
AMAZZONIA, DOLCE DOLORE LONTANO
Ci vorrebbe un altro Cristo
Che dicesse sulla croce: <<Padre, colpisci questi bastardi che m’uccidono, perchè sanno bene ciò che fanno>>
Ci vorrebbe che sotto le tue ali verdi, sotto le tue ceneri un tempo vive di quella vita
Che tu sola sei, Amazzonia, e sotto le tue radici eterne, ferme, costanti,
Che volano anch’esse e pur possono ancorare la terra alla terra
L’uomo all’uomo
Si celassero lunghi coltelli affilati
Da piantare come semi
Nella carne dei tuoi aguzzini, per vederli gemere
Con un dolce dolore reso lontano dall’indifferenza consapevole del proprio delitto,
Perchè nulla potrebbe mai addolorare dolcemente
Come la morte che tu sola, vita, potresti dare in cambio del potere ch’essi ti strappano
E’ questa dolcezza che vorrei per essi tutti
Mentre le tue gemme di mille colori ancora sbocciano
Nel firmamento della bellezza
Così immotivata
Perchè destinata a un uomo monco
Muto
Bastardo
Che attraversa mezzo mondo e tutto il potere
Per venire a strappartele
Mentre ancora pulsano battiti che sono note angeliche
Indifese e indifendibili
Fragili come la loro immensa forza
La stessa che v’è nelle pieghe della carne di un neonato
Che mai ha chiesto di nascere
Soggetto già alla cieca violenza del creato
Come te, Amazzonia, dolce dolore lontano
Profondo come quella miseria che avverto
Nel mio stesso sguardo
O nei respiri dei tuoi adoratori avventurosi
Che ti riportano a casa, orgogliosi, nei DVD e nelle foto
Abbracciati al sorriso di un piccolo indio
A cui hanno donato una radiolina, un paio di occhialini da sole colorati,
Comprati al mercatino del proprio quartiere
Mentre le donne scelgono i panni migliori nei Decatlon
Con i quali farsi immortalare nelle foto da mostrare agli amici
Dolce seme antico, e distante
Cara Amazzonia
Dipinta nei mercati dell’essere
Dilaghi nelle pagine di Google
Nelle parole dei tuoi santi protettori
Così bravi a farti icona magica
Di un mondo che non possediamo mai
E mai più
Noi così poveracci
Siamo noi tutti i tuoi aguzzini
Come apostoli fuggiti al terzo canto del gallo
Ma chi, chi di noi, se usassero le lance e le spade
avrebbe il coraggio di dire “Sì, io la conosco! Ero con lei! Sono il suo discepolo!”
Chi?
E ancora: Chi?
Sei sola
Amazzonia
Non basteranno miliardi di parole, di scritti, di buone intenzioni, di filmati, di poesie
A salvarti
Muori con l’uomo della sua stessa morte
Che nasce dentro
Come un uovo fecondato da uno sperma tragico
Quando viene l’ora di fecondare la nostra morte quotidiana
Fatta di reality, di apparenze grottesche, di status symbols,
Di denaro e di piaceri industriali
Sei quel dolce dolore lontano
Che solo la memoria contiene distrattamente
Nel rumore del progresso che si nutre di te
Ultimo status symbol degli avventurosi
Che di te rubano una bellezza che mostrando non intendono
Tu che sei così lontana
Dal nostro cantuccio comodo
Di cinque stanze di cemento abbellito
Dove abbiamo appeso i tuoi immensi rami
I tuoi radiosi fiumi
I volti stupefatti dei tuoi abitanti
E gli sguardi morenti dei tuoi infiniti animali
Che nulla sanno dell’indegnità dell’uomo
Che compre e vende tutto
Anche la tua inutile innocenza maestosa
Eppure questo fuoco che ci divora
Non riuscirà a incendiare altro di te
Che il tuo essere ricca di tutto
La tua povertà resisterà in ogni tempo a venire
Quando t’avranno spogliata di tutto
Solo allora, noi tutti vedremo
Chi un tempo fosti
Amazzonia
Dolce dolore lontano
Roma, 18 Novembre 2009 – Salvatore Maresca Serra
Dedicata a tutti i partecipanti di 12 HOURS PRO AMAZON RAINFOREST



















