AMAZZONIA, DOLCE DOLORE LONTANO Salvatore Maresca Serra

 

AMAZZONIA, DOLCE DOLORE LONTANO

Ci vorrebbe un altro Cristo

Che dicesse sulla croce: <<Padre, colpisci questi bastardi che m’uccidono, perchè sanno bene ciò che fanno>>

Ci vorrebbe che sotto le tue ali verdi, sotto le tue ceneri un tempo vive di quella vita

Che tu sola sei, Amazzonia, e sotto le tue radici eterne, ferme, costanti, 

Che volano anch’esse e pur possono ancorare la terra alla terra

L’uomo all’uomo

Si celassero lunghi coltelli affilati

Da piantare come semi

Nella carne dei tuoi aguzzini, per vederli gemere

Con un dolce dolore reso lontano dall’indifferenza consapevole del proprio delitto,

Perchè nulla potrebbe mai addolorare dolcemente

Come la morte che tu sola, vita, potresti dare in cambio del potere ch’essi ti strappano

E’ questa dolcezza che vorrei per essi tutti

Mentre le tue gemme di mille colori ancora sbocciano

Nel firmamento della bellezza 

Così immotivata

Perchè destinata a un uomo monco

Muto

Bastardo

Che attraversa mezzo mondo e tutto il potere

Per venire a strappartele

Mentre ancora pulsano battiti che sono note angeliche

Indifese e indifendibili

Fragili come la loro immensa forza

La stessa che v’è nelle pieghe della carne di un neonato

Che mai ha chiesto di nascere

Soggetto già alla cieca violenza del creato

Come te, Amazzonia, dolce dolore lontano

Profondo come quella miseria che avverto

Nel mio stesso sguardo

O nei respiri dei tuoi adoratori avventurosi

Che ti riportano a casa, orgogliosi, nei DVD e nelle foto

Abbracciati al sorriso di un piccolo indio

A cui hanno donato una radiolina, un paio di occhialini da sole colorati,

Comprati al mercatino del proprio quartiere

Mentre le donne scelgono i panni migliori nei Decatlon

Con i quali farsi immortalare nelle foto da mostrare agli amici

Dolce seme antico, e distante

Cara Amazzonia

Dipinta nei mercati dell’essere

Dilaghi nelle pagine di Google

Nelle parole dei tuoi santi protettori

Così bravi a farti icona magica

Di un mondo che non possediamo mai

E mai più

Noi così poveracci

Siamo noi tutti i tuoi aguzzini

Come apostoli fuggiti al terzo canto del gallo

Ma chi, chi di noi, se usassero le lance e le spade

avrebbe il coraggio di dire “Sì, io la conosco! Ero con lei! Sono il suo discepolo!”

Chi?

E ancora: Chi?

Sei sola

Amazzonia

Non basteranno miliardi di parole, di scritti, di buone intenzioni, di filmati, di poesie

A salvarti

Muori con l’uomo della sua stessa morte

Che nasce dentro

Come un uovo fecondato da uno sperma tragico

Quando viene l’ora di fecondare la nostra morte quotidiana

Fatta di reality, di apparenze grottesche, di status symbols,

Di denaro e di piaceri industriali

Sei quel dolce dolore lontano

Che solo la memoria contiene distrattamente

Nel rumore del progresso che si nutre di te

Ultimo status symbol degli avventurosi

Che di te rubano una bellezza che mostrando non intendono

Tu che sei così lontana

Dal nostro cantuccio comodo

Di cinque stanze di cemento abbellito

Dove abbiamo appeso i tuoi immensi rami

I tuoi radiosi fiumi

I volti stupefatti dei tuoi abitanti

E gli sguardi morenti dei tuoi infiniti animali

Che nulla sanno dell’indegnità dell’uomo

Che compre e vende tutto

Anche la tua inutile innocenza maestosa

Eppure questo fuoco che ci divora

Non riuscirà a incendiare altro di te

Che il tuo essere ricca di tutto

La tua povertà resisterà in ogni tempo a venire

Quando t’avranno spogliata di tutto

Solo allora, noi tutti vedremo

Chi un tempo fosti

Amazzonia

Dolce dolore lontano

 

Roma, 18 Novembre 2009 – Salvatore Maresca Serra

Dedicata a tutti i partecipanti di 12 HOURS PRO AMAZON RAINFOREST



 

Pubblicato in:  on 18 Novembre 2009 at 8:26 pm Lascia un Commento

GRANDE COGLIONE FRATELLO

Forse il nostro mondo avrebbe meritato un uomo più anzi meno. Più Uomo e meno coglione.

Giorno dopo giorno invecchio, il mio sguardo percorre la realtà consumando le sue ruote, ma anche le cose che osserva, quasi fosse uno sci che disegna la neve solcandola nel suo apparente candore: ma, sotto la coltre bianca, niente.

Forse l’uomo inabissa le forze migliori del suo essere perchè ne ha ancora una radicata e profonda paura: paura di amare, di rompere quell’assordande silenzio fatto di coglioneria, di cronica adolescenza, di ridicolo rigore al sistema, ai sistemi.

Nei giorni scorsi ho molto parlato al telefono con la mia amica Marcia Theophilo, è stato piacevole e interessante, come sempre. Abbiamo detto tante cose, ci accavalliamo – spesso – per il troppo entusiasmo di raccontarci i pensieri, poi ci diciamo le stesse cose come fossimo noi stessi l’eco di un unico pensiero che rimbalza su pareti solide, dure, concrete: le nostre due teste. Ognuno ha un ritmo forte, udibile, è un pulsare della memoria del presente, ma anche del futuro. Ogni tanto si sorride di questo ritmo incalzante. E poi le promesse rinnovate, gli attestati di stima e di sostegno, le immagini del nostro futuro roccioso di lottatori inesausti. Abbiamo bandito da sempre la coglioneria. Abbiamo rinunciato presto alle nostre rispettive adolescenze per crescere in fretta, perchè abbiamo capito presto che c’era molto da fare. E ognuno ha inteso farlo nei rispettivi anni a modo suo, finchè questi due modi si sono incontrati.

Forse era destino che le nostre strade s’incrociassero, prima o poi.

Ma spesso – senza per altro dircelo – ci interroghiamo, tra le pause delle impulsive affermazioni, nei brevi ma intensi silenzi della mente che si possono avvertire (se qualche spia ci ascoltasse). Mah! Non credo che i nostri telefoni siano sotto controllo…e poi “Chi” dovrebbe mai controllare due persone che possono dar fastidio solo a chi non vuole rinunciare alla propria preziosa coglioneria. Già, il punto è questo! Cos’è, o qual’è il male peggiore?! Chi sono i veri nostri grandi nemici? E ancora: cos’è la vera coglioneria?

Potrebbe anche essere proprio quella ostentata fratellanza di alcuni. Che si dicono vicini a noi, ai nostri scopi, alla nostra battaglia per l’Amazzonia, per esempio. Ma quanto sono vicini? Alcuni ci snobano – senza nobiltà e senza intelligenza – perchè usiamo Facebook…Mi viene da ridere! Ne abbiamo parlato proprio poche ore fa.

Gli ambienti…gli ambienti letterari…quelli artistici…quelli musicali…quelli – cosidetti – intellettuali (tra virgolette).

Tutti mondi schematici, arroccati in un passato ove chi ancora vi dimora è morto e non se n’è manco accorto. Quando si parla di “ambiente”, già s’è detta la peggio malaparola che c’è da dire: puà!

Ambienti, circoli, lobby pseudointelligenti che stringono nelle mani l’idiozia di restare fuori da un certo progresso, e che magari – di nascosto – non dico “spiano”, perchè sarebbe già un merito, ma addirittura guardano il Grande Fratello. Ne sono certo! Li vedo tutti lì, a godere delle vicende di questi quattro scalcagnati attori che recitano il ruolo più nefasto che qualcuno potesse mai appioppargli: l’apoteosi delle loro presunte personalità sotto il vetrino degli scienziati a casa. Una masturbazione ossessiva collettiva.

Eppure, questi nostri “grandi fratelli” (fratelli a loro dire) ci snobano! Ma guarda un po’…

<<Facebook?!!!….Ma no, dai…roba da ragazzetti, da ritardati mentali, da spioni, qiando non da maniaci!>>…questo pensano, ma non lo dicono. 

<<Certo, la vostra Causa ha un fine nobile, sostenibile, esaltante, giusto, concreto, valido, affascinanate, emblematico, costruttivo delle coscienze ferme, arenate, confuse…oppure delle non-coscienze…>>.

Bello, tutto molto bello il loro dire: il peccato sta solo nel fatto che noi abbiamo scelto di farlo non solo in rete, ma su Facebook…ma guarda un po’. Fratelloni critici, ostinati a voler restare nei vostri alvei intellettuali che sanno di minestre riscaldate, gelatinose…col freddo che ha fatto, tutto il grasso e l’olio finiscono per solidificarsi e assumere quell’aspetto visibile che svela i peccatucci carnali, che sono ben peggiori di quelli morali. E così, ogni finalità finisce per attraversare quell’angusto spazio di questa sorta di ostentato perbenismo degli ambienti, e dei loro frequentatori. E – spesso – necessita di ossigeno purificato.

Allora il male del secolo, quello che appare nelle pause riflessive dei miei dialoghi con Marcia Theophilo, altro non può essere che la cristallizzazione della coglioneria. Quasi come un mezzo avesse un’anima, una identità.

Sarebbe come dire che la macchina che ci trasporta al lavoro o in giro con la famiglia la domenica possieda dei pensieri, una sua morale, un suo nome, una storia di autocoscienza. E non piuttosto che la nostra guida e le mete che raggiungiamo con essa facciano della macchina stessa un veicolo del pensiero. Un veicolo, punto.

Ma fin dove può condurre lo snobismo?

E la coglioneria?

E la fratellanza?

L’esserti “vicino ma non più di tanto”….ho paura di contaminarmi…resto nel “mio ambiente”. Oh cacchio!

Si sa, la vita è difficile per tutti. E molti, per mettere il piatto a tavola, usano di tutto. L’ambiente dell’ambiente – per esempio.

Non si dirà mai abbastanza dei falsi ambientalisti. Dei falsi verdi. Intendo nel male. Non è mai sufficiente a mio avviso. Bisognerebbe psicanalizzarli dopo un tosto elettrochoc a questi qui! Vedere i loro occhi patinati di quello status simbol di cui hanno rivestito per anni e anni le loro vitucce…tali e quali quei predicatori da strapazzo che hanno sempre pronto il nome di Dio sulle labbra: Dio Dio Dio Dio Ambiente Ambiente Ambiente Ambiente…Forse è per questo che sono così naturalizzati nel loro ambiente. Hanno paura di fare cosa sgradita all’occhio dello spirito aristocratico che li permea. Che li spinge. Che li determina. Che li eleva. La massa: il problema è questo…mai un medium di massa! Abominio! Lesa maestà! Lesa intellettualità! Lesa dignità!

Ogni tanto mi viene da ridere…penso sempre al Grande Fratello.

Forse il nostro mondo avrebbe meritato un uomo più intelligente…e meno coglione.

Un uomo autentico, libero, veramente superiore. Superiore a tutto, finanche al mezzo che si usa quando lo si deve usare.

Perchè il vero unico punto che il coglione non capirà mai è che si deve comunicare. E, per farlo, bisogna avere un valore da salvare. Con qualunque mezzo. Con l’aiuto di chiunque, quindi di tutti! Perchè nessuno è superiore a un altro nell’intenzione autentica. Ma c’è sempre qualche coglione che vede il mondo a modo suo, e guarda di nascosto il Grande Fratello…

Martedì 17 Novembre 2009 – Salvatore Maresca Serra, Roma

Oggi in serata ho ricevuto una lettera da Marcia Theophilo in cui disapprova la mia espressione “coglione”, e in ciò si dissocia. Preciso quindi che l’uso “orgoglioso” di tale espressione appartiene solo a me – Salvatore Maresca Serra – e a nessun altro che sia menzionato nel mio scritto. Come d’altronde era già – a mio giudizio – più che evidente, essendo lo scritto firmato da me, e da me solo.

Mercoledì 18 Novembre 2009 – Salvatore Maresca Serra, Roma

 

SALVATORE MARESCA SERRA SYNDICATE Live

  SALVATORE MARESCA SERRA 


SYNDICATE

LIVE IN ROME  

 

UNION STREET AT FREEDOM CITY – Free High Mp3

SALVATORE-MARESCA-SERRA-E-RICH-PULIN

 

SALVATORE MARESCA SERRA SYNDICATE

Luca Ingletti – Drum

Alessandro Tomei – Sax

Rich Pulin – Trumphet

Fabrizio Aiello – Percussion

Maurizio De Simone – Bass

Sal Maresca Serra – Pianoforte, Synth, Keyboards

 


 

 

ALESSANDRO-TOMEI,-MAURIZIO-DE-SIMONE,-RICH-PULIN

Presto l’intero concerto live nei Music Stores di tutto il mondo!

LUCA-INGLETTI-E-FABRIZIO-AIELLO

 

SAL-MARESCA-SERRA-E-ALESSANDRO-TOMEI

 

SAL-MARESCA-SERRA

 

SYNDICATE-CONCERT

LUCA INGLETTI e SALVATORE MARESCA SERRA DUO

LUCA-INGLETTI

 

SALVATORE-MARESCA-SERRA

 

AMAZON REVOLUTION – LUCA INGLETTI & SALVATORE MARESCA SERRA

 

E’ difficile credere che due musicisti possano sedersi ai loro strumenti, condividere uno stesso pensiero, amare la stessa idea, chiudere gli occhi e produrre un brano come AMAZON REVOLUTION, frutto di una totale improvvisazione.

Eppure è esattamente ciò che potete ascoltare in questo Mp3, che testimonia un incontro che – senza problemi di sorta – può definirsi un “incontro storico” tra due grandi: Luca Ingletti e Salvatore Maresca Serra.

In nome di una causa che sta riempiendo il cuore di migliaia e migliaia di persone al mondo: 12 HOURS PRO AMAZON RAINFOREST!

Cosa c’è da aggiungere?!

Sta nascendo un album che è il primo di un sodalizio umano e artistico che farà vibrare di creatività e di passione tante persone. E a lungo nel tempo.

Nasce con l’idea di un Tour che partirà nel mese di Novembre, e ne rispecchia l’identità live. Esattamente come è stato eseguito e creato queto brano, “senza rete”…

Affidando il tutto al cuore, alla profonda stima, all’amicizia, ma anche ad una capacità artistica e tecnica che è rara. Ad un ideale che permea l’arte. L’ideale che percorre i gesti e l’ispirazione di un batterista e di un pianista italiani che ci fanno comprendere quanto la nostra terra sia la patria di grandi talenti artistici indiscussi. Capaci di una tale passione che lascia senza parole.

Suonare in due – percussioni e tastiere – è una sfida per pochi. Per gli appassionati specifichiamo che gli strumenti usati da questo duo – in questo fantastico brano – sono: Pianoforte FAZIOLI, Sinth OMNISPHERE e Batteria GRETSCH.

Il brano è stato registrato nello studio di Salvatore Maresca Serra, il 16 Ottobre 2009, alle ore 20:30, come una “prova dei suoni”……

Nei prossimi giorni sarà registrato l’intero Album che darà il via al Tour del DUO, e che toccherà i maggiori teatri d’Italia e di altre nazioni.

Abbiamo creduto di fare un regalo, un bellissimo regalo a voi tutti, pubblicando AMAZON REVOLUTION a distanza di poche ore dalla sua registrazione…e a cui aggiungere parole è del tutto superfluo.

Buon ascolto!

Miriam Maltese

I’LL FIND YOU – SALVATORE MARESCA SERRA SYNDICATE

I'LL-FIND-YOU

I’LL FIND YOU – SALVATORE MARESCA SERRA SYNDICATE

 

Anteprima integrale del brano contenuto nell’Album “QUEI GIORNI”, l’ultimo lavoro di Sal.

ASCOLTA L’INTERO BRANO!

SALVATORE MARESCA SERRA SYNDICATE in concert

SALVATORE-MARESCA-SERRA---In-Concert

RICORDI NAPOLETANI

 

 http://www.itunes.com/salvatoremarescaserra/

 

Uno tra i brani dell’ultimo lavoro “QUEI GIORNI”, di Sal Maresca Serra, in libero ascolto completo Mp3, e che verrà eseguito in versione live, nel concerto del 22 Ottobre a Roma, nel concerto 12 HOURS PRO AMAZON RAINFOREST.

A LONG TRAVEL IN AMAZON RAINFOREST Salvatore Maresca Serra

COPERTINA-A LONG TRAVEL IN AMAZON RAINFOREST

A LONG TRAVEL IN AMAZON RAINFOREST – SALVATORE MARESCA SERRA Syndicate

 

http://itunes.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewAlbum?id=334665870&s=143450

 

L’ultimo lavoro di Salvatore Maresca Serra, nei prossimi giorni su tutti i Music Stores del mondo.

Ascoltate l’anteprima per intero del brano in versione Mp3.

Il brano è dedicato alla Causa 12 HOURS PRO AMAZON RAINFOREST, creata da Marcia Theophilo, la grande poetessa brasiliana, antropologa, candidata al Premio Nobel, e  Salvatore Maresca Serra, e tesa a paralizzare, in segno di protesta mondiale, le reti Facebook dal 18 al 19 Dicembre, simultaneamente ai giorni in cui al Vertice ONU a Copenhagen, il Governo brasiliano dovrà impegnarsi a contenere e – si spera – fermare la deforestazione della Foresta Amazzonica brasiliana.

Aderite alla Causa 12 HOURS PRO AMAZON RAINFOREST qui: http://www.facebook.com/group.php?gid=119604092108

TAM TAM DI DOLORE Antonella Puccio

TamTam

 

Tam Tam di dolore

Madre,
questa notte..è una notte selvaggia
è un tam tam di dolore,
i cuori di acciaio ..verranno
e con pesanti scure ci attaccheranno e ci stermineranno.
Madre,
in questa notte
sento il sangue pulsare
e vano è il tentativo di sognare.
Madre,
stringimi al petto che ti voglio raccontare
ascoltami…
parole pesanti come il piombo
parole come spade che lacerano il cuore,
son state pronunciate sulla sorte di noi alberi giganti buoni.
Madre,
ricordi,quanta fatica per raggiungere il cielo !
noi fratelli uniti e fedeli
maestri gli uni degli altri
sapienti nello spargere amore.
Noi..respiro delle terre morenti.
Sgomento e stupore,
sui volti ,ora di un verde smunto,
di noi fratelli.
Madre,
in questa buia e interminabile notte
un taglio di luce:
dei folli saggi,
artisti d’ogni parte
poeti, pittori e musicisti,
sulla scia di un pianoforte,
su teli, con giochi di acquerelli innamorati del verde,
dentro i versi sognanti di instancabili poeti
evocano la nostra bellezza 
e ne invocano la salvezza.
Madre,
forse che il loro dire,
non sarà voce 
più forte delle pesanti scure?
In questo tam tam di dolore
le foglie, umide di pianto,
intrecciano
un canto di speranza.
 

Antonella Puccio

Pubblicato in:  on 23 Settembre 2009 at 10:49 pm Lascia un Commento
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HO VISTO L’AGONIA DELLA TERRA Angela Rita Iolli

EARTH_02

 

Ho visto la terra donare frutti meravigliosi cui persino il sole ne invidiava la bellezza
Ne scaldava il colore con i suoi raggi, lasciando all’arte visiva 
l’estasi della contemplazione.
Ho visto boschi verdeggianti abbracciare con i loro rami e le loro foglie l’ossigeno di cui la nostra 
vita ha bisogno. 
I nostri passi hanno saputo solo calpestarne la dignità in segno di non riconoscenza.
Ho visto il mare palcare le sue onde quando aveva bisogno del consiglio di Nettuno, 
cullando i suoi figli prediletti nelle giornate di precario silenzio. 
L’ho rivisto incattivito quando ha scoperto di essere stato ingannato dai suoi stessi figli, 
assistendo inerme all’imbarbarimento delle sue acque.
Ha concesso passaggi a navi ed in cambio ha avuto scie d’inquinamento, che lo stanno spopolando.
Ho visto genti mantenere con forza le loro tradizioni, nessuno le ha capite, molti le hanno cacciate.
E’ rimasto il rumore delle loro lacrime e il vuoto di capanne distrutte. Nessuna pietà.
Ho visto il fuoco divorare la speranza, abbassare occhi stupiti, inermi davanti allo scempio.
Ho visto indifferenza per Madre Natura, un tempo materna adesso cattiva matrigna.
Ho visto malattie minare resistenze e certezze, lasciandosi alle spalle una gelida impotenza.
Ho visto la morte sorridere e farsi beffa degli uomini, spegnendo qualsiasi ottimismo.
Infine sullo sfondo ho visto una figura piccola, meschina, chinata su se stessa,
l’artefice di tutto ciò:
ho visto l’uomo e mi sono vergognata di lui.
Un angelo caduto a cui si sono spezzate le ali.
Ho visto l’agonia della Terra.

 

Angela Rita Iolli

Pubblicato in:  on 16 Settembre 2009 at 2:11 pm Lascia un Commento
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MARCIA THEOPHILO di Dacia Maraini

MARCIA THEOPHILO alla FAO

foto_dacia-_maraini

 

da: Notti brasiliane a Roma

 

di Dacia Maraini

Roma è una città che non sa decidersi fra uno sfarzoso cosmopolitismo e uno svagato e miope provincialismo. (…)
La «distrazione» di Roma nei riguardi dei suoi ospiti più prestigiosi è al tempo stesso scandalosa e comica. (…)E basta leggere le memorie dei viaggiatori dei Settecento o dell’Ottocento per vedere che anche allora era così. Goethe(…) ha annotato anche lui la mancanza di interesse e di curiosità per lo straniero.
C’è una specie di disattenzione elegante, una frettolosa sottile intolleranza nei riguardi degli ospiti «con bagaglio» e per bagaglio intendo talento, genialità, prestigio, vigore espressivo, fama. (…)
Questi sono i ragionamenti che mi vengono in mente leggendo il libro di una poetessa brasiliana da anni ospite della nostra città, da anni intenta a intessere una fitta tela di scambi fra il suo e il nostro paese, senza suscitare l’interesse che meriterebbe. 
Parlo di Márcia Theóphilo, venuta in Italia nel ‘71(…) 
(che)oggi pubblica un libro di poesie dal titolo “Io canto l’Amazzonia”. 
In questo libro i nomi, come dice Roland Barthes, hanno un valore iniziatico. Poiché i nomi hanno poteri diversi: possono farci ‘essenzializzare le idee’, possono darci la capacità dì «citare l’infinito» e possono farci «esplorare il passato». Il nome è in un certo senso «la forma linguistica della reminiscenza».
Nella poesia di Márcia non si incontrano nomi vaghi e comuni in cui tutti possano riconoscersi, ma nomi corposi, mai sentiti, inconfondibili, lontani e bellissimi. Sono i nomi delle grandi divinità che proteggono le foreste, i fiumi, sono i nomi degli abitatori delle notti brasiliane, i nomi dei genii benigni e maligni che percorrono ancora oggi le periferie delle grandi città amazzoniche.
Qualcuno potrebbe parlare di esotismo. Ma l’esotismo presuppone un mondo lontano e sconosciuto alonato da desideri impossibili. Nel caso di Márcia Theóphilo l’esotismo è escluso perché questi nomi le appartengono di diritto, sono i nomi del suo universo mnemonico, della sua vita quotidiana di brasiliana in volontario esilio. 
Mandù Sararà, Yací, Uruparí, Ubirajara, quanti nomi che suonano come musiche sconosciute ai nostri orecchi! E ci viene in mente che il nome, come dice Barthes, è un «segno voluminoso», un segno «sempre gravido», fitto di significati che nessuno può ridurre o appiattire. 
Questi nomi che incontriamo nel cammino verso il mondo delle Amazzoni hanno appunto questo significato di maternità, di nutrimento. Essi suscitano nel lettore, attraverso l’uso sapiente delle sillabe e delle vocali il sentimento del ritmo e dell’attesa. Una poesia di memoria? Anche. Essa nasce da una forte memoria primitiva che conosce i fantasmi delle notti senza luna e la paura del futuro, le invocazioni della magia e le aeree creature che abitano le preghiere. del mattino, i Pixote, i Buruti, gli Yanoa, i Mapinguarí che cantano nelle nostre orecchie con la voce un poco inquietante dei misteriosi uccelli tropicali. Eppure, avvicinandosi alla città, si ha l’impressione che gli stessi uccelli che ieri mettevano paura, oggi siano presi essi stessi da terrore…

«I bulldozer avanzano
luci lo abbagliano
pensieri feroci lo attraversano…
Scesa la notte Urutau
sceglie il nuovo territorio
Non più eterno, vivrà giorno per giorno
Urtau uccello disperso
il tuo bosco è tra i grattacieli
tra i muri di cemento
è il tuo nido».

É anche un libro, questo delle poesie amazzoniche, che potremmo chiamare dei grandi cambiamenti naturali: da uccello a cane, da giaguaro a topo, da creatura della notte a disperato abitatore di anfratti cittadini, il mondo dell’Amazzonia sembra disfarsi, disperdersi sotto i nostri occhi pur mantenendo l’incanto dei suoi antichi nomi, rimasti ormai solo sogni a occhi aperti:

«Iuruparí dio del sogno
i sogni che sono dentro di noi
non sono ciò che la nostra fantasia inventa
sono concreti e hanno colore
i sogni ci atterriscono
i sogni ci fanno felici
ci insegnano a vivere con noi
ci tormentano, ci indicano i percorsi, i sogni aprono le porte
e noi voliamo per terre sconosciute
Iuruparí, voglio volare sulle ali di Iuruparí»…

Dacia Maraini,
L’Unità 4/1/1993

MARCIA THEOPHILO Madre d’Acqua

 

MADRE  D’ACQUA

Acqua, pensavi di dormire 
nel nido della terra 
ma così non fu 
torrida estate 
sei spessa, solida, liquida 
sei viva, ma non lasciarmi 
non so vivere senza di te. 
I sogni vanno alla deriva 
su un’isola di colori 
scavando l’anima e guardando la luna 
amore che fruga nel fondo della valle 
inondata dall’acqua 
La pioggia ha sapore amaro 
sassi, foglie e nuvole 
nuvole carnose 
pioggia, perché non sei più dolce come prima? 
E l’anima dell’acqua diviene vento 
ondeggia il vento tra le foglie 
erano sparsi per il bosco 
suo era il corpo di muschio 
quando acqua e vento s’incontrano 
nasce un fiore nel ventre della terra 
mormora il vento fra le foglie 
voci lontane evocando 
assumono i colori della notte. 
Foglie che si moltiplicano a altre foglie 
io voglio il verde che generoso si rinnova 
tutto ritorna all’essenza primordiale 
le foglie crescono e cadono dagli alberi 
triangoli e quadrati sparsi al suolo 
acque fresche che offrono ristoro
avvolte dal profumo dei fiori 
e delle siepi selvatiche 
ecco, fiume sconfitto, 
io voglio cantare il tuo dolore. 
Qualcosa di vago 
fumo e sapori somiglianti 
Sei ancora vivo, utero pulsante 
non dimenticare il tuo passato di fiume 
pieno di pesci, nella tua voce forte 
di quell’azzurro, racconta: 
ci sono nuvole nel mondo 
che si sciolgono in veleni 
nuvole nere sul mondo 
come braci d’incendio 
e nuvole di polvere. 
Ma non sapeva, non sapeva 
nutrirsi di vari odori 
Quando il vento apre la sua bocca 
le nuvole producono piogge 
neve, o anche ghiaccio. 
Reale e mutevole nel fiume 
la musica del vento sulle acque.

 

Marcia  Theophilo

Poetessa e Antropologa, candidata al Premio Nobel

 

ANTICA FIGLIA Maria Pia Monicelli

L'INFINITO-POTERE-DI-UNA-GOCCIA

 

ANTICA  FIGLIA

 

La notte dei fuochi d’artificio
è per te piccolo uomo
dalle scarpe firmate
Esulti alle luci vigliacche
mentre riempi le tasche
con zampilli di brace
assassina
Scie di panico senza colore
mentre muore
per sempre il colore
Tace il ramo secolare
non ha nulla da festeggiare
Fuggono fiere spaurite
sotto ali bruciate 
di piccoli uccelli
e grandi farfalle
Pioggia di stelle rosse
marchia schiene scoperte
senza più occhi né voce
Profumi di cielo in cenere
L’ universo sanguina
con il lutto nel cuore
mentre la foresta
antica sua figlia
muore!

 

Maria Pia Monicelli

Roma, 31 Agosto 2009

CONCERT WITH THE ANGELS – Rich Pulin


Concert With The Angels - Rich Pulin

 

CONCERT WITH THE ANGELS

IS  SUPPORTED BY THE WORLDWIDE ORGANIZATION

MANIFESTO DEL  MOVIMENTISMO

DEDICATED TO SAVING

THE  AMAZON  RAINFOREST

AND

12  HOURS  PRO  AMAZON  RAINFOREST

 

The Concert will be broadcast in HD web TV on www.vizjaz.com

 

Concert with the Angels – September 27, 2009

 

MATTINO – Antonella Puccio

 

MATTINO

 

In questo fresco mattino
ascolto
i suoni che arrivano da lontano.

Il vento leggero 
che accarezza e muove le foglie,
il sole che asciuga la rugiada,
e riscalda la foresta.

Guardo tra i rami
il celeste del cielo,
dell’alba che si schiude.

Ascolto
la musica che riempie
il silenzio speranzoso e soave, 
il dolce e trillante cinguettio
degli uccelli
che festaioli si preparano 
al giorno che arriva.

In questo fresco mattino
in comunione con te,
o mio universo,
scopro cose sopite e celate
al mio animo.

Il senso del divino 
che echeggia in ogni tua parte,
illumina il mio pensiero
e muta le mie paure.

Nel petto, il mio cuore stanco e deluso,
respira il soffio della vita 
che tu, o mio universo, emani
e riprende a battere.

 

Antonella Puccio

Triplice frontiera Amazzonica : Colombia, Perù, Brasile. A proposito delle nuove disposizioni sulla gestione forestale nei tre paesi. 2006

OGNI ALBERO CHE CADE

 

Triplice_frontiera_legge_forestale 

Leggi e Scarica l’intero Documento

 

<<Il 13 Dicembre del 2005 nella città di Leticia, capitale dello stato Amazonas in Colombia, crocevia e punto di incontro tra tre nazioni, Colombia, Perù e Brasile vari rappresentanti di organizzazioni, indigeni,  studenti e professori delle tre nazioni si sono confrontati sul tema della gestione della foresta amazzonica in relazione alle  nuove normative relative. In Colombia e in Brasile si trattava ancora di un progetto di legge mentre in Perù le nuove normative erano presenti dall’ anno 2000   con disastrosi risultati per le popolazioni locali e l’ecosistema come presentatoci dal gruppo della Red Loretana Ambiental.  

Nel comunicato conclusivo dell’evento, i partecipanti manifestavano che “ le leggi forestali sono un rischio che minaccia di frammentare e distruggere l’Amazzonia, non perché sia nelle loro intenzioni, ma perché gli stati non hanno la capacità di proteggere l’Amazzonia  e fare applicare le leggi” e in conseguenza si chiedeva di “non promulgare o applicare nuove leggi che possono danneggiare la biodiversità e le culture di questa regione, senza prima consultare direttamente le comunità come sancito dalla legge 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro”

Alcuni mesi dopo, rispettivamente Febbraio e Marzo del 2006, in Brasile e in Colombia sono state approvate le leggi forestali, nonostante critiche, obiezioni suscitate all’interno di entrambi i paesi, e senza che, come fanno notare organizzazioni indigene, ambientaliste e che tutelano i diritti umani in Colombia, si facessero le rispettive consultazioni dentro le comunità indigene, contadine e afrodiscendenti

Brevemente, presentiamo ognuna delle tre leggi, segnalando, alla fine, ciò che è stato detto a favore, e contro, e, nel caso Peruviano, evidenziando i risultati nefasti della legge nella regione amazzonica.

Questa zona di triplice frontiera, delineata dal Rio delle Amazzoni, è una regione di alta mobilità e complessità sociale, dove abitano, circolano e confluiscono indigeni di vari gruppi etnici, oltre che ai “meticci” e “bianchi” dei tre paesi. . Le popolazioni indigene sono per lo più formate da indigeni dell’etnia Ticuna (approssimativamente 45.000 persone nei tre paesi), Yagua (circa 4000 perone nei territori Colombiani e Peruviani), Uitoto(presenti in Colombia con circa 300 persone che convivono con famiglie Bora, Andoque, Yucuna e Ocaina) e Cocama(una popolazione di circa 80.000 persone distribuite nei tre paesi).>>