SALVATORE MARESCA SERRA SYNDICATE Live

  SALVATORE MARESCA SERRA 


SYNDICATE

LIVE IN ROME  

 

UNION STREET AT FREEDOM CITY – Free High Mp3

SALVATORE-MARESCA-SERRA-E-RICH-PULIN

 

SALVATORE MARESCA SERRA SYNDICATE

Luca Ingletti – Drum

Alessandro Tomei – Sax

Rich Pulin – Trumphet

Fabrizio Aiello – Percussion

Maurizio De Simone – Bass

Sal Maresca Serra – Pianoforte, Synth, Keyboards

 


 

 

ALESSANDRO-TOMEI,-MAURIZIO-DE-SIMONE,-RICH-PULIN

Presto l’intero concerto live nei Music Stores di tutto il mondo!

LUCA-INGLETTI-E-FABRIZIO-AIELLO

 

SAL-MARESCA-SERRA-E-ALESSANDRO-TOMEI

 

SAL-MARESCA-SERRA

 

SYNDICATE-CONCERT

LUCA INGLETTI e SALVATORE MARESCA SERRA DUO

LUCA-INGLETTI

 

SALVATORE-MARESCA-SERRA

 

AMAZON REVOLUTION – LUCA INGLETTI & SALVATORE MARESCA SERRA

 

E’ difficile credere che due musicisti possano sedersi ai loro strumenti, condividere uno stesso pensiero, amare la stessa idea, chiudere gli occhi e produrre un brano come AMAZON REVOLUTION, frutto di una totale improvvisazione.

Eppure è esattamente ciò che potete ascoltare in questo Mp3, che testimonia un incontro che – senza problemi di sorta – può definirsi un “incontro storico” tra due grandi: Luca Ingletti e Salvatore Maresca Serra.

In nome di una causa che sta riempiendo il cuore di migliaia e migliaia di persone al mondo: 12 HOURS PRO AMAZON RAINFOREST!

Cosa c’è da aggiungere?!

Sta nascendo un album che è il primo di un sodalizio umano e artistico che farà vibrare di creatività e di passione tante persone. E a lungo nel tempo.

Nasce con l’idea di un Tour che partirà nel mese di Novembre, e ne rispecchia l’identità live. Esattamente come è stato eseguito e creato queto brano, “senza rete”…

Affidando il tutto al cuore, alla profonda stima, all’amicizia, ma anche ad una capacità artistica e tecnica che è rara. Ad un ideale che permea l’arte. L’ideale che percorre i gesti e l’ispirazione di un batterista e di un pianista italiani che ci fanno comprendere quanto la nostra terra sia la patria di grandi talenti artistici indiscussi. Capaci di una tale passione che lascia senza parole.

Suonare in due – percussioni e tastiere – è una sfida per pochi. Per gli appassionati specifichiamo che gli strumenti usati da questo duo – in questo fantastico brano – sono: Pianoforte FAZIOLI, Sinth OMNISPHERE e Batteria GRETSCH.

Il brano è stato registrato nello studio di Salvatore Maresca Serra, il 16 Ottobre 2009, alle ore 20:30, come una “prova dei suoni”……

Nei prossimi giorni sarà registrato l’intero Album che darà il via al Tour del DUO, e che toccherà i maggiori teatri d’Italia e di altre nazioni.

Abbiamo creduto di fare un regalo, un bellissimo regalo a voi tutti, pubblicando AMAZON REVOLUTION a distanza di poche ore dalla sua registrazione…e a cui aggiungere parole è del tutto superfluo.

Buon ascolto!

Miriam Maltese

I’LL FIND YOU – SALVATORE MARESCA SERRA SYNDICATE

I'LL-FIND-YOU

I’LL FIND YOU – SALVATORE MARESCA SERRA SYNDICATE

 

Anteprima integrale del brano contenuto nell’Album “QUEI GIORNI”, l’ultimo lavoro di Sal.

ASCOLTA L’INTERO BRANO!

SALVATORE MARESCA SERRA SYNDICATE in concert

SALVATORE-MARESCA-SERRA---In-Concert

RICORDI NAPOLETANI

 

 http://www.itunes.com/salvatoremarescaserra/

 

Uno tra i brani dell’ultimo lavoro “QUEI GIORNI”, di Sal Maresca Serra, in libero ascolto completo Mp3, e che verrà eseguito in versione live, nel concerto del 22 Ottobre a Roma, nel concerto 12 HOURS PRO AMAZON RAINFOREST.

A LONG TRAVEL IN AMAZON RAINFOREST Salvatore Maresca Serra

COPERTINA-A LONG TRAVEL IN AMAZON RAINFOREST

A LONG TRAVEL IN AMAZON RAINFOREST – SALVATORE MARESCA SERRA Syndicate

 

http://itunes.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewAlbum?id=334665870&s=143450

 

L’ultimo lavoro di Salvatore Maresca Serra, nei prossimi giorni su tutti i Music Stores del mondo.

Ascoltate l’anteprima per intero del brano in versione Mp3.

Il brano è dedicato alla Causa 12 HOURS PRO AMAZON RAINFOREST, creata da Marcia Theophilo, la grande poetessa brasiliana, antropologa, candidata al Premio Nobel, e  Salvatore Maresca Serra, e tesa a paralizzare, in segno di protesta mondiale, le reti Facebook dal 18 al 19 Dicembre, simultaneamente ai giorni in cui al Vertice ONU a Copenhagen, il Governo brasiliano dovrà impegnarsi a contenere e – si spera – fermare la deforestazione della Foresta Amazzonica brasiliana.

Aderite alla Causa 12 HOURS PRO AMAZON RAINFOREST qui: http://www.facebook.com/group.php?gid=119604092108

TAM TAM DI DOLORE Antonella Puccio

TamTam

 

Tam Tam di dolore

Madre,
questa notte..è una notte selvaggia
è un tam tam di dolore,
i cuori di acciaio ..verranno
e con pesanti scure ci attaccheranno e ci stermineranno.
Madre,
in questa notte
sento il sangue pulsare
e vano è il tentativo di sognare.
Madre,
stringimi al petto che ti voglio raccontare
ascoltami…
parole pesanti come il piombo
parole come spade che lacerano il cuore,
son state pronunciate sulla sorte di noi alberi giganti buoni.
Madre,
ricordi,quanta fatica per raggiungere il cielo !
noi fratelli uniti e fedeli
maestri gli uni degli altri
sapienti nello spargere amore.
Noi..respiro delle terre morenti.
Sgomento e stupore,
sui volti ,ora di un verde smunto,
di noi fratelli.
Madre,
in questa buia e interminabile notte
un taglio di luce:
dei folli saggi,
artisti d’ogni parte
poeti, pittori e musicisti,
sulla scia di un pianoforte,
su teli, con giochi di acquerelli innamorati del verde,
dentro i versi sognanti di instancabili poeti
evocano la nostra bellezza 
e ne invocano la salvezza.
Madre,
forse che il loro dire,
non sarà voce 
più forte delle pesanti scure?
In questo tam tam di dolore
le foglie, umide di pianto,
intrecciano
un canto di speranza.
 

Antonella Puccio

HO VISTO L’AGONIA DELLA TERRA Angela Rita Iolli

EARTH_02

 

Ho visto la terra donare frutti meravigliosi cui persino il sole ne invidiava la bellezza
Ne scaldava il colore con i suoi raggi, lasciando all’arte visiva 
l’estasi della contemplazione.
Ho visto boschi verdeggianti abbracciare con i loro rami e le loro foglie l’ossigeno di cui la nostra 
vita ha bisogno. 
I nostri passi hanno saputo solo calpestarne la dignità in segno di non riconoscenza.
Ho visto il mare palcare le sue onde quando aveva bisogno del consiglio di Nettuno, 
cullando i suoi figli prediletti nelle giornate di precario silenzio. 
L’ho rivisto incattivito quando ha scoperto di essere stato ingannato dai suoi stessi figli, 
assistendo inerme all’imbarbarimento delle sue acque.
Ha concesso passaggi a navi ed in cambio ha avuto scie d’inquinamento, che lo stanno spopolando.
Ho visto genti mantenere con forza le loro tradizioni, nessuno le ha capite, molti le hanno cacciate.
E’ rimasto il rumore delle loro lacrime e il vuoto di capanne distrutte. Nessuna pietà.
Ho visto il fuoco divorare la speranza, abbassare occhi stupiti, inermi davanti allo scempio.
Ho visto indifferenza per Madre Natura, un tempo materna adesso cattiva matrigna.
Ho visto malattie minare resistenze e certezze, lasciandosi alle spalle una gelida impotenza.
Ho visto la morte sorridere e farsi beffa degli uomini, spegnendo qualsiasi ottimismo.
Infine sullo sfondo ho visto una figura piccola, meschina, chinata su se stessa,
l’artefice di tutto ciò:
ho visto l’uomo e mi sono vergognata di lui.
Un angelo caduto a cui si sono spezzate le ali.
Ho visto l’agonia della Terra.

 

Angela Rita Iolli

Pubblicato in: on 16 Settembre 2009 at 2:11 pm Lascia un Commento
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MARCIA THEOPHILO di Dacia Maraini

MARCIA THEOPHILO alla FAO

foto_dacia-_maraini

 

da: Notti brasiliane a Roma

 

di Dacia Maraini

Roma è una città che non sa decidersi fra uno sfarzoso cosmopolitismo e uno svagato e miope provincialismo. (…)
La «distrazione» di Roma nei riguardi dei suoi ospiti più prestigiosi è al tempo stesso scandalosa e comica. (…)E basta leggere le memorie dei viaggiatori dei Settecento o dell’Ottocento per vedere che anche allora era così. Goethe(…) ha annotato anche lui la mancanza di interesse e di curiosità per lo straniero.
C’è una specie di disattenzione elegante, una frettolosa sottile intolleranza nei riguardi degli ospiti «con bagaglio» e per bagaglio intendo talento, genialità, prestigio, vigore espressivo, fama. (…)
Questi sono i ragionamenti che mi vengono in mente leggendo il libro di una poetessa brasiliana da anni ospite della nostra città, da anni intenta a intessere una fitta tela di scambi fra il suo e il nostro paese, senza suscitare l’interesse che meriterebbe. 
Parlo di Márcia Theóphilo, venuta in Italia nel ‘71(…) 
(che)oggi pubblica un libro di poesie dal titolo “Io canto l’Amazzonia”. 
In questo libro i nomi, come dice Roland Barthes, hanno un valore iniziatico. Poiché i nomi hanno poteri diversi: possono farci ‘essenzializzare le idee’, possono darci la capacità dì «citare l’infinito» e possono farci «esplorare il passato». Il nome è in un certo senso «la forma linguistica della reminiscenza».
Nella poesia di Márcia non si incontrano nomi vaghi e comuni in cui tutti possano riconoscersi, ma nomi corposi, mai sentiti, inconfondibili, lontani e bellissimi. Sono i nomi delle grandi divinità che proteggono le foreste, i fiumi, sono i nomi degli abitatori delle notti brasiliane, i nomi dei genii benigni e maligni che percorrono ancora oggi le periferie delle grandi città amazzoniche.
Qualcuno potrebbe parlare di esotismo. Ma l’esotismo presuppone un mondo lontano e sconosciuto alonato da desideri impossibili. Nel caso di Márcia Theóphilo l’esotismo è escluso perché questi nomi le appartengono di diritto, sono i nomi del suo universo mnemonico, della sua vita quotidiana di brasiliana in volontario esilio. 
Mandù Sararà, Yací, Uruparí, Ubirajara, quanti nomi che suonano come musiche sconosciute ai nostri orecchi! E ci viene in mente che il nome, come dice Barthes, è un «segno voluminoso», un segno «sempre gravido», fitto di significati che nessuno può ridurre o appiattire. 
Questi nomi che incontriamo nel cammino verso il mondo delle Amazzoni hanno appunto questo significato di maternità, di nutrimento. Essi suscitano nel lettore, attraverso l’uso sapiente delle sillabe e delle vocali il sentimento del ritmo e dell’attesa. Una poesia di memoria? Anche. Essa nasce da una forte memoria primitiva che conosce i fantasmi delle notti senza luna e la paura del futuro, le invocazioni della magia e le aeree creature che abitano le preghiere. del mattino, i Pixote, i Buruti, gli Yanoa, i Mapinguarí che cantano nelle nostre orecchie con la voce un poco inquietante dei misteriosi uccelli tropicali. Eppure, avvicinandosi alla città, si ha l’impressione che gli stessi uccelli che ieri mettevano paura, oggi siano presi essi stessi da terrore…

«I bulldozer avanzano
luci lo abbagliano
pensieri feroci lo attraversano…
Scesa la notte Urutau
sceglie il nuovo territorio
Non più eterno, vivrà giorno per giorno
Urtau uccello disperso
il tuo bosco è tra i grattacieli
tra i muri di cemento
è il tuo nido».

É anche un libro, questo delle poesie amazzoniche, che potremmo chiamare dei grandi cambiamenti naturali: da uccello a cane, da giaguaro a topo, da creatura della notte a disperato abitatore di anfratti cittadini, il mondo dell’Amazzonia sembra disfarsi, disperdersi sotto i nostri occhi pur mantenendo l’incanto dei suoi antichi nomi, rimasti ormai solo sogni a occhi aperti:

«Iuruparí dio del sogno
i sogni che sono dentro di noi
non sono ciò che la nostra fantasia inventa
sono concreti e hanno colore
i sogni ci atterriscono
i sogni ci fanno felici
ci insegnano a vivere con noi
ci tormentano, ci indicano i percorsi, i sogni aprono le porte
e noi voliamo per terre sconosciute
Iuruparí, voglio volare sulle ali di Iuruparí»…

Dacia Maraini,
L’Unità 4/1/1993

MARCIA THEOPHILO Madre d’Acqua

 

MADRE  D’ACQUA

Acqua, pensavi di dormire 
nel nido della terra 
ma così non fu 
torrida estate 
sei spessa, solida, liquida 
sei viva, ma non lasciarmi 
non so vivere senza di te. 
I sogni vanno alla deriva 
su un’isola di colori 
scavando l’anima e guardando la luna 
amore che fruga nel fondo della valle 
inondata dall’acqua 
La pioggia ha sapore amaro 
sassi, foglie e nuvole 
nuvole carnose 
pioggia, perché non sei più dolce come prima? 
E l’anima dell’acqua diviene vento 
ondeggia il vento tra le foglie 
erano sparsi per il bosco 
suo era il corpo di muschio 
quando acqua e vento s’incontrano 
nasce un fiore nel ventre della terra 
mormora il vento fra le foglie 
voci lontane evocando 
assumono i colori della notte. 
Foglie che si moltiplicano a altre foglie 
io voglio il verde che generoso si rinnova 
tutto ritorna all’essenza primordiale 
le foglie crescono e cadono dagli alberi 
triangoli e quadrati sparsi al suolo 
acque fresche che offrono ristoro
avvolte dal profumo dei fiori 
e delle siepi selvatiche 
ecco, fiume sconfitto, 
io voglio cantare il tuo dolore. 
Qualcosa di vago 
fumo e sapori somiglianti 
Sei ancora vivo, utero pulsante 
non dimenticare il tuo passato di fiume 
pieno di pesci, nella tua voce forte 
di quell’azzurro, racconta: 
ci sono nuvole nel mondo 
che si sciolgono in veleni 
nuvole nere sul mondo 
come braci d’incendio 
e nuvole di polvere. 
Ma non sapeva, non sapeva 
nutrirsi di vari odori 
Quando il vento apre la sua bocca 
le nuvole producono piogge 
neve, o anche ghiaccio. 
Reale e mutevole nel fiume 
la musica del vento sulle acque.

 

Marcia  Theophilo

Poetessa e Antropologa, candidata al Premio Nobel

 

ANTICA FIGLIA Maria Pia Monicelli

L'INFINITO-POTERE-DI-UNA-GOCCIA

 

ANTICA  FIGLIA

 

La notte dei fuochi d’artificio
è per te piccolo uomo
dalle scarpe firmate
Esulti alle luci vigliacche
mentre riempi le tasche
con zampilli di brace
assassina
Scie di panico senza colore
mentre muore
per sempre il colore
Tace il ramo secolare
non ha nulla da festeggiare
Fuggono fiere spaurite
sotto ali bruciate 
di piccoli uccelli
e grandi farfalle
Pioggia di stelle rosse
marchia schiene scoperte
senza più occhi né voce
Profumi di cielo in cenere
L’ universo sanguina
con il lutto nel cuore
mentre la foresta
antica sua figlia
muore!

 

Maria Pia Monicelli

Roma, 31 Agosto 2009

CONCERT WITH THE ANGELS – Rich Pulin


Concert With The Angels - Rich Pulin

 

CONCERT WITH THE ANGELS

IS  SUPPORTED BY THE WORLDWIDE ORGANIZATION

MANIFESTO DEL  MOVIMENTISMO

DEDICATED TO SAVING

THE  AMAZON  RAINFOREST

AND

12  HOURS  PRO  AMAZON  RAINFOREST

 

The Concert will be broadcast in HD web TV on www.vizjaz.com

 

Concert with the Angels – September 27, 2009

 

MATTINO – Antonella Puccio

 

MATTINO

 

In questo fresco mattino
ascolto
i suoni che arrivano da lontano.

Il vento leggero 
che accarezza e muove le foglie,
il sole che asciuga la rugiada,
e riscalda la foresta.

Guardo tra i rami
il celeste del cielo,
dell’alba che si schiude.

Ascolto
la musica che riempie
il silenzio speranzoso e soave, 
il dolce e trillante cinguettio
degli uccelli
che festaioli si preparano 
al giorno che arriva.

In questo fresco mattino
in comunione con te,
o mio universo,
scopro cose sopite e celate
al mio animo.

Il senso del divino 
che echeggia in ogni tua parte,
illumina il mio pensiero
e muta le mie paure.

Nel petto, il mio cuore stanco e deluso,
respira il soffio della vita 
che tu, o mio universo, emani
e riprende a battere.

 

Antonella Puccio

Triplice frontiera Amazzonica : Colombia, Perù, Brasile. A proposito delle nuove disposizioni sulla gestione forestale nei tre paesi. 2006

OGNI ALBERO CHE CADE

 

Triplice_frontiera_legge_forestale 

Leggi e Scarica l’intero Documento

 

<<Il 13 Dicembre del 2005 nella città di Leticia, capitale dello stato Amazonas in Colombia, crocevia e punto di incontro tra tre nazioni, Colombia, Perù e Brasile vari rappresentanti di organizzazioni, indigeni,  studenti e professori delle tre nazioni si sono confrontati sul tema della gestione della foresta amazzonica in relazione alle  nuove normative relative. In Colombia e in Brasile si trattava ancora di un progetto di legge mentre in Perù le nuove normative erano presenti dall’ anno 2000   con disastrosi risultati per le popolazioni locali e l’ecosistema come presentatoci dal gruppo della Red Loretana Ambiental.  

Nel comunicato conclusivo dell’evento, i partecipanti manifestavano che “ le leggi forestali sono un rischio che minaccia di frammentare e distruggere l’Amazzonia, non perché sia nelle loro intenzioni, ma perché gli stati non hanno la capacità di proteggere l’Amazzonia  e fare applicare le leggi” e in conseguenza si chiedeva di “non promulgare o applicare nuove leggi che possono danneggiare la biodiversità e le culture di questa regione, senza prima consultare direttamente le comunità come sancito dalla legge 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro”

Alcuni mesi dopo, rispettivamente Febbraio e Marzo del 2006, in Brasile e in Colombia sono state approvate le leggi forestali, nonostante critiche, obiezioni suscitate all’interno di entrambi i paesi, e senza che, come fanno notare organizzazioni indigene, ambientaliste e che tutelano i diritti umani in Colombia, si facessero le rispettive consultazioni dentro le comunità indigene, contadine e afrodiscendenti

Brevemente, presentiamo ognuna delle tre leggi, segnalando, alla fine, ciò che è stato detto a favore, e contro, e, nel caso Peruviano, evidenziando i risultati nefasti della legge nella regione amazzonica.

Questa zona di triplice frontiera, delineata dal Rio delle Amazzoni, è una regione di alta mobilità e complessità sociale, dove abitano, circolano e confluiscono indigeni di vari gruppi etnici, oltre che ai “meticci” e “bianchi” dei tre paesi. . Le popolazioni indigene sono per lo più formate da indigeni dell’etnia Ticuna (approssimativamente 45.000 persone nei tre paesi), Yagua (circa 4000 perone nei territori Colombiani e Peruviani), Uitoto(presenti in Colombia con circa 300 persone che convivono con famiglie Bora, Andoque, Yucuna e Ocaina) e Cocama(una popolazione di circa 80.000 persone distribuite nei tre paesi).>>

 

 

GINA PANE – OLTRE IL TABU’ DELLA SOFFERENZA E DEL SANGUE

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GINA  PANE

 

Gina Pane è nata a Biarritz, in Francia nel 1939 ed è morta a Parigi nel 1990. Dopo una formazione alle Belle Arti di Parigi, Gina Pane , alla fine degli anni 60, diventa un’importante protagonista della body-art: mette in scena il proprio corpo in performance di cui rimangono delle fotografie come traccia simbolica delle sue azioni.La sua prima performance è Escalade nel 1971: l’artista inizia il proprio lavoro d’investigazione e sfida sul corpo infierendolo con piccoli tagli e/o frustandolo, creando nell’osservatore uno shock visivo ed emotivo di notevole intensità. Tra le sue azioni performatiche in cui il pericolo e il dolore dell’artista sono presenti e talvolta portati al limite ci sono: “Azione sentimentale”, performance del 1973 presentata alla Galleria Diaframma di Milano, “Death Control”, performance del 1974 e infine Laure performance del 1976 presentata alla Isy Branchot di Bruxelles. A partire dagli anni 1980, Gina Pane non metti più direttamente la sua propria persona fisica al centro delle sue azioni, ma esegue delle istallazioni con accostamenti di differenti materiali mettendo sempre in evidenza la sua idea di sofferenza umana.

 

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Gina Pane nelle sue performance, adopera il suo corpo per ferirlo,trafiggerlo, oltrepassarlo: sul palmo candido della mano o sul lobo morbido dell’orecchio o sulle dita del piede, un deciso colpo di lametta sferrato con tensione, provoca una ferita, un solco di sangue. La ferita e il suo sangue, vengono vissuti come elementi accusatori e infine liberatori, lo sfidare il corpo penetrandolo grazie a tagli e ferite esprime il desiderio insano di attraversarlo nella sua totalità, ma anche di approfondire il rapporto con esso, insieme a quello di violare i tabù legati al sangue e alla violenza fisica. L’esterno da cui salvarsi, i ricordi da cui liberarsi attraverso il trauma emozionale di una lama che affonda nella carne, il disgusto come dimensione inoffensiva appartenente alla normalità, viene riattivato dalla Pane e liberato nello shock emotivo delle sue performance: il suo lavoro è una sorta di navigazione nell’inconscio collettivo. 

 

gINA PANE 1

 

“…I miei lavori erano basati su un certo tipo di pericolo. Arrivai spesso ai limiti estremi, ma sempre davanti ad un pubblico. Mostravo il pericolo,i miei limiti, ma non davo risposte. Il risultato non era vero e proprio pericolo, ma solo la struttura che avevo creato. Questa struttura dava all’osservatore un certo tipo di shock. Non si sentiva più sicuro. Era sbilanciato e questo gli creava un certo vuoto dentro. E doveva rimanere in quel vuoto. Non gli davo nulla….”.

 

gina Pane 3

 

gina-pane-death-contro-1974

Grazie alla sua sensibilità, le sue azioni hanno un forte aspetto emotivo più che cruento: sono atti calibrati in cui il sangue esce misuratamente, sono gocce, non pozze come nel caso di altri artisti suoi contemporanei. Nelle sue azioni colpisce l’incredibile calma e compostezza contrapposta agli abiti macchiati di sangue, al dolore come strategia di perdita di identità, come rivolta corporale, come insulto alla quiete sonnolenta in cui si vuole relegare la vita umana. Gina Pane si espone in prima persona in un rituale che traccia una speciale archeologia dell’esistenza, della propria vita, dei ricordi, delle esperienze, dei sentimenti, che ritualizza in una serie di gesti che aprono una ferita, tanto fisica quanto mentale. Con l’artista il privato diviene pubblico in una dimensione poetica prima ancora che politica, definisce una propria autonomia in cui la ferita consente un linguaggio , una comunicazione, un dialogo, che irrompe sulle relazioni mancate tra esseri dalle esistenze separate da convenzioni, scelte, referenze. “…Nel mio lavoro il dolore era quasi il messaggio stesso. Mi tagliavo, mi frustavo e il mio corpo non ce la faceva più….La sofferenza fisica non è solo un problema personale ma è un problema di linguaggio….Il corpo diventa l’idea stessa mentre prima era solo un trasmettitore di idee. C’è tutto un ampio territorio da investigare. Da qui si può entrare in altri spazi, ad esempio dall’arte alla vita, il corpo non è più rappresentazione ma trasformazione…“.

 Nasce l’idea di un corpo che diviene un nuovo territorio di discorso, una nuova indicazione di fuoriuscita dai vicoli ciechi di una realtà che ci ha trasformati in utenti, elettori, pazienti, clienti…nell’esplosione dell’identità e di tutte le sue gabbie di riconoscimento.

 

pane2

 

Opere: “Feu” – Gina Pane trasporta il suo corpo, quasi anestetizzato, su una serie di fuochi provocati con liquidi infiammabili accesi su uno strato di sabbia .Più volte tenta di spegnere le fiamme con le mani , con le piante dei piedi nudi.

“Le Lait Chaud” – Gina Pane si solca il viso con una lametta

“Azione Sentimentale” – Gina Pane , dopo aver infilato nel braccio sinistro le spine di una rosa, pratica un’incisione sul palmo della mano che simula la forma della rosa.

“Transfert” – Il corpo di Gina Pane è straziato da vetri scheggiati

“Psichè” – Il corpo di Gina Pane è sfigurato

“Death Control” – Il viso di Gina pane è attraversato dai vermi che tentano di smascherare il rimosso

“Laure” – Gina Pane si infila nell’avambraccio sinistro degli aghi da cucito con fili di diverso colore mentre nello stesso tempo una collaboratrice posta nel pubblico batte un testo di Laure

 

Gina

 

Bibliografia:

- Vergine Lea, (1986), Gina Pane, Catalogo Della Mostra, Mazzotta, Milano.

- Macrì Teresa, (1996), Il Corpo Postorganico, Costa & Nolan, Genova.

- Baudson Michel, Debò Valerio, (1998), Gina Pane. Opere(1968-1990) Catalogo della Mostra (Reggio Emilia Chiostro di San Domenico), Charta

- Collectif, (2002), Gina Pane, RMN

- Blessing Jennifer, Tronche Anne, Linde Gaillard Inge, (2002), Gina Pane University of Southampton

 

Webliografia:

- http://www.artcomnews.com/artistes/anne_tronche/

- http://www.noemalab.org/sections/specials/tetcm/2002-03/gina_pane/gina_pane.html

- http://www.the-artists.org/ArtistView.cfm?id=EF2BF0C1-8C0D-49FB-97894F23DDCC338A

 

 

IL CORPO COME LINGUAGGIO: PERFORMANCE E BODY ART

Loving-Care---performance,-1992

 

JANINE ANTONI

Janine Antoni è un’ artista newyorkese che usa il corpo in tutte le sue manifestazioni per creare originali performances (come dipigere con i capelli o cesellare le sue sculture con i denti) ed è pertanto considerata una rappresentante della così detta “body art”. In Italia si è fatta conoscere per aver presentato ad una precedente Biennale di Venezia una serie di busti di calchi della sua testa (12 di cioccolato e 12 di grasso) a dimostrazione del rapporto forte che esiste tra il mangiare ed il vomitare, tra il cioccolato ed il grasso. Nei lavori presentati in questa mostra vuole dimostrare che l’equilibrio non è uno stato ottimale ma piuttosto un fugace momento che sperimentiamo dal nostro generale stato di disequilibrio.

 

lick-and-lather-sculpture-chocolate Janine Antoni

 

In America la figura del performer è quasi scomparsa, restano i risultati di azioni comportamentali che ne ritracciano l’identità. Rappresentante di questa corrente  è Janine Antoni interprete del disagio contemporaneo in cui viene avvolta l’identità femminile all’interno del sistema socioculturale. Nel suo lavoro ONAW, presentava due cubi di seicento libbre ciascuno uno di cioccolato e l’altro di lardo. Antoni nelle settimane precedenti alla mostra aveva masticato il cioccolato plasmando un cubo e riciclando la sostanza rimasta,con la quale aveva modellato delle scatole di cioccolato a forma di cuore. Lo stesso procedimento per il lardo: aveva dato forma ad un cubo gemello e aveva riutilizzato la materia in eccesso trasformandola in astucci di rossetto. In questa scissione c’é tutta la schizzofrenia del quotidiano su cui indaga Antoni. I due materiali sono oggetto di nevrosi:il cioccolato come oggetto di attrazione e il lardo come oggetto di repulsione. Janine Antoni è nota anche in Italia per aver realizzato per La Biennale di Venezia una serie di busti di calchi della sua testa (12 di cioccolato e 12 di grasso) a cui ha poi leccato via naso, occhi e bocca. Per Antoni il rapporto tra cibo e corpo è strettissimo. Lei cesella le sue sculture con i denti mangiando il cioccolato a dimostrazione del rapporto forte che esiste tra il mangiare ed il vomitare, tra il cioccolato ed il grasso.

 

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In  “Saddle”  Janine si copre con una pelle di mucca e cammina a quattro zampe.


 

Altro lavoro di Antoni è EUREKA, in cui immerge totalmente il suo corpo in una vasca da bagno piena di lardo fino a coprirlo,in una seconda fase lascia la sua impronta nella vasca recuperando il lardo in eccesso con il quale realizza un cubo di sapone,mescolando il grasso si lava. In un’altra opera LOVING CARE l’artista aziona il corpo e lo rende macchina, cioè dipinge interamente il suolo e le pareti della galleria in cui espone con i suoi capelli dipinti di vernice. La performance offre un corpo in ossessione, che sconfina nella trance estetica, oltre lo spazio possibile. Un’azione particolarmente bella in cui lei imbeveva i suoi capelli di tintura in secchio e dipingeva strisciando sul pavimento. Da notare la duplicità della doppia azione: lo stare inginocchiata a lavare il pavimento per terra (azione comunemente associata alla donne occidentali) e il dipingere strisciando e muovendo i propri capelli e la propria testa.

 

In SLUMBER 4 performance del l993 Janine dorme all’interno della galleria, dove è collegata ad una macchina del sonno che registra i suoi sogni e li memorizza in segnali grafici. Al suo risveglio utilizza lo schema grafico trascritto dalla macchina Rem per tessere il suo disegno su un telaio. I suoi lavori gravitano tutti intorno alle forme inconsce, alla dimensione del femminile, all’aspetto fantasmatico del processo creativo, alla spiazzamento del tradizionale.

 

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“I think the startling thing for me was that I made a ghost of myself. When I’m with the piece I feel the absence, both of my body and the cow. It wasn’t necessarily something I intended for the piece, to be so ghostlike. It’s transparent…there’s nothing underneath, although the shape so articulates the figure. It’s a kind of push-pull that you feel, of such a presence of the figure. For me, the shocking thing was to realize that I’ve made a piece about the death of the cow, my own death.”

Janine Antoni