono riconoscendosi satolle,</p>
<p>frasi d’inespugnabile vergogna e inedia.</p>
<p>Ancora aria, che sventola le facce odiose,</p>
<p>quelle dei servi impazienti, scalcianti, operosi</p>
<p>schiavi della nuova libertà, come banderuole</p>
<p>di tornei e di giostre secche, ostinati volti della morte</p>
<p>oscena, del progresso furibondo, s’innalzano in piramidi.</p>
<p>D’insulti e di menzogne, con l’idolo imbalsamato</p>
<p>di cui hanno scartato il cervello che strascicano</p>
<p>dalle fosse del naso e gettano, inutile grigio avanzo,</p>
<p>nel pozzo nero dell’abisso senza baratro,</p>
<p>fanno i canòpi loro del loro faraone.</p>
<p>Vanno per anime, le loro mani indegne e deformi,</p>
<p>ottuse protesi meccaniche, ora che niente le trattiene</p>
<p>e invadono strade ch’ebbero un sogno,</p>
<p>tombe che serbarono ideali, simboli che ci furon cari,</p>
<p>speranze che regalaron morte e onore e eterna vita.</p>
<p>Tutto esse percorrono come intendessero un dovere,</p>
<p>quando non un diritto, il peggio,</p>
<p>con un comando pernicioso d’oblio nel loro petto esangue,</p>
<p>d’ignoto ignorano e di passato fuggono,</p>
<p>nati come metastasi di un nuovo e vecchio cancro.</p>
<p>Tacciono i vermi ciechi, aggrovigliati entro</p>
<p>quel corpo ch’essi muovono come vivesse ancora,</p>
<p>spingendosi gli uni con gli altri, scavando angusti spazi</p>
<p>nella carne morta, ormai già preda e patria</p>
<p>d’insetti avidi, verdi come le mosche verdi.</p>
<p>Forse sbarrammo il campo di primule</p>
<p>al passo del tuo corpo giovane,</p>
<p>fummo di meno noi che ci credemmo e fummo</p>
<p>come cipressi di camposanti, alti, vertiginosi</p>
<p>e ondivaghi cattivi esempi ad il tuo sguardo.</p>
<p>Noi figli di rosari e crocefissi segnati</p>
<p>come anonimi figli di X su schede nei seggi,</p>
<p>quando che quest’Italia rosa e resa,</p>
<p>mercanteggiata al prezzo di uno sbarco mafioso</p>
<p>si fece liberata dai soldati scesi dai loro padri usurpatori delle Indie.</p>
<p>Furono i fazzoletti rossi al collo usati come cappi,</p>
<p>sudati e laceri di battaglie perse (appena vinte),</p>
<p>quando borghesi e cattolici e preti,</p>
<p>come risorte carcasse galleggianti sugli scoli strinsero il nodo,</p>
<p>affondando le prime mani sulla Storia, per cancellarla.</p>
<p>Ancora i corpi resi cenere e denti d’oro e paralumi,</p>
<p>e immondi esperimenti, dissoluzione d’ogni umanità,</p>
<p>trionfo d’ogni male, nauseabonda sciagura d’alleanza e</p>
<p>sogno infantiloide di grandezza neoimperiale,</p>
<p>stavano a rigettar carezze ipocrite e a ricercar giustizia.</p>
<p>Ancora la follia segnava i muri delle case spoglie</p>
<p>con gli slogan, ancora echi di parate sembravan dire al mondo:</p>
<p>“Nudi alla meta”… ma nudità ben altra scoperchiava</p>
<p>l’ambizione, la propaganda, la marcia ed il bivacco,</p>
<p>nel mezzo di macerie di quella voce studiata per la folla femmina.</p>
<p>Ecco, eravamo noi i figli di quell’epoca finita,</p>
<p>appena nati per poter scandire un vagito,</p>
<p>appena uomini poi per averne la paura, l’orrore,</p>
<p>la miseria morale, che molti invece rimpiangevano,</p>
<p>come la stessa madre mia, e la sorella e la sua madre.</p>
<p>Quanto fu dura, aspra, lacerante questa storia mia,</p>
<p>questo quotidiano disaffetto lordo di incancellabili scorie,</p>
<p>teso come la freccia all’arco, pur che fossi scoccato lontano</p>
<p>dalle mie radici, ch’io stesso mozzai sanguinando del mio</p>
<p>stesso sangue, appena adolescente, e appena orfano.</p>
<p>Ricordo me e mio padre, accerchiati dalla peggior grettezza,</p>
<p>esuli tra le mura domestiche, condannati alla guerra senza quartiere</p>
<p>con quelle donne riunite attorno a un giradischi a 78</p>
<p>che vomitava quella voce immonda, assordata dai boati</p>
<p>di quella stessa folla delirante, tra cui molti poi furono in piazzale Loreto…</p>
<p>Io ragazzetto fragile, asserragliato in maschera di forza</p>
<p>e di coraggio, sempre ai cortei, agli scioperi, alle occupazioni,</p>
<p>spesso sanguinante ma felice, sentivo in fondo alla ragione</p>
<p>d’esistere l’irrompere della vita, l’odore sincero della fratellanza,</p>
<p>la confidenza stretta e inusurpabile coi miei ideali sociali.</p>
<p>Vedevo nei miei stessi occhi quel futuro e quell’afflato,</p>
<p>quella speranza di giustizia che cancella ogni barriera,</p>
<p>ogni paura, ogni diversità, ogni diseguaglianza…</p>
<p>E navigavo con in petto la mia vela e nei capelli lunghi</p>
<p>i vortici tenui e imbattibili di un vento che creava un mondo.</p>
<p>Eravamo fratelli e sorelle… Oh sì, se lo eravamo.</p>
<p>Eravamo noi quelli che il mondo avrebbe odiato,</p>
<p>tanto la nostra idea ci tenne fermi, senza che alcuno</p>
<p>ci facesse vacillare mai, tanto le nostre gambe erano giù,</p>
<p>nel cuore della terra, piantate da meravigliosi semi di pace.</p>
<p>Raccoglievamo ore di gloria e giorni d’odio,</p>
<p>mia madre mi ribattezzò “Anarchico e Rivoluzionario”.</p>
<p>Divenni per lei e le sue amiche il diavolo in persona,</p>
<p>la vergogna, lo sconcerto, il pentimento di maternità,</p>
<p>mentre scorrevano imperterriti gli anni, gli anni duri, le immonde stragi.</p>
<p>Ricordo Brown Sugar, che falcidiò compagni deboli,</p>
<p>insicuri, afflitti da un suicidio lento e inesorabile.</p>
<p>Privi d’affetto, di sostegno al loro legno acerbo,</p>
<p>incapace di reggere tutto quel peso e un ideale scomodo.</p>
<p>Esso fece di noi dei felici reietti, ognuno ebbe il suo dalla famiglia.</p>
<p>Mentre ancora il mio sguardo poggia sulle sedie vuote,</p>
<p>d’un tratto all’accademia, nomi e cognomi iscritti tra i morti</p>
<p>di una guerra odiosa, senza né gloria e né giudizio di nessuno,</p>
<p>solo siringhe sul petto al posto di medaglie,</p>
<p>cucchiai ancora incrostati di quei paradisi inseguiti in fretta.</p>
<p>Forse lo fummo noi – i sopravvissuti – ad impedire il passo</p>
<p>tuo verso il tuo sogno. E quello stesso benessere ch’oggi lamenti</p>
<p>da noi venne: chi mai lo negherebbe? Quello che ti assedia,</p>
<p>ti perseguita, ti ferisce, ti annienta, ti sfigura. Orrenda maschera</p>
<p>del nostro corso, noi diventati odiosi padri di un’Italia spenta.</p>
<p>Tutto sembra crollato nella nostra via di mezzo.</p>
<p>E tutto ciò che vedi – se pur tuo – ti tiene altrove.</p>
<p>Di noi non puoi né dire bene né provare odio.</p>
<p>Non meritiamo l’uno e tantomeno l’altro.</p>
<p>Perché non siamo altro che il triste Progresso, che ha perso tutto consumando.</p>
<p>E, mentre ci guardi esistere, oggi siamo solo cenere.</p>
<p><em>Salvatore Maresca Serra – 25 Maggio 2011, Roma</em></p>
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		<title>KARL MANNHEIM     IDEOLOGIA E UTOPIA</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 13:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti critici]]></category>
		<category><![CDATA[IDEOLOGIA E UTOPIA]]></category>
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		<description><![CDATA[KARL MANNHEIM IDEOLOGIA E UTOPIA Il Mulino Bologna 1957 Il libro di Mannheim si iscrive nell&#8217;ambito della sociologia della conoscenza, vale a dire di quella branca della sociologia, le cui origini vanno ricondotte al pensiero di Marx, che analizza l&#8217;influenza della società e della vita di relazione sui processi di pensiero o sulle idee. &#8220;La [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=salvatoremarescaserra.wordpress.com&amp;blog=5795904&amp;post=1502&amp;subd=salvatoremarescaserra&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/06/mar27th_mannhiem1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1503" title="mar27th_mannhiem" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/06/mar27th_mannhiem1.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">
<table style="text-align:justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="1265">
<p style="text-align:center;">KARL MANNHEIM</p>
<p style="text-align:center;">
<h2 style="text-align:center;">IDEOLOGIA E UTOPIA</h2>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:10.8333px;">Il Mulino Bologna   1957</span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="1265">Il libro di Mannheim si iscrive   nell&#8217;ambito della sociologia della conoscenza, vale a dire di quella branca   della sociologia, le cui origini vanno ricondotte al pensiero di Marx, che   analizza l&#8217;influenza della società e della vita di relazione sui processi di   pensiero o sulle idee.</p>
<p>&#8220;La tesi principale della   sociologia della conoscenza è che ci sono aspetti del pensare, i quali non   possono venire adeguatamente interpretati, finché le loro origini sociali   rimangono oscure. E&#8217; senz&#8217;altro vero che l&#8217;individuo pensa. Non esiste sopra   o sotto di lui un&#8217;entità metafisica, quale la coscienza di gruppo, di cui il   singolo potrebbe, nel migliore dei casi, riprodurre le idee. Nondimeno,   sarebbe falso dedurre da un tale fatto che le idee e i sentimenti di un   individuo abbiano origine in lui solo e possano essere convenientemente   spiegati sull&#8217;unica base della sua esperienza&#8221; (p. 8). &#8220;A rigore,   non è corretto dire che il singolo individuo pensa. E&#8217; molto più esatto   affermare che egli contribuisce a portare avanti il pensiero dei suoi   predecessori. Egli si trova ad ereditare una situazione in cui sono presenti   dei modelli di pensiero ad essa appropriati e cerca di elaborali   ulteriormente, o di sostituirli con altri, per rispondere, nel modo più   conveniente, alle nuove esigenze, nate dai mutamenti e dalle trasformazioni   occorse nella realtà&#8221; (p. 9).</p>
<p>In queste frasi c&#8217;è già il   riferimento al fatto che il pensiero non ha un carattere meramente   speculativo, poiché esso s&#8217;intreccia con la vita reale, che comporta sempre e   comunque il riferimento ad un contesto storico, sociale e culturale:</p>
<p>&#8220;Gli uomini non si   limitano, come membri di un gruppo, a coesistere gli uni accanto agli altri.   Essi non considerano le cose del mondo dalle astratte cime di una mentalità   contemplativa ed autosufficiente, non si comportano come fossero degli esseri   solitari. Al contrario essi agiscono (o reagiscono l&#8217;un l&#8217;altro) all&#8217;interno   di gruppi differentemente organizzati, né diversamente procede il loro   pensiero. Tali persone lottano per cambiare il circostante mondo della natura   e della società o tentano di conservarlo in una determinata condizione, in   conformità con il carattere e la posizione dei gruppi cui appartengono. E&#8217;   proprio questa volontà, innovatrice o conservatrice, del gruppo   d&#8217;appartenenza a guidare i loro problemi, i loro concetti e le forme di   pensiero&#8221; (p. 10). &#8220;Noi apparteniamo ad un gruppo non soltanto   perché siamo nati da esso o asseriamo di appartenervi, né perché dobbiamo ad esso   fedeltà ed obbedienza, ma anzitutto perché vediamo il mondo e certe cose del   mondo alla sua stessa maniera (ovvero nei termini che sono caratteristici del   gruppo in questione) In ogni concezione, in ogni significato è contenuta la   cristallizzazione delle esperienze di un determinato gruppo&#8221; (p. 28).</p>
<p>Ammettere che il pensiero sia   influenzato inesorabilmente dal contesto sociale, non significa negare che   l&#8217;individuo possa pensare autonomamente, con la sua testa. Ciò che vi è di   personale, critico e originale nel pensiero individuale però si può stabilire   solo cercando di capire prima quanto in esso pesa l&#8217;influenza sociale:   &#8220;quando si saranno chiarite le dipendenze del pensiero dalla realtà del   gruppo e le sue origini pratiche, potremo forse controllare quei fattori del   pensiero che finora erano rimasti senza direzione&#8221; (p. 11).</p>
<p>La sociologia della conoscenza   ha, per Mannehim, un ambito di interesse primario: la politica. E&#8217; a livello   politico infatti che si riscontra, nella nostra società, un conflitto tra   modi di vedere e di pensare radicalmente diversi che sembrano sorprendenti in   quanto essi fanno riferimento alla stessa realtà sociale. Tale diversità può   essere agevolmente compresa se si tiene conto e si riesce a mettere in luce   le &#8220;ragioni inconsapevoli che stanno al fondo del pensiero di ogni   gruppo&#8221; (p. 46).</p>
<p>A tale fine, Mannheim definisce   i due concetti, fondamentali nell&#8217;economia del saggio, di ideologia e utopia.</p>
<p>&#8220;Il concetto di   &#8220;ideologia&#8221; riflette una scoperta che è venuta emergendo dalla   lotta politica; vogliamo alludere alle convinzioni e alle idee dei gruppi   dominanti, le quali sembrano congiungersi così strettamente agli interessi di   una data situazione da escludere qualunque comprensione dei fatti che   potrebbero minacciare il loro potere. Con il termine ideologia noi intendiamo   così affermare che, in talune condizioni, i fattori inconsci di certi gruppi   nascondono lo stato reale della società a sé e agli altri e pertanto   esercitano su di esso una funzione conservatrice.</p>
<p>Il concetto di utopia pone in   luce una seconda e del tutto opposta scoperta; esistono cioè dei gruppi   subordinati, così fortemente impegnati nella distribuzione e nella   trasformazione di una determinata condizione sociale, da non riuscire a   scorgere nella realtà se non quegli elementi che essi tendono a negare. Il   loro pensiero è incapace di una diagnosi corretta della società presente.   Tali gruppi non si occupano affatto di ciò che realmente esiste, bensì   cercano con ogni mezzo di mutarlo. Il loro pensiero non è mai un quadro obbiettivo   della situazione, ma può essere usato soltanto come una direzione per   l&#8217;azione. Nella mentalità utopica, l&#8217;inconscio collettivo, mosso   essenzialmente dai progetti per il futuro e da una decisa volontà pragmatica,   finisce con il trascurare alcuni aspetti della realtà&#8221; (p. 47).</p>
<p>Sulla scorta di questi concetti,   Mannheim definisce l&#8217;intento di fondo del saggio: &#8220;Il nostro compito è   appunto quello di mostrare, nei due sensi che si sono indicati, le fasi   principali attraverso cui si è giunti alla scoperta del ruolo che ha   l&#8217;inconscio, quale appare nella storia dell&#8217;ideologia e dell&#8217;utopia&#8221; (p.   47).</p>
<p>A tal fine, Mannheim procede   anzitutto all&#8217;analisi del concetto di ideologia, mettendo a fuoco una   distinzione di un certo interesse: quella tra concezione particolare e   concezione totale dell&#8217;ideologia. La concezione particolare dell&#8217;ideologia   riguarda il fatto che un soggetto si abbandona a &#8220;contraffazioni più o   meno deliberate di una situazione reale, all&#8217;esatta conoscenza della quale   contrasterebbero I suoi interessi particolari. Queste deformazioni si   manifestano in ogni modo, sotto forma di menzogne consapevoli o   semicoscienti, di inganni calcolati verso gli altri, o di autoillusioni&#8221;   (p. 65). &#8220;La concezione particolare dell&#8217;ideologia viene ad indicare un fenomeno   che sta tra la pura menzogna, da un lato, e l&#8217;errore derivato da un deformato   apparato concettuale, dall&#8217;altro. Essa rimanda ad una sfera di errori di   natura psicologica, I quali non sono, malgrado tutto, intenzionali, ma   conseguono inevitabilmente da certe determinanti causali&#8221; (p. 70). Si   tratta dunque di una concezione che &#8220;si limita ad affermare che questo o   quell&#8217;interesse particolare è la causa di un determinato atteggiamento   ingannevole&#8221; (p. 67). La concezione totale dell&#8217;ideologia riguarda invece   la Weltanschauung di un&#8217;età o di un gruppo storico-sociale che investe   l&#8217;intera esperienza conoscitiva di un soggetto che a quell&#8217;età o a quel   gruppo appartiene. Essa &#8220;ritiene che esista una corrispondenza tra una   certa situazione sociale e una determinata prospettiva, opinione o coscienza   collettiva&#8221; (pp. 67-68).</p>
<p>Nella misura in cui la   concezione totale dell&#8217;ideologia rivela che un intero gruppo sociale e i suoi   singoli membri leggono la realtà in una maniera, almeno parzialmente, poco   fedele allo stato di cose esistente, minimizzando, mettendo tra parentesi o   rimuovendo i fatti che contrastano con una determinata visione del mondo,   essa &#8220;solleva un problema che è stato sinora adombrato, ma che adesso   acquista un più ampio significato. Il problema, vogliamo dire, di come sia   sorta la &#8220;falsa coscienza&#8221;, di come sia nato un pensiero capace di   falsare quanto viene a cadere sotto il suo dominio&#8221; (p. 78). La genesi   di un&#8217;ideologia è sempre da ricondursi al tentativo di conservare uno status   quo: &#8220;il conoscere è ideologico, quando non riesce a rendersi conto dei   nuovi elementi insiti nella situazione o quando tenta di passare loro sopra   considerandoli in termini ormai del tutto inadeguati&#8221; (p. 103).</p>
<p>La funzione dell&#8217;utopia è   proprio quella di portare alla luce questi nuovi elementi e di valorizzarli   in massimo grado: &#8220;una mentalità si dice utopica quando è in   contraddizione con la realtà presente&#8221; (p. 211). Non ogni stato della   coscienza che trascende la realtà immediata si può considerare però, secondo   Mannheim, utopico: &#8220;Utopici possono invero considerarsi soltanto quegli   orientamenti che, quando si traducono in pratica, tendono, in maniera   parziale o totale, a rompere l&#8217;ordine prevalente&#8221; (p. 211). &#8220;Noi   consideriamo utopie tutte le idee (e non soltanto, quindi, la proiezione dei   desideri) trascendenti una situazione data, le quali hanno comunque un   effetto nella trasformazione dell&#8217;ordine storico-sociale esistente&#8221; (p.   225).</p>
<p>L&#8217;utopia è dunque una   potenzialità evolutiva implicita in ogni sistema sociale. A tale potenzialità   si può dare un significato univocamente rivoluzionario: &#8220;Da questo punto   di vista, ogni evento storico si presenta come una continua liberazione   dall&#8217;ordine esistente per mezzo dell&#8217;utopia, che da esso ha origine. Solo   nell&#8217;utopia e nella rivoluzione si dà una vita autentica, mentre l&#8217;ordine   istituzionale non rappresenta altro che il cattivo residuo delle rivoluzioni   e delle utopie in fase di declino. Così il cammino della storia conduce da   una &#8220;topia&#8221; (o realtà esistente) ad un&#8217;utopia e quindi ad una   successiva &#8220;topia&#8221;, ecc.&#8221; (p. 217). Si tratta però di   null&#8217;altro che di una nuova ideologia, il cui merito &#8220;consiste,   tuttavia, nel fatto che, in opposizione all&#8217;idea conservatrice di un ordine   stabilito, essa impedisce alla realtà esistente di tramutarsi in assoluta,   concependola invece come una delle possibili &#8220;topie&#8221;, da cui   scaturiranno quegli elementi utopici che a loro volta porranno in crisi lo   stato attuale&#8221; (p. 217). Ciò porta a intravedere il significato   &#8220;dialettico&#8221; del rapporto tra utopia e ordine esistente:&#8221; Ogni   epoca produce (nei gruppi sociali diversamente situati) quelle idee e quei   valori in cui si condensano, per così dire, le tendenze non ancora realizzate   e soddisfatte, che rappresentano I bisogni di ciascuna età. Codesti elementi   intellettuali costituiscono allora il materiale esplosivo per far saltare in   aria l&#8217;ordinamento esistente. La realtà presente dà origine alle utopie che,   a loro volta, ne rompono I confini per lasciarla libera di svilupparsi nella   direzione dell&#8217;ordine successivo&#8221; (p. 218).</p>
<p>Nonostante il potere   sostanzialmente conservatore delle ideologie e per quanto siano potenti i   gruppi storici che in esse si riconoscono, nessun sistema sociale può   cristallizzarsi perché esso deve sempre fare i conti con le tendenze utopiche   che inesorabilmente genera. Riconoscere nella storia questa dinamica   dialettica, non significa però potere anticipare il futuro o potere operare   delle previsioni certe: &#8220;L&#8217;unica forma nella quale il futuro ci si   presenta è quella della possibilità, mentre l&#8217;imperativo, il   &#8220;dovrebbe&#8221; ci dice quale di queste possibilità dovremmo scegliere.   Per quanto riguarda la conoscenza, il futuro… si presenta come un medium   impenetrabile, un muro invalicabile. E quando I nostri tentativi di vedere attraverso   di esso sono respinti, noi prendiamo coscienza della necessità di scegliere   decisamente una nuova strada e, insieme, avvertiamo il bisogno di un   imperativo (un&#8217;utopia) che ci spinga avanti. Solo quando sappiamo quali   interessi e comandamenti sono in gioco, siamo in grado di valutare le   possibilità della presente situazione e di veder chiaro nella storia. Nessuna   interpretazione della storia è infatti possibile, se non viene sollecitata da   un interesse e da un fine. Delle due tendenze in conflitto nel mondo moderno   &#8211; le correnti utopiche contro quelle disposte ad accettare il presente &#8211; è   difficile dire in anticipo quale prevarrà: la realtà storica che dovrà   decidere di ciò infatti è ancora da venire&#8221; (p. 277).</p>
<p>Sulla base di questi concetti,   Mannheim ritiene che si possa definire il significato e l&#8217;ambito della   sociologia della conoscenza:</p>
<p>&#8220;La sociologia del sapere è   strettamente congiunta, anche se sempre più se ne distingue, dalla teoria   dell&#8217;ideologia che è emersa e si è sviluppata nel nostro tempo. Lo studio   delle ideologie ha fatto suo il compito di smascherare gli inganni e le   mistificazioni, più o meno consapevoli, che sono presenti negli interessi dei   gruppi… La sociologia del sapere non si occupa delle menzogne che nascono da   un deliberato sforzo di ingannare, quanto dei differenti modi in cui la   realtà si rivela al soggetto in conseguenza della sua diversa posizione   sociale. Infatti le strutture mentali sono inevitabilmente conformate in   maniera differente, a seconda dei vari stati sociali e storici. D&#8217;accordo con   tale distinzione, noi lasceremo alla teoria dell&#8217;ideologia solo le prime   forme in cui si presenta il pensiero &#8220;scorretto&#8221; e falso, mentre la   parzialità della conoscenza, in quanto non dipenda più da una consapevole   intenzione, verrà, a costituire l&#8217;oggetto specifico della sociologia della   conoscenza&#8221; (p.288).</p>
<p>Commento</p>
<p>Scritto nel 1929, il libro di   Mannheim ha praticamente fondato la sociologia della conoscenza, vincolandola   allo studio dei &#8220;rapporti tra conoscenza e esistenza&#8221;. Il   precursore di questa branca della sociologia, come riconosce Mannheim stesso,   è senz&#8217;altro Marx con la sua teoria della sovrastruttura ideologica (&#8220;La   coscienza non può mai essere qualche cosa di diverso dall’essere cosciente, e   l’essere degli uomini è il processo reale della loro vita. Se nell’intera   ideologia gli uomini e i loro rapporti appaiono capovolti come in una camera   oscura, questo fenomeno deriva dal processo storico della loro vita&#8230; Non è   la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la loro   coscienza &#8221; (L&#8217;ideologia tedesca).</p>
<p>Mannheim è d&#8217;accordo con Marx   nel riconoscere il peso della vita reale nella produzione delle idee e delle   ideologie, ma egli rifiuta il rigido determinismo marxiano. Tanto più egli   rifiuta la possibilità, implicita nella concezione dell&#8217;ideologia di Marx,   che l&#8217;utopia rivoluzionaria possa portare ad una conoscenza obbiettiva e   trasparente della realtà. Sia nella sua versione conservatrice che in quella   utopica, il pensiero umano è inesorabilmente ideologico. Esso tende sempre e   comunque, in qualche misura, a semplificare e a mascherare la realtà.</p>
<p>La dialettica tra topia e utopia   definita da Mannheim è indubbiamente moderata, nella misura in cui essa   esclude che la conoscenza possa giungere ad un rispecchiamento della realtà.   Il progresso culturale si fonda su di un processo di approssimazione senza   fine nel cui ambito il pluralismo ideologico avrà sempre un qualche peso.</p>
<p>Tenendo conto di questo, non si   stenta a capire perché il pensiero di Mannheim sia stato contestato sia dai   membri della Scuola di Francoforte sia dai marxisti. Oggi appare giusto   rivalutarlo nell&#8217;ottica di una nuova scienza dell&#8217;uomo e dei fatti umani.</p>
<p>Affermando che l&#8217;influenza   dell&#8217;ideologia, intesa come una visione del mondo totalizzante, si esercita   soprattutto a livello inconscio, Mannheim ha precorso il concetto di   mentalità sviluppato qualche decennio dopo dagli storici de Les Annales, il   quale si può ritenere più completo perché esso comporta un&#8217;influenza che non   si limita alla sfera cognitiva ma permea la soggettività nel suo intimo anche   a livello di sentire.</p>
<p>Insistendo poi sul fatto che   l&#8217;ideologia totale è una Weltanschauung che si pone tra la concreta   esperienza del soggetto e la conoscenza, e consente a questa di organizzarsi   economicamente, senza troppi sforzi, aderendo al senso comune del gruppo,   Mannheim ha intuito il fatto che essa soddisfa, oltre che gli interessi   specifici di un determinato gruppo sociale, anche un bisogno primario di   coerenza cognitiva. E&#8217; questo bisogno, riconosciuto solo successivamente   dalle scienze cognitive, più ancora che gli interessi in questione, a   spiegare il carattere conservatore dell&#8217;ideologia e la sua capacità di   indurre una rimozione di tutti gli aspetti della realtà che potrebbero   metterla in crisi.</p>
<p>La crisi, comunque, è destinata   a sopravvenire perché lo scarto tra l&#8217;ideologia e la realtà storica produce   l&#8217;utopia, vale a dire l&#8217;affiorare di un&#8217;intuizione prima e di una mentalità   poi che tende ad integrare quegli aspetti in una nuova e più ampia visione del   mondo. Nessuna visione del mondo però sarà mai comprensiva di tutti gli   aspetti della realtà. Mannheim, in evidente opposizione al marxismo, esclude   la possibilità che la coscienza possa organizzarsi cognitivamente in una   forma di rispecchiamento della realtà stessa. Il progresso culturale si fonda   su di un processo di approssimazione senza fine alla verità, vale a dire alla   corrispondenza tra conoscenza e esistenza, nel cui ambito il pluralismo   ideologico avrà sempre un qualche peso.</p>
<p>Questo aspetto permette di   comprendere le critiche toccate a Mannheim sia da parte dei membri della   Scuola di Francoforte sia da parte dei marxisti.</p>
<p>Nonostante l&#8217;interesse   prevalente di Mannheim per la politica e le ideologie politiche, il suo   pensiero non è scevro di interesse sul piano psicosociologico.</p>
<p>Come non considerare ancora   attuale la nettezza con cui egli sottolinea il fatto che ogni coscienza   individuale, in quanto giunge alla consapevolezza di sé (quale che ne sia   l&#8217;autenticità) in conseguenza dell&#8217;interazione sociale e dell&#8217;appartenenza ad   un determinato contesto storico e culturale, riconosce di necessità uno   statuto ideologico? Ogni uomo vede e interpreta il mondo anzitutto con gli   occhiali forniti dalla cultura del gruppo cui appartiene. La condizione   propria e primaria della coscienza umana è dunque inesorabilmente una   condizione di falsa coscienza, che può ridursi solo in conseguenza di uno   sforzo critico e dell&#8217;intuizione preliminare dell&#8217;alienazione culturale. In   un&#8217;epoca in cui il cognitivismo tende sempre più a ridurre l&#8217;incidenza del   sociale nella strutturazione della coscienza individuale enfatizzando   l&#8217;autopoiesi, la rivendicazione di Mannheim della dipendenza di quella   strutturazione dalla cultura e dal gruppo è preziosa.</p>
<p style="text-align:justify;">Importante, sotto il profilo   psicodinamico, è poi il concetto di utopia. Per quanto tale concetto sia   criticabile sul piano politico dal quale Mannheim lo ricava e al quale   intende applicarlo, esso coglie un aspetto profondo della psicologia e   dell&#8217;inconscio umano. Potrebbe mai affiorare l&#8217;utopia da qualsivoglia realtà   storica &#8211; c&#8217;è da chiedersi &#8211; se l&#8217;uomo non venisse al mondo con l&#8217;intuizione   di modi di essere e di mondi possibili? Se l&#8217;utopia è l&#8217;espressione del   contrasto che alcuni avvertono tra lo stato di cose esistente e i loro bisogni,   ciò non significa che questi, in una qualche misura, hanno una valenza   utopica? E, ancora, se questo è vero, fermo restando che il futuro è   imprevedibile, è illecito ammettere che la realtà storica evolve in nome di   quei bisogni e non troverà un equilibrio finché non risulterà organizzata in   una forma almeno minimamente compatibile con essi, e dunque soddisfacente?   Nessuna teleologia &#8211; ormai è chiaro &#8211; è deterministica. La natura umana,   però, al cui fondo occorre ammettere una dotazione fissa di bisogni &#8211; di   libertà, di giustizia e di felicità &#8211; potrebbe avere in sé e per sé però una   portata teleologica.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>L&#8217;ULTIMO ATTO DEL BERLUSCOPISMO: Dopo di noi il diluvio</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 15:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>salvatoremarescaserra</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/06/4a0d64b9acee1_zoom.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1490" title="4a0d64b9acee1_zoom" src="http://salvatoremarescaserra.files.wordpress.com/2011/06/4a0d64b9acee1_zoom.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<h1 style="text-align:center;">L&#8217;ULTIMO ATTO DEL BERLUSCOPISMO</h1>
<h2 style="text-align:center;">&lt;&lt;Après nous le déluge&gt;&gt;!</h2>
<p>I tuoni non rombano mai a caso, specie quando l’intervallo temporale dal fulmine è breve. È la velocità del suono – o la sua lentezza rispetto a quella della luce – a indicarci quanto il temporale è vicino, oppure lontano. Temporale e temporale: due parole (apparentemente) uguali pocanzi da me usate con valenze diverse: confondersi sulle parole e sui “temporali” può essere facile, se non si è attenti al senso, ma può anche convenire a chi sarebbe prossimo – restando nel meteo – a voler esclamare anch’esso &lt;&lt;Après nous le déluge&gt;&gt;! E sommando inevitabilmente questa volta la temporalità del disastro politico annunciato con il diluvio che spera e crede lasci nei vari ambiti dove ha messo radici, fingere di non capire ciò ch’è accaduto.</p>
<p>Tutto il menefreghismo per la Francia di Luigi XV non gli impedisce di restare famoso nei secoli per questa frase celebre. E quale sarà, quando sarà, la frase del nostro Luigi XV – Silvio Berlusconi I (e speriamo ultimo)? Quella che resterà nella Storia? Non credo di sbagliarmi quando penso che l’equivalente sia già stata affidata alla storia generosamente come sempre: &lt;&lt;Questo è il Parnaso, il bunga bunga del 1811&gt;&gt;. La frase è questa. Immagino la sua vocina quando l’ha esclamata: impappata e lubrìca nel suo autocompiacimento demenziale. Quella detta in risposta alla domanda sul dipinto di Andrea Appiani di Netanyahu. Uno schiaffo deliberatamente sferrato sulla faccia del popolo italiano, o mi sbaglio? La dignità dell&#8217;italiano nel mondo &#8211; grazie a queste graziose esternazioni del nostro Primo Ministro &#8211; è ormai al sicuro nello scrigno del suo fertile e paterno giudizio giudizioso. Non c&#8217;è che dire: è un vero <em>Pater Familias. </em>Ma l&#8217;affermazione saliente potrebbe anche essere un’altra: &lt;&lt;Bisogna sempre diffidare di chi si prende sempre troppo sul serio. L’autoironia è fondamentale&gt;&gt;. Come dargli torto su quest’ultima frase (storicizzata all’istante)? Si è mai preso sul serio Berlusconi? Non credo. È troppo ricco per essere animato da serietà d’intenti e troppo povero per conoscerli. Lui vive in una relativizzazione del tutto per definizione. Qualche logopedista “volenteroso” dovrebbe spiegarlo a segni  al Vaticano. Ruby non è la nipote di Mubarak? E chissenefrega: relatività del suo ruolo istituzionale: &lt;&lt;L’ha detto lei!&gt;&gt;. Ruby non è maggiorenne? E chissenefrega: &lt;&lt;L’ha detto lei!&gt;&gt;. Relativizzazione della colpa in quanto mai e poi mai c’è dolo. In entrabi i casi, il Rubygate è solo imbastito sul voler occultare la vera vittima, il Premier. Il Premier non sapeva, è stato preso per i fondelli da una sciacquettina che si fa passare (in tutti i sensi) per quella che non è. E poi chi sarebbe mai?, visto che l’avvocato di Hosni Mubarak dice che l’immensa fortuna dell’ex presidente egiziano ammonta in realtà a sei milioni di lire egiziane, pari a circa settecentomila euro – ‘sto poveraccio! ‘Sto morto di fame. E magari Silvio è stato fregato anche da “quelli che sapevano ma tacevano” sull’età della &#8220;nipotina&#8221; del morto di fame, sapendo che le minorenni non gli piacciono per niente. Un ottimo-pessimo e sciente ordito contro la sua buonafede e il suo buonFede, che di buono non sapremmo nessuno di noi cosa attribuirgli ad entrambi se non le scorte inesauribili di cialis e di viagra (all&#8217;occorrenza)&#8230;</p>
<p>Ma come? Ma la Legge non era quella cosa orrenda di sinistra estrema ed eversiva, puzzolente e pusillanime che sanciva che “non ammette l’ignoranza”? E allora come fa il nostro Luigi XV parnasiano bungabunghiano a farsi prendere per il naso nel Parnaso dalla sua stessa ignoranza come uomo, come Premier e come sprovveduto e ingenuotto brianzolo parvenu se vuole fare il primo ministro senza conoscere la Legge? Qualche qualunquista più ingenuo di lui potrebbe anche rischiare di credere che si può fare il premier conoscendo la Legge. Il rischio è altissimo, accidenti o cribbio! &lt;&lt;Prima che il gallo canti mi avrai già rinnegato tre volte!&gt;&gt;. Ecco che il destino accade: il Premier non volendo diffidare di se stesso non si è mai preso troppo sul serio. Lui è concreto e coerente: non si è mai autorinnegato, sono gli altri (quei porci comunisti indemoniati) che dicono che è un rinnegato. L’autoironia indispensabile gli ha fatto ignorare che la Legge non ammette ignoranza e che è uguale per tutti, finanche per gli autoironici. Il Popolo – quell’Unknown Flying Object che “ha l’intellighenzia (si fa per dire qualcosa di sinistra) media di un ultimo scolaro della prima media” -, popolo ultimamente meno autoironico (e per questo di cui diffidare) ha deciso con in mano uno strumento repellente e schifoso: il suo ultimo giocattolo: il Referendum. Che orrore! Che vergognoso esercizio della democrazia! Finanche peggio del voto amministrativo! Un vero schifo. E un vero diluvio. Una pioggia incessantemente esorbitante e indecorosa di sì per dire no: in Italia si dice sempre il contrario di ciò che si vuole e che si fa. Neanche Luigi-Silvio primo e ultimo, in fondo, in questo è diverso dal volgo volgare d’animo e di seggio. Me l’immagino, quando da Re casto e irreprensibile e incorruttibile diceva i suoi Noooo a quella ienetta minoretta di Ruby… Era referendario il cavaliere nero quando diceva no alla ragazzotta nipototta? Forse voleva dire sì? Forse che si è confuso tra il dire e il fare o tra l’abrogare, lo sbragare e lo sbrodolare? E allora perché non ha detto no anche alla sua sfrenata ambizione – la più grande, suprema, gigantiaca, immane – di voler governare ignorando l’ignoranza della legge? Si sa: la Legge è proprio ignorante, non alfabetizzata (ci avrebbe dovuto pensare l’unico ch’è più nano di lui – senza far nomi e cognomi – Renato Brunetta, l’investiprecari). Ma l’inane Legge si è sotratta all’innovazione tecnologica implacabile e implacabilmente inarginabile del doppio nano: è rimasta ignorante (sticazzi) e non si è fatta alfabetizzare come la pubblica amministrazione, ormai tutta (e dico “tutta”) informatizzata. Forse che l’unico che batte la legge per ignoranza è il Senatur? No, non ci posso credere. Bossi avrebbe detto non referendariamente &lt;&lt;Cel’hoduro!&gt;&gt;, imitando grottescamente il driveiniano Ezio Greggio dell’astatosta antesignana del celodurismo e del berluscottismo (in origine) diventato poi berlusconismo e berluscopismo, (in fine).</p>
<p>Abbiamo i precari che scassano le palle al blason(d)ato baronetto Brunetta? Hanno fatto la rete nella rete? E chissenefrega! Autoironia! Autoironia! Troppo seri ‘sti cazz ‘e precari! E che madonna! &lt;&lt;Ma lo sapete che siete infornatizzati pure voi?!&gt;&gt; Qua inforniamo tutto! Tracciabilità: un precario tracciato è un chiodo fisso, o fissato. E che sarà mai?!, il lavoro non è tutto: berluscopate e sorry-dete. Che “la vita è bella”!, lo dice anche quell’eversivo maligno di Benigni tra una divina commedia e un inno di Mameli. Senza capire il male che fa al popolo sovrano, che poi si sente davvero sovr-ano e rinunzia indecorosamente a prenderlo nel culo. Che tempi! O tempora o mores! O referendi o referenti: non si scappa. Come diceva una mia amica: o danti o prendenti.</p>
<p>Insomma è un vero schifo. Non c’è che dire perché c’è da dire troppo o troppo poco. Alla fin fine, se vuoi farti un’idea solida che non si sdereni sotto la mannaia del diluvio devi ascoltare il tiggì di Fede. Guardare imbambolatamente la sua faccia ‘a-mareggiata per i forti venti e domandarti: ma se la Legge non ammette ignoranza, ma quanto sarà colto mai uno che scambia Apollo per se stesso e le muse per delle povere e innocenti escort? Scherzava?&#8230; Non credo, o non avrebbe nominato Apicella, che nel par naso ci sta tutto e da sempre.</p>
<p>Fatto è che il temporale-temporale è arrivato, e chi sta bene e chi sta male nel PDL vuole abbreviare. Processo breve e prescrizione breve? E chissenfrega se tra questi processi ultimi c’è l&#8217;inchiesta sui crolli seguiti al terremoto dell&#8217;Aquila, quello per la strage di Viareggio con 32 vittime e 38 indagati tra cui l&#8217;ad di Fs, Mauro Moretti, quello per il Crac Parmalat, con 100mila risparmiatori truffati e 22 persone imputate per bancarotta e associazione a delinquere, oltre a una serie di banche indagate e imputate, il processo per il Crac Cirio, il processo Eternit di Torino (dove ci sono quasi 3.000 parti offese) e quello per lo scandalo rifiuti a Napoli! Che sarà mai! Ma scherziamo? Se approvata, la prescrizione misura Brunetta estinguerà anche il processo Mills che vede imputato il nostro Luigi XV. Anche lui sarà il Beneamato, o detto tale. Sarà l’atto ultimo del berluscopismo, questo è certo per molti, ma io vorrei essere tra quei molti che ci crede. Intanto aspetto il nuovo diluvio, quello che porterà il ramoscello d’ulivo in bocca alla solita colomba bianca.</p>
<p>Forse c’è vita tra le acque rotte. E tu, ti sei rotto?</p>
<p><em>Salvatore Maresca Serra</em></p>
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